In Medio Stat Virtus

Nato per scassare le altrui sfere, cibarmi di altrui sensazioni e vivere di proprie emozioni.

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lunedì, 30 giugno 2008
Donna al volante ...

Nel nostro Paese c’è, tradizionalmente, una manovra che mette paura più di quella di Padoa Schioppa o di Tremonti: la manovra di una donna in auto che cerca di parcheggiare.

Per decenni questa opinione diffusa ha resistito, accanto a quella che se hai un cugino usciere al Ministero, tutti i tuoi problemi verranno risolti. Un rapporto stilato in questi giorni dall’ Aci-Censis ci dice che le donne guidano meglio degli uomini, causando nelle nostre città solo il 30% degli incidenti, contro il 70% della controparte virile. Il vecchio modo di dire vagamente discriminatorio “Donna al volante, pericolo costante”, dovrebbe venir cambiato, alla luce di questa recente analisi demoscopia, in “Donna al volante, Raikkonen sei un principiante”. La donna non è dunque, a dispetto di un diffuso pregiudizio, una creatura lenta, impacciata, imbranata, che si trucca continuamente, immagine che oramai, ad esser sinceri, calza solamente a Michele Cucuzza quando guida un programma televisivo, ma un’abile driver, capace di insegnare qualcosa al sesso forte. Speriamo che quest’ultimo, spinto dall’umiliazione e dal desiderio di rivalsa, non cerchi di superare l’altra metà del cielo in una occupazione squisitamente femminile, tipo l’allattamento al seno.

In questi ultimi decenni, quindi, l’uomo ha perso dei punti (soprattutto patente) nei confronti del genere femminile. Questa piccola rivoluzione automobilistica, come tutte le rivoluzioni, causerà inevitabilmente degli sconvolgimenti difficili da accettare: quando vostra suocera, che state accompagnando con la macchina a fare le analisi, vi inizierà a dire, come è solita fare: “Vai piano... Gira a destra... Attento all’incrocio!”, dovrete sopportare senza replicare, visto che, dati alla mano, la maledetta vecchiaccia è molto più brava di voi al volante. Del resto, tutto si trasforma, bisogna accettare i cambiamenti con animo sereno (un po’ come ha fatto De Mita alle ultime politiche, quando ha saputo di non essere stato ricandidato). Dopo questo inveterato luogo comune sulle motorizzate, forse altri ne cadranno: ad esempio, quello che riguarda gli uomini con cappello. L’Aci ci rivelerà che sono i guidatori più brillanti e scattanti che si possano incontrare sulle nostre strade, seguiti dalle suore in pulmino (delle autentiche furie) e dai conducenti di Ape. È ipotizzabile addirittura che le assicurazioni in futuro facciano pagare dei premi meno cari alle donne, spingendo parte degli automobilisti maschi verso vergognose mascherate, nel tentativo disperato di risparmiare qualcosetta sulla propria polizza. Si sa, è l’eterna, implacabile lotta tra il Bonus e il Malus che, da sempre, accompagna la travagliata Storia dell’Umanità.

Insomma, le donne alla guida ormai convincono tutti, tranne i delegati del Partito democratico americano, che non hanno voluto dare alla povera Hilary le chiavi dell’auto presidenziale. Ma come mai le donne sono diventate tanto brave a pilotare le loro vetturette nel caotico traffico urbano? Probabilmente ci troviamo di fronte a un nuovo, sorprendente stadio dell’evoluzione umana: dopo l’Homo sapiens e l’Homo tecnologicus, è venuto il momento della Femina cataliticas, una nuova specie che dominerà la Terra ed in particolare la Salerno - Reggio Calabria, il tanto atteso anello di congiunzione tra l’essere umano e la Fiat Multipla.

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dito ar qlo

sabato, 28 giugno 2008
Appunti di viaggio: NYC & dintorni

L'aria del mattino è fresca, ma non a sufficienza. Anche se durante la notte le temperature scendono intorno ai 20 gradi, anche se ogni tanto alla sera nuvole nere e minacciose si addensano su DC scaricando in terra fulmini e pioggia battente, il giorno dopo le temperature tornano calde e l'umidità spesso va oltre il 90%.

