In Medio Stat Virtus

Nato per scassare le altrui sfere, cibarmi di altrui sensazioni e vivere di proprie emozioni.

Qualcosa su di me

Utente: TheRipper66
Chi sono lo sai ... mi hai forse incontrato, forse scopato, forse dimenticato, SICURAMENTE ODIATO !!!

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Statistiche

Visitatori incauti

Dal 18/06/2005 sono passati *loading* visitatori

 
lunedì, 28 luglio 2008
La vita in un film

Esistono, nella vita di tutti noi, delle proiezioni più spaventose di quelle dei risultati elettorali cui si è trovato di fronte Veltroni, nell’aprile scorso. Si tratta dei filmini che milioni di italiani hanno realizzato per conservare il ricordo di momenti importanti della propria esistenza: la cresima del piccolo Ubaldo o il compleanno di zio Carmine. Quante volte, andando a trovare un parente o da un amico, siamo stati costretti a subire, nel corso degli anni, prima i super8 e poi i Vhs di interminabili cerimonie familiari o di vacanze, in Kenya nel migliore dei casi, a Nettuno se la sorte era particolarmente malevola. Oggi, una notizia ci giunge dalla Gran Bretagna ed è difficile dire se si tratti di una buona nuova o meno: il giornale domenicale The Observer annuncia che le videoteche di famiglia rischiano l’estinzione, a causa di vari tipi di muffa che attaccano irrimediabilmente i videotape, causandone la lenta ma inesorabile distruzione. In questo modo, i ricordi di intere generazioni rischiano di sparire, un po’ come quelli di imprenditori e politici durante gli interrogatori di Tangentopoli.

Dopo un iniziale, inevitabile, momento di sgomento e amarezza, viene da chiedersi: è un male? È davvero increscioso non poter rivedere sul piccolo schermo quanti capelli in più avevamo vent’anni fa? O quanto eravamo più magri? O ancora come sembravamo ridicoli con quei pantaloni a zampa d’elefante e i basettoni alla Tom Jones? In certi casi, l’oblio è una mano santa. Inoltre, viviamo un’epoca segnata da un paradosso tragico e ridicolo al tempo stesso: piuttosto che vivere intensamente i momenti importanti, preferiamo riprenderli con la videocamera. Se vi capita di partecipare a una riunione, a un matrimonio, o alla discussione di una tesi di laurea, noterete che le persone più coinvolte (i parenti e gli amici più intimi del festeggiato) sono completamente presi non dalla partecipazione emotiva all’avvenimento, ma dalla ricerca disperata dell’inquadratura migliore e della luce più adatta. Nel giro di pochi decenni, insomma, ci siamo trasformati tutti in dei piccoli Steven Spielberg da rinfresco, in dei Carlo Vanzina da pranzo di anniversario di nozze. Proprio pochi giorni fa, partecipando al matrimonio di un’amico, ci è capitato di sentire questo dialogo tra i genitori della sposa: “Caro, guarda come è bella la nostra Stefania vestita di bianco"... "Stai buona che è un momentaccio, il livello della batteria è molto basso, qui non arrivo neanche allo scambio degli anelli...”.

Il consiglio che danno gli specialisti, ci informa sempre The Observer, è di trasferire e conservare i nostri ricordi sui più moderni e longevi Dvd. La cosa più saggia sarebbe probabilmente conservarli dentro di noi, ma ci rendiamo conto che forse si tratta di un suggerimento troppo romantico e decisamente poco tecnologico. Comunque, non deve preoccuparci più di tanto la minaccia di deterioramento che incombe sulle nostre videocassette. Se vorremmo rivedere nonno che brinda ai sui novant’anni o la cugina Mariarosa in hot pants sul lungomare di Lignano Sabbiadoro, non dovremo fare altro che andarli a cercare su YouTube: ci sarà sicuramente, un componente delle famiglia che ha sentito la necessità di mettere online, a disposizione dell’intero pianeta, i filmini di famiglia.

Scritto alle 18:05 | link | commenti (4) | commenti (4) (popup)
dito ar qlo

giovedì, 24 luglio 2008
Appunti di viaggio: eRumors

"My friends, we live in the greatest nation in the history of the world. I hope you'll join with me as we try to change it." Barack Obama.
Con questa frase ha esordito nel mese di giugno durante la nomina democratica per il presidente degli Stati Uniti. Ma in effetti questa frase non è mai stata pronunciata. Anche qui, come nelle campagne elettorali italiane, si tende a disprezzare l'avversario al solo scopo di poterlo mettere in cattiva luce. E lo hanno fatto con una eRumors, ovverossia un'email che ha circolato su tutti i computer americani riproducendo una falsa (e idiota) affermazione. Un pò come quando Berlusconi parlava di spallate e altre cazzate varie nei confronti degli avversari. Con la differenza che il nano pelato si dimostra quello che è sempre stato: un guitto da avanspettacolo.

Sere fa, mentre non prendevo sonno, nel fare un pò di zapping sui vari canali televisivi in cerca di qualche film che avevo già visto in italiano e dunque da riascoltare in inglese, mi imbatto in un dibattito a tra Mc Cain e Obama, una sorta di sfida televisiva. Abituato a quella mondezza che ci propina la TV italiana, fatta di volgarità, di attacchi e colpi bassi tra i due contendenti, mi sono messo di santa pazienza ad ascoltarli. Orbene in un primo momento ho pensato che i miei padiglioni auricolari avessero qualche problema oppure il mio traduttore interno stesse traducendo male: i due contendenti parlavano a turno, rispettando i tempi dell'altro, senza interrompere continuamente, senza che il moderatore dovesse intervenire per calmare i toni, che erano già abbastanza pacifici. Ognuno dei due ha esposto il proprio programma, basato principalmente sul ritiro delle truppe dall'Iraq in tempi e modi abbastanza celeri. Purtroppo su questa guerra troppe madri e troppe mogli stanno piangendo i loro cari. Ognuno dei due ha parlato di cosa avesse combinato l'altro durante la campagna elettorale ma senza esacerberare i toni e senza scendere sul ridicolo e sulla volgarità, senza dire agli elettori dove dovevano mettere il loro dito (qui le votazioni avvengono tramite touchscreen, un terminale che riconosce automaticamente l'impronta digitale dell'elettore ed è in capace di rilevare se l'utente sta per effettuare qualche furbata). Io, sinceramente, alla fine del dibattito, li avrei votati entrambi ...

