Nato per scassare le altrui sfere, cibarmi di altrui sensazioni e vivere di proprie emozioni.
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In un Natale futuro ma non troppo lontano, dopo che la parentela vi avrà devastato l'appartamento come una simpatica comitiva di Unni, potrete dire a vostra moglie, con un sorriso sereno sulle labbra: «Tranquilla cara, ci penso io…», senza la preoccupazione di dover faticare troppo. Perché in effetti, si tratterà solo ed esclusivamente di forza del pensiero. Un gruppo di ricercatori delle Università romane della Sapienza e di Tor Vergata, ha infatti realizzato l'ardito progetto della prima casa demotica, completamente controllata da impulsi cerebrali, tecnologia affascinante ma, purtroppo, discriminatoria: esclude infatti, a causa della carenza dei succitati impulsi, la stragrande maggioranza dei partecipanti ai reality show, migliaia di persone appartenenti al tifo organizzato e almeno 4 ministri dell'attuale governo.
Ma, si sa, la scienza pretende le sue vittime. Non mancheranno, inevitabilmente, le polemiche negli ambienti culturali, anzi, se ne prevede già una durissima tra gli scienziati in questione e il più prestigioso gruppo di intellettuali italiani, noti all'opinione pubblica con il nome di Pooh, il cui manifesto ideologico si riassume nella frase "Non restare chiuso qui… pensiero !". Secondo gli studiosi, invece, è necessario non solo che il pensiero rimanga chiuso in casa, ma anche che si occupi del farla funzionare.
A sentire l'équipe scientifica guidata dal professor Babiloni e dalla dottoressa Marciani, presto avremo delle abitazioni con porte, luci, tv ed elettrodomestici che si accendono e si spengono grazie alla forza della mente. Un risultato davvero impressionante, anche se con qualche ineluttabile controindicazione: se una sera, ad esempio, rincasi da una festicciola e magari hai le idee un po' confuse a causa di un bicchierino di troppo, corri il pericolo di far partire contemporaneamente l'antifurto, l'impianto stereo e l'aspirapolvere, la qual cosa con ogni probabilità non ti farà benvolere dai vicini. Un altro problema può essere costituito quando, all'interno della casa, i diversi componenti della famiglia pensano comandi diversi e contrastanti tra loro: «Spegni la tv… accendi la tv… abbassa quello stereo… alza quello stereo…», fenomeni che si verificano normalmente in ogni convivenza umana e che, in presenza di una tecnologia così sofisticata, potrebbero trasformare il focolare domestico ne “La Casa” protagonista della spaventosa pellicola di Sam Raimi.
Si tratta, comunque, di rischi calcolati dagli scienziati, questo è ovvio. Insomma, nella gestione quotidiana della casa potremo finalmente applicare la stessa filosofia che l'Italiano applica ai regali di basso costo per i colleghi d'ufficio: basta il pensiero. Scendendo nel dettaglio tecnico della nuova invenzione, si tratta di una cuffia con elettrodi collegata a un computer, che capta un'onda emessa dal cervello quando un oggetto cattura la nostra attenzione, denominata P300, da non confondersi con la P2, altro tipo di onda, anch'essa destinata al controllo delle cose e del pensiero, ma con il fastidioso obbligo di cappuccio nelle riunioni ufficiali. Al di là dei suoi possibili sviluppi di mercato, la possibilità di controllare con il pensiero la propria abitazione è un grosso passo avanti: a tutt'oggi, infatti, il solo pensiero fisso abbinato alla casa si chiama mutuo.