Sabato scorso era una giornata di queste: alle 6 del mattino l'aria già si preannunciava calda, malgrado il giorno prima avesse abbondantemente piovuto. Ho preparato uno zainetto, con una vecchia telecamera analogica, la macchina fotografica e qualcosa di ricambio vestiario. Sono sceso in strada e sulla Massachussets Ave ho fermato un taxi. Ho chiesto all'autista, un ispanico, di portarmi prima nella contea di Fairfax in Virginia (dove mi aspettavano una coppia di amici) e dopodichè all'aeroporto. La Virginia è lo stato adiacente a DC, praticamente basta attraversare un ponte, e si cambia di stato. La contea di Fairfax si trova un pò all'interno della Virginia ma non molto distante dalla linea di confine tra i due stati. Praticamente il tassista avrebbe dovuto portarmi avanti e indietro tra i due stati. Orbene, dopo esser partiti, il tassista si è dovuto fermare per controllare sul navigatore satelliatare la strada migliore da seguire per arrivare nella contea di Fairfax. Si è accostato a un lato della strada e la prima cosa che ha fatto è stato fermare il tassametro. Dopodichè mi ha avvisato che la tariffa per uscire e rientrare tra due stati sarebbe stata di circa 50 $ (33 euro). Ho acconsentito, è ripartito e nell'arco di un'ora io e i miei amici eravamo al DCA (DC Airport). Il tassametro segnava 39$ (circa 26 euro). E tanti me ne ha chiesti il tassista, contrariamente a quanto avevamo precedentemente accordato. Gli ho lasciato 45 $ e una raccomandazione: se dovesse venire in Italia, evitare i taxi. In modo più assoluto.

Al DCA abbiamo preso un domestic fly in direzione di New York. Un aereoplano di piccole dimensioni, capace di ospitare al massimo 15 persone, con motore ad eliche. Un velivolo abbastanza stabile che ci ha portato nella Grande Mela in circa 50 minuti. Il problema più grande, una volta arrivati al JFK, è stato quello di uscire dall'aereoporto: infatti è immenso, i voli interni arrivano a un hub molto periferico e prima di arrivare all'uscita, tramite un treno interno, completamente automatizzato, ci siamo fatti tutti gli hub. Alla fine, siamo riusciti a prendere un taxi e a farci portare in un albergo situato sulla 32esima West angolo 5a avenue. Praticamente in pieno centro, a due passi dall'Empire State Building e dal Madison Square Garden.

La Grande Mela: in effetti se non ti ci trovi dentro non riesci a capire l'effetto che ti fa. E' una città caotica, frenetica, dove la gente è sempre in movimento, dove i taxi passano più frequentemente di un normale autobus di linea, dove l'aria è perennemente squarciata dall'ululare delle sirene dei pompieri, orgoglio nazionale di Manhattan dopo i fatti dell'11 settembre, o delle ambulanze. Non c'è strada che non sia a tre corsie, non c'è incrocio che non vi sia una pattuglia di poliziotti su delle robuste Ford o a cavallo di un Beverly della Piaggio. Eh si. La Piaggio ha vinto la gara d'appalto a New York per la fornitura alla polizia di motoscooter, opportunamente modificati per le loro esigenze. Ovviamente la prima visita è quella alla città, utilizzando un "hop on, hop off" ovvero un autobus scoperto che ti porta a fare il giro della città nei punti di maggiore interesse, permettendoti di scendere e salire dove più ti pare, senza pagare un dollaro aggiuntivo di biglietto e con una guida a bordo che ti da un pò di spiegazioni.

Prima tappa è d'obbligo la visita all'Empire State (Re)building: ovviamente, per non essere secondi a Roma che offre ai propri turisti monumenti d'interesse perennemente ingabbiati in opere di ristrutturazione, anche l'Empire stava subendo una ristrutturazione interna. Un ascensore ci ha portato all'80esimo piano in poco meno di 10 secondi, con un'accelerazione progressiva, evitando di farti sentire il classico vuoto pneumatico all'interno dello stomaco e delle orecchie. Dall'80esimo piano si prende un'altro ascensore che ti porta su all'86esimo piano. E da lì vista stupenda. Con un particolare: al piano terra avevamo lasciato una temperatura di circa 37°, all'86esimo piano avevamo una temperatura di circa 27° e un bel venticello. Mi spiegavano che spesso, in inverno, se al pian terreno piove, all'86esimo piano nevica!

Un pò di foto e poi in giro con l'autobus: passaggio davanti al Flat Iron (l'edificio a forma di ferro sa stiro, oramai quasi di proprietà italiana), Little Italy (che è solo una strada piena di locali italiani), Chinatown, Ground Zero. Qui sosta obbligata, andava visto quello che non c'è più. E i lavori sono già in atto. Al posto delle due torri gemelle ne sta sorgendo una sola nella parte Nord mentre nel rimanente spazio verranno costruiti due grattacieli di piccole dimensioni. In Ground Zero si respira la voglia di ricominciare, di dare un calcio al passato, di ritornare a vivere. Ma anche se non sei del posto, anche se vieni da un'altra terra, da un altro continente, l'area del WTC ti lascia qualcosa dentro, ti riesce a trasmettere quella strana sensazione, quel senso di impotenza di fronte a una morte arrivata improvvisamente, che ha spezzato i sogni e le speranze di quanti in quel momento stavano li dentro, ignari di quanto sarebbe successo da li a poco. Molti, moltissimi corpi non sono mai stati più trovati. Il museo del WTC, che sorge su Liberty street, raccoglie foto, testimonianze, video e biglietti di chi ancora cerca qualche parente, qualche amico, di chi ancora non si è rassegnato all'idea.

