In Medio Stat Virtus

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lunedì, 27 aprile 2009
Smog alle piante

Ecco perché le zucchine sono rincarate tanto negli ultimi anni: con tutto il lavoro che devono fare! Una ricerca cinese pubblicata sulla rivista Nature afferma che l’inquinamento rafforza le piante, rendendole capaci di assorbire quantità sempre maggiori di Co2. Quindi, lo smog fa lavorare di più, il che spiegherebbe anche le grandi capacità produttive dei milanesi.

La notizia è arrivata giusto in tempo per il vertice sull’ambiente di Siracusa tenutosi la settimana scorsa, che ha portato i Paesi più industrializzati a trovare un accordo per frenare la perdita delle biodiversità sul nostro Pianeta, purché raggiungano la soglia del 5%. Considerati gli esiti dello studio cinese in questione, il summit siciliano presieduto dalla Prestigiacomo verrà ricordato come “Il G8 dei trifidi”. Insomma, il fumo farebbe bene alle piante, oltre che allo scrittore Camilleri. Non è dunque un caso che la cicoria migliore cresca ai bordi delle statali, dove i tubi di scappamento la rendono più gustosa e ambita da centinaia di pensionati, muniti delle apposite buste di plastica. Saputo di questa clamorosa scoperta, il ministro della Funzione Pubblica Brunetta ha chiesto l’immediato trasferimento degli uffici pubblici a Porto Marghera e nei pressi dell’Ilva di Taranto: se ne parlerà nel prossimo Consiglio dei ministri. Il fatto che l’inquinamento, ritenuto da sempre nemico giurato della Natura e quindi del mondo vegetale, sia in realtà uno stimolo benefico all’attività dell’ecosistema, non ce lo aspettavamo proprio. Forse in futuro ci diranno che il detersivo riversato nei fiumi giova alla fauna ittica, rendendo i pesci più puliti e splendenti, come se uscissero da una lavastoviglie. Magari un giorno, uscendo sul terrazzo, il geranio ci prenderà per il bavero, rinfacciandoci che non lo bagnamo abbastanza in estate. Anche il successo politico della Lega, lo si deve probabilmente al colore verde delle sue camice, che assorbono smog e producono Borghezio.

Alcuni maligni del peccaminoso universo ambientalista italiano (un vero ambientaccio) potrebbero insinuare che gli astuti cinesi abbiano messo in giro questa singolare notizia, con l’intento di trovare a tutti i costi una nota positiva nell’inquinamento, di cui, secondo gli scienziati, sono i primi produttori mondiali. La sensazionale ricerca, davvero rivoluzionaria, diffusa da Nature ci spiega che ciò che fa male ad una specie vivente, può essere invece addirittura favorevole ad un’altra. L’inquinamento, ad esempio, a noi umani fa male, tanto male, se no non si spiegherebbero i giovedì a targhe alterne con cui ci amareggiano da anni. Ma le piante lo gradiscono. Sì, probabilmente lo smog ci ammazzerà, però avremo una bella soddisfazione: sulle nostre tombe, ci saranno delle siepi di mortella bellissime.

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dito ar qlo

venerdì, 24 aprile 2009
Il saluto romano

Anvedi chi c'è, li mortacci tua, de 'sto fijo de na mignotta, te ceco l'occhi!!!

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dito ar qlo

lunedì, 20 aprile 2009
Antifurto umano

Arrivano finalmente segnali di ripresa per l’economia anche nel nostro Paese e si creano nuove interessanti opportunità di lavoro. A Urago d’Oglio, ridente cittadina in provincia di Brescia, il cuoco di un noto ristorante, dopo che per ben due volte in una settimana avevano tentato di rubargli l’automobile nuova, ha stipulato un singolare accordo con un clochard indiano: l’extracomunitario dorme in macchina e fa da antifurto umano.

Finora, in Italia, gli unici atti umanitari con il coinvolgimento del mondo dell’automobile sono state le rottamazioni. Questa notizia può però comportare un grande rischio per l’economia italiana e internazionale, cioè che fallisca l’accordo Fiat-Chrysler, a favore di una più conveniente partnership tra l’azienda torinese e la casa automobilistica indiana Tata. Quest’ultima potrebbe infatti fornire cittadini indiani come antifurto di serie su tutti i nuovi modelli. Per il momento, si tratta solo di una ipotesi, ma il recente acquisto da parte dell’amministratore delegato Sergio Marchionne di un sitar, tipico strumento a corde della tradizione indiana, sembrerebbe confermare le indiscrezioni. A questo punto, si apre un ampio ventaglio di possibilità per un settore industriale che sta cercando di uscire dalla crisi: dopo l’antifurto umano, il climatizzatore umano (due immigrati che, seduti sul sedile posteriore, soffiano contemporaneamente sul conducente per rinfrescarlo), il portabagagli umano (un robusto cittadino straniero che, fissato al tettuccio dell’auto, sostiene le valigie durante i viaggi), il carburante umano (due o più, dipende dalla cilindrata, extracomunitari che spingono la vettura. Si tratterebbe di un sistema economico e indubbiamente ecologico). Qualcuno potrebbe obiettare che simili utilizzi dell’essere umano siano disdicevoli e immorali (aggettivi dal sapore medievale nella nostra società), ma si sa che l’Italiano per proteggere l’automobile nuova è disposto a tutto e anche a qualcosa di più.

