In Medio Stat Virtus

Nato per scassare le altrui sfere, cibarmi di altrui sensazioni e vivere di proprie emozioni.

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martedì, 30 settembre 2008
Competizione maniacale

In Italia ci sono due categorie che si occupano assiduamente di aste: i bambini di prima elementare e i signori che frequentano Sotheby's. Gli scienziati ci fanno sapere, a sorpresa, che tra le due tipologie non ci sono poi molte differenze. Uno studio pubblicato su Science, frutto della collaborazione tra economisti e psichiatri dell'Università di New York, rivela che i partecipanti ad una vendita all'asta sono portati a fare super-offerte perché temono di perdere la competizione, come si evince osservandone l'attività cerebrale attraverso la risonanza magnetica. La stessa tecnica, purtroppo, non potrà venire applicata ai concorrenti di questa edizione dell'Isola dei Famosi, per mancanza di materiale da analizzare.

Indubbiamente, la paura di venir sconfitti può indurre a gesti inconsulti, come ad esempio far entrare Montella negli ultimi minuti della partita. Di fronte al timore irrazionale di vedersi soffiare da un altro una credenza in noce che in quel momento ti appare fondamentale per la tua esistenza, l'essere umano inizia a sparare cifre a casaccio, un po' come fa l'Istat quando si tratta di misurare l'inflazione. È la gara di per sé che ti porta, dunque, ad offrire inspiegabilmente dei soldi (con l'unica eccezione della gara d'appalto, che invece ti porta a ricevere inspiegabilmente dei soldi). Questa scoperta degli studiosi newyorkesi la dice lunga sul comportamento umano: pur di non arrenderci, siamo pronti ad offrire cifre assolutamente poco plausibili rispetto al valore intrinseco dell'oggetto in vendita. Talvolta addirittura soldi che non abbiamo. Alla luce di questa interessante ricerca, aumenta il rimpianto per non essere riusciti a scatenare un'asta intorno alla nostra compagnia di bandiera. Chissà quanto ce l'avrebbe pagata Air France per non darla vinta a Lufthansa.

Un'indulgenza tutta nuova può dunque alleggerire il giudizio su tanti comportamenti pubblici e privati, finora etichettati come "fandonie" o "autentiche fanfaronate". Quando, nel corso di una campagna elettorale, un candidato promette all'elettorato milioni di posti di lavoro, l'abolizione totale delle tasse, una velina di Stato per ogni contribuente, casa, lavoro e immortalità garantita, non lo fa perché è un pallonaro, ma perché, non volendo perdere la competizione, è schiavo di un'area del cervello che lo costringe a comportarsi così. È una vittima della natura, come il Mickey Rourke che si è visto di recente alla Mostra del Cinema di Venezia. Il delicato meccanismo cerebrale in questione, in realtà, è da sempre ben noto ad una categoria che non ha nulla a che vedere con la Scienza: gli agenti immobiliari. Non a caso, quando ti mostrano un appartamento, anche se si tratta di una caverna che farebbe schifo a Polifemo, si affrettano ad avvertirti: "Le dico per correttezza che c'è già l'offerta di un compratore… Non stia a pensarci troppo!". Ed è proprio grazie a questo stratagemma che poi un disgraziato si trova a pagare un mutuo trentennale per un monolocale immondo.

La spacconata non è quindi un atteggiamento da condannare, ma una patologia da seguire con attenzione e da curare, per non sentire più degli sventurati sussurrare: "Dottore, mi aiuti, sto male… ho comprato per 200.000 euro una zuccheriera appartenuta a Lola Falana!".

Scritto alle 18:35 | link | commenti | commenti (popup)
dito ar qlo

giovedì, 25 settembre 2008
Cerchi il sito delle ferrovie ...

Trenitalia

... e ti ritrovi in un sito porno !!!

Scritto alle 19:01 | link | commenti (1) | commenti (1) (popup)
sesso, umorismo, sex

Nuovo contratto di lavoro

Eccone i punti essenziali:

1 - GIORNI DI MALATTIA

Non sarà più accettato il certificato medico come giustificazione di malattia.
Se si riesce ad andare dal dottore si può benissimo andare anche al lavoro.

