Nato per scassare le altrui sfere, cibarmi di altrui sensazioni e vivere di proprie emozioni.
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Alla luce delle ultime rivelazioni, emerge con chiarezza l'esigenza di regolamentare i rapporti tra Stato e mafia. Troppi equivoci, troppa confusione. Per esempio, secondo le ricostruzioni più attendibili, almeno la metà degli incontri segreti tra Provenzano e gli emissari dei governi in carica si sono rivelati inutili perché questi ultimi non riuscivano a capire una parola del Capo dei Capi. Valga per tutti questo breve stralcio, tratto dal verbale dell'ultimo vertice in uno degli imprevedibili nascondigli segreti del boss, a casa sua. Provenzano - Inquallacchie! È tutto un inquallacchie, voi dovite intrugare lo scocchio! Ministro - Come? Come ha detto? Provenzano - E ci risiamo! A Tipizzi ci dissi dei lupini! Qui non si cava un ramaglio dai porticchi! E i porticchi chi ce li deve mettere, io? Ministro - Eh? Come dice? Eh? Provenzano - Ma tenete li orecchi affitati? Oppuro state voi a fare parizzi tutti i sante? Ministro - Prego? Eh? Come? La riunione si risolse in un nulla di fatto. Tanto che, per i prossimi incontri, è stato deciso, bilateralmente, di mettere a punto un nuovo protocollo. Questi i punti principali. Interprete Indispensabile la presenza di un interprete simultaneo, che traduca in italiano le richieste della mafia. La mafia ha accettato purché un altro interprete traduca in italiano le risposte dei politici. Per esempio la frase "vedremo di attuare tutta una serie di misure tese a dare risposta alle esigenze prioritarie dei soggetti interessati a una soluzione rapida e certa delle questioni sul tappeto" verrà tradotta "aboliremo il 41 bis". Pizzini È sotto accusa lo stato deprecabile della maggior parte dei pizzini. Il forte odore di pecorino ha provocato una protesta formale della polizia scientifica. Il pentito Carmelo Di Snocciolo, killer del rione Santa Intusimata, ha rivelato agli inquirenti di essere stato costretto a uccidere decine di persone perché nel pizzino il nome della vittima non era chiaro. "C'era scritto di uccidere un certo Paolino ma il cognome era coperto da una macchia di sugo. Hai voglia a fare fuori tutti i Paolino, ci ho messo sei mesi, ho lasciato la mafia perché non si può lavorare in questa maniera". Location Gli ultimi tre vertici tra Stato e mafia hanno avuto luogo in un ovile sotterraneo, nella tromba dell'ascensore di un condominio di Corleone e in un silos di passata di pomodoro svuotato la mattina stessa. Il governo, pur comprendendo le ragioni di riservatezza della mafia, sta pensando di allestire una sede più decorosa, che tenga conto delle diverse culture: si pensa a una normale sala per i convegni, a Roma o a Palermo, però accessibile solo da una botola, per far sentire a proprio agio i boss. Laboriose le trattative per il rinfresco: i boss chiedono quadratini di pecorino, i politici tartine al pesce crudo, tipo happy hour. Probabile un compromesso: involtini di pesce crudo pieni di pecorino, serviti con champagne però in damigiana. Formalità Il bacio in bocca, considerato disgustoso dai politici soprattutto da quando la mafia si fa rappresentare dal boss Biagio Aglio, detto 'Napalm' a causa dell'alito, non può essere abolito perché la mafia considera sacre le sue radici culturali. Per risolvere il problema, i politici porteranno al seguito una controfigura. Diplomazia La richiesta della mafia di aprire formalmente un'ambasciata a Roma viene considerata un importante segno di apertura, ma ci sono perplessità sul nome dell'ambasciatore designato. Si tratta del boss Rosario Straziante, un latitante che per fare esperienza si è presentato a un ricevimento all'ambasciata di Francia a bordo di un camion, portandosi da Palermo il suo catering e i suoi camerieri, e minacciando di morte l'ambasciatore nel caso non volesse accettare il nuovo appalto. La mafia ha già rimediato alla gaffe facendo pervenire all'ambasciatore francese, con un impeccabile biglietto di scuse, la testa mozza di Straziante.
