In Medio Stat Virtus

Nato per scassare le altrui sfere, cibarmi di altrui sensazioni e vivere di proprie emozioni.

Qualcosa su di me

Utente: TheRipper66
Chi sono lo sai ... mi hai forse incontrato, forse scopato, forse dimenticato, SICURAMENTE ODIATO !!!

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Statistiche

Visitatori incauti

Dal 18/06/2005 sono passati *loading* visitatori

 
lunedì, 31 agosto 2009
Politicamente (s)corretto

Politically-1

politically-2

Scritto alle 23:51 | link | commenti | commenti (popup)
dito ar qlo

Digital crime

È innegabile che i social network abbiano preso piede, ma purtroppo si tratta di un piede di porco. La compagnia assicurativa britannica Legal & General ha pubblicato i risultati di un'indagine, da cui risulta che i ladri usano oramai già da qualche mese Facebook e Twitter per localizzare le proprie vittime: si spacciano per potenziali amici, raccolgono informazioni e poi colpiscono implacabili.

Da Internet all'Interpol il passo è breve, dunque. Nel rapporto intitolato "il crimine digitale" (non ci sono riferimenti a Mediaset Premium, lo diciamo per evitare che nel nostro Paese gli animi si surriscaldino ancora di più), si dice chiaramente che ben 4 utenti di Facebook su 10 rivelano dettagli sul periodo in cui vanno in vacanza e sugli ultimi acquisti hi-tech realizzati. Il 33% di loro sente il bisogno di avvisare il mondo anche se parte per un weekend. Questo dimostra chiaramente una cosa: si più essere tecnologicamente evoluti e autentici babbei al tempo stesso. Senza dubbio, la spinta ad aprirsi in maniera così totale, sebbene sul web, deriva da un forte desiderio di rapporti umani e di nuove conoscenze. Tutti ambiscono ad avere la casa piena di amici, ma se questi poi ti portano via gli elettrodomestici e i mobili, può essere molto seccante. Come ci si può difendere da questi manigoldi telematici, che si fingono amiconi via cavo? Gli esperti danno pochi, ma utili consigli. Ad esempio, se colui che ti chiede l'amicizia su Facebook ti fa domande del tipo: "Tanto per fare due chiacchiere, volevo chiederti...dove nascondi l'argenteria quando vai in ferie?" oppure "scusami, una curiosità cabalistica... qual è la combinazione della tua cassaforte?".

In casi del genere, a detta degli studiosi, è meglio diffidare decisamente. Le amicizie di massa proposte dai social network sono inevitabilmente molto superficiali e, in realtà, dettate dal desiderio di esibire grandi numeri, come nei tesseramenti dei partiti politici o per le conquiste amorose di un calciatore di serie A. Gli amici veri, nel corso di un'esistenza, si contano sulle dita di una mano. Neanche Marcellino pane e vino, se fosse arrivato all'età adulta, con tutta la sua bontà è sincerità d'animo, avrebbe potuto vantare 1.500 veri amici (cosa che ognuno di noi può illusoriamente riuscire a ottenere, proponendo il proprio profilo in rete). Inoltre, è sempre bene controllare la credibilità di uno che ti si propone come amico: se Prodi lo avesse fatto con D'Alema e Berlusconi con Bossi, si sarebbero evitati numerose amarezze. L'unica nota positiva che si può trarre da questa vicenda, consiste nella crescente professionalità dei malviventi. Un tempo, nei mesi estivi, ti arrivavano le classiche telefonate silenziose, per controllare se l'abitazione era vuota o meno. Oggi, i ladri d'appartamento ricorrono a Internet e forse, in futuro, al fitto sistema di satelliti che circolano sopra le nostre teste. Intanto, per non correre rischi, la Legal & General ha allo studio un aumento del costo delle sue polizze per furto, ai danni degli utenti di Facebook e Twitter. Magari basterebbe soltanto un po' di buon senso.

Come recitava anni fa un famoso slogan pubblicitario: "La fiducia è una cosa seria che si da alle cose serie". Si può imparare qualcosa anche da una semplice ed ingenua formaggetta.