Alcuni inconvenienti sono facilmente prevedibili, qualora l’antifurto umano prendesse piede su vasta scala: se il proprietario, magari per un’emergenza, dovesse uscire nel cuore della notte, dovrebbe tollerare la presenza dormiente del suo optional in carne e ossa. Come si usa con quelli satellitari, anche in questo caso si potrebbe attaccare sulla carrozzeria l’apposito adesivo, per scoraggiare eventuali malintenzionati: “Quest’auto è protetta da Mohinder Suresh di Bombay”. Non sappiamo come reagirà la Lega a questa nuova moda lanciata, peraltro, da un cittadino padano, visto che il cuoco in questione vive nel Bresciano. Qualche camicia verde potrebbe obiettare che questi nuovi antifurti stranieri vengono a togliere il pane di bocca a quelli nostrani, cresciuti sulle rive del Po. Perché utilizzare infatti un ragazzo che viene da chissà dove, quando a portata di mano c’è una suocera che non ha un piffero da fare e sarebbe felice di passare la notte riversa sul sedile, magari lavorando anche un maglione con i ferri per il genero? La suocera media italiana fa più paura di un rottweiler e per di più, nell’intimità di un comodo abitacolo, potrà finalmente parlare tutto il tempo che vuole con un interlocutore meraviglioso, che non oserà mai contraddirla: il navigatore satellitare.

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dito ar qlo

sabato, 18 aprile 2009
New Italy

Perchè limitarsi a costruire una new town al posto de L'Aquila distrutta dal terremoto, quando si potrebbe ricostruire una intera New Italy al posto di quella vecchia nella quale viviamo? Il governo ci sta riflettendo. Il progetto più ambizioso prevede un nuovo Stivale di gomma gonfiabile da stendere accanto all'attuale Penisola, coprendo l'Adriatico e parte dei Balcani. La sagoma sarebbe uguale a quella dell'Italia attuale, ma ampliata del 20 per cento come prevede il piano casa. L'ampliamento sarebbe ottenuto grazie al prolungamento del Gargano fino a Belgrado. Nel caso di una insanabile opposizione da parte delle nazioni che verrebbero parzialmente ricoperte dalla New Italy, si potrebbe ripiegare sul piano B: progetti locali. Vediamo quali.

New Milano Dovrebbe sorgere nella immensa e desolata landa che separa l'attuale Milano da Malpensa, una zona nella quale gli unici segni di vita sono le urla dei viandanti che si chiedono l'un l'altro "ma dove cazzo è l'aeroporto?". Il progetto è stato affidato alle più grandi star dell'architettura mondiale: dal giapponese Uramaki, famoso per avvolgere i grattacieli con enormi rotoli di alghe, al texano John Grunt (inventore della tavola da pranzo col rinforzo di ghisa per evitare che gli speroni la rovinino), che ha dichiarato di amare molto Milano e di considerarla la più affascinante tra le città  spagnole. Ma l'appalto è stato vinto dal geometra Perego, che ha in mente una megalopoli di grattacieli a schiera. La new Madunina, sulla guglia più alta del new Duomo, avrà  le fattezze della cantante Magalè Brembasca, che nessuno ha mai sentito nominare, ma è stata imposta dalla Lega in cambio della rinuncia alla poltrona di direttore del 'Corriere'.

New Roma Sorgerà sull'attuale area urbana, interamente spianata con l'eccezione del Vaticano che rimarrà  identico e con lo stesso papa sottoposto a lifting su consiglio di Berlusconi. Verranno costruiti i new sette colli, che grazie a una sponsorizzazione della Disney avranno il nome dei sette nani. Sul Gongolo sorgerà  il nuovo Palazzo Chigi. Il Colosseo, ricostruito in polistirolo antisismico, verrà  riportato alla sua forma originale, che secondo Berlusconi era identica alla Rinascente con la sola eccezione della scale mobili. La plebe potrà  continuare a dedicarsi ai suoi pittoreschi atteggiamenti, ma su consiglio di Berlusconi non dovrà  più accalcarsi nei vicoli gridando 'ah Nandooo!', ma accalcarsi nei vicoli gridando 'ah Piernandooo!'