2 - GIORNI LIBERI E DI FERIE

Ogni impiegato riceverà 104 giorni liberi all'anno. Si chiamano sabati e domeniche.

3 - BAGNO

La nuova normativa prevede un massimo di 3 minuti per le necessità personali.
Dopo suonerà un allarme, si aprirà la porta e verrà scattata una fotografia.
Dopo il secondo ritardo in bagno, la foto verrà esposta in bacheca.

4 - PAUSA PRANZO

4.1 - Gli impiegati magri riceveranno 30 minuti, perché hanno bisogno di mangiare di più per ingrassare.
4.2 - Quelli normali riceveranno 15 minuti, per fare un pasto equilibrato e rimanere in forma.
4.3 - Quelli in sovrappeso riceveranno 5 minuti, che sono più che sufficienti per uno slim fast.

5 - AUMENTI

Gli aumenti di stipendio vengono correlati all'abbigliamento del lavoratore:

5.1 - Se si veste con scarpe Prada da euro 350,00 o borsa Gucci da euro 600,00, si presume che il lavoratore stia bene economicamente e quindi non abbia bisogno di un aumento.
5.2 - Se si veste troppo poveramente, si presume che il lavoratore debba imparare ad amministrare meglio le sue finanze e quindi non sarà concesso l'aumento.
5.3 - Se si veste normalmente vuol dire che il lavoratore ha una retribuzione sufficiente e quindi non sarà concesso l'aumento.

6 - PAUSA CAFFE'

Le macchine erogatrici di caffè/the saranno abolite.
Ai lavoratori che lo richiederanno, all'inizio dell'orario di lavoro sarà messa sulla scrivania una tazzina piena di buon caffè/the caldo che potranno bersi durante la pausa comodamente seduti sulle loro sedie senza alzarsi e perdere tempo a raggiungere il distributore.
Per chi volesse anche uno snack (ingordi) vi preghiamo tornare al punto 4.

7 - STRAORDINARI

Gli straordinari non saranno piu' pagati ... se decidete di restare in ufficio oltre l'orario di lavoro significa che non avete altro da fare a casa quindi dovreste solo ringraziarci, se non ci fossimo noi vi annoiereste fuori di qui.

Vi ringraziamo per l'attenzione e Buon lavoro!

P.S. - Per aver letto questa e-mail in orario di lavoro vi verranno trattenuti 4 minuti di stipendio.

Scritto alle 12:18 | link | commenti (3) | commenti (3) (popup)
dito ar qlo

lunedì, 22 settembre 2008
R.I.P.

Per una volta, ad una lotteria è stato vinto un premio che il possessore del biglietto fortunato spera di ritirare il più tardi possibile. A San Marco in Lamis, in provincia di Foggia, ad una riffa di beneficenza per promuovere una frazione turistica, è stato messo in palio e vinto un funerale completo di bara, cuscino e imbottitura, lapide di prima scelta, luce eterna in vetro e ottone e per finire (è il caso di dirlo) un loculo al cimitero municipale. Insomma, più che quella di una tombola, sembra la vincita di un’oltretombola, un gratta e vinci in cui ciò che è stato grattato vigorosamente, di certo non è il talloncino argentato dell'apposita scheda.

Ancora nessuno si è presentato a riscuotere il simpatico servizio funebre completo e questo deve farci riflettere. Potrebbe trattarsi di una persona priva dei requisiti necessari per ritirare il premio: se si tratta di un'automobile bisogna avere la patente, se si vince una muta da sub è necessario saper nuotare, nel caso di un funerale omaggio, sarebbe consigliabile essere morti. Un dettaglio non trascurabile.
Ma mettiamoci nei panni del fortunato (?) vincitore. Magari si tratta di un tizio che, come la maggior parte degli Italiani, non ha mai vinto niente in vita sua, mai un dodici al totocalcio, mai un Bingo generoso, addirittura quando scartava il chewing gum da bambino, si trovava sempre fra le mani l'odioso biglietto con su scritto "ritenta, sarai più fortunato". Improvvisamente, la sorte lo bacia in fronte, il suo cedolino comprato alla riffa viene estratto, il cuore comincia a battergli all'impazzata: cosa avrò vinto? Una bicicletta? Un prosciutto? Una cassa di Primitivo di Manduria? Una monovolume? No. Un funerale completo. È così che si diventa serial killer, per traumi di questo tipo.
Ma il grave rischio che si corre in una situazione del genere è un altro e va a toccare la sfera più intima di un individuo. Dopo lo choc iniziale, tornato affranto in famiglia, il poveretto potrebbe lasciarsi andare a un ragionamento come questo: «Con i tempi che corrono, buttare via un funerale pagato è uno spreco. Oggi come oggi, delle esequie dignitose costano tra i due e i quattromila euro. E chi sono io, Tronchetti Provera? Nonno… come ti senti? Come va la tua angina pectoris? La pressione minima è sempre a centoquaranta? Caro nonno, tu conosci la situazione economica della nostra famiglia. Sappiamo che ci vuoi bene. Non è che ti potresti avvantaggiare?».