E ora ci tocca cinguettare con Twitter. Noi siamo quelli che hanno guardato la tv senza il telecomando (intanto i canali per lo zapping erano pochini e comunque non sapevamo cosa fosse lo zapping); il telefono con la ruota che girava (per comporre un numero con molti nove dovevi prendere un giorno di ferie e se ci avessero detto che un giorno, digitando un tasto, avremmo potuto richiamare l’ultimo numero avremo chiesto: ”ottimo, ma che cosa significa digitare un tasto?”); i primi fax che nelle redazioni inondavano le stanze di carta a causa di migliaia di maniaci del comunicato stampa (poi per fortuna hanno inventato la mail, ma ormai c’eravamo già giocati una fetta di foresta Amazzonica); i Commodore 64 o gli Spectrum che si avvicinavano a qualcosa di simile a un computer (nessun film di fantascienza ci disse che davanti ai discendenti di quelle scatolette ci avremmo trascorso la nostra vita); i rullini delle macchine fotografiche, da 12, 24 o 36, e quando li portavi a sviluppare erano sempre ingenue aspettative che si sgonfiavano negli occhi rossi e nel ditone sul bordo della foto (oggi i ditoni li usiamo per allargare e stringere la foto a piacimento sul touch screen e come bambini non ci sembra vero).
In vent’anni siamo stati fulminati da una stringa infinita di innovazioni, sigle, funzioni, operazioni, modifiche, procedure, avventure: alcune sempre in voga, altre cresciute e morte senza che facessimo in tempo a imparare davvero a usarle: Betamax, Vhs, Video 2000, audiocassette, videocassette, floppy disk, copiaeincolla, Wap, Gprs, Umts, dual band, triband, quadri band, sms, mms, Windows, Netscape, Altavista, Bluetooth, touchscreen, Messenger, Skype, Gps, mp3, mp4, mpeg-2, emoticon, toc-toc su messenger, webcam, videochiamata, Youtube, spegnieriaccendi che alla fine risolve sempre tutto.
Abbiamo dovuto imparare e dimenticare perché molte innovazioni sono scomparse prematuramente (alzi la mano chi si comprò un teledrin in Italia); altre - come è naturale - si sono sviluppate e migliorate. E noi sempre lì a inseguire. Oggi - è stato scritto la settimana scorsa - ci dicono che anche la mail rischia, è vicina alla pensione, farà la fine del fax, è vecchiotta; ci fanno sapere che Facebook ha già qualche ruga, e che ora bisogna concentrarsi su Twitter. Vabbè, mentre proviamo a fare partire il decoder del digitale terrestre, a cambiare un formato video di un film per caricarlo sull’iPod, a scaricare una geniale applicazione sul cellulare che ci aiuterà a ritrovare il punto dove abbiamo parcheggiato l’auto... bene mentre faremo tutto questo, impareremo anche a usare Twitter. Così sapremo cosa pensa di Roma la regina Rania.
Presto anche nel nostro Paese ci sarà una guida responsabile e del tutto incapace di fare dei danni. Purtroppo non stiamo parlando di Palazzo Chigi, non illudetevi. Si tratta della nuova automobile intelligente, presentata a Gerusalemme dall’équipe di Informatica del professor Amnon Shashua, che frena automaticamente per evitare di travolgere i pedoni.