Scritto alle 23:18 | link | commenti | commenti (popup)
dito ar qlo, anti-berlusca

sabato, 29 agosto 2009
Quando la madre degli imbecilli è sempre incinta

La Lega, per evitare polemiche, ha tolto dalla sua pagina web il video-game 'Respingi il clandestino', curato da uno dei figlioli di Bossi (si sa, ignoranza chiama ignoranza). Il gioco è stato giudicato troppo rozzo dagli esperti del Carroccio, che hanno proposto di sostituirlo con 'Colpito e affondato', un game di più moderna concezione, evoluzione del vecchio classico 'battaglia navale': chi colpisce un gommone in mare ottiene cento punti, mille per chi riesce a centrare una carovana di cammelli ancora in pieno deserto. Penalità per chi dovesse colpire, per errore, un gommone vuoto: potrebbe essere riutilizzato dalla nascente Marina Militare Padana. Previsto su Tele Padania anche il documentario scientifico 'In pasto agli squali', con suggestive immagini degli abissi ribollenti. Il mondo dei video-game è in subbuglio anche per un altro gioco, messo sul web da un gruppo di immigrati senegalesi. Si chiama 'Fai lavorare gli italiani', vince chi riesce a far lavorare in un autolavaggio il figlio di Bossi, o a reclutare manovali, muratori, raccoglitori di pomodori o badanti tra i ragazzi del Nord. Evidente il carattere del tutto virtuale del gioco. Polemiche anche qui: gli appassionati del settore giudicano il gioco troppo difficile, per qualcuno addirittura insolubile. Ma vediamo le altre iniziative maturate nel corso di questa febbrile estate leghista.

Responsabilità Un gruppo di periti lumbard, che hanno osservato molto da vicino gli ultimi naufragi a bordo della goletta 'Uella Carugati!', sostiene che i frequenti ribaltamenti dei gommoni dipendono dalla pericolosa abitudine dei migranti di piegarsi tutti insieme in direzione della Mecca durante la traversata. I naufragi sarebbero dunque esclusiva colpa della religione islamica. 

Stop agli sprechi I gommoni, con ogni evidenza, sono le vittime incolpevoli del fenomeno immigrazione. Molti sono ancora in buone condizioni, con qualche rattoppo e una buona disinfestazione (suggerimento di Borghezio) possono essere destinati alle famiglie padane più meritevoli. "L'Idroscalo", sostiene Matteo Salvini, "è in grado di ospitare degnamente le manifestazioni nautiche più prestigiose, e addirittura di far rivivere il tradizionale 'Raid della Melma', che fu il vanto della motonautica milanese. Ho studiato bene le convenzioni internazionali, i gommoni sequestrati sono un bottino di guerra, portiamoli qui e facciamola finita". Mario Borghezio si è detto favorevole, a patto che i gommoni sequestrati vengano gonfiati a fiato dai detenuti stranieri.

Radici cristiane Il cappellano della Lega, don Gino Parabrezzi, con una accorata lettera ai padani assegnatari dei gommoni, ricorda le radici cristiane della Padania, e raccomanda: "Prima di partire per un bel giretto con la moglie e i figli, ricordatevi comunque di rivolgere un pensiero commosso ai morti". Eventuali polemiche subito sedate dallo stesso don Parabrezzi con una seconda missiva: "Ovviamente parlavo dei nostri morti".

Altre buone idee L'associazione umanitaria 'Nessuno tocchi Carlino' (dedicata a Carlino Bossi, un altro dei figli) fa presente che, a parte l'Idroscalo, la pianura padana è ricca di un altro tesoro naturalistico, i laghetti di pesca sportiva dove pensionati in canottiera pescano pesci siluro da due tonnellate con la tecnica dell'argano. Perché non destinare un gommone a ogni laghetto, per permettere di pasturare con pagnotte intere, angurie e ossa di bue quelle acque così care ai lumbard? Di diverso avviso il circolo culturale 'Fabrizio Corona', che propone di dotare i gommoni di ruote cingolate, barre antibufalo e torretta militare e utilizzarli come veicoli per l'happy hour nel centro di Milano. Favorevole anche il circolo giovanile 'Doppia fila'.

Scritto alle 07:13 | link | commenti (3) | commenti (3) (popup)
dito ar qlo, anti-padania

mercoledì, 26 agosto 2009
I've a dream ... or a nightmare ?