Insomma, un tarlo potrebbe essersi insinuato nella mente del primo vincitore sfortunato della storia dell'Umanità. Ci auguriamo che la singolare e funerea vincita possa venir permutata con una batteria di pentole a doppio fondo o un viaggio a S. Giovanni Rotondo, con tanto di pranzo e bibite incluse. Altrimenti, il cruccio di aver mandato sprecato un premio, finirà per rovinare l'esistenza del signore in questione. Anche perché l'attrazione esercitata dall'omaggio, dal premio, dall'oggetto ottenuto senza sborsare un euro (che poi, era il sogno neanche troppo segreto di Colaninno) è assolutamente irresistibile per ogni Italiano che si rispetti. Nel caso questo istinto dovesse prevalere pure nella circostanza che vi abbiamo appena raccontato, l'anonimo pugliese potrà far scrivere sulla sua lapide: R.I.P. (Requiescat in Premium).

Scritto alle 14:59 | link | commenti (1) | commenti (1) (popup)
dito ar qlo

sabato, 20 settembre 2008
La nuova Alitalia

Alitalia

Scritto alle 18:40 | link | commenti (1) | commenti (1) (popup)
umorismo, dito ar qlo

lunedì, 15 settembre 2008
Denti, una questione molare

Ci mancava pure questa: in Italia, dopo la questione morale che da anni tiene banco in politica, è il momento della questione “molare”. A Napoli, nei quartieri spagnoli, un rapinatore di 22 anni è stato individuato ed arrestato a causa dei denti incisivi superiori mancanti, caratteristica descritta con precisione in tutte le denunce delle vittime, alleggerite di portafogli e cellulari. Attualmente è in attesa di giudizio (non nel senso del dente). Quando eravamo bambini, ci dicevano sempre che i denti caduti facevano accorrere il topolino che ti regalava un soldino. In questa circostanza, i denti caduti hanno fatto accorrere i carabinieri. Il giovane malvivente in questione, purtroppo per lui, ha dimenticato una delle regole fondamentali del suo ambiente: nel mondo del crimine, bisogna saper tenere la bocca ben chiusa. Se lo avesse fatto, la mancanza degli incisivi non si sarebbe notata.

E poi dicono che un sorriso sia capace di risolvere tutti i problemi e aiuti a vivere meglio, in armonia con il prossimo. Non è davvero il caso del nostro povero ladruncolo. C’è anche da sottolineare che la difficile situazione ortodontica del ragazzo fornisce una straordinaria, inattaccabile linea difensiva al suo avvocato: con quello che costano le cure dentarie, è evidente che l’imputato ha rubato per pagarsele. Ciò che colpisce è che tutti i derubati, anche in un momento concitato e confuso come una rapina a mano armata, abbiano notato il piccolo problema estetico del loro aggressore, pensando magari: d’accordo, compi un reato, ma si tratta pur sempre di un lavoro a contatto col pubblico, non puoi presentarti con una bocca così in disordine! Viviamo un’epoca talmente attenta all’aspetto, all’immagine, che probabilmente, in futuro, la lotta al crimine si baserà sempre di più sull’osservazione di certi dettagli fisici: chi mi ha scippato avrebbe bisogno di una blefaroplastica, la donna che mi ha truffato ha delle terribili doppie punte, all’energumeno che ha cercato di palpeggiarmi in ascensore serve senza dubbio una manicure. Abbiamo delle difficoltà ad accorgerci che un figlio adolescente ha bisogno di aiuto o che il candidato richiedente il nostro voto è un figlio di troia, ma se la cassiera del bar sotto casa si è ristrutturata il décolleté, non ci sfugge di sicuro. Non è affatto un caso che i grandi malfattori, da Pat Garrett a Diabolik, si siano sempre coperti il volto con fazzoletti e maschere, proprio per evitare che le vittime potessero riconoscerli da un porro sul naso, dalle orecchie a sventola o da una cicatrice sulla guancia. Nascesse oggi, il famoso gangster Scarface avrebbe dovuto ricorrere a una plastica facciale ed il suo mito non sarebbe mai arrivato fino a noi.