Ci sono voluti cinque anni di lavoro per riuscire a perfezionare questa tecnologia così raffinata e avveniristica. In un primo momento, si era pensato a una vettura interamente realizzata in gommapiuma, morbidissima in caso di impatto: come controindicazione, però, aveva il fatto che, in caso di pioggia, si imbeveva d’acqua e raggiungeva il peso approssimativo di quattro tonnellate, il che influiva leggermente sulla ripresa della vettura. Di fatto, stiamo assistendo a una epocale inversione di tendenza nel rapporto uomo-automobile: finora era sempre stato l’essere umano a preoccuparsi di salvare la vita alla macchina (rottamazioni, incentivi, cassa integrazione…), ora invece è il mezzo meccanico a prendersi cura della nostra salute. Un bel passo avanti. Un solo rammarico: fosse stata inventata un paio d’anni prima, questa straordinaria innovazione avrebbe evitato tante amarezze al team manager della Renault Flavio Briatore, accusato di aver organizzato un incidente truffaldino in Formula uno.
Il Mobileye (così è stato battezzato il brevetto) parla e lampeggia, vede il pedone già a una distanza di 35 metri, grazie a una telecamera collegata a un radar. Quest’ultimo elemento potrebbe creare non pochi problemi in un Paese come il nostro, dove l’ambizione televisiva spinge a qualunque nefandezza: sapendo di essere inquadrato da una telecamera, l’Italiano contemporaneo è capace di buttarsi in mezzo alla strada cantando My way, ballando, litigando con un familiare in stile reality show o ammiccando simpaticamente in direzione del cofano che si avvicina pericolosamente. Si tratta senza dubbio di aspetti problematici da valutare con grande attenzione, prima di una eventuale commercializzazione dell’automobile intelligente qui in Italia.
A fronte all’apprezzamento di gran parte dell’opinione pubblica, esiste però una seria preoccupazione da parte di un nutrito stuolo di economisti: se questo modello dovesse prendere piede (in senso metaforico, perché nel vero senso della parola sarebbe impossibile), non ci sarebbero più incidenti stradali. È doveroso quindi chiedersi: che fine farebbero le tante compagnie assicurative, che da sempre ci spillano denaro con polizze e franchigie incomprensibili? E soprattutto, è lecito togliere all’Italiano la soddisfazione di infinocchiare di tanto in tanto il proprio assicuratore, mettendosi d’accordo con il proprio carrozziere? Ecco dei nodi di cui prima o poi bisognerà occuparsi, per evitare che degenerino. Inoltre, ci sembra che un altro fattore venga gravemente sottovalutato: tra il navigatore satellitare, il sistema di park control, il computer di bordo e ora il Mobileye, al povero guidatore si rivolge una serie di voci elettroniche impressionante per quantità e prepotenza tecnologica. Questo creerà situazioni imprevedibili e incresciose.
Molti, probabilmente, arriveranno al punto di rimpiangere i tempi in cui, a rompere le scatole in macchina, era soltanto la suocera.
Con l'acquisto del 'New York Times', Berlusconi traccia le linee della sua nuova strategia mediatica: comperare le principali testate straniere per mettere a tacere la campagna antitaliana scatenata dalle lobbies dei miliardari comunisti che odiano il popolo e i suoi costumi semplici. Momentaneamente alloggiato all'Hilton, il nuovo direttore del 'Nyt' Carlo Rossella sta scrivendo il suo primo editoriale, intitolato 'Perché non possiamo non dirci newyorkesi', nel quale fa l'elogio della Quinta Strada, sostenendo che è una sua scoperta. In preparazione anche il prossimo editoriale con l'elogio della Quarta Strada, fin qui ingiustamente trascurata. Acquistato anche il David Letterman Show. Letterman potrà continuare a condurre, ma sarà affiancato da un vicedirettore leghista che interverrà in collegamento da Varese. Francia Secondo un accurato rapporto stilato dagli esperti del premier, la stampa francese è in mano a vecchi pederasti comunisti che odiano il popolo, le donne, la religione e il Milan. