In Medio Stat Virtus

Nato per scassare le altrui sfere, cibarmi di altrui sensazioni e vivere di proprie emozioni.

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giovedì, 30 ottobre 2008
Mandiamola a casa !!!

Gelmini

Scritto alle 20:53 | link | commenti (2) | commenti (2) (popup)
sociale, anti-berlusca

mercoledì, 29 ottobre 2008
La nuova banca

L'ingresso della famiglia Berlusconi in Mediobanca è destinato a modificare profondamente gli assetti della finanza italiana, e non solo di quella. Si passa dall'evo della vecchia borghesia educata e ipocrita a quello della nuova borghesia maleducata e sincera.

La sede. Per cominciare, la sede storica è stata giudicata inadeguata da Berlusconi: atterrando nell'angusta piazzetta Cuccia il suo elicottero ha decapitato alcuni passanti. Per allargare la piazzetta si sarebbe dovuta demolire la Scala, ottenendo tra l'altro un notevole risparmio sulle spese culturali. Ma Berlusconi, anche per riuscire simpatico al corpo di ballo femminile, ha optato per un'altra soluzione. È già pronta la nuova sede di Pimpinate Brianza, una villa del Settecento con 90 stanze tutte con caminetto, candelabri anche sul tetto, galline ammaestrate, cuoche africane, giardinieri-robot, cascate di cioccolata, cammelli, quadri di Rubens, tagliaerba con motore Maserati, un tenore a disposizione degli ospiti, tappezzerie di banconote, bidet Jacuzzi, arazzi, uno studio dentistico, querce parlanti, uno sferisterio per giocare a pelota, un'orchestra filarmonica, elefanti indiani, sbandieratori, una pista di go-kart e donne nude ovunque.

Il nome. Secondo Berlusconi e la figlia Marina, Mediobanca è troppo anonimo. Sono in ballottaggio Pierbanca, Ultrabanca, Banchissima, Banca della Madonna e MAXIBANK! scritto tutto maiuscolo e con inchiostro fosforescente. Il personale della ex Mediobanca, formato da anziani impiegati in grigio che parlano a bassa voce e da mature segretarie nevrotiche di ottima famiglia, verrà rieducato grazie a un master che comprende diverse materie: pacche sulle spalle, barzellette oscene da raccontare ai clienti stranieri appena entrano in sede, e un corso di autostima che permette di sopravvivere ai crolli di Borsa tenendosi per mano e cantando 'We are the World


Il look. Marina Berlusconi ha studiato personalmente le nuove uniformi. Per le femmine minigonna di giaguaro, top di pelle nera e stivali Frau (per dare un tocco di classicità). Per i maschi doppiopetto scuro, occhiali neri a specchio, capelli impomatati e un cartello appeso al collo con la scritta 'lavoro in banca' per distinguerli da un narcotrafficante colombiano ed evitare discussioni ai posti di blocco. La fotografia di Cuccia attualmente esposta nell'atrio verrà sottoposta a lifting e riutilizzata nella nuova sede: chi ha potuto vederla assicura che i risultati sono straordinari, Cuccia ritoccato è identico a Luca Toni. I vecchi arredi sono stati messi all'asta: divani di cuoio consumato, scrivanie inglesi cigolanti, librerie tarlate piene di enormi volumi, lampadari a goccia, la cappelliera dello stesso Cuccia. Ha comperato tutto in blocco una casa di produzione di film sui vampiri. L'arredatore milanese Pupi Meneghini, su incarico di Marina, sta studiando per la nuova sede scrivanie in plexiglass per vedere in trasparenza le cosce delle impiegate.