Scritto alle 19:29 | link | commenti | commenti (popup)
anti-berlusca

martedì, 25 agosto 2009
Beni di rifugio

Dopo i clamorosi scandali bancari di questi ultimi anni, anche i grandi Istituti di Credito sembrano ora intenzionati a salvare almeno la forma: quella di parmigiano. Le cronache, infatti, ci informano che uno di questi istituti ha fatto costruire due giganteschi capannoni, degli autentici bunker nei quali stipare 440.000 forme di questo formaggio noto in tutto il mondo, a titolo di garanzia da parte dei caseifici sui prestiti ricevuti (ammontanti a oltre 100 milioni di euro). Se questi non dovessero venir restituiti, la banca stessa provvederà a vendere l’enorme quantitativo di parmigiano. In poche parole, per dirla alla veneta, “la banca no l’è mai straca se no la sa de vaca”.

Vista l’inaffidabilità dei mercati, le nostre banche hanno deciso di puntare sull’unica Borsa che non tradisce mai: quella della spesa. Forse non hanno tutti i torti, perché azioni, bond e obbligazioni possono oscillare e spesso addirittura crollare, mentre una caciotta è sempre una caciotta, indipendentemente dall’andamento di Wall Street. Se questa inattesa svolta dovesse prendere piede e magari venire estesa dalle aziende con centinaia di dipendenti ai piccoli risparmiatori, di qui a qualche anno si potrà probabilmente accendere un mutuo presentandosi in banca con due mortadelle e un bottiglione di lambrusco. I tradizionali beni di rifugio, così amati dagli Italiani e finora costituiti dal mattone e dall’oro, saranno rimpiazzati dai barattoli di conserva, dai sottaceti e dal limoncello fatto in casa. Inoltre, tenendo presente la volontà di valorizzare le tradizioni locali (comprese quelle gastronomiche) fortemente manifestata dalla Lega, si potrebbero immaginare degli Istituti finanziari ispirati ai piatti più popolari, come ad esempio una Banca Nazionale della Cotoletta e, perché no, una Cassoeula di Risparmio delle Province Lombarde. Siamo certi che i più stretti collaboratori di Umberto Bossi, mentre molti di noi sono ancora in vacanza, stanno già lavorando alacremente a ipotesi di questo genere.

È evidente che un sistema bancario interamente basato sulla culinaria potrà presentare dei risvolti problematici e innescare delle nuove, gravi tensioni sociali: saranno discriminate le persone a dieta e quelle con i valori del colesterolo troppo alti, le quali, per evidenti motivi, non potranno offrire in garanzia dei prestiti richiesti determinati cibi, vietati loro dal medico o dal nutrizionista. “Ti hanno concesso quel fido?” “Non me ne parlare… la Banca pretendeva in deposito cauzionale 800 cannoli siciliani… capirai, io ho 286 di glicemia!”. Discorsi di questo genere, diventeranno purtroppo di ordinaria amministrazione. Sarà invece una grande fortuna avere un parente particolarmente abile ai fornelli: poter mettere un’ipoteca sulla parmigiana di zia Elvira o sul ciambellone di nonna Rosina, rappresenterà un privilegio da non sottovalutare. Insomma, in un futuro non troppo lontano, chi avrà nella propria cassetta di sicurezza prosciutti, tartufi e caciocavalli, potrà definirsi un benestante. E se dovesse trattarsi del rampollo spregiudicato e dissipatore di una ricca casata, dopo il suo tracollo economico si potrà veramente dire, fuor di metafora, che “si è mangiato tutto”.

Scritto alle 08:29 | link | commenti (1) | commenti (1) (popup)
dito ar qlo, anti-padania

lunedì, 24 agosto 2009
6 consigli al culone toscano !!!

Il vincitore del Superenalotto, oggi, vuole anonimato, non consigli. Un buon motivo per offrirgliene sei, come i numeri che l’hanno fatto vincere. Avrebbero potuto essere 147, come i milioni che incasserà. Ma ci sentiamo buoni.

1) Mai più giochi d’azzardo, lotterie, roulette. Consentita solo una tombola natalizia, negli anni dispari. Un personaggio di un bel libro di Joseph Conrad "Al limite estremo" dopo aver vinto una lotteria in Oriente, ha creduto di poter ripetere l’impresa. S’è rovinato la vita, e s’è giocato la nave che aveva comprato. Ecco: evitare di comprare qualsiasi oggetto galleggiante, se si tratta del primo acquisto del genere.