Va da sè che come al solito la stampa, se deve inzuppare un pò il biscotto su qualche affare politico dai contorni abbastanza strani, non ci mette molto. Grazie a Internet e ai suoi corrispondenti ci mette poco ad arrivare in Italia e commentare quanto segue: "The Italian parliament approved a law on Tuesday giving Prime Minister Silvio Berlusconi immunity from prosecution, a victory for the conservative billionaire who has long complained of being hounded by biased prosecutors. Critics said the measure was custom-designed to rid the 71-year-old media mogul of legal headaches, including a high-profile graft case against him and British lawyer David Mills in Milan. ". Come dire "povero Silvio ce l'hanno tutti con lui".
Che io ben ricordi Clinton, quando venne indagato per la soria del Sexy Gate, non fece promulgare nessuna legge sull'immunità e si sottopose alla giustizia, attendendo il verdetto finale senza spostare processi da una città all'altra. Può sembrare una storia davvero ridicola, ma tutto lo scandalo del Sexy Gate ebbe inizio in seguito ad un pettegolezzo. Nonostante infatti Monica fosse una segretaria dell’uomo più potente del mondo, fece quello che fanno molte donne dal parrucchiere, o molti uomini davanti a una birra: si confidò con una presunta amica, che poi si rivelò non essere tale. La Lewinsky parlando con Linda Tripp le confessò quale era una delle sue mansioni segrete alla Casa Bianca. Definire il Sexy Gate una storia squallida è il minimo che si possa fare. Le 20 ore di telefonate registrate, in cui Monica raccontava ad una sua amica cosa faceva con il presidente, divennero un vero e proprio capo d’accusa verso Clinton, che anche non avendo commesso alcun reato, in quanto le fellatio sono legali, aveva però compiuto un grave atto sul piano etico: in quanto in un primo momento aveva reagito alla notizia dicendo che si trattava di una montatura. Il presidente era accusato di aver giurato il falso. Cosa molto grave qui. Mentre in Italia tutto passa come acqua sotto i ponti. Spero solo che un giorno la Carfagna si ricordi dei corsi e ricorsi storici e metta in moto il cervello e usi la bocca per altro.

Lo stage sta volgendo al termine, si ferma per la pausa estiva. Anche qui ad agosto molte cose si fermano e ne approfitto per rientrare in Italia, per tornare indietro nel tempo. Dovrò ricordarmi che le carrozze della metropolitana italiana scimmiottano quelle di New York fine anni 80 (qui invece ci sono le carrozze della Breda con i sedili in similpelle imbottiti e puliti); dovrò ricordarmi che, nel momento in cui devo attraversare la strada, sarà come fare un percorso a ostacoli pur di evitare di finire sotto le ruote; dovrò ricordarmi che in città vige il divieto dei 50 km/h e non dei 35 mp/h (che, se li superi, compare immediatamente il poliziotto a farti la multa. E se il poliziotto non compare, c'è sempre un automobilista che tramite cellulare comunica, con un sms gratuito, al traffic police, che un'autovettura ha superato i limiti di velocità); dovrò ricordarmi che la benzina non mi costa più 4$ al gallone ma 1 euro e 50 al litro; dovrò ricordarmi che un paio di 501 non li pagherò più 30 $ ma 50 euro; dovrò soprattuttto ricordarmi di rimettere l'orologio biologico per evitare che alle 6 del mattino ora italiana io abbia fame come se fosse mezzogiorno.

Sarò a Roma per i primi di agosto, giusto in tempo per beccarmi un'altra bordata di caldo, come se non bastasse tutto quello che mi sono beccato qui. Sicuramente un risultato l'ho ottenuto: sono sceso sotto la soglia degli 80 kg. il tempo di godermi un pò di riposo, fare un pò di documenti per poi ripartire verso settembre/ottobre.

Sperando di non tornare più.

Scritto alle 03:53 | link | commenti (5) | commenti (5) (popup)
viaggi, io

martedì, 22 luglio 2008
Caro lettore

Caro lettore, sei stanco della noia compassata della politica romana e desideroso di emozioni forti, proclami truculenti o sparate siderali? Non preoccuparti, se il Piave non mormora più, ci pensa l’Umberto.

Bossi e i suoi troveranno sempre qualcosa per provocarti un brivido di sussulto o un doveroso moto di sdegno, suonando uno spartito sopra le righe che ha più di vent’anni ma, politicamente parlando, non ha le rughe. E se non ce la fai più, e preghi ogni giorno che la Lega si trasformi in un educato movimento federalista, avrai il tuo affanno quotidiano, perché dalle parti della Lega Nord, con la scusa di dire e fare ciò che il popolo pensa e fa, le parole schizzano sempre come proiettili. Talvolta pericolosissimi. A proposito di proiettili, cannoni e armi varie. Tralasciamo il tank home-made guidato dai “serenissimi” che, diciamo così, nel 1997 occupò piazza San Marco. Tutti pensiamo che il momento di fondazione dell’estremismo leghista sia il cappio esposto, tra lazzi e lacci, da Luca Leoni Orsenigo nel Parlamento falcidiato da tangentopoli. Eh, no, caro lettore, perché Umberto Bossi una volta, si era nel 1994, raccontò di aver fermato, tra il 1986 e il 1987, «300mila persone» pronte a marciare in rivolta nelle valli bergamasche: «Se non ci fossi stato io a fermarli sarebbe stato il caos». Meno male.

L’altro ieri, in un’effervescenza incontrollabile delle cifre, i padani pronti a marciare su Roma sono diventati quindici milioni, più dei dieci milioni di firme anti-Prodi raccolte (senza riscontro) ai gazebo da Berlusconi, più delle firme anti-Berlusconi che vuole raccogliere Veltroni. E l’estate scorsa sempre l’Umberto ha ricordato che i lombardi son brava gente, non hanno mai tirato fuori i fucili, «ma per farlo c’è sempre una prima volta». Ed è stato sempre lui, ormai un’era giurassica fa, sapendo di essere indagato per xenofobia e finanziamento illecito, a notare che «la vita di un magistrato vale 300 lire» (adesso diremmo 15 centesimi di euro, una mancia al bar…), ovvero il costo di una pallottola. E come non ricordare l’ipotesi di «governo delle carabine» lanciato nel 1996 da Bossi, intento a preparare ampolle e riti celtici da officiare sul Po, con la Lega al 10%. Da far impallidire la buonanima di Charlton Heston, un fuciliere coi fiocchi.