New Napoli Dovrebbe sorgere dove capita. I bassi dei Quartieri spagnoli saranno replicati fedelmente, ma su suggerimento dello stesso Berlusconi avranno la moquette. Il new Vesuvio sarà  collegato a quello vecchio con un modernissimo sistema di sensori, dando luogo alla prima eruzione stereofonica della storia, che verrà  ripresa in diretta e trasmessa in tutto il mondo in sensorround per registrare fedelmente le grida di terrore e i gemiti degli agonizzanti. Il governatore sarà  Bassolino almeno fino al 2150, grazie a un accordo politico tra il Pd e un'azienda di formalina. Berlusconi ha suggerito di intitolare il nuovo teatro a Gaetano De Filippo, rimanendo molto contrariato alla notizia che si chiamava Eduardo. Per rimediare alla gaffe, ha chiesto che all'inaugurazione sia presente Pulcinella, purchè non passi a Sky.

New Sardegna Sarà  la prima isola antisismica del mondo. L'idea è di abolire la causa scatenante dei terremoti, e cioè il terreno, erigendo in mezzo al Mediterraneo la prima isola di sole barche. Migliaia di panfili legati l'uno all'altro con gomene e ponticelli sospesi, dando luogo alla più eccitante movida del pianeta, con veline e calciatori che si rincorrono cercando di evitare le fucilate di Vittorio Emanuele di Savoia. Tutte le barche saranno disegnate da Briatore e avranno due poppe.

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dito ar qlo, anti-berlusca

giovedì, 16 aprile 2009
Non scucio un euro !!!

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede.

Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda. Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera.
Non dò un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano,
io possa fare. Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie.

Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro. Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità  accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese. E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno? Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?  Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate. Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata.
Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non 
puoi restare indifferente. Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da
bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto. Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.

Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto. Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto. Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in
questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia. Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso. Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

Giacomo Di Girolamo (lettere al diretto di http://a.marsala.it/)

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copio e incollo, dito ar qlo, anti-berlusca

martedì, 14 aprile 2009
Niente miracoli a San Giuliano

New L'Aquila: una città  tutta nuova in 24 mesi, al massimo in 28. La promessa di Silvio Berlusconi nel giorno del dramma abruzzese ha il fascino degli effetti speciali. Il presidente del Consiglio la chiama "new town", termine britannico per indicare gli insediamenti satellite, ma che in italiano ha un grande modello concreto: Milano 2, la prima creatura del Cavaliere, l'inizio della sua epopea.

Le frasi pronunciate dal premier a L'Aquila hanno però qualcosa di deja vu: "Entro due anni gli abitanti riavranno le case". Ricordate? Era lo choc di San Giuliano, il paesino del Molise dove il 31 ottobre 2002 il terremoto si era accanito contro la scuola uccidendo 27 bambini e la loro insegnante. Tre giorni dopo la strage, il premier convoca una conferenza stampa: "Mi sono intrattenuto con degli amici architetti per mettere a punto un'ipotesi di progetto per la costruzione di una nuova San Giuliano". Anche allora il disegno era quello della new town, la città  satellite: "Un quartiere pieno di verde con la separazione completa delle automobili dai percorsi per i pedoni e per le biciclette. Un progetto che potrebbe portare in 24 mesi a consegnare agli abitanti di San Giuliano dei nuovi appartamenti funzionali, innovativi, costruiti secondo le nuove tecniche della domotica".

Non sembrava un'impresa difficile: nel paese colpito gli abitanti erano soltanto 1.163 e gli edifici poche centinaia. "Vorrei in questa occasione dare risposte con dei tempi assolutamente contenuti e certi", ribadì il premier. E tutto il governo mostrava ottimismo, come sottolineò il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu davanti al Parlamento: "Il presidente del Consiglio ha assicurato che entro 24 mesi il comune verrà  riconsegnato alla completa e normale fruibilità  degli abitantià". Ma sette anni dopo, la ricostruzione di San Giuliano è ancora lontana dalla fine. E di domotica, ossia di edifici 'intelligenti' ad altissima tecnologia, non se n'è vista proprio. Persino per completare la nuova scuola, questo si un istituto d'avanguardia, definito 'il più antisismico d'Italia', di anni ce ne sono voluti quasi sei. Berlusconi ha fatto in tempo a finire il governo, lasciare la poltrona a Romano Prodi e tornare a Palazzo Chigi: è stato lui a presenziarne l'inaugurazione nello scorso settembre. Come è lontano quell'autunno del 2002 quando il premier volò a San Giuliano con il suo architetto di fiducia, quel Giancarlo Ragazzi che è stato uno dei progettisti di Milano 2 nel lontano 1970 e che dieci anni dopo aveva replicato l'opera con Milano 3 di Basiglio, altra new town del Biscione alla periferia del capoluogo lombardo. A dimostrazione del ruolo di progettista di corte, due anni fa Adriano Galliani spiegò a 'L'espresso' di avere nel cassetto un piano di Ragazzi per rifare anche lo stadio di San Siro. L'incarico al 'triplicatore di Milano' fu poi formalizzato dal sindaco molisano nel maggio 2003 assieme all'arrivo delle prime sovvenzioni statali: sei mesi erano già  stati bruciati per definire la forma giuridica degli interventi.