Insomma, l’impressione è che, se avesse avuto i denti a posto, probabilmente il rapinatore sdentato dei quartieri spagnoli sarebbe ancora a piede libero. La libertà su cui da secoli si interrogano con risultati alterni intellettuali e leaders politici, filosofi e poeti, in questo caso non è affatto un concetto astratto, impalpabile. È semplicemente una protesi dentaria. Sicuramente, il protagonista di questa vicenda avrà imparato una lezione molto importante per il suo avvenire. Se sei un criminale, non devi solo rifarti una vita. Devi rifarti anche i denti.

Scritto alle 18:52 | link | commenti (1) | commenti (1) (popup)
dito ar qlo

giovedì, 11 settembre 2008
Don't forget

Yesterday

9/11

Today

Ground Zero

Scritto alle 07:33 | link | commenti | commenti (popup)
viaggi, 9/11

martedì, 09 settembre 2008
Nei secoli ... abbronzati

Nei secoli abbronzati: grazie a una clamorosa iniziativa della compagnia Carabinieri di San Vito, in provincia di Cagliari, questa estate i furti sul litorale che va da Villasimius al Salto di Quirra sono diminuiti del 70%. Una percentuale davvero molto significativa. Niente più ruberie in spiaggia, quindi, se si escludono quelle degli stabilimenti balneari per l’affitto di ombrelloni e lettini. Gli uomini dell’Arma, mescolati ai bagnanti, hanno saputo garantire ai cittadini un’autentica protezione totale (per di più, il brigadiere o l’appuntato non te li devi neanche far spalmare sulla schiena). Visto il successo dell’operazione, in futuro è ipotizzabile, da parte della Benemerita, la creazione di apposite squadre di intervento marittimo: ci permettiamo di suggerire il Reparto Marechiaro, il Nucleo Anticrimine Idratante, che diventerebbe in poco tempo temutissimo dai malviventi e, soprattutto, il tanto atteso Comando Antiracket, anzi, Antiracchettoni, una delle principali piaghe per la serenitá vacanziera degli italiani.

Indubbiamente, sarà necessario aggiornare la terminologia che da anni viene utilizzata per descrivere i mezzi di servizio dei Cc: la gloriosa Pantera, che da sempre controlla le nostre strade, dovrà venir ribattezzata “Pescespada”, mentre l’auto civetta diventerà probabilmente un’auto spigola, decisamente più adatta al nuovo contesto balneare. Per quanto riguarda invece l’utilizzo della sirena, potrà continuare tranquillamente, trattandosi già di creatura squisitamente marina. Anche per ciò che concerne la dotazione di bordo, si tratterà semplicemente di integrare quella già esistente: insieme all’apposita paletta bianca e rossa, verrà fornito ai militi pure l’inseparabile secchiello. Certo, essere di pattuglia sulla spiaggia comporterà qualche piccolo problema logistico. La pistola celata nel costume, per dirne una, consentirà forse al carabiniere in servizio di fare una bella figura con le signore, ma non è di sicuro una cosa molto pratica quando si entra in azione. Si tratta comunque di dettagli: la presenza delle forze dell’ordine sui nostri arenili risolve una delle più radicate paranoie dell’italiano in vacanza: la paura di venire derubati in un momento di disattenzione. Milioni di nostri connazionali sono costretti ogni estate a fare il bagno tenendo disperatamente d’occhio il proprio ombrellone, ai cui piedi giacciono momentaneamente incustoditi cellulare, portafoglio e chiavi della macchina. Nessun essere umano riuscirebbe a fare un bagno rilassante, con un occhio che scruta apprensivo il bagnasciuga, come fosse un soldato coinvolto nello sbarco in Normandia. In questi casi la preoccupazione, lo sappiamo tutti, ci spinge a gesti mortificanti, quali ad esempio occultare i soldi tra i panini e l’uva nella borsa termica oppure obbligare nonno a rimanere immobile sotto l’ombrellone per tutta la durata di una passeggiata fino alla rotonda. C’è poi chi sceglie di recarsi in spiaggia senza portare con sé né oggetti di valore nè denaro, una decisione che però causa inevitabilmente crisi di pianto al passaggio del primo venditore di cocco.