E poi non vi chiedete perché, a forza di tirar fuori manici, fucili e pallottole, tanti leghisti sono favorevoli alla via “americana” al cittadino libero e armato… Se poi, caro lettore, non ti basta, è facile scovare in qualche archivio politico i manifesti con la gallina padana dalle uova d’oro che ingrassa Roma ladrona o con l’indiano padano che corre il rischio di essere messo nelle riserve di un’Italia islamizzata, le proposte per ripristinare la pena di morte, mettere la taglia sui delinquenti, spostare la capitale a Milano, sparare sugli scafisti (ma dopo che hanno scaricato i clandestini, va da sé), cantare “grazie Nerone” o vestire da leprotti i «perdigiorno extracomunitari» per dar da fare ai cacciatori quando la stagione venatoria è chiusa, come una volta propose il mitologico Giancarlo Gentilini, prima sindaco e poi osannato prosindaco di Treviso. In alternativa, propose il gentile Gentilini, usare i bazooka sui gommoni. Astenersi buonisti perditempo.

E se anche tu, caro lettore, sei dubbioso sul dialogo interculturale, puoi vestire una maglietta anti-Islam come quella esibita sul petto gonfio e mediatico dall’allora (e ancora) ministero Roberto Calderoli, o prendertela, come quel simpatico mattacchione di Mario Borghezio, con i «cornuti islamici». Se non sei un metrosexual, evoca anche tu, celoduristicamente, la legge del «duro manico», come fece il Bossi rivolto alla «bonassa» Margherita Boniver, o lancia strali contro «l’Omoparlamento europeo». Se, infine, sei stanco dell’Italia, canta anche tu insieme ai ministri leghisti quando fu approvata la devolution: «Noi che siamo padani/ abbiamo un sogno nel cuore / bruciare il tricolore!». Oppure, novello partigiano, intona «Italia ciao» e unisciti ai patrioti che hanno deciso di «liberare la Padania dall’Italia schiavista»: l’ha detto Bossi a Bergamo il giorno dell’Immacolata dello scorso anno, certo memore di quando invitò, undici anni fa, a infilare il tricolore «nel cesso», magari dopo averlo utilizzato per nettarsi il didietro. Sennò, più prosaicamente, scegli il consiglio calderoliano e il tricolore mettilo nel cassetto, perché è «vecchio».

E se, caro lettore, qualcuno si stanca della storia dei leghisti che la sparano grossa e poi son bravi a governare, e osserva che il governo di un Paese esige rispetto istituzionale e senso della misura, rispondi con l’immortale saggezza del Borghezio: «Moderati un cazzo!».

(Courtesy of Angelo Mellone - Il messaggero)

Scritto alle 20:32 | link | commenti (2) | commenti (2) (popup)
copio e incollo, dito ar qlo

lunedì, 21 luglio 2008
Vacanze 2008

Sarà pure estate, ma non si riesce a stare tranquilli. Il rapporto Aci Censis turismo 2008, pubblicato in questi giorni, ci pone di fronte ad una realtà cruda e imbarazzante: l’italiano purtroppo soffre di vacanza precox. Nell’ultimo decennio, infatti, nel nostro Paese sono raddoppiate le vacanze brevi di uno-tre giorni ( dai 23,3 milioni del 1997 ai 47,9 milioni del 2007) ed hanno sempre più successo le formule last minute e low cost che, grazie al loro affascinante suono anglofono, permettono di esprimere con una certa eleganza il concetto di «non ci ho un euro». Inoltre, ci informa sempre l’indagine dell’Automobil club, oggi si prediligono le vacanze “tematiche”, con destinazioni di interesse personale, tipo enogastronomico o culturale, anche perché in due giorni fai giusto in tempo a tracannare mezzo bicchiere di vino o assistere a un concerto. Se poi il vino sa di tappo e il concerto è di Tricarico, ti sei rovinato le vacanze senza rimedio.

Il dilagare della “villeggiatura breve”, lo si intuisce con grande facilità, dipende prevalentemente dalla difficile situazione economica di molte famiglie italiane, un contesto che, tra le altre cose, conferisce un nuovo significato alla parola congiuntura: andare cioè in ferie con i propri congiunti, di questi tempi, è diventato praticamente impossibile. I fattori che influiscono maggiormente su questa scelta obbligata degli italiani, spingendo milioni di nostri connazionali a optare per delle vacanze in edizione Bignami, sono il caro benzina, il caro alberghi, il caro ristoranti, insomma, la terribile morsa dei prezzi che, con lungimiranza profetica, era stata intuita più di un secolo fa da un grande italiano, il poeta Giacomo Leopardi, che non a caso iniziò la sua lirica più famosa con le parole «Sempre caro mi fu...». Che poi si trattasse di un ermo colle piuttosto che di una cotoletta in trattoria, cambia poco.

Ancora un dato del rapporto Aci Censis fa riflettere: le abitazioni di parenti e amici registrano più pernottamenti di alberghi e pensioni (per essere precisi, il 35% contro il 33%). Quindi, se agli inizi di agosto sentite suonare alla porta e, aprendola, vi trovate di fronte zio Gaspare e zia Egle con le valigie in mano e un sorriso disarmante sulle labbra, non prendetevela troppo. Non sono invadenti, cercano solo (disperatamente) di risparmiare qualcosa. È giusto poi cercare di trovare dei lati positivi anche di fronte a un quadro problematico come quello dipinto dall’indagine in questione: se si va in vacanza solo due o tre giorni, ad esempio, non ci saranno probabilmente liti tra colleghi di lavoro per il piano ferie, le piante sui balconi non si seccheranno più, animali e persone anziane non verranno più abbandonate, i ladri d’appartamento avranno meno tempo per cercare di aprirci la porta di casa col piede di porco e, soprattutto, i film di tema vacanziero dei Vanzina dovrebbero durare di meno.

Una sola nota stonata ci è parso di cogliere nell’interessante e particolareggiato Rapporto Aci Censis 2008: il presidente del Censis servizi, che lo ha presentato insieme al presidente dell’Aci Enrico Gelpi, si chiama Fabio Taiti. Un nome esotico e, purtroppo, crudelmente illusorio. Visti i tempi che corrono, sarebbe stato decisamente più delicato se, invece di Taiti, si fosse chiamato Ladispoli.