A quella data, molte cose erano risorte grazie alla sottoscrizione popolare Un aiuto subito lanciata dal 'Corriere della sera' e Tg5: un complesso scolastico prefabbricato e 150 chalet del 'villaggio provvisorio'. Tutto realizzato in legno e considerato molto funzionale dagli abitanti. Le prime vere case sono state consegnate cinque anni dopo la scossa, quando 500 persone vivevano ancora nel villaggio provvisorio mentre un altro centinaio si era trasferito nei comuni vicini, meno danneggiati. Adesso si marcia verso il settimo anniversario e molte delle palazzine sono ancora un cantiere, con gli enti locali sul piede di guerra per ottenere altri contributi destinati alla 'ricostruzione pesante' del centro storico. Di soldi in realtà  ne sono stati spesi tanti. Il Comune ha preventivato un costo di circa 250 milioni di euro. Nei primi cinque anni poco meno di 100 milioni sono andati per rifare le opere pubbliche e le infrastrutture, altri 70 per le case private. Il resto è oggetto del contendere tra sindaci, regioni e governo Berlusconi che nell'ultima Finanziaria ha decurtato le disponibilità. Ma sono in molti a parlare di sprechi nell'uso delle risorse. La Corte dei conti, per esempio, due anni fa ha aperto una istruttoria sulla Regione Molise che aveva ottenuto stanziamenti pari a 700 milioni.

Finora ne sono stati erogati ben 550, spesso investiti in modo discutibile: reti wifi anche per chi vive nei prefabbricati, finanziamenti per il turismo, la sponsorizzazione di un reality show estivo di Mediaset e delle selezioni di Miss Italia. E' importante ricordare le dimensioni della tragedia. A San Giuliano nel 2002 ci furono 30 morti, in tutta l'area colpita tra Puglia e Molise i feriti furono 200, gli sfollati 3 mila in provincia di Campobasso e un migliaio in quella di Foggia. Un bilancio drammatico, ma assolutamente non paragonabile con la devastazione dell'Abruzzo dove i morti sono più di 200 e gli sfollati decine e decine di migliaia. Quanti fondi saranno necessari adesso? Il ministro Altero Matteoli ha detto: "A una prima stima, soltanto per l'edilizia e per le abitazioni private i soldi da stanziare si aggirano intorno a un miliardo e 300 milioni di euro, escludendo quello che servirà  all'industria". Ma se San Giuliano con i suoi mille abitanti ha preventivato un costo di 250 milioni, come si può pensare di ricostruire tutto il centro storico dell'Aquila con la somma ipotizzata dal ministro? E ancora, la questione dei tempi. Ha dichiarato sempre Matteoli: "Le case che si dovranno abbattere si possono ricostruire in 24 mesi snellendo tutte le procedure. Con i provvedimenti che siamo intenzionati a prendere si potrà  fare in due anni". Sicuri? La lezione di San Giuliano è stata inutile? Prima di promettere, forse sarebbe meglio aspettare e capire. Per non illudere chi ha già  sofferto tanto.

(Gianluca Di Feo - L'espresso 7/4/2009)

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copio e incollo, anti-berlusca

domenica, 12 aprile 2009
E' Pasqua ...

... nonostante tutto !!!

Bara

Faglia

castelnuovoCastelnuovo-2Santa MariaAquila

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sociale

sabato, 11 aprile 2009
Barzellette & Erdogan

In seguito alle notizie di stampa calunniose diffuse dopo i recenti vertici internazionali, e per evitare nuovi pretestuosi attacchi, Palazzo Chigi ha deciso di diffondere con largo anticipo il programma dei prossimi incontri, con particolare riferimento agli obblighi protocollari del premier.

Londra, giugno 2009 Vertice italo-inglese. Per dimostrare alla regina che non le porta rancore, Berlusconi le fa omaggio di un reggipetto di pizzo, pregandola di indossarlo in sua presenza. Nella foto ufficiale, il premier si attiene scrupolosamente al silenzio, e per sottolineare quanto sia radicato il rapporto di profondo rispetto per l'Inghilterra, posa travestito da Francis Drake, puntando scherzosamente il cannocchiale da ammiraglio dentro il decolletè della regina. Prima dei saluti, la tradizionale barzelletta: gli esperti di protocollo di Palazzo Chigi suggeriscono di evitare quella sulla dissenteria di Winston Churchill. Meglio una generica barzelletta sui pompini.