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il rifiuto di 'Le Monde' di pubblicare un editoriale di Carlo Rossella intitolato 'Perché non possiamo non dirci parigini'. Non potendo acquisire 'Le Monde' a causa dell'inspiegabile diniego della proprietà, Berlusconi ha però comperato il palazzo dove ha sede, facendolo ristrutturare dai suoi arredatori. Rifiutandosi di lavorare in un ambiente giudicato orribile anche dagli addetti alle pulizie, i giornalisti hanno abbandonato la sede, subito rimpiazzati. 'Le Monde' uscirà in italiano e sarà diretto da Maurizio Belpietro, che per non scoraggiare i lettori francesi si firmerà Maurice Beaupierre. Anche il prestigioso 'Le Monde Diplomatique' cambia linea, come spiega l'articolo di fondo di Vittorio Feltri, intitolato 'Diplomatique un cazzo'. Inghilterra Il 'Times' è stato affidato dal nuovo proprietario Paolo Berlusconi a Gino Mantegazza, un cronista della 'Padania' che avrà il compito di rinvigorire lo stile anemico del quotidiano londinese. L'operazione richiede più tempo del previsto perché Mantegazza prima ha preteso di poter dirigere il 'Times' da Como, poi si è stabilito a Monaco di Baviera, convinto che il 'Times' fosse tedesco. Finalmente a Londra, Mantegazza ha illustrato il suo piano editoriale ai giornalisti del 'Times' che gli hanno promesso di votare il gradimento a patto che si togliesse i bermuda e le infradito. Russia Grazie all'amico Putin, Berlusconi ha ottenuto in regalo una decina di quotidiani. Saranno diretti da Carlo Rossella, accolto con simpatia grazie all'editoriale 'Perché non possiamo non dirci moscoviti'. Per non disorientare i lettori russi, tutti gli articoli saranno censurati già in fase di scrittura, omettendo nomi e luoghi. Si parte con un'inchiesta sul nuovo gasdotto (di proprietà di Putin e Berlusconi e rivenduto a prezzo decuplicato a una ventina di governi) intitolata 'Da qualche parte un grosso tubo porterà della roba che serve al popolo per cuocere il minestrone'. Altri paesi Con l'editoriale 'Perché non possiamo non dirci di Ulan Bator', Carlo Rossella assume la direzione del quotidiano mongolo 'Ulan Bator News'. La legge mongola vieta allo stesso proprietario il possesso di più di un quotidiano, ma essendo quello l'unico giornale del Paese, Berlusconi non ha avuto difficoltà nella scalata. Sotto controllo la stampa di altri 110 paesi, inclusi l'Arcaistan, con il suo quotidiano in caratteri cuneiformi, e il piccolo e fedele Papistan, nel quale Berlusconi non ha avuto bisogno di acquistare l'unico giornale locale, una rivista porno, perché la linea editoriale gli era già favorevole. Unica nota dolente: per una dimenticanza è stato trascurato un quotidiano ugandese che ieri titolava in prima pagina, a caratteri cubitali, 'Berlusconi Bagalawi', che pare significhi Berlusconi è un pirla.
Se continua così, Licia Colò diventerà inevitabilmente il nuovo capo della polizia. Le cronache di questi giorni, infatti, evidenziano come la malavita organizzata utilizzi sempre più di frequente animali esotici molto pericolosi, quali guardiani di covi e refurtive. È di solo due settimane fa l’inquietante notizia che la Dia (Direzione Investigativa Antimafia) ha trovato un enorme coccodrillo a guardia dell’abitazione di un boss casertano, al punto da far pensare per un momento gli inquirenti a una sponsorizzazione della Camorra da parte della Lacoste.