Scritto alle 23:39 | link | commenti | commenti (popup)
dito ar qlo

venerdì, 18 luglio 2008
Piccolo spazio pubblictà

Aiutatemi a capire. Nell'ultimo spot della Tim, una ragazza, dopo una notte movimentata, invia a 500 persone un messaggio in cui dice di aspettare un bambino. Tutti reagiscono urlando "Diventerò padre" e correndo come Grosso dopo il gol contro la Germania.

La cosa si presta a varie considerazioni:
1. La ragazza è un pò zoccola
2. La ragazza la notte prima ha avuto 500 rapporti completi
3. La ragazza la notte prima ha avuto 500 rapporti completi non protetti
4. Il prossimo messaggio che invierà la ragazza sarà: "Ho l'Aids"
5. Ammesso che abbia avuto tutti questi rapporti nel giro di una notte (8 ore), ogni rapporto ha avuto una durata media di 52 secondi
6. Gli uomini, invece di correre come Grosso dopo il gol dopo la Germania, dovrebbero vergognarsi della scarsa prestazione
7. Alla fine, non ho capito bene il prodotto che pubblicizzavano. Ma penso che se la Vodafone ha la "Summer card", la Tim abbia introdotto la "Fuck card"

Pubblicità progresso ?

Scritto alle 15:07 | link | commenti (3) | commenti (3) (popup)
curiosità, dito ar qlo

giovedì, 17 luglio 2008
Silvio Superstar

ROMA - "Ebbene sì, sono meglio di Sarkozy, lui non è riuscito a portare Gheddafi e i ministri libici al vertice sul Mediterraneo. Io invece... eccoli qua".
Non è cambiato, ma nemmeno un po' e proprio in nulla. Silvio Berlusconi mantiene se stesso uguale a se stesso, nel tempo, nei luoghi, nelle situazioni: sugli eterni temi della giustizia, l'ossesione dei giudici, inseguendo il mito dell'io-faccio-quindi-sono-bravo. Il Caimano diventa Statista e viceversa, due tocchi, oplà, stravolgimenti così repentini che neppure Superman-Clark Kent. Ordunque, oggi è stata la giornata del "oh come sono bravo" variante del "come me nessuno mai", manifestazioni di un misto di gelosia, invidia e bisogno sfrenato di sentirsi il migliore. In tutto. E di piacere, a tutti.

(Ora ci manca solo che racconta la barzelletta sulla pompinara israeliana ...)

Da un po' di tempo, ad esempio, Berlusconi sente il fiato sul collo di Nicolas Sarkozy, più giovane di lui, più belloccio di lui, tombeur des femmes più di lui tanto da sposarsi Carla Bruni. Alto come lui ma negli indici di gradimento popolari Messieur le President sembra piazzato meglio. Ci manca solo che l'inquilino dell'Eliseo lo possa incalzare in politica. La Francia adesso è alla guida del semestre europeo e l'attivismo di Sarkò si è fatto subito sentire: il congresso Euromed per unire le risorse dei paesi che affacciano sul Mediterraneo; l'aut-aut all'Irlanda sul carta europea-Trattato di Lisbona. Senza contare quello straordinario momento mediatico che è stata la liberazione di Ingrid Betancourt.

Così da un paio di giorni Berlusconi si lancia in sfide, confronti e paragoni eccentrici. L'altro giorno ha "rinnovato" in diretta tivù l'incarico per un secondo mandato al presidente della Commissione Ue Manuel Barroso. Stamani, ospite del convegno della Fondazione Medidea del senatore Pisanu, ha messo le cose in chiaro con Sarkozy. "Dopo questo incontro - dice il presidente del Consiglio - avrò un piacevolissimo appuntamento con il primo ministro della Libia e con il ministro degli Esteri. Lo sottolineo anche perchè ciò ci conferisce una superiorità rispetto a Sarkozy che non è riuscito ad avere il governo libico come ospite nella conferenza Euromediterranea di Parigi". Da Parigi non ci sono segnali su eventuali reazioni alla battuta. La giornata però ha regalato altre perle di stravaganza. Nello stesso convegno il premier ha informato che al problema caro-petrolio, su cui è impegnata in un fronte unico tutta l'Europa, ci pensa lui. "Sarò l'ufficiale di collegamento con i paesi produttori di petrolio" ha spiegato. Ghe pensi mi, insomma. Un'autocandidatura che nasce dal fatto che l'Europa in questo momento, dopo gli addii di Chirac, Putin, Blair, Aznar e Schroeder, è "un po' in affanno e accusa carenza di leadership".

Il resoconto stenografico della giornata segnala anche il paragone, fatto da Berlusconi, tra il ministro Mara Carfagna e Santa Maria Goretti ("Presidente,
accetti un consiglio, scherzi pure con le Fante, ma per favore lasci stare le Sante" è l'invito di Rosy Bindi) e uno strafalcione di latino. Parlando del muro contro muro con la Lega sulle priorità del governo - la giustizia per il premier, il federalismo per il Carroccio - il Cavaliere ha rassicurato tutti. Nessun problema, e quando mai. "Simul stabunt, simul cadunt" dice il premier sfoggiando il latinorum, "insieme staranno così insieme cadranno" nel senso che non ci saranno modifiche nè problemi tra Pdl e Lega. Però ha sbagliato la declinazione del verbo cadere, ha usato cadunt invece di cadent. Lo stesso errore che fece Craxi, anni fa. Ma allora c'era Natta, segretario del Pci, e la correzione arrivò seduta stante.

(Fonte: Repubblica del 17/07/2008)

Scritto alle 19:47 | link | commenti (1) | commenti (1) (popup)
anti-berlusca

lunedì, 14 luglio 2008
Immunità alle alte cariche

Rasta all'amatriciana: ecco un nuovo, gustosissimo piatto per arricchire il variegato menu che l'attualità italiana ci propone quotidianamente. La Cassazione ha accolto il ricorso di Giuseppe G. contro la condanna per illecita detenzione e spaccio di marijuana inflittagli dalla Corte d'appello di Perugia, in quanto l'uomo è un Rasta fariano e i precetti della sua religione gli impongono di fumare erba per favorire contemplazione e preghiera. I Rasta credono che la cannabis sia l'erba sacra che cresceva sulla tomba di re Salomone, grande sovrano e giudice di impareggiabile saggezza. Insomma, dopo il culto mariano, quello marjuano. In seguito alla sorprendente sentenza della Suprema Corte, sembra che il numero degli adepti di questa religione caraibica sia in vertiginoso aumento nei licei, nei gruppi rock ed anche, inaspettatamente, all'interno di Montecitorio.