Parigi, ottobre 2009 Nuovo vertice del G20. Nel corso della foto ufficiale, per evitare strumentalizzazioni Berlusconi si trattiene nei giardini dell'Eliseo, posando per un acquerellista venuto apposta da Montmartre. Nel tardo pomeriggio, dopo avere appeso il suo ritratto nell'appartamento privato di Sarkozy, raggiunge gli altri 19 leader nel salone della cena, offrendo uova sode che estrae dalla tasca dei pantaloni. Telefonata a Erdogan per salutarlo. Barzelletta: quella su Carla Bruni in visita a una caserma della Legione Straniera.

Nairobi, marzo 2010 Vertice pan-africano, presenti tutti i capi di Stato del continente più Berlusconi, invitato come osservatore. Il premier regala a ogni leader africano un paio di scarpe da ballo. Durante la foto ufficiale, per non mettere in imbarazzo gli altri, si presenta con un fondotinta nero e un cappello di paglia, intonando un blues. Lavori interrotti da una telefonata a Erdogan, per fargli salutare uno per uno i 49 leader presenti che si passano il telefonino. Barzelletta sui cannibali.

Vaticano, giugno 2010 Incontro con il pontefice. Ratzinger regala a Berlusconi un rosario. Berlusconi ricambia con un motoscafo. Il premier costringe il papa a telefonare a Erdogan. Foto ufficiale molto affettuosa, con Berlusconi che si mette scherzosamente in testa il cappello del papa. Riunione di lavoro per confermare la solidità  dei valori cristiani del nostro governo: Berlusconi garantisce a Ratzinger che non è affatto divorziato, si è solo allontanato da casa nel 1981 per comperare le sigarette, e la stampa, come al solito, ha frainteso. Barzelletta sulla suora che non riesce a sfilare i collant.

Brisbane, settembre 2010 Vertice Australia-Giappone. Berlusconi non è invitato ma si presenta a sorpresa per telefonare a Erdogan dicendogli: "Non ci crederai, sono a Brisbane!".

Giove, luglio 2045 Summit del sistema solare. Berlusconi, in rappresentanza della Terra, garantisce aiuti economici all'Imperatore di Urano, che accetta per pura cortesia: il più povero degli uraniani possiede dieci catene televisive e usa le banconote da mille Uron (un miliardo di euro) per soffiarsi il naso. Il premier racconta al presidente di Saturno la barzelletta "Ci sono un tedesco, un italiano, un inglese e un ebreo su un aereo", ma è costretto a ripetergliela per i tre giorni del vertice perchè non la capisce. Telefonata a Erdogan per rafforzare i rapporti di amicizia tra Turchia e Plutone. Durante la foto ufficiale, Berlusconi fa le corna all'ombroso premier marziano, che non capisce lo scherzo e lo incenerisce con il suo laser da polso.

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dito ar qlo, anti-berlusca

giovedì, 09 aprile 2009
Il CAI Nano colpisce ancora

Da altrove (http://ilblogaccanto.splinder.com/)

E' polemica sui siti dei media stranieri per la frase di Silvio Berlusconi sul «week-end in campeggio» dei terremotati. La storia è sulle homepage della stampa estera fin da ieri e continua a fare discutere. In un'intervista alla televisione tedesca N-Tv, il presidente del Consiglio, riferendosi agli sfollati, ha detto: «Hanno tutto quello di cui hanno bisogno. Hanno medicine, hanno pasti caldi… Naturalmente è una sistemazione provvisoria, dovrebbero consideralo come un fine settimana in campeggio». Il premier si è poi difeso dicendo che cercava solo di infondere ottimismo. Ma ormai era fatta.

Immediate le critiche sui principali siti tedeschi. Il Frankfurter Allgemeine Zeitung l'ha messa in apertura della sua homepage. Lo Spiegel online ha titolato: «Berlusconi paragona i letti provvisori a un campeggio nel fine settimana». La tv pubblica Zdf scrive sul suo sito: «Berlusconi schernisce le vittime del terremoto». Titolo analogo sul sito del Bild: «Berlusconi deride le vittime del terremoto».