Roma è la Città Eterna, non soltanto per il tempo che occorre ad attraversarla in macchina quando piove, ma anche e soprattutto perché vive di grandi ricordi, un po' come Mike Bongiorno. Proprio sulla base di questo presupposto, il Sovrintendente ai Beni archeologici del Comune Umberto Broccoli ha proposto di riaprire il Colosseo, per rievocare lo spirito di duemila anni fa e i fasti dell'Urbe, con combattimenti di veri gladiatori. È, a suo parere, un modo per far rivivere l'antichità, come se non bastassero lo stato del Policlinico Umberto I e il funzionamento di molti uffici comunali. Se invece lo scopo dell'iniziativa, come ci sembra di capire, è quello di riproporre nella sua crudezza la lotta per la sopravvivenza, è allora sufficiente percorrere la tangenziale nelle ore di punta o infilarsi in un qualsiasi centro commerciale il sabato pomeriggio. Per fare le cose fatte bene, rispettando la veridicità storica e impressionando i turisti, servono senza dubbio i leoni e le tigri, gli elefanti e gli orsi. Servirebbero anche i cristiani, a dirla tutta, ma sembra che la Cei si rifiuti, comprensibilmente, di collaborare con gli organizzatori. La riapertura del Colosseo, il glorioso Anfiteatro Flavio, potrebbe essere la prima di una serie di eventi per ricordare Roma antica, anche perché quella moderna spesso è meglio dimenticarla. C'è ad esempio molta preoccupazione a Cantalupo e negli altri comuni della Sabina, dove si teme una replica del famoso "ratto" che suscitò un grandissimo gossip nel 753 a.C. Ma sono centinaia le simpatiche e stimolanti trovate che potrebbero animare in futuro il centro storico di Roma. Nel periodo imperiale era ad esempio di gran moda, per simulare battaglie navali, l'allagamento di piazza Navona, spettacolo che di questi tempi, ne abbiamo avuto la riprova nei giorni scorsi, è facilmente realizzabile in tutta la città. E la grandezza dei Fori Imperiali, non si ritrova forse su tutta la rete viaria della Capitale, dove in effetti alcune buche risalgono all'epoca di Caligola? Appare, al contrario, decisamente improbabile trovare qualcuno che ripeta il coraggioso gesto di Muzio Scevola: oggi come oggi, nessuno se la sente più di mettere la mano sul fuoco per chicchessia. Ci sarebbero poi le Idi di Marzo e l'incendio di Nerone, avvenimenti senza dubbio interessanti ma che rischierebbero di spaventare le comitive di giapponesi e di americani. E poi, siamo sicuri che, se ci fossero oggi, i gladiatori si affronterebbero all'ultimo sangue con il gladio ed il tridente nell'arena? Se fosse ancora tra noi Massimo Decimo Meridio, comandante dell'esercito del Nord, Generale delle legioni Felix, servo leale dell'unico vero Imperatore Marco Aurelio, probabilmente, più che un reziario tracio, finirebbe per affrontare Lamberto Sposini a La vita in diretta, è tutto finirebbe lì. Perché oggi, l'epilogo inevitabile di qualunque avvenimento, mirabile o spaventoso, vero o falso che sia, è la televisione. Anzi, il reality show. E con ogni probabilità i gladiatori del 2009, salutando le massime autorità prima del combattimento, direbbero con tono solenne : "Ave Simona, morituri te salutant".
Siamo un popolo di poeti, di santi, di eroi e di navigatori satellitari. Uno studio compiuto nei giorni scorsi da una multinazionale della telefonia mobile su un campione di 12.500 persone in 13 Paesi, inclusa l’Italia, rivela che siamo la Nazione al mondo con più navigatori satellitari. Quasi un italiano su quattro si affida a questo sofisticato apparecchio tecnologico, cioè la sola, vera alternativa a vostra suocera che, seduta sul sedile del passeggero, vi dice di continuo: «Gira a destra... vai più piano... perché fai questa strada?... Non sorpassare... tra 50 metri accosta un attimo che voglio comprare le fave...».
Viene da chiedersi: perché ci affidiamo ai dispositivi di navigazione mobile? Perché, ci fa sapere il sondaggio in questione, non ci fidiamo degli altri e facciamo bene: un italiano su 10 si diverte infatti a dare indicazioni sbagliate ai turisti e alle persone che si sono smarrite. Se vi capita di vedere un giapponese che trascina un trolley lungo la Tiburtina è probabilmente perché aveva chiesto un’indicazione per arrivare a piazza Navona. Noi italiani non abbiamo mezze misure: o accompagniamo di persona lo straniero, se necessario portandolo a cavacecio, oppure lo facciamo smarrire, cinicamente e anzi con un certo godimento. In parte, il fenomeno può essere spiegato con la nostra scarsa conoscenza delle lingue straniere: non riuscendo a farci capire in inglese, pur di non fare brutta figura, facciamo dei gesti a casaccio, indirizzando il malcapitato verso l’ignoto. Il navigatore satellitare, quindi, è la sola certezza cui aggrapparci, anche se, è ormai scientificamente dimostrato, crea una pericolosa dipendenza. Senza di esso, siamo come Pollicino nel bosco: incapaci di tornare a casa.