Cosa ci faccia un Rasta a Perugia non è facile immaginarlo, ma forse , con il tempo, scopriremo che in Giamaica esiste una setta che, per stabilire un contatto diretto con la divinità, fa uso di strangozzi. Anche questo significa, probabilmente, andare incontro ad una società multietnica. La libertà religiosa è uno dei pilastri fondamentali della nostra bella Costituzione, sempre valida e ancora nuovissima, anche considerando il fatto che in questi ultimi anni l'abbiamo adoperata pochissimo. È dunque molto importante rispettare le credenze altrui, cosa che, per fortuna, si è verificata nei confronti di Giuseppe G.: pare infatti che il "fumo" glielo abbiano trovato non nella credenza ma nel comodino della camera da letto. Il vecchio Karl Marx ci appare, alla luce della decisione della Cassazione, ormai completamente superato: la religione non è più solo l'oppio, ma pure la marijuana dei popoli.

Un inquietante sospetto però, come un'ombra minacciosa, si staglia sull'avvenire del nostro Paese: se basta dichiararsi ferventi adepti di un qualsivoglia culto per aggirare le leggi dello Stato, considerando anche la vaghissima tendenza all'esercizio della furbizia da parte di noi Italiani, quali scenari futuri ci attendono? Si potrebbe creare un pericoloso precedente. Per non rischiare di prendere la multa quando il sabato si va a fare shopping, nascerà la setta dei Doppiafilisti del sesto giorno? Si potrà entrare a far parte dei Bancarottieri induisti ? Se la Finanza ti arresta per non aver pagato le tasse, gli Evasori esoterici del monte Athos denunceranno una "vergognosa persecuzione religiosa"? Staremo a vedere gli sviluppi della situazione. E poi, in fin dei conti, in questo periodo in Italia non si fa altro che parlare di immunità per le alte cariche ed in tal senso, non essendoci carica più alta di quella di una divinità, è anche logico che chi ne professa il culto pretenda di essere intoccabile.

Ci vuole tolleranza e comprensione. Quindi, se negli anni a venire dovesse capitarvi di incontrare un variopinto rappresentante del popolo Dayak, i simpatici tagliatori di teste del Borneo, e costui decidesse di decapitarvi e mummificare la vostra testa, non dovrete avervene a male, né pensare che stia violando le norme del nostro codice penale. Nella maniera più assoluta. Il Dayak non lo fa per cattiveria. È la sua fede e, a pensarci bene, per professarla non servono neanche le cartine.

Scritto alle 14:32 | link | commenti (2) | commenti (2) (popup)
dito ar qlo

domenica, 13 luglio 2008
Problemi di viabilità a Milano

Che fare di 3 mila musulmani che pregano sui marciapiedi di viale Jenner? Milano è impegnata allo stremo per risolvere la questione. Amministratori, urbanisti, intellettuali, servizi segreti, vigili urbani, esperti di postura e consiglieri militari sono riuniti giorno e notte per discutere le possibili soluzioni. Queste le principali proposte.

Dissuasori Proposta della Lega Nord. Sui marciapiedi vengono disposti i dissuasori metallici, irti di chiodi, già usati con successo contro i piccioni. L'esperto di dialogo interreligioso del Comune di Milano ha assicurato che la misura è inutile contro gli induisti, che meditano molto volentieri seduti sui chiodi, ma molto efficace con i musulmani, che preferiscono non inginocchiarsi su superfici acuminate.

Dissuasione morale Proposta di Cielle. Alcuni volontari cercano di convertire i musulmani in preghiera, chinandosi al loro fianco e mormorandogli nelle orecchie frasi celebri di don Giussani, tradotte in arabo. La traduzione può anche essere approssimativa, perché il pensiero di don Giussani ha il vantaggio di essere incomprensibile anche nella versione originale.

Ceppi Il comandante dei vigili urbani propone di applicare ai musulmani che pregano in divieto di sosta i ceppi blocca-ruota già usati con successo con le automobili in terza fila. Un carro attrezzi provvederà a rimuovere il musulmano bloccato e portarlo nei depositi comunali, dove i parenti potranno ritirarlo in orari d'ufficio.

Tappeti urticanti Fare omaggio ai musulmani di Milano di un tappeto in fibra di ortica. È la proposta di un dissidente leghista, grossista di fibra d'ortica.

Chiese truccate Si prende una delle tante Chiese cattoliche disertate dai fedeli e la si trucca da moschea con un kit (arabeschi autoadesivi, cupola a cipolla di plastica gonfiabile, minareto di cartone riciclato). I musulmani crederanno così di avere pregato in una moschea, non rendendosi conto di avere versato l'obolo al prete della locale parrocchia, travestito da imam.  

Botola Una gigantesca botola si spalanca all'improvviso sotto la comunità in preghiera. Uno scivolo sotterraneo, come nei film di Indiana Jones, trasporta l'intera comunità, a velocità altissima e dopo una serie di spettacolari salti nel vuoto, in una stazione della metropolitana dove sarà possibile arrestarli per esercizio abusivo dell'arte circense. Perplessità del management del sindaco che giudica troppo costoso il progetto.

Preghiera a strati E arriviamo alle soluzioni più aperte al dialogo, caldeggiate dal presidente della Provincia, il democratico Penati. È stato osservato che il sistema di preghiera attualmente adottato è molto dispersivo dal punto di vista volumetrico. Lo spazio occupato dagli oranti sarebbe sensibilmente ridotto se i medesimi potessero impilarsi uno sopra l'altro. Nelle simulazioni effettuate da militanti del Pd, si è riusciti a sovrapporre fino a quattro oranti, ginocchioni sulla schiena del collega sottostante. È stato calcolato che 3 mila musulmani, aiutandosi con un sistema di cavi e paratie di contenimento, potrebbero formare una piramide umana con base venti per venti, culminante, a quindici metri di altezza, con il muezzin. Ulteriore vantaggio: non sarebbe più necessario costruire il minareto.

Preghiera domestica Ognuno prega a casa sua. L'aspetto collettivo, molto importante per gli islamici, può essere garantito da un sistema di staffette che suona ai citofoni di tutti i musulmani di Milano e pronuncia la frase di rito "Anche Ahmed, Alì, Kaled, Mohammed, Jussuf, Samir (segue una lista di tremila nomi) stanno pregando insieme a te". Nuova moschea: ipotesi scartata per la sua evidente irrealizzabilità.