È ancor più recente, invece, il ritrovamento di serpenti velenosi, durante una perquisizione, a casa di uno spacciatore romano, in zona Trionfale. Si tratta di una svolta tarzanesca nella strategia del crimine, di fronte alla quale le forze dell’ordine appaiono del tutto impreparate. Aver prestato servizio per anni a bordo di gazzelle e pantere, non sembra purtroppo sufficiente a garantire la sicurezza dei cittadini: poliziotti e carabinieri, per tenere il passo, dovrebbero come minimo andare di pattuglia sugli elefanti. Colpisce e commuove il coinvolgimento di questi animali innocenti e del tutto ignari delle dinamiche della delinquenza nostrana: cosa ne sa un caimano del temutissimo mandamento di Corleone? Che idea può farsi un inesperto gibbone dalle mani bianche del traffico di motorini rubati? Che c’entra un branco di licaoni con il contrabbando di sigarette? Loro malgrado, però, si trovano a essere complici: mentre inghiottono un appuntato dell’Arma, potrebbero non capire di essere dalla parte sbagliata della barricata.
I meravigliosi documentari naturalistici del National Geographic, che da anni ci mostrano immagini bellissime di animali affascinanti e spaventosi, diventeranno dei veri e propri casellari giudiziari, a disposizione delle Autorità: guardandoli, le vittime riconosceranno il grizzly di un camorrista o il leopardo di un rapinatore. Per di più, c’è il rischio che anche i cittadini onesti, esacerbati e preoccupati da questa nuova situazione, ricorrano agli stessi metodi dei malviventi: terranno una decina di scorpioni messicani nell’automobile come antifurto, un boa constrictor nella vetrinetta dell’argenteria, un varano di comòdo stipato nella cassaforte, un bufalo all’intero di un negozio di articoli da regalo (scelta questa alquanto pericolosa). È proprio vero che le nostre città stanno tornando ad essere delle giungle. Purtroppo, però, noi italiani contemporanei non siamo in grado di relazionarci alla natura selvaggia con reali prospettive di sopravvivenza: basta un piccione che ci fissa sul davanzale per essere presi dal panico. Inoltre, ci sia consentito un modesto appunto alla nostra criminalità organizzata, che pure rimane indubbiamente una delle poche Istituzioni ben funzionanti nel nostro Paese. Sta andando troppo verso il kolossal hollywoodiano. Coccodrilli, ragni velenosi, leoni, squali: sembra la sceneggiatura di Indiana Jones e la ‘Ndrangheta maledetta.
In questa nuova, inaspettata ottica, dispiace dirlo, uno dei luoghi più amati dai bambini di ieri e di oggi, cambierà probabilmente destinazione d’uso. I giardini zoologici, oggi ribattezzati ipocritamente bioparchi, diventeranno di fatto delle case circondariali per poveri, inconsapevoli delinquenti.
Il premier in televisione ha promesso ai senzacasa di Messina "villette complete di tutto, dalle lenzuola alle posate", secondo la nuova strategia del governo che prevede di dotare le popolazioni colpite di cucchiai da minestra per rimuovere il fango, e di coltelli da bistecca per mettere in fuga gli sciacalli. Ma basteranno queste misure drastiche, basteranno l'ottimismo e l'efficienza dell'esecutivo per evitare il peggio? E come fronteggiare l'incredibile ondata di malasorte (dalla sentenza sul lodo Mondadori alla crisi del Milan alla congiura dei poteri forti alla cattiveria di Fini) che minaccia di travolgere il governo? In una riunione ristretta, Berlusconi ha fatto il punto della situazione, cercando di prevedere i guai imminenti. Lodo Alfano Il premier sta saggiando in gran segreto le intenzioni della Consulta. Ha proposto ai suoi di fornire ai giudici villette complete di lenzuola e posate, ma ci sono forti dubbi sull'efficacia della mossa. In caso di bocciatura, su proposta di Ghedini il lodo Alfano verrà nuovamente depositato sotto pseudonimo, lodo John Smith, nella speranza che non venga