Il Times di Londra parla di «grave gaffe» e ci scrive un editoriale: «Toccato dalla grossolanità». «La carriera politica di Silvio Berlusconi è una cronistoria di commenti insensibili», si legge sul Times. «Definire insensibile il suo consiglio rischia di accordargli lo status di verità. Invece è un esempio della buffoneria ricorrente» nel suo mandato. Il quotidiano britannico ricorda l'exploit di Berlusconi al G20, quando ha infastidito la Regina alzando la voce, la frase su Barack Obama «abbronzato» e altre gaffe ancora. Commenti del genere – scrive - non solo «avviliscono metà della popolazione», ma imbarazzano i compatrioti di Berlusconi e rimpiccioliscono la sua carica».

Un altro titolo punta sull'invito rivolto agli sfollati di andare al mare, consiglio trasmesso nei reportage delle tv italiane. «Ha detto a una sfollata di mettersi la crema solare», raccontano i cronisti britannici. «Berlusconi ha insistito che non c'era niente di inopportuno nelle sue frasi», si legge ancora sul Times. Ma alcune persone nelle tende erano «costernate». I cronisti citano, tra gli altri sfollati, Vincenzo Breglia: «Se Berlusconi pensa che siamo in vacanza in campeggio, lo invito a fare cambio. Lui può venire qui a dormire e io faccio il primo ministro. Voglio vedere quanto gli piace passare la notte al gelo e senza acqua calda».

Il Guardian mette nel titolo sulla homepage che Berlusconi «minimizza lo shock». La frase è venuta fuori nel giorno in cui il bilancio delle vittime era salito a 272, fa notare il quotidiano. Il Telegraph osserva: «L'assicurazione di Berlusconi che gli sfollati hanno tutto quello di cui hanno bisogno è in netto contrasto con l'esperienza di molti sopravvissuti». Molti – continua - non riescono neppure a trovare posto nei campi perché non ci sono abbastanza tende. Il Telegraph ripropone a parte le dieci maggiori gaffe del Cavaliere.

Lo spagnolo Abc pubblica sul sito una critica durissima: «Il primo ministro italiano ha la rara abilità di convertire in oscenità alcuni dei suoi commenti… », scrive Abc, definendo le dichiarazioni sul campeggio «offensive» per le vittime del terremoto, trasformate dal Cavaliere in «improvvisati escursionisti». «Non è la prima volta, né sarà l'ultima, che l'oratoria di Berlusconi degenera in un'arma di distruzione», conclude il commento, deplorando un primo ministro «incapace di controllare i suoi impulsi e di tenere la bocca chiusa».

El Mundo, che era stato tra i primi a mettere la storia sulla homepage, oggi titola: «Berlusconi coltiva tra le rovine la sua immagine di statista», sottolinea che il premier è «onnipresente sul terreno», «consola le vittime» e «coltiva la sua immagine di uomo di stato nello stile provocatorio che è il marchio della casa». El Mundo racconta la polemica sul campeggio e l'esortazione ad andare al mare e osserva che neppure queste polemiche sembrano intaccare la popolarità del primo ministro. Il quotidiano spagnolo cita il politologo Marc Lazar: «Berlusconi vuole darsi una levatura di uomo di Stato e incarnare l'unità nazionale… pensa alla sua prossima tappa come presidente della Repubblica».

Lo stupore emerge anche dai servizi sui siti della stampa francese. Le Figaro titola: «Per Berlusconi i sinistrati sono "come in campeggio"» e si chiede se i sopravvissuti al terremoto apprezzeranno il paragone. Vari titoli si trovano anche sul sito del Nouvel Observateur: «Nel cuore della catastrofe, Berlusconi vede il lato buono delle cose»: così comincia una notizia dell'Ap, pubblicata dal sito del Nouvel Obs e da molti altri siti. Della polemica parla nella sua corrispondenza dall'Aquila anche il New York Times. «E' stato criticato…», scrive Rachel Donadio. «Ha poi spiegato che cercava di mantenere un tono ottimistico e molti residenti hanno elogiato la rapida risposta del governo alla crisi».

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copio e incollo, anti-berlusca

martedì, 07 aprile 2009
Armi di distrazione di massa

È il momento del chat chat chat della segretaria: uno studio realizzato dall’Università di Melbourne ha dimostrato che gli impiegati i quali occupano parte dell’orario di lavoro navigando su Internet, magari su siti come YouTube o Facebook, producono il 9% in più dei colleghi che non lo fanno. Ora il problema è: chi lo dice al ministro Brunetta?