2) Evitare l’euforia. Partecipare a «Domenica in», voler ricomprare Ibrahimovic per regalarlo a Mourinho (così smette di piagnucolare), arrampicarsi sul campanile del paese, baciare per strada la maestra delle elementari, rotolarsi nei giardini pubblici, avvinghiati a un bambolotto con le fattezze di Giulio Tremonti (in quanto titolare del ministero cui fanno capo i monopoli di Stato): sono iniziative estreme e sconsigliate. Tutta l’Italia, presto, conoscerà l’identità del vincitore. Ma, per qualche giorno, costui o costei mediti in pace sull’impiego del suo capitale.

3) Evitare la paranoia. Vincere 147 milioni è meglio che avere il mal di denti, cadere dalle scale, o vedere un’altra fotografia di George ed Elisabetta. È vero: sarà più difficile scegliere l’automobile, non dovendo guardare il prezzo. Magari un’Alfa 147, visto che il numero porta bene?

4) Scegliersi buoni consiglieri finanziari, in vista dell’inevitabile investimento. La moglie va benissimo, così i figli o gli amici al bar. Evitare le banche che hanno perso denaro con sconsiderati investimenti in Lehman Brothers, titoli islandesi, crack Madoff, Hedge Funds. Quindi: evitare le banche.

5) Scegliere bene le prossime vacanze. Un uomo o una donna molto liquidi devono tenersi alla larga da Costa Smeralda, Portofino e Capri: troppa gente indebitata. Meglio l’Adriatico. Si può comprare, mandare via tutti e poi giocare con le paperelle.

6) Stilare un elenco di tutti i conoscenti che si aspettano di ricevere un regalo in contanti. E poi dare i soldi a qualcun altro, che non se li aspetta, ma se li merita.

Consiglio jolly Buttare due milioni in modo sconsiderato (molti calciatori di serie A saranno felici di spiegare le modalità dell'operazione). A quel punto subentrerà il pentimento e 145 milioni sono salvi.

Consiglio superstar Non seguite alcun consiglio. Con 147 milioni, che bisogno c’è?

Scritto alle 02:44 | link | commenti | commenti (popup)
umorismo

sabato, 22 agosto 2009
L'eredità

Eredità Agnelli: un intrigo internazionale reso ancora più complicato dal numero imprecisato dei protagonisti. Gli stessi Agnelli ignorano il loro numero esatto. Nel corso dell'ultima riunione di famiglia, a Villar Perosa, durante l'appello si sarebbero verificati diversi tentativi di brogli, allo scopo di aumentare il peso di ciascun ramo a scapito degli altri. In molti hanno alzato la mano più di una volta gridando "presente!" anche per conto degli assenti e dei defunti. Oppure, con trucchi meschini, hanno cercato di impedire al vicino di alzare il braccio, dicendogli "guarda che hai uno strappo sotto l'ascella" o cercando di distrarlo con barzellette sugli ultimi modelli Fiat. Il clima era così teso che il notaio, per ristabilire l'ordine, ha dovuto sparare alcuni colpi di pistola in aria. 

Patrimonio Dagli ultimi accertamenti risulterebbe pari a centomila fantastilioni di fantastiliardi. Ma le stime divergono. Ogni ramo della famiglia accusa gli altri rami di avere occultato una parte consistente del patrimonio. I Nasi-Rattazzi, per esempio, sostengono che i Rattazzi-Nasi avrebbero trafugato all'estero, guidandole personalmente, almeno seicentomila vetture nuove di fabbrica, ingannando gli uscieri di Mirafiori con la frase "faccio solo un giretto" e parcheggiandole oltrefrontiera con il cartello 'vendesi telefonare ore pasti al 335...'. Quanto ai fondi in Svizzera che il fisco italiano attribuisce al compianto Gianni, i suoi eredi sostengono di non saperne niente, anche se li insospettiva il fatto che l'Avvocato, quando partiva per la Svizzera, aveva le tasche così rigonfie che camminava barcollando, appoggiandosi ai muri. Incerto anche il destino dei cento miliardi di dollari gestiti da zio Cino, detto il Ciula, che li avrebbe riconvertiti in banconote del Monopoli, dilapidandoli. 