riconosciuto. Altra possibilità (proposta di Cesare Previti), un'amnistia per le quattro cariche principali dello Stato: se sono incensurati, peggio per loro perché non potranno godere della nuova legge. Alluvioni e terremoti Si tratta di catastrofi a orologeria, che i poteri forti hanno concentrato in questa legislatura per mettere in difficoltà il governo. In previsione di nuove manovre eversive (ci sono voci di esondazioni del Po durante il prossimo G20, previsto sugli argini del Polesine), il premier ha in animo di dotare l'intera popolazione italiana di villette anfibie, complete di lenzuola e posate da pesce, che possano galleggiare sulle acque. È il Progetto Noè, caldeggiato dall'unico produttore al mondo di villette anfibie, Armando Berlusconi, un lontano cugino finora rimasto nell'ombra per il carattere discreto e perché ricercato dall'Interpol. Secondo un altro piano, sarebbe più efficace munire tutti gli italiani di villette a rotelle, complete di lenzuola e cinture di sicurezza, per fuggire rapidamente dalle zone colpite.   Lodo Mondadori Pagare la pesantissima ammenda in monete da un euro, minacciando di farle scaricare da quaranta Tir nella portineria di Carlo De Benedetti: è l'espediente suggerito dall'avvocato Ghedini, convinto che il portiere respingerebbe al mittente un carico così ingombrante. Ma Carlo De Benedetti ha fatto sapere di avere una portineria enorme, e dunque si passerà al piano B: ricorrere alla corte dell'Aja, cercando di convincere i giudici che è del tutto inverosimile immaginare che la Mondadori sia stata conquistata corrompendo un magistrato. La memoria difensiva verrà consegnata ai giudici dell'Aja insieme a una Rolls Royce e al codice Iban di un conto svizzero. Nel cruscotto le chiavi di una villetta completa di tutto, dalle lenzuola di raso alle posate d'argento. Contestazioni Come evitare le continue, vergognose contestazioni comuniste che attendono il premier ad ogni uscita pubblica? Entrare e uscire dalla porte di servizio è pericoloso: nella prefettura di Messina Berlusconi, per un errore della security, si è ritrovato nel locale caldaie e ha dovuto subire le pesanti ironie di un gruppo di ratti sindacalizzati che gli hanno chiesto se, oltre alle lenzuola e alle posate, poteva rifornirli anche di panini al prosciutto. Lo stesso premier ha proposto al suo staff di trasformare tutte le prefetture in villette complete di tutto, ma gli è stato fatto notare che non c'entrava niente. Unica soluzione, il sorvolo in elicottero dell'intero territorio nazionale, senza mai scendere fino alla fine della legislatura, con rifornimenti in volo da parte dell'aeronautica militare. Al premier, perplesso, è stato garantito che l'elicottero sarà completo di lenzuola, posate e un plaid per l'inverno.
«Non pensavo di svegliarmi così stamattina» ha detto Obama, aggiungendo che una delle figlie ha esclamato «Papà, hai vinto il Nobel per la Pace e inoltre oggi è il compleanno del cane Bo». E l'altra figlia: «Papà, lo sai che adesso abbiano tre giorni di vacanza?» (lunedì è festivo negli Usa).
Ebbene si, a pochi mesi dalla sua elezione il neo presidente degli Stati Uniti, si è guadagnato il premio Nobel per la Pace. E lui, il modestone, ha anche detto di non esser sicuro di meritarlo, di riceverlo con umiltà. Obama è il terzo presidente Usa in carica a ricevere il Nobel, dopo Theodore Roosevelt e Woodrow Wilson. Il presidente Barack Obama darà in beneficenza il denaro che riceverà insieme al Nobel per la Pace, ha annunciato la Casa Bianca. Obama riceverà l'equivalente di 1,4 milioni di dollari.
Ma lo psiconano che dice di tutto ciò ? Sicuramente è un altro boccone amaro da mandare giù, probabilmente ora, dopo gli attacchi al Presidente della Repubblica, attaccherà anche il Presidente degli Stati Uniti, aggiungendo le sue solite frasi a sproposito a matrice razzista.