Il giro prosegue a piedi verso la parte finanziara di NY, Wall Street, con la statua del famoso toro dove tutti i tursiti gli vanno a toccare le palle in quanto pare che porti fortuna ... noi, più prosaicamente, abbiamo preferito farci un giretto davanti alla Federal Reserve, con in mente ancora le immagini di Die Hard 3 (dove tramite i sotterranei della metro si accede più o meno facilmente alle riserve auree) fantasticando su cosa si potesse fare anche con un solo lingotto di oro. Un'occhiata al Maritime Craft Centers, dove sono ancorate un paio navi in buono stato di conservazione, risalenti all'ultima guerra confederata più che altro per inserire nuove energie in uno stomaco oramai vuoto prima di ricominciare a camminare. Sotto la Roosevelt Drive prendiamo nuovamente il famoso autobus che ci porta in direzione di Central Park, passando davanti ai Dakota Appartments (dove abitava John lennon per intenderci), al Museo di Storia naturale (dove è stato girato il film "Una notte al museo") fino ad arrivare ad Harlem, quartiere nero per eccellenza ma molto, molto tranquillo. In effetti la presenza di polizia in ogni angolo, la disciplina indotta dal sindaco Giuliani (tolleranza zero verso ogni tipo di reato, incluso il furto di marmellata), i massicci arresti, i federali mischiati con la gente comune, hanno reso New York una città sicura al 99%. Inoltre, ogni posto che ti appresti a visitare, è dotato di metal detector e scansione fisica della persona, cosa che ti fa capire quanto rimanga ancora alto il livello di attenzione.Dopo Harlem, ci siamo spostati nuovamente sulla quinta strada, sia per andare in direzione dell'albergo, per una doccia e una dormita, sia per dare un'occhiata ai negozi. Ebbene: la sensazione che mi ha dato è stata quella di essermi ritrovato non più a New York ma sulla Via Tuscolana a Roma. La lingua che sentivo parlare era solo ed esclusivamente italiano. Frotte di italiani giunti a New York, forti dell'euro sul dollaro, che acquistavano a tutto spiano, in particolar modo l'Iphone (la versione da 16 Gb a 569 $ - 375 euro) ma anche macchine fotografiche, telecamere digitali, computer portatili e abbigliamento. I 501 della Levis stanno a circa 30 euro. Passando poi per Rockfeller Center (dove sotto Natale l'area diventa un'enorme pista di pattinaggio sul ghiaccio), passando davanti all'NBC store, dove volevo comprarmi la maglietta della serie televisiva Heroes (e ovviamente la mia taglia era terminata), siamo arrivati sulla Fashion Avenue, la strada della moda, fino ad approdare a Times Square. Ebbene è una piazza che è difficile da descrivere, dove lo sguardo spazia in lungo e in largo, tra i suoi cartelloni pubblicitari, i suoi video trasmessi 24h al giorno sulle facciate dei grattacieli, dove razze e religioni si incontrano, dove è facile incontrare una donna in abito da sposa o un funambolo, dove artisti di teatro improvvisano spettacoli e recitazioni per coinvolgere il turista. E' una piazza che bisogna passarci, starci dentro anche solo per un attimo per comprenderla, per assaporarne il gusto, per inalarne gli odori provenienti dai vari ristoranti. E a quel punto comprendi il significato della Grande Mela: ti si forma per un attimo un groppo in gola, una sensazione tipica di quando hai appena morso una mela e il boccone ti va giù lentamente, perchè la stai assaporando piano piano e vuoi che il sapore non abbia mai termine. Ecco cos'è Times Square: ne resti affascinato, drogato, non andresti più via. E la stavamo assaporando alle prime luci della sera. Il tempo di un Big Mac e poi in albergo per una doccia e una dormita.