Svagarsi un po’ durante la giornata lavorativa è quindi utilissimo, perché la navigazione di intrattenimento, una sorta di crociera telematica, serve a mantenere la concentrazione alta e vigile. Insomma, le armi di distrazione di massa non solo non sono pericolose, ma, anzi, danno degli innegabili benefici. Suscita scalpore questa notizia che ci giunge dall’Australia, in un momento così particolare per la nostra Pubblica Amministrazione, in cui le statali (non nel senso delle vie Appia, Tuscolana, Aurelia, Cassia...) protestano energicamente contro l’accusa di fare shopping invece che lavorare. E pensare che nei mesi scorsi molte aziende italiane, pubbliche e private, hanno oscurato Facebook in ufficio, ritenendo che il social network sia distraente per i lavoratori. Sarà per questo che le Poste funzionano maluccio, perché ai suoi dipendenti è stato vietato di ottenere e offrire amicizia online, anche considerando che offrire e, soprattutto, ottenere amicizia da un utente in coda da ore per una raccomandata, è decisamente difficile. In passato, il comune di Napoli ha tentato di regolamentare l’accesso su Facebook: non più di un’ora al giorno, in piccoli blocchi di dieci minuti. Vista la situazione globale, ormai il concetto di rateizzazione si applica anche ai passatempi. Si prospetta però all’orizzonte un problema sindacale molto serio: il concetto di “distrazione” cambia, probabilmente, da dipendente a dipendente, e tutti hanno il sacrosanto diritto di ricaricarsi come meglio credono. Questo renderà necessario, all’interno dei luoghi di lavoro, allestire campi da tennis, piscine, aree per gli scacchi e il modellismo, per la giostra del saraceno, per il tiro con l’arco e la pesca d’altura, a seconda dei gusti del personale. Qualche problema potrebbe sorgere per quanto riguarda il deltaplano e il bob a due, ma siamo sicuri che nel nostro Paese si troverà una soluzione soddisfacente anche di fronte a piccoli problemi di questo genere. Senza dubbio, una pratica viene sbrigata molto più rapidamente dopo aver completato un puzzle di 3.000 pezzi o aver costruito la piramide di Cheope con i fiammiferi. Insomma, in Italia diventerà sempre più difficile distinguere il lavoro dal dopolavoro, il briefing dal cral.

Si tratta però di un fenomeno che si sta allargando a macchia d’olio anche a settori inattesi, dove il limite tra la serietà e il divertimento dovrebbe essere molto chiaro. Se serve a diventare più produttivi, ben venga. Quindi, se chi svolge un lavoro serissimo, ad esempio presidente del Consiglio, magari durante un G20 molto delicato, sente l’esigenza di alleggerire la tensione gridando «Mr. Obamaaaaaa!», va ringraziato di tutto cuore. Lo fa per patriottismo. Anzi, se per distrarsi un po’ volesse lanciare anche un gavettone a Sua Maestà la regina d’Inghilterra Elisabetta II, dovremmo capirlo e sostenerlo. Dopo, riprenderà a lavorare meglio per tutti noi.

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dito ar qlo

domenica, 05 aprile 2009
Dobbiamo mantenere i rapporti con la Ventura ...

Se alzate l'audio questo si sente distintamente "Dobbiamo mantenere i rapporti con la Ventura" ... ma come ? Non era la telefonata con Erdogan ?

Beh ma è logico: o il turco ha iniziato a parlare italiano o il Cai Nano ha iniziato a parlare turco ... proprio lui che non sa mettere insieme due parole di inglese e, meno che mai, di francese.

Questa è la forza del Cavaliere. Nessuna condanna, nessuna gaffe, nessuna adpersonam può oramai metterlo in difficoltà, perché il Cratere dei Disastri, perché il Calderone dell'Umiliazione Nazionale sono diventati troppo profondi. Una legiferata in più od un lodo in meno poco importa. Diciamoci la verità: è arrivato al punto di poter fare come STRACAZZO vuole, Sorretto e Coadiuvato dai Bocchino, dai Gasparri, dai Quagliariello, dai Dell'Utri: Palafitte di Letame che innalzano il Premier a Minchione Divino.

E' straconvinto che nella vita come nella politica è come quando faceva l'animatore sulle navi da crociera: è tutto un lazzo, tutto uno scherzo, tutta una risata.

Solo che chi continua a rimetterci la faccia è l'Italia intera.
 

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anti-berlusca

sabato, 04 aprile 2009
L'ombra del Comunismo

Mike Bongiorno come Indro Montanelli: licenziati da Berlusconi in età  avanzata perchè comunisti. Una vita intera a dissimulare la loro vera natura prima di essere finalmente smascherati. A Mediaset ci si interroga sulle falle del sistema di sicurezza interno, e ci si chiede con angoscia quanti altri comunisti insospettabili si nascondano tra gli stipendiati del Cavaliere. Nel caso di Mike, una spiegazione potrebbe essere questa: non sapeva nemmeno lui di essere comunista, la moglie era riuscita a nasconderglielo per tutti questi anni. Ma vediamo gli altri casi di insospettabili sul cui conto Mediaset sta conducendo una severa inchiesta interna.