Scritto alle 11:40 | link | commenti (2) | commenti (2) (popup)
curiosità, dito ar qlo

mercoledì, 09 luglio 2008
Austerity

La contrazione dei consumi suscita profondo sgomento nel governo e nelle istituzioni economiche del Paese. Si cercano le cause profonde del fenomeno. Secondo alcuni, gli italiani sono cattivi, e consumano meno per puro malanimo nei confronti della società. Secondo altri, gli italiani consumano di nascosto, con le tapparelle abbassate perché nessuno li veda, per il puro piacere di fare le cose in nero: alla tradizionale figura dell'evasore fiscale si sarebbe dunque aggiunta quella del consumatore sommerso, che si ingozza di dolciumi e cambia d'abito anche dieci volte al giorno, però nascosto in casa sua. Una terza tesi attribuisce il calo dei consumi agli stipendi miserabili, ma Confindustria la giudica tendenziosa e replica che alcuni settori merceologici, come le scarpe risuolate e le croste di pane, sono invece in continua ascesa. Una quarta teoria, neanche presa in considerazione, sostiene che se uno ha già tre telefonini, due automobili, sei televisori, 12 paia di infradito e 29 t-shirt con scritta spiritosa, a un certo punto gli viene da vomitare e decide che può bastare così. Nel frattempo si fanno strada le nuove tendenze, più austere, del consumo.

Benzina. Ormai ha lo stesso prezzo del vino. Alcune pompe mettono a disposizione dei clienti un sommellier che annusa il pieno e lo sostituisce se sa di tappo. Ma gli italiani non rinunciano a usare l'automobile per la tradizionale gita fuori porta. Magari accorciano il tragitto: i romani non arrivano più a Ostia e si fermano sulla Cristoforo Colombo a prendere il sole e giocare a freesbee sulle aiuole spartitraffico; i milanesi non si spingono più fino in Liguria, gli basta un weekend a Voghera; mentre i palermitani, che il mare ce l'hanno a portata di mano, non potendolo raggiungere in macchina preferiscono non andarci del tutto. 

Griffe. Meno abiti, purché griffati: questa la tendenza. Per esempio: una sola scarpa di Prada e l'altro piede scalzo. La maglia di gran marca, appositamente zavorrata sull'orlo con piombi da pescatore, può arrivare a coprire fino alle ginocchia, celando l'assenza di mutande. Fino alla raffinatezza di uscire di casa totalmente nudi, ma con un Borsalino in testa (per lui) o completamente nude (per lei) ma gridando "Guardate! C'è un tizio nudo con il Borsalino in testa!" per dirottare l'attenzione dei passanti.

Ristoranti. La pizza ha ormai superato i 10 euro. Si cerca di ovviare risparmiando sulla manodopera, molto costosa. In alcune pizzerie i clienti sono invitati a impastare personalmente la loro pizza, rotearla, infarinarla, guarnirla con quello che capita a tiro, infornarla e quindi consumarne i brandelli carbonizzati ridendo con gli amici. Grande successo dei locali che servono la pizza da un euro: una normale margherita, però grande come un euro. In netto calo il consumo di pizze molto guarnite, vanno forte le pizze austere, come la Poveraccia (una margherita con le toppe), la Bill Gates (grossa come un chip) e la Metafisica (un piatto vuoto con l'aroma di basilico).

Estetica e fitness. I costi della lampada abbronzante sono ormai insostenibili. Fioriscono impianti a carbonella, riciclati dai caldarrostai (basta avvicinare la faccia e resistere ai lapilli) e fondotinta fatti in casa con i resti della pasta e fagioli.

Scritto alle 06:46 | link | commenti (4) | commenti (4) (popup)
dito ar qlo

lunedì, 07 luglio 2008
Lotta di classe

Tornano i grembiuli per i bambini delle scuole elementari: finalmente in Italia ci si comincia a occupare delle cose importanti. Ora ci auguriamo che, sulla spinta di questa esuberante volontà riformatrice, si stabilisca anche definitivamente chi debba cancellare la lavagna a inizio lezione (un volontario o tutti gli studenti a turno) e, soprattutto, si abbia il coraggio di varare il tanto auspicato decreto legge sull’immunità dei capoclasse. Nei prossimi mesi, lo scontro in Parlamento sarà inevitabilmente durissimo: sul grembiulino, bisognerà mettere anche il fiocco? Ogni bambino dovrà avere il cestello pieno pieno di pizzutello o saranno ammesse eccezioni, tipo pane burro e marmellata?

Nella nostra banalità di cittadini medi, avremmo pensato ad altre priorità per il settore dell’Istruzione pubblica, quali la sicurezza degli edifici scolastici, gli stipendi degli insegnanti e la scarsezza del materiale didattico a disposizione dei ragazzi, ma invece è proprio dalla cura dei dettagli che partono le grandi rivoluzioni. Sembra ad esempio che Lenin, come primo atto del governo bolscevico da lui presieduto, avesse in mente l’abolizione delle bambole matrioska, progetto poi abbandonato per l’opposizione di Trotsky, che, come ci insegna la Storia, pagò duramente questa sua presa di posizione. Adesso ci aspettiamo una svolta anche per quello che riguarda la riforma delle pensioni: si potrebbe cominciare con il ritinteggiare le panchine di tutti i parchi pubblici, offrendo finalmente ai nostri anziani una uniformità cromatica all’avanguardia tra i Paesi europei. Non bisogna però fraintendere le vere motivazioni di questa radicale iniziativa: non si tratta di evitare che i bimbi si sporchino, ma di ristabilire l’uguaglianza sociale tra gli studenti, soprattutto ora che va di moda l’abbigliamento firmato già in giovanissima età. In effetti, le griffe creano un odio serpeggiante degli alunni meno abbienti nei confronti di quelli facoltosi della loro stessa classe. Insomma, il Ministero ci ha fatto capire una volta per tutte il significato profondo del concetto di “lotta di classe”.