Il giorno dopo nuovamente sull'autobus in direzione Sud, per prendere il ferry che ci ha portato a visitare la Statua della Libertà ed Ellis Island. La statua della Libertà, sita su Liberty Island, l'abbiamo vista solo da fuori. Il motivo era determinato dal caldo: la statua è composta per il 99% da rame e per salire fino alla corona, dove ci si affaccia, il percorso, seppur areato, era composto da una scala a chiocciola e molto ma molto caldo. Inoltre sulla corona c'è posto per poche persone alla volta e la fila alla base della statua era già corposa. Abbiamo preferito optare per Ellis Island, dove c'è il mueso dell'immigrazione. La struttura, ricca di testimonianze, ci ha fatto immergere in quello che hanno provato coloro che nei primi anni del '900 arrivando a New York. Un salone immenso, dove gli immigrati, con le loro masserizie, erano in fila per dichiarare il loro nominativo, la loro città di provenienza, spesso parlando lingue e dialetti incomprensibili, a un addetto alla registrazione. Tra questi addetti c'era anche un italo-americano, Fiorello LaGuardia, che fungeva da interprete. presenti anche diversi ufficiali medici che, nell'arco di pochi minuti, dovevavo decidere se l'immigrato era sano oppure no. In caso che l'immigrato presentava qualche malattia, veniva immediatamente ricoverato per accertamenti dentro la struttura sanitaria di Ellis Island e curato. Fino a che non era perfettamente guarito non poteva lasciare l'isola e approdare a New York, per cominciare una nuova vita. Nei primi anni del '900 l'immigrazione verso gli Stati Uniti fu molto forte: nell'aprile del 1907 vennero registrati e abilitati ad entrare negli States qualcosa come 17.000 persone. Gli addetti alla registrazione lavoravano 24h su 24, senza sosta. Dentro il museo esiste anche un'area specifica dove si possono fare ricerche, tramite computer, su parenti emigrati, dove è possibile rintracciarne i figli e i nipoti, perfino dove sono sepolti. La visita al museo si è protratta per un paio di ore abbondanti, anche perchè ci siamo soffermati a leggere le testimonianze, le storie, gli audiovisivi dell'epoca.

Il tempo di ritornare a Manhattan e recarsi al Madison Square Garden, per poter prendere il treno di ritorno verso Washington. Si, invece dell'arero, abbiamo optato per il treno. E' un pò una mia fissazione, nel moneto in cui visito una città estera, voglio vedere come vanno le locali ferrovie. I treni sono come quelli che si vedono nei film, vagoni in ferro lucido, privi di graffiti vari. I sedili, seppur di seconda classe, ti facevano sentire come se fossi stato in prima classe: comodi, morbidi, con un tavolinetto che scende dal sedile che ti sta davanti, con una presa di corrente per ricaricare il cellulare o il notebook. Soprattutto silenziosi, sembrava scorresse sulle rotaie come se fosse stato su un cuscinetto d'aria. la cortesia dei controllori ma soprattutto l'efficienza. La moglie del mio amico non trovava più il suo biglietto. L'aveva pagato in stazione tramite carta di credito, ha mostrato al controllore il pagamento avvenuto e la carta di credito. Il controllore, tramite un palmare, si è collegato al server centrale, ha riscontrato l'effettivo pagamento avvenuto, il numero di carta di credito e le ha rilasciato una copia del biglietto senza dover pagare nulla di aggiuntivo. Nella mia mente, in perenne paragone con l'Italia, con la conoscenza delle ferrovie italiane, tutto questo non sarebbe mai accaduto. Il viaggiatore, che ha perso il biglietto, anche mostrando la ricevuta di pagamento, su un treno italiano avrebbe pagato nuovamente il biglietto e con una maggiorazione ... sempre sperando che il palmare del controllore funzionasse correttamente, si collegasse tramite GPRS sull'APN di TIM in centrale e registrasse la nuova emissione di un biglietto. Altrimenti, in caso di mancato collegamento GPRS, si ritorna al sistema primitivo: carta e penna. Con pagamenti in soldi contanti.

Già i pagamenti: negli States si paga solo ed esclusivamente con carta di credito. Se non ce l'hai sei giudicato come un poveraccio. Con la carta di credito paghi qualsiasi cosa, ogni esercizio è dotato di un POS. E, a fine mese, quando ti arriva il resoconto spese, non ci sono sorprese aggiuntive, tipo tasse per ogni acquisto effettuato. Le carte di credito vengono rilasciate gratuitamente dalla banca dove hai depositato i tuoi soldi. Io sto usando una carta ricaricabile, la Postepay delle Poste Italiane, che sul territorio americano è riconosciuta nel 95% dei casi. In qualche raro caso non mi viene riconosciuta, quindi debbo pagare in moneta contante. Va anche detto che i negozianti sono obbligati a ricevere i pagamenti con carta di credito in quanto, con lo scontrino rilasciato, viene segnato anche quanto si paga di VAT (l'IVA) che automaticamente viene versato al fisco. Se accettano soldi in contanti, è facile che evadano il fisco.