Gli affari. I Berlusconi hanno spiegato che il compito fondamentale della nuova Mediobanca rimane quello statutario: aiutare le aziende italiane a finanziarsi. "Non è colpa nostra", hanno aggiunto, "se la quasi totalità delle aziende italiane ci appartiene". I meccanismi del credito, un tempo molto farraginosi, saranno semplificati. Ogni mattina Adriano Galliani, in qualità di tutor della nuova Mediobanca, manderà la sua sesta moglie, la sciantosa creola Abigail Ramirez, a prelevare all'unico sportello della banca d'affari un apposito modulo precompilato, nel quale si ordina a un istituto di credito a caso di consegnare un miliardo di euro al portatore del modulo stesso. Il buono al portatore sarà poi attribuito dalla stessa Ramirez a quella tra le aziende dei Berlusconi che le sembri più bisognosa.

Scritto alle 15:06 | link | commenti | commenti (popup)
dito ar qlo, anti-berlusca

E' morta la democrazia

Con grande disprezzo per le ragioni altrui alle ore 10.36 un Senato dittatoriale approva il DL Gelmini. Il decreto parla di riforme a favore della scuola (voto in condotta, mestro unico, calmierizzazione dei prezzi dei libri) ma nasconde che 8 miliardi di euro saranno tagliati alla scuola, nasconde la privatizzazione delle Università, nasconde che solo chi è ricco potrà studiare e avere un futuro.

Alle ore 10.36 è morto l'ultimo barlume di democrazia.  

Scritto alle 14:01 | link | commenti | commenti (popup)
sociale, anti-berlusca

martedì, 28 ottobre 2008
Scordiamoci il passato

Uno studio di neurobiologia, guidato dal prof. Joe Tsien del Collegio Medico dello Stato americano della Georgia, ha scoperto come cancellare alcuni ricordi dalla memoria. Noi in Italia pensavamo che, per raggiungere questo risultato, bastasse usare la desinenza "opoli": Tangentopoli, Calciopoli, Vallettopoli, tutti casi in cui i protagonisti hanno manifestato improvvise amnesie, specie nelle sedi processuali. Purtroppo, lo stesso effetto non lo si ottiene con il propoli, nonostante la forte assonanza.

Modificando un'importante proteina del cervello, come fanno i ragazzi con i motorini, si riescono a cancellare alcuni ricordi. L'esperimento è stato testato sulla memoria di alcuni topi. Ora, la domanda è: che cosa avrà da ricordarsi un topo? Quando gli hai tolto il formaggio, il gatto e l'urlo di terrore di una casalinga, il gioco è fatto. Per l'essere umano, il discorso è decisamente più complicato. Ad esempio, in questo preciso momento storico, l'italiano medio avrebbe un bisogno disperato di cancellare dalla memoria le preoccupazioni per il proprio mutuo a tasso variabile, per il nuovo film della Bellucci, per la situazione della scuola e della sanità, per il futuro della nostra Compagnia di bandiera, per la nuova tinta di capelli di Simona Ventura. Forse, per casi così complicati, intervenire sulle proteine non basta, bisogna farlo anche sui carboidrati, le vitamine, il dolce e la sambuca. Adesso, dopo mesi di sperimentazione sui piccoli roditori, sarà necessario compiere il grande salto. La Scienza da sempre reclama le sue vittime. Bisognerà tentare di operare sul cervello umano. Sembra che in gran segreto, con la abituale riservatezza che lo contraddistingue, il nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi abbia accettato di fare da cavia. Questo spiegherebbe l'oblio che lo coglie dopo aver rilasciato certe dichiarazioni, come "Sarebbe opportuno chiudere le Borse" oppure "Nelle Università bisogna intervenire attraverso le Forze dell'Ordine per evitare le occupazioni". Una generosità, la sua, che speriamo venga ricordata (questa sì!) davvero a lungo.