Per generazioni ci siamo orientati con le mappe, ma l’impossibilità di ripiegarle in maniera soddisfacente ha portato alla loro estinzione. Poi è stata la volta degli stradari, molto amati anche perché gratuiti, in quanto dati in omaggio con gli elenchi del telefono. Ma dopo poche settimane trascorse sotto il sedile del guidatore, tra l’ombrello bagnato e i cavetti per la batteria, diventavano in genere degli orribili fagotti spiegazzati e del tutto incomprensibili, un po’ come le quartine di un grande veggente: Nostradarius. Ora è l’epoca del navigatore satellitare e della sua voce gracchiante e metallica che, con un fastidioso tono di superiorità se non addirittura di disprezzo, ci ordina a quale incrocio svoltare. L’unica Istituzione cui il viandante può ancora rivolgersi con fiducia incrollabile resta il giornalaio che, in ogni quartiere di ogni città del nostro Paese, viene indicato come l’oracolo capace di dare tutte le risposte. Egli non ti ingannerà mai, anche perché il giorno dopo sai dove trovarlo.
Quello dell’orientamento è un senso che, probabilmente, con lo sviluppo tecnologico tende a sparire. L’unico orientamento sempre attivo e funzionante è quello che i telegiornali e le tribune politiche riescono ancora ad esercitare sulla cittadinanza spesso spaesata. O forse, più semplicemente, ha ragione il grande scrittore della beat generation Jack Kerouac, il Piero Pelù del Massachusetts, secondo cui il senso del viaggio sta proprio nel perdersi.
Per poter seguire in prima persona le notizie sulla questione morale nel Partito democratico, il premier Berlusconi ha interrotto un baccanale con danzatrici del ventre, gladiatori e schiave vergini in corso a Palazzo Grazioli. Si è poi informato su quale dei 3.200 giornalisti dei suoi quotidiani, settimanali e telegiornali fosse finalmente riuscito a mettere in difficoltà l'opposizione. Quando ha saputo che si trattava de 'L'espresso', li ha licenziati tutti, confidando ai suoi collaboratori che è assurdo pagare tutta quella gente per qualcosa che si può avere gratis. Si è poi informato sul gradimento della questione morale presso i consumatori, e ha scoperto che si colloca in una posizionedi mercato piuttosto alta, subito sotto le vacanze di Natale nei paesi caldi e subito sopra i formaggi francesi. Ha dunque deciso di investire nel settore. Vediamo come. Tivù In progetto due produzioni di grande impatto morale. Si tratta di 'Mangano', sceneggiato sulla vita dello stalliere siciliano esule al Nord per sfuggire alle persecuzioni della magistratura. Di grande effetto la confessione di un cavallo comunista che si pente e scagiona Mangano da ogni falsa accusa. E di una edizione speciale della maratona di beneficenza 'Telethon', per raccogliere fondi per le scuole private: anche gli italiani di basso reddito avranno finalmente modo di finanziare gli studi dei figli dei ricchi. Attesa anche una riforma della figura delle veline. Saranno sostituite dalle Sposine, una versione molto più castigata: vestite di tutto punto, capelli raccolti, qualche brufolo applicato dal truccatore, potranno avere relazioni sessuali con la produzione del programma e con il pubblico in studio, purché il rapporto sia coronato dal matrimonio. Appalti Il governo ritiene obsoleto e troppo esposto a tentazioni di corruttela l'attuale sistema degli appalti. D'ora in poi i lavori pubblici verranno assegnati con un reality-show nel quale gli imprenditori concorrenti, rinchiusi per un mese in un cantiere sequestrato, cercheranno di eliminarsi a vicenda e di ottenere la nomination grazie al televoto. Molto richieste, come nei reality-show tradizionali, le vecchie glorie dimenticate, che potranno così riconquistare le simpatie del pubblico: tra i più gettonati Ricucci, Ciarrapico e Gaucci. In giuria Luciano Moggi. Economia Su suggerimento di Tremonti verranno lanciate sul mercato finanziario le moralities, speciali dividendi da ripartire tra gli investitori rovinati dal tracollo delle Borse. Le moralities non hanno alcun valore economico ma un forte significato di ricompensa morale. Raffigurano, su