Gli psicologi, dal canto loro, non sono contrari al ritorno del grembiule, l’unica condizione che pongono è che se ne parli ampliamente all’interno di almeno tre talk show televisivi. Il dibattito si preannuncia molto acceso. Alcuni fanno notare che, tra gli altri vantaggi, la reintroduzione del vecchio zinale aiuterebbe anche a individuare i bulli all’interno dell’Istituto scolastico: sarebbero i soli ad averlo sporco di sangue. C’è però un problema che le forze politiche dovranno affrontare al più presto. Di che colore dovranno essere queste divise? In tempi di Devolution, si potrebbe far ricorso agli abiti regionali, pittoreschi ma forse troppo scomodi, considerando la vivacità tipica dell’infanzia. Meglio allora virare sui colori del Municipio di appartenenza o addirittura, visto e considerato che i bambini sono notoriamente sbrodoloni, su un piccolo camice bianco macchiato con il piatto tipico della propria Regione. Macchie di cassoeula in Lombardia, di pasta alle sarde in Sicilia e, per l’orgoglio di noi tutti genitori romani, due belle patacche di sugo all’amatriciana.

Scritto alle 18:34 | link | commenti (2) | commenti (2) (popup)
dito ar qlo

domenica, 06 luglio 2008
Appunti di viaggio: American life

Sono le 5 del pomeriggio circa. L'aria è umida, a tratti fresca. I temporali dei giorni scorsi hanno ristabilito un pò la calma nell'aria, hanno fatto si che si respirasse un pò di più e non si passasse tutto il giorno a bere e a sudare.
Sono reduce dalle celebrazioni del 4 luglio. Per gli Americani il 4 luglio si festeggia la festa più importante dell'anno.
Celebrata con rigore, secondo alcuni schemi tradizionali: parate, patriottismo, fuochi artificiali, pic-nic e tanto altro: è la festa dell'indipendenza. Il 4 luglio l'America si ferma per celebrare se stessa. E' un giorno che gli europei ed, in particolare, gli italiani fanno spesso fatica a comprendere fino in fondo. Non è un semplice giorno di festa, non si tratta di "un giorno in più di vacanza" come, invece, è spesso per noi il 25 aprile. E' un giorno che ogni americano è orgoglioso di celebrare. E notate che si dice "celebrare" la festa del 4 luglio e non semplicemente "festeggiare" il 4 luglio, in quanto il verbo "celebrare" porta con se tutta una serie di significati profondi, quasi un alone di sacralità, che, invece, la semplice parola "festeggiare" non riesce ad evocare.

Banalmente, si può dire che il 4 luglio si celebra la festa dell'indipendenza (Independence Day) delle colonie americane, ottenuta dall'Inghilterra nel 1776. Questa è la data che, per un americano, segna la nascita della democrazia nel suo paese. Questa è la data che segna la vera nascita degli Stati Uniti d'America e, poiché gli Americani si sentono profondamente attaccati alla loro patria, tanto da identificarsi interamente con essa, si può dire che il 4 luglio è la festa anche degli Americani stessi.

Come festeggiano gli Americani il 4 luglio? Ci sono alcune "formule" ricorrenti: barbecue, pic-nic o pranzi di famiglia. Durante il 4 luglio è rigorosamente vietato stare da soli: la regola è riunirsi con la propria famiglia (anche se dall'altra parte della costa) o con gli amici più stretti. Ci si ritrova in tarda mattinata (a seconda di cosa si è organizzato: barbecue, pic-nic o pranzo a casa), si canta l'inno nazionale tutti in fila e con la mano sul cuore (io, non conoscendo le parole, mi sono limitato a fischiettarla) e, nel pomeriggio, ci siamo recati sotto il Washington memorial per assistere alla tradizionale parata in costume a stelle e strisce e a festeggiare fino a sera, quando ho assistito allo spettacolo pirotecnico con fuochi d'artificio da far restare davvero senza fiato.

Ma la mia full immersion nell'american life non si ferma a una celebrazione. Ho avuto modo di constatare con i miei occhi  come è realmente la vita. E' si vero che costa poco rispetto a noi ma come funziona ? Innanzitutto va detto che bisogna scordarsi il modo di vita italiano: non esiste uscire dall'ufficio per fare la spesa, per andare alla bancarella di frutta e verdura o dal marocchino a comprare i ciddì taroccati. Non esiste proprio la possibilità di uscire. Perciò niente donne che rientrano dall'ufficio con le buste della spesa sotto braccio.

La vita è frenetica, altamente lavorativa. Le donne qui lavorano fino quasi al nono mese di gravidanza. Dopodichè hanno circa una quindicina di giorni di assenza consentita e poi rientrano a lavorare, magari part-time per consentire l'allattamento, ma  sicuramente non godono dei privilegi delle donne italiane (incluso il licenziamento perchè in stato interessante). In compenso ogni ufficio ha il suo nido e il suo asilo a disposizione così le mamme prima di andare al lavoro, passano al piano terra a consegnare i loro pargoli alle maestre. Inoltre, se la mamma è molto apprensiva, via webcam, sulla intranet aziendale, può controllare il proprio pargolo.

Durante la settimana il grosso della spesa viene effettuata tutta tramite Internet, collegandosi a vari siti che offrono questi servizi, come ad esempio la scorta di acqua o di latte. Ho visto qualcosa di simile anche in Italia, ma da noi stenta a prendere piede una cosa del genere.
Esistono anche i supermercati (uno bello fornito è Safeaway) dove per frutta e verdura non c'è problema (ho visto zucchine di
tutti i tipi e dimensioni). Il vizio americano è che ogni cosa deve essere grossa. Non hanno la bottiglia di latte da un litro, hanno la boccia di latte da mezzo gallone. Non hanno il succo di arancia dentro la bottiglia da litro, hanno il boccione da un gallone. Se prendi due etti di prosciutto ti guardano storto. Se te ne porti via uno sano sono più che felici. Il vino è ottimo. Ho assaggiato un Cabernet Sauvignon dello stato di Washington (perciò sulla costa ovest) dal sapore fruttato e gustoso.
Le casse sono senza personale, tutte automatiche; accettano solo carte di credito, raramente banconote. S
i materializza una persona solo se hai problemi. Ma, in compenso, ci sono un paio di negroni incazzati neri  e con la mano vicino alla pistola se provi a fare il furbo ! Eh già, perchè questa è la terra dove il secondo emendamento è stato sancito e confermato. In pratica sei libero di difendere la tua libertà personale con un'arma.

Un'altra cosa che mi ha lasciato di sale è stato l'acquisto delle lenti a contatto. A Roma vado da un qualsiasi negozio di ottica, prendo le mie Focus Dailies e via. Qui no. Se non presento la ricetta medica non se ne parla di vendita !
Però se hai bisogno di un'aspirina nei supermercati trovi parete intere di medicinali: l'aspirina per il mal di testa,
l'aspirina per il mal di gola, l'aspirina per curare la tosse ma non la gola, l'aspirina per curare la gola ma non la tosse, l'aspirina per curare la febbre ... a ogni modo,l'aspirina funziona bene ! Il mal di gola mi è passato in mezza giornata. Mi è rimasta un pò di tosse ...