Certo, molti potrebbero cercare di approfittare di questa straordinaria scoperta, spinti da biechi interessi personali. Le televisioni potrebbero ad esempio ricominciare a mandare in onda in prima serata vecchi sceneggiati, cancellati grazie a questa proteina manipolata: il pubblico immemore saluterebbe con stupore infantile le gesta di Ugo Pagliai ne "Il segno del comando". I vecchi proiettori super8 tornerebbero a dominare il mercato tecnologico, mentre i sandali alla schiava conquisterebbero di nuovo le caviglie ed i polpacci di milioni di adolescenti. Sarebbe come vivere in un eterno programma di Carlo Conti, un orrore inimmaginabile. Ma forse non è di questo che l'Italia ha bisogno. Anzi. Forse ci farebbe comodo una proteina che ci aiuti a ricordare, a riportare alla memoria il modo in cui siamo arrivati a questo punto. Ricordare in politica, in economia, nello sport, nella vita sociale, tutto ciò che è accaduto in questi ultimi trent'anni, ci eviterebbe di ripetere gli errori del passato. A tale proposito, un grande statista come Winston Churchill disse una frase illuminante e profetica, che calza a pennello all'Italia di oggi. Purtroppo, non ce la ricordiamo.

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dito ar qlo

sabato, 25 ottobre 2008
Summit a Pechino 2008

Summit Pechino

La solita "bella" figura ...

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anti-berlusca

mercoledì, 22 ottobre 2008
Io quasi quasi ...

Sarah Palin

Un voto glielo darei pure ...

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sesso, sex , dito ar qlo

Democratici o Repubblicani ?

A quanto si legge da anni sui giornali, l'elettorato Usa è diviso in due blocchi: quello democratico è composto da professori ebrei della East Coast, scrittori alcolisti del Village e anziane coppie di pittrici lesbiche che leggono il 'New Yorker'. Il blocco repubblicano è composto da tutti gli altri: brave massaie, onesti padri di famiglia, volonterosi studenti. E dunque la domanda è: come è possibile che professori ebrei, scrittori alcolisti e pittrici lesbiche siano così numerosi da avere messo in minoranza un'intera nazione? Abbiamo raccolto alcuni pareri tra gli esperti.

Karl O'Hara columnist del Badaloosa News "Qui a Badaloosa non riusciamo a raccapezzarci. Tutto sembra andare come è sempre andato: i padri curano il prato con il tagliaerba, le madri preparano la torta di mele, i ragazzini fanno skate-board sul marciapiede. Non riesco a credere che tutto questo sia in pericolo. Se quello vince, i ragazzini prepareranno la torta di mele e le madri faranno skate-board sul marciapiede, vi rendete conto che schifo di torta di mele potrà venirne fuori? E che spaventose fratture per le nostre donne? L'unica certezza è che, Obama o non Obama, i padri continueranno, per generazioni, a passare il tagliaerba sul prato. Ma tutto il resto, credetemi, rischia davvero di andare a catafascio".

Reverendo Pumpkin predicatore "Sta scritto: 70 volte sette giudicherai te stesso, e 70 volte sette ritroverai il cammino. E sta scritto anche: la forza del tempo prosciuga i mari e raffredda i vulcani. Lo so, non significa un cazzo. Ma è il genere di indicazioni elettorali che impartisco ai miei fedeli. Forse se avessi detto: votate McCain e lasciate perdere quel negro arricchito, oggi non saremmo a questo punto".

Samuel Rosenberg politologo di Harvard "La morfologia rinnovata del ceto medio americano non corrisponde più alla forte discrasia tra gli interessi emergenti e le nuove velleità presenti nel corpo sociale. Non è dunque necessario chiedersi e i flussi elettorali inseguono quelli epocali, o se siamo in presenza di un andamento carsico delle tendenze. Dipende dall'andamento della crisi, dal genere di interdipendenze che andranno a crearsi. Non trovate?".

Geena Paulin autrice del libro 'Chicago Zen' "Oh. Obama ... ehm... è così ... così intenso. Io gli ho visto l'aura ... è indaco ... ha l'aura indaco. Lo so, non è acquariano ... ma il flusso, qui in California, è di nuovo quello dei vecchi tempi ... è un flusso indaco. Come dice? Non siamo in California?".

Belinda Goofey polemista repubblicana "Io sono ricca, ero la più carina del college, ho i capelli biondi e lisci, ho sposato un campione di football che aveva la decappottabile, vado al club tutti i sabati, gioco a golf tutte le domeniche, credo in Dio e nella famiglia, voto repubblicano perché amo la mia Patria. Trovo che Obama sia molto banale".