Chissá se questa innovazione introdotta dall’Arma favorirá il rilancio del genere poliziesco in Italia: dopo “La polizia ha le mani legate”, “I carabinieri hanno i piedi bagnati”.

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sabato, 06 settembre 2008
Quello strano animale chiamato "ultras"

La riapertura del campionato di calcio italiano è l'evento più atteso dell'anno per zoologi e naturalisti di tutto il mondo, che scendono nel Belpaese armati di binocolo con la certezza di poter studiare da vicino, nel loro ambiente naturale, i più numerosi branchi di ultras del pianeta. Divisi in sottospecie (il panzone buzzurro, il magretto nevrastenico, il nazista rionale, il trucido stagionato, il ragioniere frustrato, eccetera), gli ultras italiani appassionano gli studiosi per la natura straordinariamente composita del loro comportamento: migrano come gli gnu, si nutrono come i varani inghiottendo panini dell'autogrill interi e completi di tovagliolini di carta, rosicchiano le poltrone dei treni come i ratti, si espongono nudi alle intemperie come i trichechi, sudano come il mulo, si ammassano a migliaia in spazi minimi come le termiti, mostrando le natiche in segno di sfida come il mandrillo, scrivono e leggono solo in stampatello come Alberto Tomba.

La loro scatola cranica è di dimensioni simili a quelle di homo sapiens, ma il cervello, di dimensioni ridotte, galleggia in una sospensione gassosa formata da vapori di birra, pregiudizi razziali e titoli di studio polverizzati. La loro presenza sul pianeta è oggetto di un animato dibattito: secondo alcuni gli ultras sono l'anello mancante, secondo altri il frutto dell'esperimento di uno scienziato pazzo che voleva creare la razza perfetta incrociando uno spacciatore napoletano e un assessore veronese, secondo altri ancora sono la smentita vivente delle teorie evoluzioniste: ogni successiva generazione di ultras compie infatti notevoli passi all'indietro nella scala evolutiva, come si può constatare leggendo gli striscioni, scritti sempre più grossi e contenenti cazzate sempre più evidenti. Chiuso in laboratorio con striscioni bianchi e un pennarello, un giovane esemplare maschio di ultras, Beppe, ha tracciato scritte contenenti le sole due parole a lui note, 'onore' e 'infami', in tutte le combinazioni possibili. Poi ha cominciato a scrivere solo aste e quadratini. Poi a soffiarsi il naso nello striscione. Infine, ha mangiato il pennarello.

Nonostante il grande interesse scientifico della specie, la presenza degli ultras nel territorio, allo stato brado, fa discutere. Gli animalisti sono convinti difensori degli ultras, ma creano disastri introducendosi di notte nei laboratori e liberandoli dai gabbioni: distante dalle fonti di cibo (l'autogrill) e separato dal branco, l'ultras non è in grado di provvedere a se stesso e soprattutto, in mancanza di nemici, si accoltella da solo seguendo il suo istinto. Un altro problema è costituito dalla vista esclusivamente frontale: abituato a fronteggiare la curva nemica, l'ultras, in qualunque situazione, punta diritto davanti a sé. Lo sa bene il personale carcerario, che quando libera un ultras deve avere l'accortezza di farlo uscire dalla parte del carcere orientata verso il suo domicilio, perché l'animale comincia a correre verso l'orizzonte urlando e minacciando un punto X situato sempre frontalmente. Tra i provvedimenti allo studio del ministero degli Interni: il lancio di quarti di bue in curva, mediante catapulte, per rabbonire i branchi più inferociti.