La sera siamo arrivati alla stazione di Union Station, stanchi, ma soddisfatti della lunga passeggiata culturale. E sicuramente dimagriti dalle lunghe passeggiate nonchè dagli ettolitri di sudore versati.

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viaggi

Eucharistic Party

Per aggirare il rifiuto papale di dare la comunione anche ai divorziati, Berlusconi ha organizzato in Costa Smeralda un Eucharistic Party di riparazione: un gigantesco banchetto a base di ostie per soli divorziati, mantenute, bigami e bigame, gigolò, puttanieri, baldracche d'alto bordo e giocatori di poker.

Il menù prevedeva ostia alle ostriche, tagliolini con ostie, ribollita di ostie, involtini d'ostia con salsiccia e, per concludere, un'eccellente millefoglie di ostie. "D'ora in poi", ha detto il premier che per l'occasione indossava, al posto del panama, una tiara, "farò da me. È semplicemente ver-go-gno-so che il clero comunista voglia influenzare la mia azione di governo".

A chi gli faceva osservare che non c'entra un cazzo, Berlusconi ha risposto ridendo che è vero, ma non gliene frega niente. Ha poi illustrato ai suoi ospiti, deliziati e ubriachi per gli abbondanti brindisi con vino consacrato, il suo programma di riforma delle religioni mondiali: un vero liberale, ha detto, deve potere avere libero accesso a tutte le religioni, indistintamente, senza dover sottostare a odiose restrizioni.

Islam: Berlusconi, oltre che cattolico, si considera anche un buon musulmano, pur continuando a coltivare la sua passione per le braciole di porco. In segno di buona volontà, alle due mogli attuali conta di aggiungerne almeno un'altra dozzina, legalizzando alcune delle sue relazioni con meteorine, veline, attricette, starlette, trapeziste, danzatrici del ventre e contorsioniste cinesi. Ha poi deciso di erigere nel parco della sua villa sarda un enorme minareto dal quale, al tramonto, intonerà una preghiera a caso, "tanto è lo stesso, l'importante è avere una bella voce".

Induismo: Una trentina di vacche sacre, emaciate in pochi giorni grazie alla chirurgia plastica, pascolerà liberamente ad Arcore, salutate ogni mattina da un insolito Berlusconi in perizoma. Le abluzioni nel Gange saranno sostituite da un'immersione nel Lambro in compagnia dei fedelissimi, indossando un apposito scafandro sigillato per proteggersi dai liquami fetidi. Le body-guard terranno lontane, a revolverate, le pericolosissime anatre mutagene che popolano quel fiume: grosse come tacchini e aggressive come rottweiler.

Protestantesimo: Gospel, spiritualità intensa e sermoni infocati per il Berlusconi protestante rinato, che aprirà una apposita holding, denominata semplicemente La Chiesa di Silvio, destinata a raccogliere fondi per i membri indigenti della Confindustria. Al nuovo premier protestante sarebbe molto piaciuto affiggere solennemente le sue Tesi contro Roma, con chiodi e martello, sul portone del Duomo di Arcore, ma essendo di alluminio dovrà ricorrere al nastro adesivo. Nelle prediche già preparate dai suoi ghost-writer, previsti severi inviti alla moralità sessuale, però seguiti da barzellette sulla gnocca per non scoraggiare troppo i fedeli.

Ebraismo: Berlusconi ha commissionato a Dell'Utri uno studio che dimostra la sua discendenza diretta da Manitù. Quando gli è stato fatto osservare che non era Manitù, ma Mosé, era troppo tardi per rimandare la cerimonia di consegna del suo Master in ebraismo, e dunque, esercitando forti pressioni politiche e versando qualche milione di euro a un paio di rabbini accomodanti, Berlusconi ha ottenuto che Manitù fosse inserito tra i Profeti.

Buddismo: Moderazione, spirito contemplativo, esercizio del dubbio, senso del limite, sopportazione degli altri, umile accettazione della morte: questi i fondamenti del buddismo spiegati a Berlusconi da un gruppo di monaci tibetani affittati per un pomeriggio. Dopo averli congedati con una barzelletta sulla gnocca, Berlusconi ha depennato il buddismo dalle religioni di suo interesse.

Scintoismo: Berlusconi mangia spesso il sushi, anche se usando apposite bacchette munite di denti come le forchette, e da ragazzo ha avuto una Kawasaki. Dunque ritiene chiuso anche questo discorso: è un ottimo scintoista.