Rasp Olsen portavoce del Fronte Sudista Tradizionalista Conservatore Nazionalista Isolazionista Creazionista Fondamentalista della Contea di Millicon "Venga qui a Millicon, a dirci che è lui il futuro presidente. Venga, venga, se ha il coraggio. No, dico, che venga a dircelo in faccia, se ha le palle. Venga, venga, lo aspettiamo. Io dico solo: che venga qui. Ah, me lo voglio godere, lo spettacolo. Oh cacchio, se ci voglio essere quando verrà! Voglio proprio vedere se viene! Ah ah! E adesso, per cortesia, mi rilegga la dichiarazione. Non mi fido di voi giornalisti".

George W Bush presidente Usa Ho studiato il problema. Baruk Osama non va bene, preferisco Mac Heine".

Daddy Raddy rapper "Uh? Le elezioni? Perché, ci sono le elezioni?".

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dito ar qlo

lunedì, 20 ottobre 2008
Saldamente incollati alla sedia

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e sulla Resistenza, nonché sulla resistenza nel lavoro.

È quanto emerge da un sondaggio condotto da Kelly Services, azienda attiva nel campo delle risorse umane, su un campione di 17.000 italiani, secondo il quale 5 nostri connazionali su 10 non hanno la minima intenzione di andare in pensione. In un momento di grave crisi finanziaria, questo è un colpo durissimo che mette in ginocchio le aziende bocciofile, i costruttori di panchine per parchi pubblici e le industrie di prodotti per giardinaggio e fai da te, attività che da sempre sostengono l’economia nazionale. Insomma, nel nostro Paese si litiga da decenni sulla riforma delle pensioni ed ora scopriamo che potevamo tranquillamente risparmiarcelo.

Il significato della sigla Tfr, alla luce di questi nuovi dati, cambia radicalmente: non più Trattamento di Fine Rapporto, ma Tutti Felicemente Rimangono. A determinare la decisione di prorogare la pensione non è, come sarebbe lecito pensare, la preoccupazione di non arrivare a fine mese, ma il bisogno di mantenersi attivi, di essere ancora protagonisti nel mondo del lavoro. Insomma: noi siamo i giovani, l’esercito dell’Inps. Siamo degli autentici stakanovisti, addirittura i primi della classifica mondiale, insieme agli Stati Uniti. I più refrattari nell’abbandonare il luogo di lavoro sono Valdostani, Sardi e Friulani: chi va in pensione in genere dice «mi ritiro su una montagna, me ne vado su un’isola in mezzo al mare...». Gli abitanti di queste regioni lo fanno da una vita. Un inquietante processo di “giapponesizzazione” sta interessando l’Italia, vogliamo lavorare tanto, sempre di più ed il più a lungo possibile (l’unica differenza consiste nel fatto che in Giappone se un manager fallisce fa harakiri, mentre qui da noi viene messo alla guida di un altro gruppo). La ricerca, inoltre, rivela che una cospicua percentuale di lavoratori, ben il 18%, non vuole lasciare il posto per non tradire il proprio datore di lavoro (quindi Emilio Fede non è un caso isolato).

Abbiamo una delle classi dirigenti più anziane del mondo, nella politica e nell’economia, nella moda, nello spettacolo. Questo ci priva della possibilità di provare uno dei sentimenti più teneri e struggenti che l’essere umano conosca: la nostalgia. «Ah, mi ricordo quando Albano cantava...». Canta ancora. «Beh, certo... quando faceva politica Andreotti...». La fa ancora. «Ah però... le squadre allenate da Trapattoni erano un’altra cosa!». Allena ancora. L’Italia è un Paese che ha disperatamente bisogno di rimpiangere qualcuno. Speriamo che prima o poi ci permettano di farlo. In questo movimentato inizio di terzo millennio, lo Stivale si presenta come un’enorme “nuda proprietà”, con decine di migliaia di trentacinque-quarantenni che, reclamando di diritto il possesso, aspettano di poter subentrare e ristrutturare. Premono, premono, ma la vecchia guardia non molla. Dando loro la responsabilità di qualcosa che non sia rimettere in ordine la propria cameretta, potrebbe avere finalmente successo l’opera di “sbamboccionizzazione” di intere generazioni. Accettando serenamente il pensionamento, che non è la fine della vita ma solo dell’attività lavorativa, si va incontro a un periodo dell’esistenza ugualmente importante e, perché no, appagante.