Il recupero sociale avviando gli ultras verso attività meno pericolose, per esempio scippi e rapine. L'affidamento ai principali circhi europei, con domatori particolarmente energici, o ad appositi parchi zoologici a forma di curva dove i visitatori potranno nutrire gli ultras lanciando mele e noccioline. Infine, l'inserimento nel campionato italiano della Dinamo di Novosibirsk: seguendo la squadra in trasferta molti ultras, a torso nudo anche d'inverno, non riuscirebbero a fare ritorno.

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giovedì, 04 settembre 2008
Come cucinare una sogliola ... se ci si riesce !

Andare al porto di Fiumicino verso il pomeriggio tardi e aspettare con pazienza l'arrivo dei pescherecci giocando a Tetris sul vostro cellulare. Dopo mezz'ora si è scaricata la batteria del telefono. 

I pescherecci sono arrivati. Vedere se qualcuno sta sbarcando casse di sogliole fresche ancora vive. Chiedere al pescatore quanto costa UNA singola sogliola VIVA.
Dopo il vaffanculo del pescatore rifilargli 10 euri (un'enormità rispetto al valore di mercato della sogliola). Mettere la sogliola in una bacinella piena di acqua marina per farla nuotare libera e mantenerla fresca e viva fino alla padella. Caricarsi la bacinella piena d'acqua con la sogliola in macchina e provare a fare la via del mare senza versarne manco una goccia. Dopo 152 metri (record mondiale) smadonnare per gli interni della macchina completamente bagnati e optare per una busta di nylon piena d'acqua della fontanella e sale grosso in dosi massicce per favorire l'habitat mare di Torvajanica.

Arrivare a casa dopo due ore e mezzo, portare la busta con sogliola ancora viva (per miracolo) in cucina. Cercare, con varie tecniche di comunicazione e marketing di convincere la sogliola a suicidarsi da sola. Siete troppo teneri e non avete i cojoni per ammazzarla da soli. Dopo un'ora siete allo stesso punto. Puntare un faro alogeno da 300 watt sulla sogliola, fumare una sigaretta buttando il fumo sugli occhi della sogliola gridandole in faccia che è una troia senza tette e che non ha scampo salvo suicidarsi. Dopo un'altra ora ricorrere al drastico e crudelissimo metodo Polpot-Schillaci-Mengele: mostrare alla sogliola la foto di Giuliano Ferrara, nudo mentre tromba con la moglie Anselma (nuda anch'essa), mentre tenete gli occhi della sogliola ben aperti con degli stuzzicadenti tipo arancia meccanica. Niente, non funziona manco quello.

Rimettere la sogliola nella busta di plastica con l'acqua, salire in macchina, prendere la via Pontina nella maggiore ora di flusso automobilistico e dirigersi verso il mare. Verso le tre di notte trovate parcheggio in seconda fila dietro al porchettaro notturno. Scendere dalla macchina, inciampare sul marciapiedi fratturandosi il dito piccolo del piede, smadonnare in swahili ad alta voce, ributtare la sogliola a mare, tornare verso la macchina, trovare una multa per sosta in seconda fila freschissima autografata dal solerte ausiliario del traffico in libera uscita ma ligio al dovere. 

Sono le 05h18 del mattino e gli ultimi stronzi impasticcati e bevuti appena usciti dalla discoteca ti hanno vomitato la pasta e ceci de mamma sul parafango. Non demordete, avrete comunque la vostra sogliola sulla padella tra poco. A qualsiasi costo. Incazzati, sgommate lasciando mezzo pneumatico sulla litoranea e dirigetevi verso il supermercato più vicino per acquistare una sogliola congelata. Echeccazzo, voglio la sogliola e la sogliola avrò! Aspettare l'apertura del supermercato alle 09h00. Entrare, dirigersi verso il reparto surgelati, cercare la sogliola che... non c'è! Optate per dei pisellini primavera e una confezione di bastoncini di staminchia findus. Dirigersi verso le casse e scoprire che avete perso il portafogli (probabilmente nella caduta di prima, ma anche no). Infilare una mano nella tasca dei pantaloni dove, tra un pacchetto di chewing gum, un bottone, 4 scontrini e il biglietto da visita del ristorante vietnamita da gennarino 'o vesuvio ) trovate qualche spicciolo di euri per comprare sto cazzo di pisellini e bastoncini.

