Nato per scassare le altrui sfere, cibarmi di altrui sensazioni e vivere di proprie emozioni.
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Perché il consumatore non consuma più? Con tutto il bendidio disponibile? Il governo ha individuato nella scadente qualità del consumatore italiano le radici del problema. Squattrinato, svogliato, disfattista, sovente di malumore, è l'anello debole di un sistema perfetto che non merita di essere rovinato dall'ingratitudine. Allo scopo, il governo diffonderà in ogni casa un opuscolo di rieducazione del consumatore. Vediamo i punti principali. Mancanza di soldi È il pretesto al quale il consumatore ricorre più frequentemente. Tipico degli avari, va affrontato con una radicale psicoterapia che induca il paziente a riflettere. Al termine del trattamento, il consumatore sarà ugualmente povero, ma nei primi due giorni del mese spenderà tutto lo stipendio in puttanate, ricevendo una lettera di congratulazioni della Confcommercio che lo aiuterà, nei restanti 28 giorni, ad affrontare la fame, il freddo e l'assedio dei creditori con il sorriso sulle labbra e la coscienza pulita. Calendarizzazione Come mai è sempre la quarta settimana del mese quella che fa segnare il crollo dei consumi? Il problema dipende dalla pessima programmazione delle famiglie. Il governo suggerisce di spalmare l'indigenza sull'intero mese, con un sistema a scaglioni: la popolazione verrà divisa in quattro gruppi, ognuno dei quali dovrà rimanere senza soldi in settimane diverse. Lo sgradevole effetto 'quarta settimana', continuo pretesto per la propaganda disfattista dell'opposizione, non avrà più ragione di essere. Pessimismo Per il governo è proprio questo il problema più grave. Uno che già è povero, come fa a non capire che il suo umore torvo non fa che peggiorare la situazione? L'opuscolo del ministero del Welfare, stilato dagli psicologi del Centro Studi Bicchiere Mezzo Pieno, suggerisce di formare, sul modello americano, dei gruppi di autocoscienza per debitori anonimi. Seduti in circolo, leggeranno a turno le rispettive buste-paga, scoprendone l'evidente lato comico. La lettura dei mutui sarà effettuata da un animatore. Panchine La riqualificazione delle panchine è urgente. Verranno concesse in comodato gratuito ai senzatetto, che in cambio ne dovranno curare il decoro ripitturandole ogni primavera. Nei comuni leghisti dovranno ripitturarle usando la lingua al posto del pennello, troppo costoso. Verranno suddivise in panchina a una stella, con cacca di piccioni e cani randagi nei dintorni che mordono il dormiente; a due stelle, senza cacca di piccioni e nelle vicinanze di cassonetti dei rifiuti per un rapido spuntino; a tre stelle, con retino per catturare i piccioni e vecchia padella per cucinarli; e infine categoria lusso, con sistema antincendio per mitigare gli effetti dei raid nazisti. Alimentazione Le ricette della nonna aiutano a riconsiderare il valore di un'alimentazione sobria e sana. Per esempio le croste di pane, se lasciate in ammollo nel bicchiere della dentiera, al mattino avranno formato un gustosissimo impasto già premasticato e molto digeribile. Tra le ricette suggerite dagli chef governativi: i popolarissimi 'macché' della tradizione napoletana, piatto tipico che deve il suo nome al fatto che se uno chiede "hai mangiato?", l'altro risponde "macché". La pasta alle erbe, spaghetti crudi infilzati nelle aiuole dei giardini pubblici per insaporirli. La saporitissima lepre investita, scrostata dall'asfalto con un raschietto e servita fredda. Gli involtini alla veterinaria, squisiti bocconi di carne per cani, ideali per avere un pelo sempre lucido. I deliziosi petti di pollo scaduti, che non necessitano condimento perché il sapore è già molto caratterizzato. Infine, come dessert, la raffinata granita della nostalgia, ottenuta scongelando il freezer e sminuzzando i pezzi di ghiaccio impregnati degli odori dei cibi dei mesi precedenti.
Questa è la storia esemplare e a tratti commovente di un nostro eroico connazionale, ormai noto alle cronache con il glorioso nome di battaglia di Dimission Impossible: il neopresidente della Commissione di Vigilanza Rai Riccardo Villari, uomo raro, prezioso, un vero gioiello. Infatti anche lui, come il diamante, è per sempre.
La vicenda è ampiamente risaputa: viene eletto, in disaccordo tra i due schieramenti politici, alla guida dell'organismo che controlla l'azienda radiotelevisiva di Stato. Il suo partito gli chiede di dimettersi, lui rifiuta, almeno finché non ci sarà una candidatura condivisa. Dopo animate discussioni, la candidatura condivisa si profila all'orizzonte: Sergio Zavoli. Quindi, governo e opposizione chiedono a Villari di dimettersi, ma lui rifiuta ancora fieramente. A questo punto, gli chiedono di andarsene i presidenti delle Camere, il premier, il leader del Pd, i Pooh, il Piccolo coro dell'Antoniano, la Comunità tuareg in Italia, i Ringo Boys, i sindacati confederali, l'Associazione agricoltura biologica, “I 4+4” di Nora Orlandi. Di fronte a tali pressioni, anche il cavallo della Rai si sarebbe dimesso. Villari no. Non arretra di un passo. Cinquantadue anni, napoletano, è un illustre epatologo (e meno male, visto che sta facendo venire un fegato così alle principali cariche istituzionali del Paese). Villari, nei suoi anni di militanza nell'Udeur, ha conseguito un "mastel" in conservazione della poltrona, un corso di perfezionamento frequentato, a suo tempo, pure dall'ex Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. È lui l'unico, vero orsetto Duracell della politica italiana: quando gli dai una carica, non si ferma più. Rimane aggrappato al suo posto come una cozza allo scoglio, come un difensore alla maglietta di Ibrahimovic, come Belen a qualunque uomo sull'Isola dei Famosi.