I tempi cambiano e, a volte, radicalmente: non abbiamo nessuna necessità dell’uomo della Provvidenza. Ma dell’uomo della Previdenza, sì.

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lunedì, 13 ottobre 2008
Vendetta trasversale

Le evasioni dei padri ricadono sui figli: il comune di Napoli adotta la linea dura contro chi evade le tasse, negando la mensa scolastica ai figli dei presunti inadempienti. Questo almeno afferma l’avvocato Angelo Pisani, Presidente dell’associazione Noiconsumatori, denunciando che questo avviene anche per multe impugnate e non dovute. Con una sorprendente svolta che nemmeno il ministro Mariastella Gelmini avrebbe saputo immaginare, in futuro alcuni bambini partenopei andranno a scuola con un nuovo tipo di cartella: la cartella esattoriale. Quella di papà.

Per la prima volta, la pubblica amministrazione sembra prendere esempio da un’istituzione italiana che indubbiamente funziona, la criminalità organizzata, e adotta il metodo della vendetta trasversale (l’ammenda trasversale, in questo caso), colpendo un congiunto di chi ha sgarrato. Se l’iniziativa dovesse rivelarsi efficace, probabilmente nei mesi a venire potrà riguardare anche altri servizi sociali di fondamentale importanza: se non sei in regola con la Tosap (la Tassa sull’occupazione del suolo pubblico), al Pronto Soccorso non ingesseranno la gamba fratturata di tuo zio Carmine, se non hai pagato un paio di multe per sosta vietata, verrà abolita la fermata del 53 barrato davanti casa tua. Se hai dei debiti pregressi per quel che riguarda la Tarsu (la Tassa sui rifiuti solidi urbani), forse il Comune arriverà addirittura al punto di non ritirare per mesi l’immondizia dai cassonetti della tua strada. Questo veramente accade anche se le tasse le hai pagate tutte, ma è un altro discorso. Certo, l’immagine di un bambino dell’asilo che, mentre gli amichetti si avventano gioiosamente sul desco scolastico, rimane lì, a guardarli silenzioso, senza un piatto di riso in bianco, senza un poco di stracchino, senza una piccola mela annurca, infonde una tristezza che non ha limite e stringe il cuore. Al confronto, “Incompreso” sembra un film di Natale dei Vanzina.

Siamo tutti d’accordo che l’evasione fiscale vada combattuta duramente, ma non sarebbe meglio prendersela direttamente con i colpevoli? Ci rendiamo conto che per un popolo creativo come il nostro si tratta di una soluzione troppo banale, però certe volte ad andare sul classico (come afferma il più grande giurista italiano, Valentino Garavani), non si sbaglia. Sicuramente colpire i figli (che so’ sempre piezz ’e core) a Napoli è un’azione molto forte, come vietare l’aperitivo a Milano o gli Jodel sulle montagne tirolesi e deve essere sembrato uno strumento di pressione molto efficace agli amministratori. È altrettanto innegabile che serva una politica drastica contro le “evasioni barbariche” che, ormai, sono un autentico flagello nazionale. È però più giusto mettere sotto accusa i titolari piuttosto che le riserve, dopo una sconfitta catastrofica in una partita importante. E inoltre dà molta più soddisfazione. Lasciamo che i bambini in questione, oltre a quella sulla Pasqua e sulla Festa della mamma, imparino anche la bella poesia “M’illumino di mensa” e facciamo in modo che la giustizia nel nostro Paese sia rivolta, come quei filmetti in cui si incappa a notte fonda su certe emittenti private, a un pubblico di soli adulti. Forse in questo modo il comune di Napoli riuscirà ad ottenere la tanto sperata riscossa.