carta filigranata, un'immagine del portatore ritratto, con un fotomontaggio, nel giardino della villa di Berlusconi in Costa Smeralda. Daranno diritto di precedenza nelle code al dormitorio pubblico. Informazione Molto colpito dall'inchiesta de 'L'espresso', Berlusconi per non essere da meno ha commissionato a 'Panorama' diversi articoli sulla questione morale nel Pdl. La prima copertina sarà dedicata alla multa per divieto di sosta di un assessore di Viterbo. All'interno, sulla falsariga delle polemiche sulle scarpe costosissime di D'Alema, una coraggiosa rivelazione sulle scarpe di Gasparri, pietra dello scandalo tra gli elettori di destra: costano solo 40 euro, sono veramente orribili e la suola di para scricchiola come un ponteggio pericolante. Rapporti con la magistratura Finalmente una svolta: se raggiunti da un avviso di garanzia, gli esponenti del centrodestra non dovranno accusare la magistratura e alimentare polemiche. Dovranno limitarsi a cambiare il nome del destinatario con il pennarello e infilare di soppiatto l'avviso di garanzia nella tasca di un collega di centrosinistra e allontanarsi fischiettando.
Per il nostro Paese, la tecnologia aerospaziale è un’importante vetrina, nel vero senso della parola: saremo infatti noi a costruire la vetrata della stazione spaziale internazionale Iss. Finalmente qualcosa di italiano del tutto trasparente. Un’importante società italiana ha vinto l’appalto per costruire la gigantesca cupola in vetro che permetterà agli astronauti di ammirare il cosmo, battendo la concorrenza dell’americana Boeing e dei tedeschi dell’Esa. Del resto, in fatto di cupole, da Michelangelo a Provenzano, non ci batte nessuno. Chissà se è prevista anche una navicella di extracomunitari per tenerla pulita, lo scopriremo col tempo.
A dire il vero, per la grande vetrata dell’Iss c’era anche una interessante proposta svedese, ma il fatto che i cosmonauti dovessero montarsela da soli l’ha fatta immediatamente cestinare. In una dimensione fortemente tecnologica come quella che stiamo descrivendo, il fatto che non ci abbiano commissionato computer di bordo o sofisticate tute per il vuoto cosmico, bensì solo un finestrone galattico, potrebbe sembrare una dimostrazione di scarsa fiducia internazionale nelle nostre capacità ingegneristiche. Ma non dobbiamo cedere al pessimismo e all’autocommiserazione. Certo, se su una futura astronave dovessero affidarci l’installazione del distributore automatico di caffè, qualche domanda faremmo bene a porcela. In realtà, a pensarci bene, non è affatto casuale che abbiano scelto noi per la realizzazione di questa parte così delicata della stazione orbitante: in un periodo di crisi come questo milioni di Italiani, come sottolinea la Confesercenti, non possono permettersi di entrare nei negozi, rimangono fuori a guardare le vetrine e le guardano, le guardano, le guardano per ore ed ore. Quindi, nessuno è più esperto di noi in questa materia.
Alla faccia delle mille difficoltà vecchie e nuove dell’Alitalia, questo enorme parabrezza spaziale porterà la nostra firma e, tutto sommato, è una bella soddisfazione. Non possiamo sbagliare, anche perché un’eventuale pecionata finirebbe per creare un’incrinatura nei nostri rapporti internazionali e, soprattutto, un’incrinatura ancor più preoccupante sulla superficie della cupola vitrea in questione. Un solo imperativo si impone adesso ai realizzatori di questa grande opera: non facciamoci riconoscere. Non vorremmo che, per sfruttare al massimo questa occasione irripetibile e incrementare il guadagno, a qualcuno venisse in mente di far lievitare il prezzo del prodotto, come succede durante qualsiasi ristrutturazione. Se, ad esempio, si decidesse di usare vetro di Murano, è chiaro che il saldo finale sarebbe molto diverso dal preventivo iniziale. Oppure, se nella manovra finanziaria che il Ministro Tremonti sta ultimando, si alzasse al 70% l’Iva sulle vetrate spaziali, forse qualcuno troverebbe qualcosa da ridire (anche se, in fin dei conti, il finestrone permetterà di guardare il cielo che in inglese, non a caso, si dice Sky).