Lettere A complicare la situazione spuntano diverse scritture private. In una raccomandata ad Alain Elkann, gli Agnelli al completo gli promettono un vitalizio di dieci milioni al mese a patto che smetta di scrivere. Circolano numerose fotocopie della stessa lettera firmata Gianni Agnelli, con la semplice dicitura "Lascio tutti i miei averi a", ma sono molto sospette perché il nome del beneficiato è cancellato più volte con un pennarello e sostituito con altri nomi. Gli esponenti dei rami minori (come gli Agnelli-Esposito e gli Agnelli-Pautasso) devono accontentarsi di cartoline postali di dubbia autenticità, come quella di nonno Giovanni, datata 1923, indirizzata a Sergio Agnelli detto il Geometra, nella quale lo nomina presidente della Juventus, raccomandandogli di comperare un certo Balotelli. 

Fiat Anche il ruolo che ciascun Agnelli occupa in Fiat è oggetto di continue liti. Assegnato a Lapo Elkann il compito di ridisegnare personalmente tutti i pomelli del cambio (compito che ha svolto così genialmente da diventare l'idolo indiscusso dei giovani italiani), su tutto il resto c'è totale disaccordo. Le zie Mariulla, Mara e Marinella sostengono di essere state nominate amministratore delegato, come dimostrerebbe una scrittura privata che viene tenuta nascosta dall'avvocato Franzo Grande Stevens. Ovvia la replica degli oppositori: non può esistere una persona dal nome così assurdo. 

Il profondo dissidio tra i vari membri della famiglia sta avendo ripercussioni molto serie sulla produzione: per non apparire in ombra ciascun Agnelli, compresi i lontani cugini, ha preso l'abitudine di recarsi in fabbrica e ordinare modifiche ai modelli in costruzione. I concessionari sono spiazzati. Come vendere una Panda con ruote da camion, motore Ferrari e paracadute? Già di culto, invece, la Brava 'Mirella', voluta da zia Mirella: ha la carrozzeria di pizzo, vasi di fiori ai finestrini e una colf bengalese nel bagagliaio.

Scritto alle 03:56 | link | commenti (2) | commenti (2) (popup)
dito ar qlo

giovedì, 20 agosto 2009
Indeciso se divorziare o meno ?

Divorce-Flowchart

Scritto alle 13:35 | link | commenti (5) | commenti (5) (popup)
curiosità, vita a 2, dito ar qlo

lunedì, 17 agosto 2009
Il C-Day

Oggi è un giorno storico per il nostro Paese, una specie di D-Day, anche se sarebbe più giusto definirlo un C-Day (dove C è l'iniziale di una parola che indica da sempre una parte del nostro corpo abbinata alla fortuna più sfacciata). Esiste infatti in Italia un "6" desiderato molto più di quanto possa esserlo uno in matematica o in italiano da parte di uno studente svogliato: il "6" del Superenalotto che, in questo 17 agosto, potrebbe regalare a un fortunato vincitore 135,9 milioni di euro. Si tratta di una cifra enorme, quasi spaventosa, che ci fa venire in mente figure mitologiche come Creso, Re Mida e il debito dell'Alitalia. In realtà, basterebbe il virgola nove a risolvere la vita di qualunque persona normale e forse anche la metà sarebbe sufficiente.

In questi casi, l'italiano medio si lascia andare ad una riflessione filantropica: "Speriamo che la vincita vada a qualcuno che ne ha veramente bisogno...". Ora, pur apprezzando l'intento umanitario, viene da dire: ma quanto deve essere sfigato uno per avere bisogno di 135,9 milioni di euro? La stessa piccola fiammiferaia, in una recente intervista, ha dichiarato che con un paio di milioni di euro riuscirebbe a risolvere gran parte dei suoi numerosi problemi. La speranza inconfessata, che sconfina quasi nell'augurio, è che il vincitore stia talmente inguaiato da non meritare l'invidia dell'uomo comune. Quello messo in palio oggi è il montepremi più alto di tutti i tempi in un Paese occidentale, escludendo il Powerball americano che, nonostante il nome da cartone animato giapponese, è arrivato a 149,3 milioni di euro. Ma si sa, gli americani sono portati di natura a fare le cose in grande. Per quanto riguarda il gigantesco jackpot che, forse, sta per sconvolgere l'esistenza di un nostro connazionale, il sindaco di Varallo Sesia, in provincia di Vercelli, Gianluca Buonanno, ha dichiarato che sarebbe disposto a girare per il suo pittoresco paesino in mutande, nel caso in cui l'amministrazione da lui presieduta si aggiudicasse l'ambito bottino, ripetendo la performance del sindaco Albertini che, una decina di anni fa, traumatizzò un'intera generazione di milanesi. Ci permettiamo di suggerire al primo cittadino del piccolo borgo piemontese di non farsi troppe illusioni: è difficile che il Municipio da lui guidato possa vincere, trattandosi senza dubbio di una cifra fuori dal Comune.