E magari, pure la riscossione.

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sabato, 11 ottobre 2008
Lo Stato

Lo Stato: chi se ne ricordava più? I governi stavano assistendo del tutto impotenti al tracollo finanziario planetario, quando a qualcuno è tornato in mente lo Stato. Ridotto da anni a pure funzioni di rappresentanza (vertici, cerimonie, inaugurazioni), come un vecchio zio che sa come si fa il nodo alla cravatta, lo Stato era considerato un patetico residuo del passato dai vertici politici e finanziari dell'era liberista. Poi qualcuno ha pensato che questo vecchio signore, pur avendo le tasche vuote ormai da molti anni, avesse il fisico del ruolo (un po' alla Vittorio De Sica) per metterci la faccia, e potesse tornare buono per allargare il giro degli affari. Vediamo come.

Statomat È il bancomat di Stato, un utilissimo surrogato che entrerà in funzione quando i bancomat privati, uno dopo l'altro, si spegneranno con un sibilo sinistro. Lo Statomat non prevede l'emissione di soldi (quali, poi?), ma fornirà gratuitamente ai passanti bigliettini con peso e altezza (calcolati a caso) e segno zodiacale, massime sulla salute, proverbi. Ogni 500 clienti, si avrà la sorpresa di vedere uscire dalla fessura dello Statomat una fetta di pane tostato, una bustina di semi di zucca, oppure una presina da forno, un sottobicchiere di cartone e altri utili oggetti per la casa.

Garanzia del risparmio I vertici europei hanno deciso: sarà lo Stato a garantire i risparmi dei cittadini affidati alle banche. Ma come garantirli, visto che lo Stato è in rosso, e già di suo ha con le banche un debito terrificante? L'ipotesi di farsi prestare soldi a strozzo dai clan campani è considerata impraticabile, perché pur disponendo dei 900 mila miliardi di euro necessari, tutti in banconote da 100 euro, pretendevano che i ministri delle Finanze dei vari Stati europei andassero a prelevarli di persona in una sala giochi di Castel Volturno. Gli esperti puntano dunque a un Sdp (sistema debitorio perfetto) nel quale ciascuno dei tre attori (banche, cittadini, Stato) è indebitato fino all'inverosimile con gli altri due, in modo che il primo che si lamenta viene zittito con la speciale formula 'Senti chi parla'. "Un sistema di soli debiti", ha dichiarato il presidente della società di consulenza Eurofool, "è il migliore possibile, il più equilibrato. In una società di soli indebitati il potere di ricatto di tutti su tutti è fortissimo, e crea vincoli sociali saldi e duraturi. Non è certo un caso che la figura del creditore sia, da sempre, molto impopolare".

Assistenza pubblica Lo Stato si farà carico dell'assistenza psicologica ai risparmiatori rovinati. Troppo costoso mettere un camper davanti a ogni banca per soccorrere i clienti collassati, lo Stato telefonerà direttamente a casa dei cittadini. Un disco preregistrato leggerà le cifre del debito pubblico, voce per voce, dimostrando che il dramma personale del singolo risparmiatore non è niente di fronte alla catastrofica voragine che sta per inghiottire l'intero paese. Già sperimentato, pare che il sistema sia ottimo: rincuorato, il cittadino sul lastrico si libera dei sensi di colpa e corre felice a sputtanarsi al video-poker i pochi spiccioli rimasti.

Statalizzazione dei debiti Come già sperimentato con successo nel caso Alitalia, si torna al buon vecchio sistema di intestare allo Stato qualunque azienda fallita, banca in agonia, industria con l'acqua alla gola. "È fondamentale mantenere a livelli esorbitanti il cumulo debitorio dello Stato", spiegano gli esperti del ministero, "perché più enorme è il debito pubblico, meno influisce sul suddetto, in percentuale, ogni singolo debito".