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dito ar qlo, anti-berlusca

lunedì, 23 giugno 2008
(IM)Maturità 2008

L’annoso problema di riuscire a trovare le tracce giuste non riguarda solo gli Apache e i Seminole, ma anche il nostro ministero dell’Istruzione. Ha sollevato un autentico vespaio il clamoroso errore nelle tracce per la prova di italiano, agli esami di maturità di quest’anno. Prendendo in considerazione una poesia di Montale, il tema faceva riferimento “al ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla figura femminile” e “al ricordo della donna” che è “condensato nel suo viso e nel suo sorriso”. Solo che il poeta Premio Nobel si riferiva a un ballerino russo. «Lo sapevamo benissimo si è difesa l’ispettrice responsabile volevamo vedere se se ne accorgevano gli studenti». Purtroppo, il Ministro non le ha creduto e l’ha sostituita con il professor Favini. La traccia riguardante Montale è stata in ballottaggio, fino all’ultimo momento, con un altro interessante spunto per i diplomandi: “Paragonate l’amarezza di Don Abbondio a quella di Dom Bairo, nel panorama dei grandi digestivi affermatisi nell’Europa post-illuminista”.

Sentiamo l’esigenza di spezzare una lancia in difesa dei dirigenti ministeriali colpevoli dell’increscioso equivoco. È vero, i versi in questione sono dedicati a un ballerino russo e non a “una figura femminile”, ma siamo sinceri, il confine fra le due categorie è sempre stato estremamente labile. Inoltre la poesia, arte di per sè evocativa ed impalpabile, non prevede una rigida separazione fra uomo e donna, a differenza dei bagni pubblici. E poi i docenti, come gli studenti, non smettono mai di imparare, di scoprire cose nuove, ed in tal senso l’errore verificatosi nelle tracce dei temi di quest’anno testimonia questa continua evoluzione, che passa attraverso umanissime cantonate. «Quello che è accaduto ha dichiarato un ispettore ministeriale è una riprova della potenza poetica di Montale. Che tipo di poeta era, a sentire le antologie? Ermetico. Infatti, non ci abbiamo capito niente. D’altronde, anche noi docenti non smettiamo mai di apprendere. Io, ad esempio, proprio qualche giorno fa ho scoperto un interessante poemetto di un certo Alighieri, che parla di un viaggio tra Inferno, Purgatorio e Paradiso. Qualcosa di veramente caruccio...».

Nonostante tutte queste giustissime argomentazioni, il ministero dell’Istruzione, con una nota, ha preannunciato ulteriori sanzioni nei confronti dei responsabili. Ci sarà una rigorosa indagine, alla fine della quale uscirà fuori il nome dell’unico vero colpevole: Eugenio Montale. L’incidente è successo per colpa della sua scarsa chiarezza, della sua ambiguità. Una volta i poeti specificavano bene quali erano gli obiettivi dei loro versi: Giacomo Leopardi scrisse A Silvia, Ugo Foscolo In Morte del fratello Giovanni, entrambi evidenziando una precisione che avrebbe potuto essere accresciuta solo aggiungendo il codice fiscale degli ispiratori delle opere in questione. Purtroppo, non ci sono più i poeti di una volta. L’iniziativa del ministero dell’Istruzione, cioè la sostituzione di dipendenti non all’altezza del loro compito, da un lato ci appare una gradevole novità, dall’altro ci spaventa non poco. Se infatti nel nostro Paese dovesse cominciare la rimozione degli incapaci dai ruoli dirigenziali, in poco tempo la Pubblica amministrazione apparirebbe del tutto simile ad alcuni quartieri della Capitale quando arrivano i carri attrezzi.

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domenica, 22 giugno 2008
Appunti di viaggio ... l'avventura continua

Punto della situazione ... l'avventura continua.

Durante il giorno sussiste una condizione di caldo afoso del giorno, con la sera che si annuvola molto rapidamente e da luogo a forti temporali, con fenomeni di forti scariche elettrostatiche, capaci di tirarti giù alberi e pali della luce. Ieri sera un enorme temporale si è abbattuto sulla città, con tuoni possenti capaci di scuotere i vetri e fulmini che hanno illuminato la città a giorno, pur essendo le dieci di sera.

Eh le ore ... abituato ad usare un linguaggio orario basato su "sono le 22" o "sono le 16.30", lasciando il mio orologio su questa condizione di tempo, qui le ore sono divise in am e pm. Pertanto le 22 diventano le 10 pm. E in qualche occasione, a chi mi chiedeva l'ora in strada, mostrando direttamente l'orologio, non pensando a questa differenza di espressione, ho visto apparire sul loro viso un espressione a punto interrogativo.

Qualche giorno fa Giorgino ha raccomandato agli americani di tenere duro, che è si vero che la benzina è arrivata a costare 4$ al gallone (un gallone corrisponde a circa 4,456 litri, per cui un litro di benzina costa 89 centesimi di dollaro che, tradotto in euro, corrisponde all'astronomica cifra di 60 centesimi al litro - se un americano dovesse fare il pieno in Italia per me si suicida!), ma è solo una fase di incertezza dei mercati, le scorte USA si sono temporaneamente abbassate, ma è solo una fase momentanea, che presto si tornerà a costi un pò più miti e tutti potranno tornare a fare il pieno allegramente alle proprie autovetture.