In questi giorni frenetici, si è cercato addirittura di stanarlo dal suo nuovo ufficio con uno stratagemma: è stata posizionata di fronte all'entrata una poltrona da sindaco di Napoli. Villari, rapido come il fulmine, se l'è presa ed ha richiuso la porta. Nelle prossime ore verranno vagliati dagli esperti altri metodi per indurlo ad abbandonare la posizione: formiche rosse, fialette puzzolenti, lacrimogeni, appelli accorati dei familiari. Se tutto questo non dovesse bastare, non rimarrebbe che la carta estrema: buttargli nell'ufficio Luca Giurato. Speriamo non si debba arrivare a tanto. L'impresa non sarà comunque facile, vista l'innegabile astuzia del personaggio, che, per altro, è stato avvistato camuffato da Raffaella Carrà onde aggirarsi indisturbato per i corridoi di viale Mazzini. Parallelamente alle maniere forti, prosegue incessante l'azione diplomatica da parte delle più alte cariche dello Stato e, da indiscrezioni trapelate, pare che al senatore Villari sia stato offerto, in alternativa al posto occupato, il ruolo di Garante per il controllo demografico dei cinghiali maremmani oppure quello di Gran Ciambellano del Festival di Sanremo, due cariche inesistenti in natura, create appositamente per lui.
Tutto il Paese tiene il fiato sospeso, anche perché da questa storia non si leva un odore gradevole. Di certo, analizzando la faccenda in questione, la dignità ricorda molto da vicino l'albumina nelle analisi di nonno: tracce.
La recente riunione del G20 ha tracciato le linee fondamentali del futuro economico del pianeta. Il primo passo sarà convocare un G21, poi un G22, poi un G23, fino ad arrivare, verso la metà del secolo, a un G170 che riunirà attorno a un'enorme tavolo tutti i governanti della Terra con l'eccezione del Laos, escluso (dopo sorteggio) perché serve un paese libero da impegni che possa occuparsi del catering.
Quanto ai contenuti di questi vertici, non viene ritenuto necessario individuarne alcuno. Il loro scopo è dare l'impressione che i capi di governo siano intensamente impegnati alla risoluzione dei problemi economici, e nella conferenza stampa finale fornire cifre a casaccio (vedi gli ottanta miliardi di aiuti alle famiglie promessi da Berlusconi). C'è chi dice novanta, chi cento, chi centoventi, in una scherzosa gara al rialzo che è diventato il gioco preferito di ogni vertice: l'imperatore di Tonga ha già fatto sapere che, non appena sarà ammesso al G170, stanzierà aiuti per un fantastiliardo, parte con un assegno post-datato, parte in conchiglie.
Nuove risorse economiche L'apposita commissione di esperti insediata dal G20, con l'incarico di individuare nuove risorse per la finanza pubblica, non ha potuto rendere note le sue conclusioni perché la stampante era stata sequestrata dal fornitore per insolvenza.
Lotta alla povertà Il G20 è diviso in due fronti: quello proibizionista e quello antiproibizionista. Secondo i primi, la grande diffusione della povertà è colpa del permissivismo dilagante. Pene più severe per i poveri avrebbero un potere di dissuasione per chi - specialmente i giovani - si accosta alla povertà con sempre maggiore disinvoltura. Per gli antiproibizionisti, invece, i poveri non sono criminali, ma malati che andrebbero aiutati a smettere. Allo studio uno speciale metadone per i poveri: basta una fiala per avere visioni di opulenza, attici a Notting Hill, stole di ermellino, vassoi di ostriche. Purtroppo ogni fiala costa mille euro. Berlusconi ha raccontato la famosa barzelletta sul morto di fame che ruba alcune fette di salame, e sua moglie lo rimprovera perché preferisce il salame intero.
Finanza canaglia Come mai la scoperta di una massiccia immissione sui mercati mondiali di bond di Atlantide, per giunta venduti da giovani finanzieri travestiti da tritone, non ha insospettito le autorità di controllo? Questa è la domanda che i venti di capi di governo si sono fatti ripetutamente all'ultimo vertice, decidendo che la risposta era troppo difficile. Berlusconi ha contribuito alla discussione raccontando una barzelletta sulle sirene con le mestruazioni.
Industria dell'auto L'imminente bancarotta delle principali case automobilistiche è un fenomeno che gli economisti definiscono 'no-flazione'. Il termine deriva dal fatto che ogni volta che un concessionario d'auto propone l'acquisto di un'automobile, il cliente risponde "no", nelle varianti "no, neanche morto" e "no, piuttosto mi ammazzo". Pare che questo ostinato rifiuto dipenda dal fatto che ogni famiglia occidentale possiede già sei automobili. Il G20 ha proposto due possibili soluzioni: comperare con denaro pubblico tutte le auto invendute al mondo e destinarle ai dipendenti della Regione Sicilia. Oppure lasciare che le industrie falliscano e preparare due milioni e mezzo di lettere di licenziamento con affrancatura a carico del destinatario. Berlusconi ha raccontato la barzelletta sui sedili reclinabili.