Tutta questa attenzione intorno a una semplice lotteria, ci fa capire che ormai l'Italiano ha una sola strategia in cui confidare per cambiare lo stato delle cose: la botta di fortuna (ma il termine giusto, sarebbe quello che inizia per C e che abbiamo citato all'inizio). Qualunque altro sistema (la dedizione al lavoro, il risparmio, la sana ambizione ad una onesta scalata sociale) ci lascia perplessi o indifferenti e questo, probabilmente, dovrebbe preoccuparci. L'autorevole quotidiano tedesco Bild ci fa sapere, peraltro, che ben 140 suoi lettori sono venuti in Italia per giocare al nostro Superenalotto, dando origine al primo, inatteso caso di emigrazione dalla Germania all'Italia. Questa sera comunque sapremo tutto dai telegiornali. Si tratta, a nostro modesto parere, di una cifra troppo alta da assegnare a una singola persona. In casi come questi, forse bisognerebbe introdurre una nuova forma di sei politico : tutto in beneficenza e si riparte da zero.

Scritto alle 18:39 | link | commenti (3) | commenti (3) (popup)
dito ar qlo

domenica, 16 agosto 2009
L'unità d'Italia

I preparativi per il centocinquantenario dell'Unità di Italia sono a buon punto. Manca solo qualche dettaglio, ad esempio stabilire la data esatta della ricorrenza. Secondo Oscar Luigi Scalfaro, che con Giolitti fu tra gli animatori del cinquantenario, si tratterebbe del 1861. Secondo Berlusconi la data giusta è il 1982, inizio delle trasmissioni su scala nazionale di Rete 4. Secondo la Lega bisogna andare indietro nel tempo fino al 589, quando il re longobardo Urgugulfo, detto il Gutturale, conquistò Varese, abbattendo le porte della città assediata con un rutto. A parte queste discrepanze, che il governo potrà facilmente risolvere con un decreto legge, il programma delle celebrazioni è a buon punto.

Tricolore Il Tricolore, dopo un'animata discussione in seno alla maggioranza, potrebbe rimanere la bandiera ufficiale, ma su richiesta della Lega dovrà ospitare al centro, in campo bianco, un enorme sputo stilizzato, ricamato a mano dalle celebri ricamatrici della Val Bombasca, rinomate perché cuciono a dita nude, senza bisogno dell'ago. La Lega ha anche proposto un grande spettacolo di fuochi pirici al Quirinale, al chiuso e dopo avere allontanato i pompieri e blindato le porte. Ma secondo gli esperti, si tratta solo di un'abile strategia mediatica.

Inno nazionale Trovato il compromesso. Resterà l'Inno di Mameli, ma tradotto in celtico a cura della Facoltà di Lingue Antiche di Saronno, istituita per dare un rettorato al meritevole figliolo di Bossi. Così i primi due versi della nuova versione: 'Uuuurg, urg, uga! Uga Uga uuurg! Grunt, grunt, uaaaargh! Uga, Scipio, Urg!'. Verrà eseguito al Quirinale, in presenza di Napolitano, dal Piccolo Coro dei tagliaboschi della Val Trompia, diretto dal maestro Piero Elementare. La Lega ha anche proposto di trasformare il Quirinale in un discount di canottiere, ma secondo gli esperti si tratta solo di un'abile strategia mediatica. 