Si tratta solo di ipotesi fantascientifiche, considerando pure che l’argomento si presta particolarmente. Comunque, se ciò dovesse accadere, di fronte alle immaginabili rimostranze degli uomini della Nasa, potremmo a buon diritto allargare le braccia e giustificarci, dicendo: «Eh, che volete... i prezzi purtroppo sono arrivati alle stelle!».
La decisione della Fiat di puntare tutte le sue carte future sui modelli economici pone gli analisti di fronte a una serie di interrogativi. Il primo: come farà la Fiat ad abbandonare i modelli di lusso, non avendone mai prodotto neanche uno? Il secondo: come sarà possibile, per gli automobilisti italiani, acquistare macchine ancora più economiche della Uno di cartongesso, con motore a elastico, che vinse nel 1983 il Premio Gandhi per la vettura più umile del pianeta? La risposta è nei piani industriali di Corso Marconi, che anticipiamo per sommi capi. Panda Ikea Coproduzione rivoluzionaria, la Panda Ikea verrà spedita in due grossi scatoloni agli acquirenti che dovranno montarla in casa seguendo le istruzioni: un foglietto con sei disegnini che spiegano come utilizzare i novemila bulloni e i tremila pezzi da assemblare con l'apposita chiavetta di carta stagnola. Si comincia piazzando le quattro ruote per terra alla giusta distanza, il resto è affidato al caso. L'utente, volendo, potrà aiutarsi anche con il brevetto della 'Settimana Enigmistica': 'Unite i puntini, che cosa apparirà?'. Il marketing Fiat punta sull'effetto sorpresa: ogni modello risulterà diverso dagli altri, molto personalizzato. Con i pezzi avanzati, i solutori più che abili potranno montare un pratico spremiagrumi. Punto Single La Punto Single è l'auto ideale per i tempi di crisi. Alimentata a legna, ospita nell'abitacolo una caldaia, un camino e una grossa gerla per i ciocchi più ingombranti. Deve il suo nome al fatto che rimane disponibile solo un posto, quello del guidatore. Molto rilevante il risparmio energetico durante l'estate: la vettura sarà una vera e propria fornace e il guidatore dopo pochi chilometri è costretto a scendere e proseguire a piedi. Multiplissima È una Multipla lunga 20 metri, che potrà ospitare fino a 52 passeggeri. Risparmiosissima, è pensata per poter trasportare comitive di operai, famiglie poligamiche, scolaresche in gita. Ideale per i lunghi tratti autostradali purché rettilinei, perché la Multiplissima non può curvare. Unico accessorio di lusso di questa spaziosissima automobile è un walkie-talkie che permette al guidatore di comunicare con il passeggero di coda per avere indicazioni quando si è in retromarcia. Panda Help Concepita per valorizzare le fonti di energia rinnovabili, è la prima autovettura alimentata a spinta. Si distingue per l'assenza di motore e il gran numero di maniglioni fissati sulla carrozzeria. Il guidatore, del tutto autonomo nelle discese, ove dovesse affrontare un tratto pianeggiante o una salita, chiederà ai passanti se per favore possono spingerlo. Nelle prove per le vie di Torino i collaudatori hanno potuto apprezzare un forte incremento della solidarietà tra sconosciuti: unico accorgimento, si deve far credere che la vettura è in panne e spacciarsi per un medico rianimatore delle Molinette che deve correre in ospedale per un'emergenza. Fiat Diderot Deve il suo nome alla concezione enciclopedica che ha guidato il lavoro dei progettisti (tra i quali Norberto Bobbio, a suo tempo personalmente coinvolto dall'avvocato Agnelli). È fatta usando i pezzi più significativi di tutti i modelli Fiat fin qui prodotti, conservati in magazzino, con enorme risparmio produttivo. Ha l'abitacolo della Fiat 130, i sedili della 500 (ce ne stanno 12), il motore Iveco, i freni del locomotore Settebello, le ruote dei trattori del 1948, lo styling della Balilla e il libretto di istruzioni della 1.100. L'insieme è massiccio ma affidabile, nelle prove sulla pista del Lingotto la Diderot, sfuggita di mano al collaudatore in fondo al primo rettilineo, ha sfondato il parapetto ed è piombata nel cortile senza riportare danni rilevanti.