Mutui Constatato che il totale collasso dei mutui sulla casa rende ormai del tutto inutile ogni intervento, è stato deciso di lanciare al più presto un nuovo tipo di mutuo per i senzatetto, nelle due categorie 'sotto-ponte family' e 'panchina sicura'. Berlusconi ha raccontato la barzelletta sui sordomutui.
Matteo non sa più che fare. La sua fidanzata passa ore e ore davanti al computer e non lo degna più di uno sguardo. “Michela, che ne dici se ci prepariamo una cenetta coi fiocchi e festeggiamo qualche cosa?” “Non c’è nulla da festeggiare!” risponde la ragazza con gli occhi fissi sullo schermo.
Si sono conosciuti tre anni fa. Amore a prima vista. Lei, vestita di seta rossa, leggeva un libro nella caffetteria della Feltrinelli, lui era lì in cerca di una guida per il Messico. Sono partiti insieme per il Centro America e al ritorno hanno deciso di convivere. “Tesoro, dai, staccati dal computer, andiamo a fare una passeggiata al centro, ti porto a mangiare una pizza da Rossopomodoro!” Ma Michela ha altro da fare. Prima di tutto deve salutare tutti i suoi 174 amici di facebook, poi deve andare nel forum degli amanti dei gatti per salutare Gilberta e Floriana, padrone di due mici bellissimi.
“Oggi ho fatto amicizia con una ragazza di Milano che vende vestiti premaman!” dice distrattamente a Matteo prima di addormentarsi. “Premaman?” le chiede lui, “ma se non abbiamo neanche pensato a un figlio!” Ma lei già dorme. Sono mesi ormai che non fanno l’amore e i loro dialoghi sono sempre più schizofrenici: “Michela, andiamo al cinema?” “No, devo chattare con Mari80!” “Amore, dovremmo fare una bella spesa, il frigo è vuoto!” “Vai tu, sto cercando di capire quanto costano le case a Roma, a Parigi e a New York!” “Cara, che ne dici se mi butto dalla finestra?” “Ne parliamo dopo, sto per comprare su eBay cinque confezioni di un olio di frangipane che viene direttamente da Bali” “Amore, me ne vado via!” “Meglio di no, credo di essermi presa un’infezione rara, ho tutti i sintomi che ci sono scritti in questo sito.”
Matteo ama ancora tanto Michela e vuole trovare un modo per riportarla a sé, ma non sa che pesci prendere. In realtà un’idea ce l’avrebbe, deve lasciarla. ”Amore mio grandissimo, ti devo dire addio. Non posso più stare con te!” Si separano senza troppi drammi. Lei piange un po’ e si sfoga con le amiche del forum “Single non per scelta”. Matteo si compra un computer. Poi si iscrive a Facebook, e si presenta a Michela. Ora si parlano tantissimo, per pomeriggi interi, proprio come ai vecchi tempi.
Tratto da un breve racconto di V. Cerami fa riflettere su come i dialoghi interpersonali debbano obbligatoriamente passare per una chat. Che tristezza !
Se nei prossimi giorni qualcuno dovesse gridarvi dietro “Vai a zappare!”, non si tratta di un’offesa, ma di un ottimo consiglio per risolvere il problema dei rincari alimentari.
La Coldiretti, nel corso dell’Esposizione internazionale di macchine per l’agricoltura di Bologna, rende noto che, a causa del cospicuo incremento dei prezzi, sono sempre di più gli Italiani che producono in casa pane, olio, vino, yogurt, in una sorta di autarchia dilagante. Non fosse per la scomodità di organizzare il pascolo in salotto, molti probabilmente si procurerebbero il latte da soli, mungendo una frisona nel tinello. Più che la questione morale, è ormai largamente sentita nel nostro Paese la questione “rurale”: il presidente dell’associazione dei coltivatori diretti Sergio Marini denuncia che, dalle mani del contadino al banco del mercato, le materie prime agricole subiscono rincari fino a 500 volte il prezzo di produzione: se la carica dei 600 di Balaclava fu una orribile strage, anche il ricarico del 500 per cento su frutta e ortaggi non scherza. Facendo la spesa viene da domandarsi: ma cosa accade tra la zolla e la bancarella del sor Augusto? Perché i prezzi aumentano tanto?
Ci sono da considerare numerosi e imprevedibili fattori: l’impennata del costo di una colazione cappuccino-cornetto (circa il 57%) per l’autotrasportatore dei suddetti prodotti agricoli, la gravosa parcella dell’avvocato divorzista per il grossista medio (la categoria che in Italia si separa di più), l’incerto andamento del campionato di calcio di serie A, che incide pesantemente sul sistema nervoso dei facchini dei mercati generali (la categoria più sensibile alle defaillances sportive), le continue e costose visite otorinolaringoiatriche cui i fruttivendoli sono costretti a sottoporsi periodicamente, a causa di un uso smodato della voce per invitare all’acquisto di carciofi e patate. L’insieme di questi motivi porta ai clamorosi rincari dei giorni nostri. Il primo effetto di questa difficile situazione è la progressiva scomparsa dei gerani dai nostri balconi, sostituiti per necessità da colture commestibili, come zucchine, cavolfiori, broccoletti. Una volta, se l’innamorato passava sotto il balcone della sua bella otteneva il lancio di una rosa, oggi, al massimo, di una melanzana, meno profumata ma certamente più trifolabile.