Convegni Il più prestigioso si terrà a Varese, dove gli intellettuali e gli storici del Comitato promotore verranno condotti bendati e imbavagliati, convinti di essere diretti a Roma. Qui saranno costretti, in sostituzione delle loro relazioni, a leggere quelle preparate dagli studiosi della Lega. Ernesto Galli Della Loggia leggerà "L'importanza storica e il valore morale dell'unità di una Nazione: il Lussemburgo". A Gustavo Zagrebelsky toccherà il prestigioso saggio di Carlo Mario Bossi (un nipote) "L'impatto della battaglia di Solferino sull'economia padana dell'epoca: quanto ricavarono gli abitanti del luogo rivendendo le uniformi e gli schioppi dei caduti al mercato del sabato successivo". Sarà presente anche Emanuele Filiberto di Savoia, con un programma ancora da definire: probabile un fox-trot, Bossi preferirebbe un tipico ballo celtico, con pelli di orso e racchette da neve ai piedi. Proposta anche l'impiccagione di Napolitano, ma secondo gli esperti è solo un'abile strategia mediatica.

Pubblicazioni Molto atteso un libro di Giampaolo Pansa sul triangolo della morte San Martino-Solferino-Pastrengo, dove si rivela per la prima volta che le truppe italiane, con la scusa del Risorgimento, si abbandonarono a violenze di ogni genere, arrivando a sparare sul nemico. Uno sceneggiato di Raidue sulla vita di Umberto Bossi, intitolato 'Urca! Gh'è l'Umberto!' è già pronto per il primo ciak nei faraonici studios di Varese.

Scritto alle 20:13 | link | commenti (1) | commenti (1) (popup)
dito ar qlo, anti-berlusca, anti-padania

giovedì, 13 agosto 2009
Cara vecchia ciabatta

Certe volte il rimedio è peggio del problema (senza nessun riferimento al ministro Tremonti e alla crisi economica, sia chiaro). Un inquietante studio francese pubblicato dalla rivista "BMC Biology" ci rivela che uno dei principali ingredienti dei repellenti contro le zanzare, il Deet, è nocivo anche per la nostra salute. Insomma, muoia il zanzarone con tutti i filistei. Viene da pensare: perché una notizia del genere ci viene data ad agosto, proprio mentre ci stiamo spruzzando sulla pelle, come dei disperati, prodotti antizanzara di tutti i generi ? Adesso ci aspettiamo che, a metà pomeriggio del 31 dicembre, la televisione ci dica che lo zampone, accostato alle lenticchie, genera le terribili radiazioni gamma. D’altronde, così su due piedi, è praticamente impossibile trovare altri repellenti efficaci, a meno che non si abbia sotto mano una foto di Gigi Marzullo.

Gli scienziati Vincent Corbel e Bruno Lapied, dell’Università di Montpellier e Angers, sottolineano nella loro ricerca che questa sostanza serve a ingannare la zanzara, confondendola e depistandola, un po’ come si è fatto nel nostro Paese per Ustica, Piazza Fontana e in tante altre occasioni, senza che peraltro venissero registrati effetti collaterali, se non una leggera nausea nell’opinione pubblica. Il Deet, secondo gli studiosi francesi, manda sì in tilt il sistema nervoso dell’insetto, ma rischia di nuocere seriamente anche al nostro. In sostanza, non vieni punto ma corri il pericolo di veder interrotta la comunicazione tra i neuroni, fenomeno che la medicina ufficiale definisce sindrome di Berlusconi. La paura delle autorità sanitarie internazionali è che adesso possa scatenarsi una psicosi di massa: ad esempio, dopo aver proposto le bandiere regionali al posto del tricolore, al capogruppo leghista al Senato, Federico Bricolo, è stato chiesto, con grande tatto, dai medici di Palazzo Madama se per caso avesse utilizzato prodotti antizanzare in dosi massicce nelle ultime 24 ore.

Contro queste minuscole creature volanti così fastidiose, l’essere umano ha sperimentato di tutto, nel corso dei secoli. C’è chi crede nei metodi naturali, che dalla citronella ai vasi di geranio, passando per le finestre dipinte di azzurro, possono portare fino ad alcuni antichissimi rituali maya, molto pittoreschi ma poco pratici da realizzarsi in un condominio. Ci sono poi i sistemi altamente tecnologici, tipo gli ultrasuoni che riproducono il richiamo della zanzara maschio: non hanno effetti, se non farti pungere da una zanzara femmina che ostenta atteggiamenti languidi. Recentemente, l’odio cieco verso questo insetto ha portato la razza umana all’utilizzo di tecniche spaventose, come la finta racchetta da tennis elettrificata, sperimentata con successo dai laboratori di Wimbledon, e la disinfestazione preventiva, che elimina le zanzare ma anche le loro potenziali vittime umane, costrette a trascorrere un’intera notte d’estate con le finestre chiuse ad una temperatura media di 38 gradi. L’unico sistema veramente ecologico, a dirla tutta, è la vecchia ciabattata sul muro, ma ormai nessuno sembra più incline a quei safari notturni che, un tempo, caratterizzavano questo periodo dell’anno. A meno che l’idea delle ronde non venga estesa alle zanzare. Un dato positivo ci sarebbe senz’altro: finalmente l’iniziativa del ministro Maroni riscuoterebbe un consenso unanime.