Ma la cosa più preoccupante è che c'è qualcuno pensava di candidarlo al premio Nobel. Qualche italiano fuori di testa ha pubblicato anche il sito Internet http://silvioperilnobel.sitonline.it/ .
Ma non tutti i media italiani ne hanno dato risalto alla notizia, paragonando oramai sua emittenza al famoso senatore pazzo. Me ne sono accorto spulciando la stampa estera http://www.nytimes.com/2009/06/04/world/europe... oramai, se vogliamo sapere quello che succede in casa nostra bisogna consultare i giornali stranieri, di cui tutto si può dire, tranne che sono di sinistra.
Nascesse oggi, il grande Edmondo De Amicis aggiungerebbe probabilmente un nuovo, commovente episodio al suo libro Cuore: la maestrina dai conti in rosso. Per il secondo anno consecutivo, il Ministero ha erogato zero euro per i fondi ordinari della scuola pubblica. Ecco dunque perché si chiama ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca: perché è continuamente alla ricerca di risorse economiche, senza molto successo a giudicare dai fatti.
Dal settimo rapporto di Cittadinanza Attiva “Imparare sicuri” emerge che nel 61% delle scuole mancano il sapone, i cancellini, la carta igienica, gli asciugamani usa e getta e oltre il 50% degli Istituti avrebbe bisogno urgentemente di restauri. Insomma, siamo passati dal metodo pedagogico Montessori a quello Monte dei Pegni. Inoltre, centinaia di elementari, medie e licei attendono rimborsi dallo Stato e sono pressati sempre di più dai creditori: dopo l’innovazione del debito formativo, il debito e basta. Genitori e insegnanti sono costretti ad affrontare i bilanci deficitari ricorrendo al metodo dell’autotassazione. Vista la situazione, è anche necessario leggere in maniera del tutto differente l’arduo fenomeno delle baby gang: si tratterebbe di bravi scolari che cercano di procacciare i fondi per i pennarelli e le mappe geografiche della propria classe. Da indiscrezioni trapelate, sembra che siano già allo studio dei tecnici di viale Trastevere alcune interessanti misure per risolvere questo problema così grave e preoccupante. Scartata l’ipotesi di vendere in apposite aste giudiziarie i bidelli, ci sarebbe la possibilità, ad esempio, di abbinare a ogni materia una sponsorizzazione, come si fa ormai da anni con i programmi televisivi: “L’ora di Italiano vi è offerta dall’alimentari di via Giacomo Leopardi , mentre il negozio di articoli sportivi Athletic Body vi invita a prendere parte alla lezione di Educazione Fisica”. Una soluzione indubbiamente in linea con i tempi che viviamo. Oppure, si potrebbe chiedere agli studenti, durante la ricreazione, di pedalare tutti insieme per produrre l’energia elettrica necessaria a illuminare e riscaldare gli edifici scolastici, permettendo in questo modo un risparmio non indifferente alle malandate casse dello Stato. O ancora, ci sarebbe la possibilità di applicare una riforma che ha avuto molto successo in alcuni Paesi dell’Estremo Oriente: aggiungere all’orario delle lezioni qualche ora suppletiva, durante la quale i ragazzi potrebbero cucire palloni e incollare tomaie e suole per un paio d’importanti Multinazionali dello Sport. Quest’ultima soluzione avrebbe anche un indubbio aspetto formativo e una grande utilità: l’introduzione dei giovani nel mondo del lavoro.
Alla luce dei dati resi noti dall’indagine di Cittadinanza Attiva, appare chiaro che un significativo risultato è stato raggiunto: la Scuola Pubblica e quella Privata sono state finalmente equiparate. Infatti, si può dire con orgoglio che la Scuola Pubblica è Privata di tutto. Purtroppo, decine di migliaia di genitori non riescono a vedere l’aspetto positivo di questa situazione e chiedono che si cambi registro. Malauguratamente, però, non ci sono i soldi per comprare neanche quello.