Un futuro agreste si prospetta per il popolo italiano, come aveva lucidamente profetizzato anni fa Toto Cutugno nel brano che fa “Voglio andare a vivere in campagna, voglio la rugiada che mi bagna…”. Del resto, se le circostanze impongono di conservare sedani e carote non in una cassetta di legno, ma in quella di sicurezza, ci dobbiamo adeguare. E noi Italiani siamo bravissimi ad adeguarci. Un forte richiamo ai valori della civiltà contadina di una volta, dignitosa e austera, ci arriva di continuo dallo scenario economico nazionale ed internazionale, che sembra dire chiaramente a tutti noi: “Sono cavoli vostri”. Oltre ad un aspetto evidente legato al risparmio, c’è un risvolto da non sottovalutare. Trovandosi a un concerto di un cantante fastidioso o al comizio di un politico poco credibile, il cittadino medio potrà tirare loro addosso non un pomodoro qualsiasi comprato su una bancarella, ma il prodotto del suo orticello. È tutta un’altra soddisfazione.
Il recente derby tra monaci cristiani nella prestigiosa cornice del Santo Sepolcro di Gerusalemme ha avuto un'audience mondiale e un gradimento altissimo.
Le solite polemiche del dopo-partita (la moviola ha messo a nudo diversi colpi scorretti: barbe incendiate a tradimento, entrate a candelabro teso) fanno parte del gioco. Già nel girone d'andata, nel 643, un arcidiacono greco-ortodosso fece ingoiare un Vangelo al capitano dei copti.
Negli spogliatoi, secondo la tradizione sprovvisti di docce per mantenere intatto l'afrore penitenziale dei monaci, sono volate parole grosse: non esistendo una classifica condivisa, ogni squadra sostiene di essere al primo posto. In questo campionato più che millenario, del resto, nessuno ricorda esattamente regole e punteggio. Si sa solo che il calcio d'avvio venne dato, nel quinto secolo dopo Cristo, da un pope di Salonicco a un diacono berbero. E che lo scopo del gioco è mantenere il controllo del Santo Sepolcro, il diritto sui ceri, la gestione dell'acquasantiera, la vendita delle cartoline, gli incassi del fast-food 'Perpetua's' e altre priorità di ordine spirituale. Ma quali sono i principali team in lizza?
Greco-ortodossi
Sono la più agguerrita delle sette-otto formazioni cristiano-ortodosse. Si sono costituiti in Chiesa autonoma più di mille anni fa per ragioni ormai dimenticate. Erano custodite in un manoscritto che è stato più volte manomesso da monaci rivali, precursori degli hackers: si introducevano nottetempo nella cripta e correggevano a penna le frasi sgradite. Controllano l'altare maggiore, i confessionali dispari e le cuffie per i turisti, rigorosamente in greco. I turisti di altre lingue che si recano all'ufficio reclami per protestare vengono ricevuti dal pope Dimitri Karneras, ex campione di wrestling.
Veri greco-ortodossi
Identici ai precedenti, sia nel culto che nel nome, ma costituiti in chiesa autonoma per divertimento. Controllano solo un paio di piccoli affreschi rinvenuti a Montmartre nel 1989, ma sostengono che si tratta di due Michelangelo.
Greci non ortodossi
Sono i greci non ortodossi.
Grieco-ortodossi
Minuscola chiesa dissidente, raccoglie gli ortodossi della famiglia Grieco: Ugo, Marcello e Gino.
Copti
Maltrattati dai musulmani perché cristiani, dai cristiani perché egiziani e dagli egiziani perché cantano ad alta voce anche di notte, i copti presidiano il tetto del Santo Sepolcro. Sono invisi alle altre confessioni perché appendono il bucato sulla parabola oscurando i televisori.
Supercopti
Diaspora dei copti, odiano gli altri copti e si sono alleati con i musmeci, minuscola setta animista che si è finta cristiana per ottenere il controllo del parcheggio delle biciclette.
Siriano-armeni
Tentativo di fusione dei siriaci e degli armeni, inteso a unificare il controllo di una panca che prima era divisa a metà con il filo spinato.
Siriano-etiopi
Come sopra, sempre per unificare il controllo di una panca. Purtroppo, è la stessa panca rivendicata dai siriano-armeni. Per questo tra siriano-armeni e siriano-etiopi non corre buon sangue: le loro risse rituali consistono nel sedersi in cinquanta su una panca lunga tre metri, spesso uno sopra l'altro, spintonandosi e urlando "C'ero prima io".
Pompieri
Intervenuti più volte per spegnere incendi e separare con gli idranti i contendenti, hanno cominciato a prenderci gusto e hanno deciso di costituirsi anche loro in Chiesa cristiana, occupando stabilmente una cappella laterale munita di botola e palo metallico per scendere velocemente nei sotterranei. La caratteristica tonaca rossa, con sirena bitonale sull'elmetto, è molto amata dai bambini in visita al Santo Sepolcro.