Scritto alle 00:28 | link | commenti (3) | commenti (3) (popup)
curiosità, dito ar qlo

mercoledì, 12 agosto 2009
Temporary shop

La toccata e fuga non è solo una composizione sinfonica, ma anche l'ultimo sistema anticrisi sperimentato nella Capitale da un noto colosso della cristalleria. Dopo l'ultimo, preoccupante rapporto del Governatore di Bankitalia Mario Draghi, speriamo che il parallelo musica-economia non ci porti verso la Messa da requiem. Nei giorni scorsi a Roma, il noto colosso ha aperto un temporary shop, cioè un negozio a tempo, provvisto, in sostanza, di una data di scadenza, come lo stracchino. L'esercizio in questione chiuderà entro la fine del 2009, presumibilmente dopo lo shopping frenetico del periodo natalizio.

In Italia, nel corso di questi movimentati anni, abbiamo avuto molte cose con una fine prestabilita: almeno una decina di governi, il prestito di David Beckham al Milan, la segreteria di Franceschini nel Pd, i decolleté di molte soubrette televisive (in questo caso, però, con dei piccoli ritocchi la data di scadenza è prorogabile). Al negozio ad orologeria, però, ancora non ci si era arrivati. Il fenomeno dei temporary shop ricalca quello dei funghi prataioli: oggi ci sono, domani improvvisamente no. Peraltro, l'uso dell'espressione inglese nobilita un'iniziativa che, nel mondo del commercio, è sempre esistita, pur utilizzando una definizione meno affascinante: bancarella. Anche quest'ultima, infatti, un giorno c'è, un altro no, un altro ancora c'è ma, se arrivano i vigili, sparisce con una velocità impressionante. Considerata la merce trattata dalla multinazionale in questione, la scelta di aprire un negozio a tempo determinato, interinale se vogliamo, può essere comprensibile e addirittura vincente: siamo in un momento di vacche magre, dovendo scegliere tra una pagnotta di pane e un delfino in cristallo di Boemia, l'Italiano potrebbe non avere dubbi.

I temporary shop esistono in realtà già da alcuni anni, prima in Gran Bretagna, poi negli Usa (Usa e getta, in questo caso) ed ora, dopo Milano, sono approdati a Roma. Bel contrasto: negozi temporanei nella Città Eterna. Qualche controindicazione, indubbiamente, c'è, specie per i clienti: se, ad esempio, vuoi cambiare l'articolo che hai acquistato, farai bene a sbrigarti. Altrimenti, dove hai comprato un golfino rischi di trovare una pescheria. Inoltre, questo nuovo tipo di showroom favorisce il dilagare del nomadismo commerciale: i negozi si spostano continuamente, come i Rom appunto, e nel decreto sicurezza purtroppo non ci sono norme adeguate per affrontare questa inattesa emergenza. Ma, al di là di queste piccole problematiche, ci sembra che ci sia al contrario un aspetto immensamente positivo, che non va assolutamente sottovalutato. I temporary shop ci fanno comprendere fino in fondo un concetto basilare: siamo tutti di passaggio a questo mondo. Questa, nel nostro straordinario Paese, non è una concezione molto diffusa e rende la nostra situazione decisamente stagnante. Quando infatti si riesce ad aprire un "negozietto" in parlamento, in tv, alla guida di un Ente pubblico, l'idea di temporalità si dissolve rapidamente e tutti pensano di essere riusciti a fermare il tempo, come Dorian Gray. Magari, il successo dei temporary shop servirà ad aprire la strada ad un'innovazione veramente rivoluzionaria per l'Italia: il temporary Establishment.

Scritto alle 00:13 | link | commenti | commenti (popup)
dito ar qlo