Nato per scassare le altrui sfere, cibarmi di altrui sensazioni e vivere di proprie emozioni.
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Nascesse oggi, il grande Edmondo De Amicis aggiungerebbe probabilmente un nuovo, commovente episodio al suo libro Cuore: la maestrina dai conti in rosso. Per il secondo anno consecutivo, il Ministero ha erogato zero euro per i fondi ordinari della scuola pubblica. Ecco dunque perché si chiama ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca: perché è continuamente alla ricerca di risorse economiche, senza molto successo a giudicare dai fatti.
Dal settimo rapporto di Cittadinanza Attiva “Imparare sicuri” emerge che nel 61% delle scuole mancano il sapone, i cancellini, la carta igienica, gli asciugamani usa e getta e oltre il 50% degli Istituti avrebbe bisogno urgentemente di restauri. Insomma, siamo passati dal metodo pedagogico Montessori a quello Monte dei Pegni. Inoltre, centinaia di elementari, medie e licei attendono rimborsi dallo Stato e sono pressati sempre di più dai creditori: dopo l’innovazione del debito formativo, il debito e basta. Genitori e insegnanti sono costretti ad affrontare i bilanci deficitari ricorrendo al metodo dell’autotassazione. Vista la situazione, è anche necessario leggere in maniera del tutto differente l’arduo fenomeno delle baby gang: si tratterebbe di bravi scolari che cercano di procacciare i fondi per i pennarelli e le mappe geografiche della propria classe. Da indiscrezioni trapelate, sembra che siano già allo studio dei tecnici di viale Trastevere alcune interessanti misure per risolvere questo problema così grave e preoccupante. Scartata l’ipotesi di vendere in apposite aste giudiziarie i bidelli, ci sarebbe la possibilità, ad esempio, di abbinare a ogni materia una sponsorizzazione, come si fa ormai da anni con i programmi televisivi: “L’ora di Italiano vi è offerta dall’alimentari di via Giacomo Leopardi , mentre il negozio di articoli sportivi Athletic Body vi invita a prendere parte alla lezione di Educazione Fisica”. Una soluzione indubbiamente in linea con i tempi che viviamo. Oppure, si potrebbe chiedere agli studenti, durante la ricreazione, di pedalare tutti insieme per produrre l’energia elettrica necessaria a illuminare e riscaldare gli edifici scolastici, permettendo in questo modo un risparmio non indifferente alle malandate casse dello Stato. O ancora, ci sarebbe la possibilità di applicare una riforma che ha avuto molto successo in alcuni Paesi dell’Estremo Oriente: aggiungere all’orario delle lezioni qualche ora suppletiva, durante la quale i ragazzi potrebbero cucire palloni e incollare tomaie e suole per un paio d’importanti Multinazionali dello Sport. Quest’ultima soluzione avrebbe anche un indubbio aspetto formativo e una grande utilità: l’introduzione dei giovani nel mondo del lavoro.
Alla luce dei dati resi noti dall’indagine di Cittadinanza Attiva, appare chiaro che un significativo risultato è stato raggiunto: la Scuola Pubblica e quella Privata sono state finalmente equiparate. Infatti, si può dire con orgoglio che la Scuola Pubblica è Privata di tutto. Purtroppo, decine di migliaia di genitori non riescono a vedere l’aspetto positivo di questa situazione e chiedono che si cambi registro. Malauguratamente, però, non ci sono i soldi per comprare neanche quello.