(Dal Corriere della Sera del 13/11/2008 - Autori: Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella)
Nelle bellissime agende da tavolo e agendine da tasca del Senato, appositamente disegnate per il 2009 dalla fashion house Nazareno Gabrielli, tra i 365 giorni elegantemente annotati ne manca uno. Il giorno con il promemoria: «Tagli ai costi della politica». A partire, appunto, dal costo delle agendine: 260.000 euro. Mezzo miliardo di lire. Per dei taccuini personalizzati. Più di quanto costerebbero di stipendio lordo annuo dodici poliziotti da assumere e mandare nelle aree a rischio. Il doppio, il triplo o addirittura il quadruplo di quanto riesce a stanziare mediamente per ogni ricerca sulla leucemia infantile la Città della Speranza di Padova, la struttura che opera grazie a offerte private senza il becco di un quattrino pubblico e ospita la banca dati italiana dei bambini malati di tumore.
Sentiamo già la lagna: uffa, questi attacchi alle istituzioni democratiche! Imbarazza il paragone coi finanziamenti alle fondazioni senza fini di lucro? Facciamone un altro. Stando a uno studio del professor Antonio Merlo dell'Università della Pennsylvania, che ha monitorato gli stipendi dei politici americani, quelle agendine costano da sole esattamente 28.000 euro (abbondanti) più dello stipendio annuale dei governatori del Colorado, del Tennessee, dell'Arkansas e del Maine messi insieme. È vero che quei quattro sono tra i meno pagati dei pari grado, ma per guidare la California che da sola ha il settimo Pil mondiale, lo stesso Arnold Schwarzenegger prende (e restituisce: «Sono già ricco») 162.598 euro lordi e cioè meno di un consigliere regionale abruzzese.
Sono tutti i governatori statunitensi a ricevere relativamente poco: 88.523 euro in media l'anno. Lordi. Meno della metà, stando ai dati ufficiali pubblicati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, degli emolumenti lordi d'un consigliere lombardo. Oppure, se volete, un quarto di quanto guadagna al mese il presidente della Provincia autonoma di Bolzano Luis Durnwalder, che porta a casa 320.496 euro lordi l'anno. Vale a dire quasi 36.000 euro più di quanto guadagna il presidente degli Stati Uniti.(...) Se è vero che non saranno le agendine o i menu da dieci euro a portare alla rovina lo Stato italiano, è altrettanto vero però che non saranno le sforbiciatine date dopo il deflagare delle polemiche a raddrizzare i bilanci d'un sistema mostruosamente costoso. Né tanto meno a salvare la cattiva coscienza del mondo politico. Certo, l'abolizione dell'insopportabile andazzo di un tempo, quando bastava denunciare la perdita o il furto di un oggetto per avere il risarcimento («Ho perso una giacca di Caraceni». «Prego onorevole, ne compri un'altra e ci porti lo scontrino»), è un'aggiustatina meritoria. Come obbligati erano la soppressione a Palazzo Madama del privilegio del barbiere gratuito e l'avvio di un nuovo tariffario (quasi) di mercato: taglio 15 euro, taglio con shampoo 18, barba 8, frizione 6... E così la cancellazione del finanziamento di 200.000 euro per i corsi di inglese che non frequentava nessuno. E tante altre cosette ancora. Un taglietto qua, una limatina là... (...) Sul resto, però, buonanotte. L'andazzo degli ultimi venti anni è stato tale che, per forza d'inerzia, i costi hanno continuato a salire. Al punto che i tre questori Romano Comincioli (Pdl), Benedetto Adragna (Pd) e Paolo Franco (Lega Nord), nell'estate 2008, hanno ammesso una resa senza condizioni scrivendo amaramente nel bilancio: «Non è stato possibile conseguire l'obiettivo di inversione dell'andamento della spesa in proposito fissato dal documento sulle linee guida».
Risultato: le spese correnti di Palazzo Madama, nel 2008, sono salite di quasi 13 milioni rispetto al 2007 per sfondare il tetto di 570 milioni e mezzo di euro. Un'enormità: un milione e 772.000 euro a senatore. Con un aumento del 2,20 per cento. Nettamente al di sopra dell'inflazione programmata dell' 1,7 per cento.
Colpa di certe spese non facilmente comprensibili per un cittadino comune: 19.080 euro in sei mesi per noleggiare piante ornamentali, 8.200 euro per «calze e collant di servizio» (in soli tre mesi), 56.000 per «camicie di servizio » (sei mesi), 16.200 euro per «fornitura vestiario di servizio per motociclisti ». Ma soprattutto dei nuovi vitalizi ai 57 membri non rieletti e dei 7.251.000 euro scuciti per pagare gli «assegni di solidarietà» ai senatori rimasti senza seggio. Come Clemente Mastella. Il cui «assegno di reinserimento nella vita sociale» (manco fosse un carcerato dimesso dalle patrie galere) scandalizzò anche Famiglia Cristiana che gli chiese di rinunciare a quei 307.328 euro e di darli in beneficenza. Sì, ciao: «La somma spetta per legge a tutti gli ex parlamentari». Fine.
Grazie alle vecchie regole, il «reinserimento nella vita sociale» di Armando Cossutta è costato 345.600 euro, quello di Alfredo Biondi 278.516, quello di Francesco D'Onofrio 240.100. Un pedaggio pagato, ovviamente, anche dalla Camera. Dove Angelo Sanza, per fare un esempio, ha trovato motivo di consolazione per l'addio a Montecitorio in un accredito bancario di 337.068 euro. Più una pensione mensile di 9.947 euro per dieci legislature. Pari a mezzo secolo di attività parlamentare. Teorici, si capisce: grazie alle continue elezioni anticipate, in realtà, di anni «onorevoli » ne aveva fatti quattordici di meno.