Kit di sopravvivenza È composto da un amo da pesca con cinque metri di lenza, una ristampa del volume 'Fossi e canali d'Italia' e un biglietto d'auguri del ministro Tremonti. Verrà inviato ai correntisti di tutte le banche italiane.

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martedì, 07 ottobre 2008
Simulazione & virtualizzazione

Dopo il mare d’inverno, che ha ispirato cantanti e poeti, è il momento del mare d’interno. Cinque creativi milanesi, un gruppo secondo solo ai quattro Cavalieri dell’Apocalisse per pericolosità sociale, hanno inventato la spiaggia virtuale per rilassarsi e ritemprarsi dallo stress quotidiano: il progetto iniziale, ideato da Marco Scappoli e soci, è stato battezzato ReStart. Potrebbero presto sorgere strutture ad hoc nelle principali metropoli europee lontane dal mare. Chissà se nel pacchetto sono compresi anche l’eritema e la finta borsa di Gucci virtuali, due esperienze molto comuni sugli arenili veri. Si tratta, in sostanza, di stanzoni circolari, pieni di sabbia e con vasche di acqua salata, circondati da pannelli su cui vengono proiettate immagini di località balneari da sogno. Il tutto condito da brezze marine artificiali, versi registrati di gabbiani e ogni tanto una pallonata in faccia, proprio per far si che l’utente si senta davvero in riva al mare. Insomma, ti trovi in un edificio del Tufello ma ti sembra di stare alle Isole Seychelles, risultato che un tempo era ottenibile solo grazie all’uso di sostanze non precisamente legali.

Ci permettiamo di lanciare un allarme riguardo l’iniziativa in questione: mettere a contatto venti individui stressati in uno spazio di pochi metri quadrati, può essere micidiale. Mentre in natura si è costretti ad accettare le condizioni ambientali imposte dall’Altissimo, sulla spiaggia virtuale ci sarà chi vuole più vento, chi ne vuole meno, chi pretende un bel tramonto, chi invece l’alba: il rischio, visto l’inevitabile nervosismo dei clienti, è che il centro benessere si trasformi in pochi minuti nello sbarco in Normandia. Non sarebbe decisamente il massimo del relax. Una volta solo la lampada solare riusciva a simulare l’effetto spiaggia, ora il principio ha avuto uno sviluppo megalomane ed inatteso, come se intorno a un semplice casco da parrucchiere venisse allestito il musical “Hair”. Anche la proiezione di fantastici scenari tropicali lascia alquanto perplessi, fa pensare alla drammatica visione delle diapositive scattate da tuo cugino durante le vacanze, benché in questo caso ci sia un indubbio vantaggio: l’assenza dell’implacabile parente che te le descrive una per una.

L’aspetto virtuale dell’iniziativa mette un po’ di malinconia, fa pensare a certe pratiche solitarie adolescenziali o al governo ombra: alla base c’è sempre l’illusione. Ti illudi di stare ad Acapulco, su una spiaggia bianca ed incontaminata, e invece a dieci metri da te c’è un geometra che impreca perché ha trovato la sua Punto bloccata da un furgone parcheggiato in doppia fila. Del resto, ormai siamo circondati da un gran numero di realtà virtuali: persone che corrono su tapis roulant come stessero su di un prato, altre che videogiocano a golf davanti alla televisione, c’è addirittura chi crede ancora nel corretto svolgimento del Campionato, nell’onesto andamento delle Borse o nella spontaneità di chi partecipa ad un reality show. Siamo abituati a simulare, come un centravanti in area di rigore. In vacanza non abbiamo il tempo, e forse neanche i soldi, per andarci, quindi, ci accontentiamo di un salone che ha come sfondo dei panorami mozzafiato. Dopo aver toccato il fondo, stiamo per toccare il fondale.

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mercoledì, 01 ottobre 2008
Porcellino o materasso ?