Emilio Fede Nel rapporto a lui dedicato, si legge che il suo telegiornale ha prodotto più danni a Berlusconi di qualunque altro mezzo di informazione. "Non sfugge", si legge nel documento riservato, "il suo tentativo reiterato di presentare Berlusconi come un ossessionante e ridicolo ducetto, circondato dallo zelo disgustoso dei suoi cortigiani. Particolarmente gravi le lunghissime dirette dei suoi discorsi, con prolungate inquadrature di tardone con le tette rifatte e le labbra e canotto che applaudono qualunque stronzata. Il Fede risulterebbe iscritto, in gioventù, alla sezione del Pci Martiri di Montecarlo, intitolata al partigiano Patrick La Boule, nome di battaglia 'Rien ne va plus', che resistette nel privè della sala da giochi, sotto i bombardamenti, perchè aspettava l'uscita del 23. Però tra le macerie".

Samuel, Manuel, Christian, Giuseppe del 'Grande Fratello' (e Tatiana, Valeriana e Aureliana) Mesi e mesi stravaccati sui letti sfatti, i maschi con le mani sulle balle, le femmine massaggiandosi i piedi e dandosi lo smalto (a volte entrambe le cose insieme, sporcandosi tutti i piedi di rosso). Nemmeno i socialisti utopisti delle origini erano riusciti a concepire una così radicale liberazione del proletariato dalle catene del lavoro. I concorrenti del 'Grande Fratello' non sono in grado di scopare una stanza, impiegano 20 minuti per allacciarsi le scarpe e per cucinare un uovo sodo devono prendere delle sostanze eccitanti e darsi il cambio ai fornelli. Il Centro Studi Ideologici del Pdl considera il 'Grande Fratello' un esempio di sciopero permanente che ha già  largamente superato il mitico sciopero delle mondine nel '49, durato tanti mesi che alla fine per tagliare le piante di riso, alte quattro metri, furono necessarie le motoseghe. Evidente, sostiene l'inchiesta interna, che i concorrenti del 'Grande Fratello' sono attori comunisti infiltrati. Il linguaggio da decerebrati e l'incapacità  di pronunciare una frase più lunga di due parole, una delle quali è quasi sempre 'fica', non possono che essere il frutto di una abile simulazione.

Maria De Filippi 'Amici' doveva chiamarsi 'Compagni'? I balletti, le coreografie di massa, i canti a gola spiegata, i colori abbacinanti e stucchevoli dello studio e dei costumi, sembrano mutuati direttamente dagli spettacoli di propaganda del comunismo cinese e coreano. C'è però una prova a discarico: il clima di ebete e acritico entusiasmo di 'Amici' è identico anche a quello delle convention di Publitalia.

Previsioni del tempo La meteorologia è, da tempo, una spina nel fianco del berlusconismo. L'annuncio insistente di precipitazioni, tempo incerto, variabilità , è considerato una delle manifestazioni più perniciose del disfattismo comunista. Neanche la sostituzione di tutti gli ombrellini e le nuvolette con soli splendenti è servita a migliorare la situazione: i meteorologi Mediaset, con il pretesto della razionalità  scientifica, portavano da casa ombrellini e nuvolette ritagliati dalla moglie. Sono stati tutti licenziati e rimpiazzati con strafiche che non sanno distinguere il Po dall'Anatolia, ma sorridono sempre e sostengono che domani sarà la giornata ideale per abbronzarsi come Obama.

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dito ar qlo, anti-berlusca

mercoledì, 01 aprile 2009
Progetto Dark Porcelain

E dopo, Google Maps, Gmail, Android ecco il nuovo progetto di Google per il Wi-Fi: Dark Porcelain

E' la rivoluzione finale della connessione Wi-Fi: il Toilet Internet Service Provider (TiSP).

E' un sistema di tipo punto-a-punto (end-to-end system) che utilizza un comodo router (facilmente installabile sopra il wc casalingo) ed un cavo in fibra ottica collegato all'interno del wc ad uno dei numerosi nodi d'accesso della rete Google TiSP, tramite la rete fognaria locale.

Ecco uno schema del funzionamento

tisp_diagram

Per una guida passo-passo per l'installazione:

http://www.google.com/tisp/install.html

Per eventuali problemi d'installazione c'è anche il forum:

http://groups.google.com/group/google-tisp/

Tutto ciò è ovviamente gratuito: basta iscriversi al servizio e si riceverà  il kit d'installazione che include il cavo in fibra ottica, il router wireless TiSP, il cd d'installazione e la guida per il setup.

In un'ora potrete avere (ovviamente per il momento il servizio è disponibile solo in Usa ed in Canada ma a breve sarà  disponibile anche in Europa) la vostra connessione wifi gratuita.

Scritto alle 06:26 | link | commenti | commenti (popup)
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