Un dono ricevuto anche da larga parte dei neo-pensionati che erano entrati in Parlamento prima della riforma del 1997 e come abbiamo visto si erano tirati dietro il privilegio di versare con modica spesa i contributi pensionistici anche degli anni saltati per l'interruzione della legislatura. Come il verde Alfonso Pecoraro Scanio, andato a riposo a 49 anni appena compiuti con gli 8.836 euro al mese che spettano a chi ha fatto 5 legislature pur essendo stato eletto solo nel 1992: 16 anni invece di 25. Oppure il democratico Rino Piscitello: 7.958 euro per quattro legislature nonostante non sia rimasto alla Camera 20 anni ma solo 14. Esattamente come il forzista Antonio Martusciello. Che però, con i suoi 46 anni, non solo ha messo a segno il record dei baby pensionati di questa tornata ma ha trovato subito una «paghetta» supplementare come presidente del consiglio di amministrazione della Mistral Air: la compagnia aerea delle Poste italiane.
C'è poi da stupirsi se, in un contesto così, le spese dei Palazzi hanno continuato a salire? Quirinale, Senato, Camera, Corte costituzionale, Cnel e Csm costavano tutti insieme nel 2001 un miliardo e 314 milioni di euro saliti in cinque anni a un miliardo e 774 milioni. Una somma mostruosa. Ma addirittura inferiore alla realtà, spiegò al primo rendiconto Tommaso Padoa-Schioppa: occorreva includere correttamente nel conto almeno altri duecento milioni di euro fino ad allora messi in carico ad altre amministrazioni dello Stato. Ed ecco che nel 2007 tutti gli organi istituzionali insieme avrebbero pesato sulle pubbliche casse per un miliardo e 945 milioni. Da aumentare nel 2008 fino a un miliardo e 998 milioni. A quel punto, ricorderete, nell'ottobre 2007 scoppiò un pandemonio: ma come, dopo tante promesse di tagli, il costo saliva di altri 53 milioni di euro, pari circa al bilancio annuale della monarchia britannica? Immediata retromarcia. Prima un ritocco al ribasso. Poi un altro. Fino a scendere a un miliardo e 955 milioni. «Solo» dieci milioncini in più rispetto al 2007. Col Quirinale che comunicava gongolante di aver tagliato, partendo dai corazzieri (lo specchietto comunemente usato per far luccicare gli occhi delle anime semplici), il 3 per mille. Certo, era pochino rispetto ai tagli del 61 per cento decisi dalla regina Elisabetta, però era già una (piccola) svolta...
Bene: non è andata così. Nell'assestamento di bilancio per il 2008 i numeri hanno continuato a salire e salire fino ad arrivare il 13 agosto a 2 miliardi e 55 milioni di euro. Cento milioni secchi più di quanto era stato annunciato in un tripudio di bandiere che sventolavano per festeggiare i «tagli». Risultato finale: l'aumento che avrebbe dovuto essere virtuosamente contenuto nello 0,5 per cento si è rivelato di almeno il 5,6: undici volte più alto.
È di questi giorni la notizia che l'Italia detiene il record mondiale per numero di ascensori: ne abbiamo 850.000, contro i 700.000 degli Usa e i 610.000 della Cina. Ebbene, non facciamo in tempo a stabilire un record, che ce lo mandano di traverso. L'allarme arriva dalla Francia, dove hanno scoperto pulsanti radioattivi negli elevatori prodotti da una società americana. I Francesi hanno immediatamente avviato dei controlli, come pure gli Svizzeri e gli Austriaci, mentre in Italia, probabilmente, si sarebbe preferito per ora non toccare questo tasto (oltre a quello della pulsantiera dell'ascensore, naturalmente).
Fino ad oggi, i rischi cui pensavamo di poter incorrere prendendo uno di questi montacarichi condominiali erano i soliti: l'imbarazzo di non saper cosa dire al rag. Pucciariello del terzo piano, che sfociava sempre nella frase "Ha rinfrescato, eh!" o nella lettura inspiegabilmente interessata della targhetta, con su scritto il numero massimo delle persone che può essere trasportato; il pericolo che l'ascensore si bloccasse tra due piani, costringendoti magari a passare due ore in compagnia di un venditore porta a porta di enciclopedie sul modellismo; il terrore che il pavimento della cabina cedesse e ti si aprisse un abisso sotto i piedi, sensazione che non pochi azionisti hanno conosciuto un paio di settimane fa. Nei pulsanti potrebbe essere contenuto il Cobalto 60, sostanza radioattiva, potente emettitore di raggi gamma, quelli, per capirci, che trasformano il mite dottor Bruce Banner nell'incredibile e gigantesco Hulk. Chissà, forse proprio per questo si vede tanto nervosismo in giro: nel traffico, alla Posta, davanti alle Università, nei talk show, all'interno delle Istituzioni. Può darsi che questa storia dell'esposizione ai raggi gamma stia "hulkizzando" il Paese. La vicenda in questione non potrà non avere delle ripercussioni immediate nella nostra quotidianità: entrati in ascensore, nessuno avrà più il coraggio di dire la fatidica frase "A che piano va?", nel timore di dover poi schiacciare uno dei pericolosissimi tasti, ormai considerati alla stregua di quelli contenuti all'interno della valigetta nucleare dei Presidenti americani.