La crisi finanziaria riapre il dibattito tra gli analisti: come proteggere i propri risparmi, e se proprio capita perfino quelli degli altri? La new economy ha forse esaurito il suo ciclo, come sospettano migliaia di clienti della banca d'affari americana Hugh & Jim che, accorsi agli sportelli per reclamare i loro risparmi, sono stati accolti dalla signora delle pulizie che aveva l'incarico di liquidarli con le piante di ficus di plastica dimenticate nell'atrio dagli impiegati in fuga?

Le city di tutto il mondo stanno correndo ai ripari. Per non perdere la clientela, la parola d'ordine è riconversione. "I buoni vecchi investimenti di una volta", spiega il giovane broker Jeff Lugosi dalla sua cella di San Quintino, "saranno la salvezza".

Semplificazione La Morgan & Hardy, la Stanley & Laurel, la Morrison & Rosenberg cambieranno ragione sociale. Basta con la mania del doppio nome in ditta. Intanto le insegne costano il doppio, e poi la gente ha capito che le banche con due cognomi sono una vera e propria trappola: raddoppiano la possibilità che uno dei soci sia un imbroglione, e sono lacerate da continui litigi. Per esempio Morgan e Hardy, durante il recente crack, si sono accusati a vicenda di essere un imbecille, arrivando a spintonarsi davanti ai clienti costernati. Meglio le banche con un solo nome, possibilmente latino o cinese per dare l'idea che la grande finanza non è più una casta di miliardari bianchi viziosi e corrotti che si ubriacano al club, ma apre le porte anche a faccendieri e intrallazzatori di altre etnie. Imminente il debutto sul mercato della Chang e della Esposito. Dietro le quali si nascondono sempre Morgan e Hardy, ma senza farsene accorgere.

Porcellino Il porcellino di terracotta è considerato il baluardo futuro del risparmio. Le banche americane lo consegnano ai correntisti insieme alla tradizionale agenda e al volume fotografico 'Capolavori dell'arte Navajo', cento istantanee di tamburi di pelle tutti identici, ma inquadrati da angolature diverse. Il problema delle strenne omaggio è considerato insuperabile: "Nessuno sa spiegare perché", racconta un editore di strenne bancarie che vuole conservare l'anonimato, "ma ogni anno le banche di tutto il mondo dilapidano miliardi per regalare ai clienti assurdi libroni che finiscono subito nel cassonetto. Non so più cosa inventarmi: dopo 'L'assiolo nel suo ambiente naturale', 'I cappelli di Manhattan' e 'Il Nebraska in scooter', ho esaurito le idee".

Materasso I soldi sotto il materasso: i nostri nonni sapevano custodire il loro denaro senza rovinose tentazioni speculative. La Morgan & Hardy (sempre all'avanguardia) fornisce ai suoi clienti materassi con apposita fodera-portafogli, dove riporre denaro contante, libretti degli assegni e titoli di Stato. Dormire coricati sui propri risparmi è molto rassicurante, specie indossando uno speciale collare anti-acari che preserva la carta moneta dall'assalto dei parassiti.

Mattone La parola d'ordine 'torniamo al mattone' ha generato molti equivoci nei risparmiatori meno accorti, molti dei quali hanno acquistato interi bancali di laterizi, tegole e tavelle accatastandoli in cortile. Sbagliati anche gli investimenti in case di compensato sulla costa della Florida, spazzate via dagli uragani: rimane solo il water imbullonato al pavimento e il proprietario seduto sopra che telefona al suo consulente finanziario gridando "venga qui, idiota, a ripetermi le sue cazzate sugli investimenti immobiliari". Bene invece i loft a Manhattan, che raddoppiano di prezzo ogni anno grazie ai continui acquisti di Lapo Elkann, che ne ha comperati una cinquantina sperando di accaparrarsi quello fotografato sulla copertina di 'Vogue Casa', già abitato da Lou Reed. È a Chicago, ma nessuno ha trovato il coraggio di dirglielo.

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