Dalla cena con furore: Alex C., un trentatreenne di origine tedesca che vive a Roma, figlio di un ricco industriale, da otto anni mangia nei ristoranti cinesi della Capitale e si rifiuta di pagare, in segno di protesta contro il regime di Pechino e di solidarietà con la causa tibetana. È lui l’anti-Pannella per eccellenza: il leader radicale digiuna per manifestare il suo dissenso, Alex al contrario si ingozza di maiale in agrodolce e involtini primavera. Proprio questa settimana c’è stata l’ennesima sentenza di assoluzione per il giovane italotedesco, grazie al cocktail indulto-prescrizione che, a fine pasto, a quanto pare funziona meglio dell’Alka Seltzer.
I vecchi sit in di protesta, i girotondi, i volantinaggi e le manifestazioni di piazza sembrano ormai forme di lotta completamente superate: i nuovi scenari per le rivendicazioni saranno la trattoria “da Giggetto” e il ristorante “Il Satirello”. Il Pacifismo, finora, si è dovuto scontrare con l’Imperialismo e con i regimi totalitari, ma mai con il pollo alle mandorle. Addavenì Sbafone sarà probabilmente lo slogan con cui, negli anni a venire, le nuove generazioni si scaglieranno contro le tante ingiustizie che flagellano il pianeta. Immaginiamo la faccia piena di stupore del povero cameriere cinese che, andando a ritirare il conto, invece della mancia si è trovato di fronte una ribellione in favore dei diritti umani, ma ahinoi la coscienza, come lo stomaco, non sente ragioni. L’impunità di Alex, visto che peraltro il reato di “insolvenza fraudolenta” non prevede né l’arresto né il fermo, scatenerà senza dubbio un’ondata di imitatori, pronti ad abbracciare questa innovativa militanza politico-gastronomica. Proviamo a immaginare cosa potrà accadere in futuro: chi vorrà protestare contro lo sterminio delle balene da parte dei giapponesi, potrà non pagare nei ristoranti di sushi, mentre sarà dovere di ogni cittadino onesto abboffarsi di pasta alle sarde e di cannoli per manifestare contro la mafia. Se non vi sta bene la guerra in Iraq, avrete diritto ovviamente a non onorare il conto da McDonald’s. Già ci sembra di vedere i parlamentari leghisti Borghezio e Calderoli che, per far sentire con forza la voce della Padania contro Roma ladrona, si rimpinzano di pajata e coda alla vaccinara. Una volta i manifestanti e coloro i quali si opponevano al potere costituito pagavano con il carcere, ora, evidentemente, con l’alto tasso di colesterolo. Forse, nelle camere degli adolescenti i poster di Che Guevara saranno rimpiazzati da quelli con il volto bonario di Giovanni Rana. Certo, qualche rischio c’è: in questi tempi di grave crisi economica, in cui le famiglie non possono permettersi di andare a cena fuori, ci sarà probabilmente chi farà il furbo e, magari, si presenterà nel ristorante del noto cuoco umbro Gianfranco Vissani e, a fine pasto, si rifiuterà di pagare per opporsi, che so, all’ipotesi di manipolazione genetica della lenticchia di Castelluccio.
I tempi cambiano e con essi anche i comportamenti degli esseri umani. La generazione di cui facciamo parte, per protestare contro la dittatura di Pinochet si è dovuta sorbire anni ed anni di concerti degli Inti Illimani, ineccepibili nelle loro melodie andine ma non allegrissimi. Purtroppo, all’epoca, in Italia non c’erano ristoranti cileni.