Poi, con ogni probabilità, ci sarà un grande rilancio della scala, non nel senso auspicato dal Sindaco di Milano Letizia Moratti, ma nel senso di mettersi le gambe in spalla e affrontare varie rampe di scale per rientrare a casa. Un buon modo per rassodare i glutei e risparmiare sulla palestra, in fin dei conti. Tra l'inquinamento dell'atmosfera, quello elettromagnetico dei cellulari e dei ripetitori, l'avvelenamento delle acque di fiumi e mari, l'ascensore era visto ormai come uno dei pochi luoghi salubri e incontaminati rimasti a disposizione dell'essere umano (se si escludono le emissioni di anidride carbonica da parte dell'immancabile condomino maleducato). Gli effetti delle radiazioni di Cobalto 60, dicono gli scienziati, non vanno sottovalutati. I sintomi più evidenti sono la perdita di memoria a breve termine, un'allegria assolutamente immotivata e, soprattutto, una inquietante incontinenza verbale. Alla luce di questo quadro diagnostico, sarebbe forse opportuno dare immediatamente una controllata alla pulsantiera dell'ascensore di Palazzo Grazioli.
Il ritorno di Licio Gelli in tv conferma che il clima di restaurazione nazionale procede spedito. Non sono mancate le polemiche: un vecchio esaltato che inneggia alla repressione è un format che pareva cucito addosso a Francesco Cossiga. Perché glielo hanno tolto? Pare che al provino l'ex presidente della Repubblica sia stato scartato perché parlava ininterrottamente anche durante gli spot pubblicitari. Gli è stato preferito Gelli, che per giunta portava con sé sponsor che la televisione non aveva mai sperato di avere: fabbriche di esplosivo, ditte specializzate nelle riparazioni dei treni, pompe funebri, editori di dossier di tutte le epoche.
Anche il ritorno del grembiule nelle scuole, alla luce della ricomparsa di Gelli, assume connotati più chiari: era un omaggio alla massoneria, e si prevede che oltre al grembiule i bambini delle elementari dovranno indossare il cappuccio e tramare nei corridoi cercando di destituire il preside e sostituirlo con Fabrizio Cicchitto. Ma vediamo, oltre a quello di Gelli, quali sono gli altri grandi ritorni in vista.
Fez Il ritorno del fez durante le riunioni del consiglio dei ministri ha suscitato qualche polemica. Ma il portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, ha chiarito che indossarlo non è obbligatorio, e dunque le accuse di fascismo mosse da alcuni confinati a Ponza sono del tutto pretestuose.
Paludi Pontine Verranno nuovamente allagate per permettere a Berlusconi, in omaggio al Duce, di bonificarle una seconda volta, erigendo Latina Due: una città modello con archi e colonnati in marmo bianco, come l'Eur, ma dietro la facciata neo imperiale una tendopoli della protezione civile per ospitare gli alluvionati. Il premier in persona ha assicurato che le tende avranno il videocitofono.
Quattro Novembre Tornerà a essere festa nazionale. Alla parata militare sfileranno, tra gli applausi della folla, due nuovi corpi speciali: gli alpini assiderati e i fanti infangati, per un pittoresco revival della Grande Guerra. Si cercano volontari per ridare vita agli artiglieri mutilati. La 'Canzone del Piave' verrà eseguita a Sanremo da Gina Lollobrigida e Sophia Loren, transennate dal genio civile.
Servizi deviati Questo reparto speciale, riconoscibile per la caratteristica uniforme (una penna biforcuta infilata nel taschino), ha accumulato negli ultimi anni una quantità enorme di falsi dossier, depistaggi inevasi, testimonianze mendaci che ingombrano scrivanie e uffici. Per sveltire l'ingorgo burocratico, verranno rimessi in circolazione, anche in speciali edizioni per bibliofili, rilegate e numerate, cambiando i nomi per renderli attuali. Tra i primi, attesissimi titoli: 'La moglie di Prodi era in via Rasella', 'Togliatti è vivo e si nasconde a Montecarlo' e 'Massimo Cacciari non ha mai letto un libro in vita sua'.
Olio di ricino Ha finalmente ottenuto il riconoscimento di prodotto Doc. Quello di prima spremitura verrà venduto insieme a una squadraccia che provvederà a somministrarlo agli acquirenti con l'apposito imbuto.
Tessere P2 I collezionisti attendono con ansia la ristampa della P2 card, che dà diritto a forti sconti per fughe in Sud America, parcelle di avvocati, acquisto di case editrici e quotidiani, elezione a presidente del Consiglio.
Caproni La gloriosa fabbrica di biplani a elica avrà una seconda vita grazie alla Nuova Alitalia, che intende rilevare l'intera flotta dai musei e dai collezionisti privati. Il modello alimentato a citronella sarà impiegato sulla tratta Milano-Roma, a bordo solo il pilota e una hostess vestita come Alida Valli, i passeggeri seguiranno il volo da terra su un pullman. Tra le nuove tratte previste, il volo su Vienna e la Roma-Fiume. Il tradizionale lancio di volantini sarà sostituito dall'invio di esse-emme-esse.

Un'altra occasione persa per stare ZITTO !!!
Quello che state per leggere, Calamandrei lo scrisse nel 1950... non servono altri commenti.
"Quando la scuola pubblica è cosa forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola
privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene.
Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell'articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia.
Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo. La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre:
- che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia neutrale, imparziale tra esse. Che
non favorisca un gruppo di scuole private a danno di altre.
- che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione.
Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c'erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l'espressione, "più ottime" le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione. Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro.
La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito?
Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime.
Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali.
C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta.
Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi
ve l'ho già detto:
- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la
serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!
Quest'ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l'operazione [...]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito [...].
Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell'art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: "Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato". Come sapete questa formula nacque da un compromesso; e come tutte le formule nate da compromessi, offre il destro, oggi, ad interpretazioni sofistiche [...]. Ma poi c'è un'altra questione che è venuta fuori, che dovrebbe permettere di raggirare la legge. Si tratta di ciò che noi giuristi chiamiamo la "frode alla legge", che è quel quid che i clienti chiedono ai causidici di pochi scrupoli, ai quali il cliente si rivolge per sapere come può violare la legge figurando di osservarla [...]. E venuta così fuori l'idea dell'assegno familiare, dell'assegno familiare scolastico.
Il ministro dell'Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse:
la scuola privata deve servire a "stimolare" al massimo le spese non statali per l'insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno [...].
Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? » un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi,
se no lo mandi alla scuola pubblica.
Per portare un paragone, nel campo della giustizia si potrebbe fare un discorso simile.
Voi sapete come per ottenere giustizia ci sono i giudici pubblici; peraltro i cittadini, hanno diritto di fare decidere le loro controversie anche dagli arbitri. Ma l'arbitrato
costa caro, spesso costa centinaia di migliaia di lire. Eppure non è mai venuto in mente a un cittadino, che preferisca ai giudici pubblici l'arbitrato, di rivolgersi allo Stato per chiedergli un sussidio allo scopo di pagarsi gli arbitri! [...]. Dunque questo giuoco degli assegni familiari sarebbe, se fosse adottato, una specie di incitamento pagato a disertare le scuole dello Stato e quindi un modo indiretto di favorire certe scuole, un premio per chi manda i figli in certe scuole private dove si fabbricano non i cittadini e neanche i credenti in una certa religione, che può essere cosa rispettabile, ma si fabbricano gli elettori di un certo partito".
Piero Calamandrei, 1950
Il linguaggio del corpo riesce a comunicare molto di più della parola, come avevano brillantemente intuito gli Imagination con il brano “Body talk” all’inizio degli anni Ottanta. È la tesi avanzata da un ricercatore del Mit Media Lab di Boston, il professor Alex Pentland, secondo cui il non detto è decisamente più rilevante di qualsiasi discorso. Insomma, il verbale andrebbe evitato, che poi, in fin dei conti, è quello che si pensa anche in altre circostanze. E' quello che si pensa, ad esempio, quando si viene fermati da una pattuglia della stradale.
I gesti, gli sguardi, il tono della voce, la postura, permettono di raggiungere l’obiettivo prefissato più facilmente di tante inutili parole: in sostanza, se invece di esternare al capoufficio il tuo disappunto con una relazione dettagliata, lo colpisci belluinamente con il tortore, lui capirà molto meglio la tua amarezza. Cosi, se vuoi ottenere un prestito in banca, più di tante rassicurazioni, può essere determinante un semplice gesto: non quello di estrarre una beretta calibro 9 con fusto in acciaio e carrello otturatore rinforzato, ma semplicemente accavallare le gambe e gesticolare con disinvoltura. Quantunque, anche la prima opzione può sbloccare un’eventuale empasse. La vita è dunque come una gigantesca partita a briscola: ci si capisce a gesti. Dall’atteggiamento si può prevedere con evidenza scientifica chi sarà assunto dopo un colloquio di lavoro e chi no, chi otterrà l’agognato appuntamento dalla più corteggiata della comitiva, chi sta cercando di fare le scarpe a Veltroni all’interno del suo schieramento. Da come uno si muove, è facile capire il livello di esasperazione raggiunto in una determinata circostanza (non a caso, la protesta contro il decreto Gelmini si esprime soprattutto in un Movimento, quello studentesco). A ulteriore riprova, commentando la carriera di una velina che diventa Ministro o di un avventuriero che diventa imprenditore, si è soliti dire che “si sono mossi bene”. È quindi immaginabile che nell’arco di pochi anni, le grandi società sostituiranno i corsi di comunicazione aziendale con più efficaci corsi di mimo. La ricerca dello studioso di Boston, da un lato rischia di stroncare una professione particolarmente fiorente nel nostro Paese, il portavoce, dall’altro infonde nuove speranze nel marito medio italiano, che la sera, di fronte alle pressanti rimostranze ed ai lunghi monologhi della consorte, potrà replicare con l’autorevole sostegno della Scienza ufficiale, dicendo “cara, io credo che le parole non riescano ad esprimere correttamente il tuo pensiero ... mimamelo, mentre guardo la partita ...”.
La scoperta in questione mette in luce un aspetto fondamentale delle relazioni interpersonali: il gesto è sempre sincero e onesto, la parola no, cosa che, ad essere sinceri, avremmo dovuto capire già da bambini, quando il lupo di Cappuccetto Rosso, a parole, con grande gentilezza, convince la nonnina ad aprire la porta e a farlo entrare, poi nei fatti la inghiotte senza neanche masticarla. Se il ragazzo appena conosciuto, benché sotto un cielo stellato e declamando “A Silvia”, ti mette una mano sulla natica destra, di certo non è proprio Giacomo Leopardi. Il non detto conta molto più di ciò che si dichiara: emblematico, in tal senso, è l’esempio del nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, considerando le numerose rettifiche e smentite, il 90% di quello che dice sarebbe meglio che non lo avesse mai detto.