Ritornare verso casa strappando il santino di S. Favello, protettore degli automobilisti ubriachi, dal cruscotto della vostra splendida Duna week end color verde supposta, tanto non serve a un cazzo. Lungo la strada ascoltate la radio per tenervi svegli, c'è una trasmissione sugli animali che vi fa intenerire e pensare alla sogliola con pietà cristiana. Ritornare indietro verso il mare, fermarsi sempre in seconda fila davanti al porchettaro, andare verso il bagnasciuga, pensare alla sogliola con tristezza mentre tirate fuori il pisello e fate la pipì in mare, tornare verso la macchina e mangiare un sanissimo panino alla porchetta da Gigi er bacillo.

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lunedì, 01 settembre 2008
Una questione di cuore

Siamo i più longevi d’Europa, una buona notizia per tutti tranne che per l’Inps, naturalmente. Il merito è del nostro cuore che, a detta del professor Roberto Ferrari, direttore della Clinica Cardiologica dell’Università di Ferrara, è il più forte del vecchio continente e ci garantisce una prospettiva di vita più alta degli altri europei. Che avessimo lo stomaco forte in Italia si sapeva (basta considerare tutto quello che gli italiani hanno dovuto mandar giù negli ultimi vent’anni, tra scandali politici, finanziari e sportivi), ma che anche il cuore italico fosse leader nel suo settore, non ce lo aspettavamo proprio.

Il professor Ferrari, primo italiano, eletto proprio in questi giorni, presidente della Società Europea di Cardiologia, ci spiega che la salute del nostro organo cardiaco dipende dalla dieta mediterranea, da un’ottima legge antifumo e da un servizio sanitario di grande livello (nonché dal campionato più bello e più violento del mondo che, con le sue tante emozioni, ce lo tiene costantemente in allenamento). A questo punto non ci resta che sperare che la fuga dei cervelli di cui tanto si parla in Italia, venga sostituita da una fuga di cuori, che sono senza dubbio molto più numerosi e, a sentire gli scienziati, meglio funzionanti.

Del resto, di cuore si è sempre parlato moltissimo nel nostro Paese, da Catullo e Ovidio fino ai giorni nostri, anche se la televisione e le riviste di gossip stanno cercando di convincerci che siano altri gli organi protagonisti della cronaca nazionale. Non a caso, uno dei libri più famosi della nostra letteratura non si intitola orecchio o pancreas, né tantomeno tetta, ma appunto “Cuore”, ribadendo la predilezione della nostra gente per questo muscolo così delicato e vitale. Da “Core Ingrato” a “Cuore Matto”, passando per il “cuore di panna” che ha accompagnato tante nostre estati, la vecchia pompa del sangue, con i suoi atri, ventricoli e valvole, è sempre stato uno dei marchi di fabbrica del migliore Made in Italy. Per tradizione, noi italiani abbiamo il cuore grande nel quale, come cantano centinaia di canzoni e di poesie, trova posto l’amore per la mamma, per la sposa, per l’amante, per i figli, per la macchina nuova e per la squadra del cuore. Più che un cuore abbiamo un garage, un hangar, un tendone da circo. Oltre a essere così capiente, una vera station wagon tra gli organi vitali, funziona anche a dovere, al punto da regalarci sei anni di vita in più rispetto ai nostri partner europei (un lasso di tempo considerevole, nel quale si può ad esempio evadere l’Iva per ben 24 volte, approfittare dei saldi 12 volte e parcheggiare in doppia fila mediamente 624 volte).

A minare la straordinaria robustezza di questo prezioso muscolo involontario pare non ce l’abbia fatta nemmeno la fine dell’amore fra Nicoletta Romanoff e Giorgio Pasotti, una notizia che fa veramente male al cuore. Non possiamo lamentarci davvero. Preso atto quindi, con soddisfazione, della straordinaria capacità cardiaca del nostro popolo, una riflessione ci appare del tutto inevitabile: come si spiega lo stato della nostra economia, dell’inflazione, dell’Alitalia? Visti i dati della Società Europea di Cardiologia ci aspetteremmo che qualcuno prendesse le questioni, come dire... un po’ più a cuore.

Scritto alle 17:54 | link | commenti (1) | commenti (1) (popup)
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