Eh già ... le autovetture ... avessi visto una Smart !!! La macchina più piccina è solitamente una Hunday o una Ford con una cilindrata bella corposa. Per non parlare delle migliaia di monovolume e di SUV in giro. Ma anche molte Mercedes e BMW. Solo oggi ho visto una Punto, forse l'unica auto italiana che circola. Anche dal punto di vista due ruote è più facile vedere dei ciclisti su MTB che motociclisti. Qualche Harley, molti scooter Piaggio. Ma gli spostamenti avvengono maggiormente con i mezzi pubblici, con la metropolitana, con le sue 5 linee che collegano la città da un punto all'altro, su tutti e quattro i punti cardinali. E se proprio vuoi prendere l'automobile, devi mettere in conto il traffico e il fatto che non sei a Roma e parcheggi l'auto come ti pare, anche in quarta fila. Come ti accosti al marciapiede, oplà spunta subito il poliziotto che ti fa una bella multa. Puoi parcheggiare accanto al marciapiede solo se c'è un parcometro in bella vista. Altrimenti ti devi servire dei parcheggi privati posti sotto ogni posto di lavoro. A pagamento.

Però ... c'è il però ... tutto questo succede se ti rechi da solo in città a lavorare (molte persone vengono dalla vicina Virginia). Se però usi la stessa autovettura con più di due persone a bordo, sulle highway hai una corsia preferenziale che ti permette di saltare tutto il traffico; se le persone che viaggiano con te, lavorano nella tua stessa ditta o nelle immediate vicinanze, hai un posto auto gratuito per tutta la giornata. Ma la cosa che più mi ha lasciato, favorevolmente, sconvolto è la cortesia delle persone. Può capitare che sul marciapiede ci si possa urtare: ebbene è un fiorire di "sorry" da entrambe le parti. Lo fai a Roma, come minimo ti becchi un'occhiataccia e un vaffa! E se stai fermo sul ciglio del marciapiede, sulle strisce pedonali, per attraversare, l'automobilista che ti vede da lontano, si ferma per farti passare. E se sei una persona anziana, che attraversa piano, l'automobilista aspetta.

Leggevo qualche giorno fa sul Washington Post sull'incontro politico tra Giorgino e Silvietto. L'articolo s'intitolava: "Le effusioni di Berlsuconi", intese come abbondanti leccate di culo. Infatti, leggendo bene l'articolo, il cronista riporta quanto segue: <<the garrulous Berlusconi called Bush a "personal friend," a "very close friend" and a "very unique person," and praised his "vision" and "courage.">> Per poi cadere sulle sue solite battute con conseguente perdita di stile: "Voterei Mc Cain perchè è più vecchio di me". Qui Bush non è amato per niente ("Warmonger son of a warmonger" - Guerrafondaio figlio di un guerrafondaio) ma anche sul Primo Ministro italiano si fanno grasse risate. L'unica cosa che ci salva agli occhi del mondo è il Made in Italy, inimitabile e insostituibile. Quando mi viene chiesto da dove vengo nella gente s'illumina il viso. Sia chi ha viaggato sia chi non lo ha mai fatto, ha una considerazione dell'Italia, di Roma, per i suoi monumenti, per le sue bellezze architettoniche. Un pò meno per i ristoratori e per i taxi.

Tra poco vado a preparare il pranzo. Qualche volta la domenica si pranza in casa cucinando a turno oppure si va a pranzo da altre persone. Ma oggi il pranzo è diverso: qualche giorno fa uscendo dal corso di inglese mi sono fermato in una pescheria e ho preso tre spigole. Ho pensato: "una di questi giorni ai ragazzi ci penso io ... ". In pescheria mi hanno dato una prima sommaria pulita al pesce, appena arrivato a casa le ho surgelate. Oggi ho intenzione di metterle dentro una teglia da forno molto capiente e coprirle interamente di sale. Il forno qui è elettrico, mi tocca accenderlo un pò prima per portarlo a circa 180°. E poi le sbatto in forno: stasera spigola sotto sale, accompagnate da un gustoso vinello bianco della California, il cui sapore ricorda molto la Falanghina beneventana.