Stamattina ho donato il sangue in un ospedale. Avete presente E.R. ? Uguale tranne che non c'è George Clooney. Ma gli infermieri sono bravi. A Roma, al CTO, gli infermieri sono tutti specializzati in  trivellazioni petrolifere e quando debbono infilarti un ago nel braccio, lasciano grossi crateri che il cerotto raramente riesce a chiudere. Oggi un'infermiera (tra l'altro carina) mi ha infilato l'ago nel braccio con una destrezza e una delicatezza, che sembrava non avere nulla, se non fosse per il sangue che scorreva giù per il tubicino ! E una volta tolto l'ago vedevo un buchetto appena percettibile.

Stasera cinema: io penso che opterò per l'ultima fatica della Pixar, Wall-E mentre altre persone vorrebbero vedere L'incredibile Hulk. E' strano: qui c'è gente che impazzisce per quest'uomo che, quando s'incazza, diventa verde e sputa bava dalla bocca. Da un fumetto della Marvel ci hanno fatto un film. In Italia nessuno si sogna di fare un fumetto o un film su Bossi.

It's american life !!!

Scritto alle 00:26 | link | commenti (4) | commenti (4) (popup)
viaggi, io

sabato, 05 luglio 2008
Ma che state a FAO ?

È da sessant’anni che c’è la Fao. È da sessant’anni che la Fao organizza i vertici. E nel frattempo la fame nel mondo non solo non è stata sconfitta, ma ci pende oggi sulla testa come una drammatica emergenza. E allora con tutto il rispetto dei delegati, dei lavori, delle proposte, delle conferenze e dei piani per il futuro, delle cene di gala e della doverosa ospitalità italiana, forse è venuto il momento di chiederci seriamente se questi vertici servono a qualcosa. Forse è venuto il momento di chiederci anche se la Fao serve a qualcosa. Oltre che, naturalmente, a mantenere schiere di burocrati.

Su un bilancio di 784 milioni di dollari quelli che l'organizzazione internazionale destina direttamente a sfamare gli affamati sono 90 milioni: meno del 12 per cento. Il resto sono studi, viaggi, spese di funzionamento. Per carità, magari è tutto importantissimo. Ma perché, allora, non è mai servito a nulla? Diciamolo seriamente, per il rispetto che dobbiamo ai bambini che muoiono di fame: dal 1948 a oggi, la Fao ha inciso sul problema dell'alimentazione come uno starnuto incide sull'inclinazione dell'asse terrestre. Che cosa ha ottenuto? Risultati pochini. In compenso numerosi meeting e tanti buffet. «Scusi delegato, ha visto la drammatica situazione del Bangladesh?». «Ma sicuro, e lei ha assaggiato quella tartina al caviale?». Parlare di fame nel mondo tra brasati al barolo e aragosta in vinaigrette, dibattere di denutrizione con la pancia piena di risotto all'arancia e filetto d'oca, annunciare nuove carestie subito dopo aver addentato kiwi e foie gras: ma come si fa? Durante una delle ultime edizioni dei vertici, la delegazione del Kenya venne intercettata a fare shopping di scarpe e vestiti in via Condotti. La delegazione cinese, invece, si era stanziata all'Hotel Parco dei Principi. Il capo si era fatto riservare la stanza da 3500 euro a notte: trecento metri quadrati, salotto, cucina autonoma, stoviglie d'argento, arazzi pregiati, lampadari dorati, maxischermo Tv e grande bagno con vasca Jacuzzi. Film e idromassaggio, si capisce: lo esige la lotta alla fame nel mondo. Gli unici che hanno tratto beneficio dall'organizzazione, in questi anni sono i suoi dipendenti. Non sono pochi: 3500. Di questi 1.600 sono dirigenti.

Ma voi l'affidereste un incarico importante a una struttura che ha un dirigente ogni due dipendenti? Nemmeno l'esercito della via Pal contava così pochi soldati semplici. E dire che, a essere soldati semplici, non c'è molto da recriminare: un nuovo assunto alla Fao guadagna come minimo 61mila euro l'anno, una segretaria può arrivare a 73mila. E in più benefit di ogni genere, compresi i corsi di yoga, il tai-chi, la danza del ventre e l'aromaterapia, tecnica evidentemente molto utile per risolvere il problema dell'alimentazione planetaria. «Ma che state a Fao?», si chiedono ormai in molti. Il direttore dell'organizzazione è in carica dal 1994. Anno dopo anno si ritrova ad ammettere «abbiamo fallito», «la fame nel mondo non si riduce», «non abbiamo scuse». Eppure resta lì, abbarbicato alla sua poltrona. Appena nominato aveva lanciato la parola d'ordine: meno dipendenti. E i dipendenti sono subito aumentati. Poi annunciò: basta funzionari negli uffici, voglio più gente sul campo. E infatti il 70 per cento dei dipendenti sta ancora a Roma.

L'unico vero effetto delle sue riforme, raccontano, sono stati 500 meeting collettivi e 700 individuali organizzati dal medesimo Diouf per spiegare a tutti l'impatto del decentramento. Che, per altro, non c'è mai stato. Adesso Diouf ha anticipato al Financial Times le sue richieste: vuole più soldi. D'accordo. Ma più soldi per fare che? Per finanziare gli stipendi di altre pasciute segretarie? Per alimentare i vizi dei suoi paciosi funzionari? Per permettere altri viaggi lussuosi alle delegazioni? Il problema della fame è troppo serio, troppo urgente, troppo vero per essere sepolto sotto un mare di parole, qualche carta e il solito via vai di camerieri che offrono aperitivi e foie gras. E allora, forse, il modo migliore per celebrare il grande appuntamento internazionale è chiedersi se ha ancora un senso. Pare che il documento base, che sarà presentato oggi alla conferenza, darà la colpa della fame nel mondo al riscaldamento globale.

Vi pare assurdo? Ma no. Ai vertici della Fao c'è sempre stata molta attenzione alla temperatura. Soprattutto a quella dello champagne.

Scritto alle 13:05 | link | commenti (2) | commenti (2) (popup)
copio e incollo, dito ar qlo