Gli altri giorni, durante il corso, mangio fuori casa, cercando di far quadrare i bilanci. Ho imparato a sopravvivere mangiando con circa 5 dollari (circa 3 euro). Se vado a pranzo nelle ore canoniche 5 dollari non bastano, a meno che non mi faccio un hot dog dall'ambulante. Invece ci vado dopo le 15.30 e trovo ristoranti che praticano la formula "eat as you can for 5$" ovverossia, mangia tutto quello che vuoi, paghi solo 5 dollari. Con questa formula l'altro giorno avrò mangiato un kg di gamberi fritti e impastellati, conditi con verdure e pesche alla brace. Si pesche alla brace ... non le avevo mai mangiate, sono ottime. Bisogna usare però la pesca noce, che si mantiene un pò più solida. La spacchi a metà, levi il nocciolo, la ungi per bene con olio extravergine e poi la metti sulla bistecchiera o sulla griglia.

Oggi pomeriggio mi sposto sul Georgetown Harbor, dove c'è un bar/gelateria gestito da un italiano che fa un gelato per niente male (certo il nostro Fassi o Giolitti a Roma è tutto un'altra cosa), dove daranno la partita dell'Italia via satellite. In trasferta si, ma con il cuore ancora oltre oceano.

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viaggi, io

sabato, 21 giugno 2008
Appunti di viaggio

E' un pò che sono assente, lo ammetto ma c'è un perchè. Mi sono trasferito a oltre 6000 km di distanza, con un fuso orario diverso, modi e abitudini che mi stanno trasformando. Ho preso un'occasione al volo, di quelle che non capitano tutti i giorni e quando te le trovi per un attimo sotto il naso, è meglio prenderle ad occhi chiusi, senza fare tante domande. Perchè se ti fermi a pensare, è la fine.

Avendo ricevuto missive in posta elettronica sul genere "missing in action ovvero che fine hai fatto", ho deciso di usare Splinder per riportare un pò di appunti di viaggio. Un modo per far conoscere attraverso gli occhi di uno scettico altre realtà e altre costumi di vita e per rimanere un pò in contatto con la terra natìa.

Facciamo il punto della situazione. In questo preciso istante sono alloggiato in una casetta sulla "O street" di Washington DC, molto vicino all'università di Georgetown e non molto lontano dalla fermata della metropolitana Foggy Bottom. Divido questo alloggio con altri due ragazzi che studiano alla vicina università. La casa non è immensa, è disposta su due piani, dove sotto c'è la cucina, il bagno e una sala TV mentre al piano di sopra c'è un bagno e due stanze da letto.
L'alloggio è confortevole, i ragazzi simpatici anche se parlano un linguaggio spesso veloce e a tratti incomprensibile ... al che scatta puntualmente il mio "Eeeh ?"
Al che ci ridono sopra e rallentano un pò il ritmo delle parole.
Proprio qualche giorno fa, stavo configurando il mio portatile (qui costano un sacco di soldi in meno!!!) uno dei ragazzi, Steve, mi stava dettando l'indirizzo IP di configurazione per l'accesso al router e a un tratto mi fa: "Ain". E io "Ain ? What's bloody hell is ain ?" E lui sorridendo: "The number after eight" ... gli ho rivolto un'occhiataccia assassina !!!

Il corso è buono, la mattina c'è tutta la parte teorica, il pomeriggio la pratica. Qualche volta la pratica è da fare in sede di corso altre volte presso dei clienti, per mettere a dura prova quello che ho appreso.
In questo corso/lavoro sono l'unico italiano. Poi c'è qualche asiatico, ma per il resto tutti americani. E' dura, è molto dura, ma non mollo. Poi il tardo pomeriggio vado a frequentare un altro corso, quello per la corretta assimilazione della lingua inglese, per poter ottenere il TOEFL (Test Of English as Foreign Language). Cos'è ?
Il test TOEFL misura la capacità degli studenti non madrelingua di inglese di utilizzare e comprendere la lingua inglese parlata, scritta e ascoltata nei college e nelle università. Oltre agli istituti accademici, anche molte agenzie governative, per la concessione di licenze e la certificazione, nonché molti programmi di scambio e di borse di studio utilizzano i punteggi TOEFL come strumento decisionale. Questo corso lo sto facendo nella vicina università. Il mio inglese è buono ma a tratti perde di consistenza. Senza contare che la prima cosa da imparare sono le parolacce, in quanto pare siano la consistenza del discorso, un pò come i punti e le virgole. Togli le parolacce e il discorso cade, si ammoscia, perde interesse.

La temperatura qui è afosa, fino a qualche giorno fa c'era un umidità del 69% e faceva 91° F (oltre 30° dei nostri). Ma l'alto grado di umidità faceva si che il caldo sembrasse più di quanto dichiarato. Ma da qualche giorno sembra che le temperature siano scese a più miti consigli e anche il grado di umidità è sceso. Per fortuna in casa e in sede di corso ci sono i climatizzatori (sempre a palla, per cui mi sono beccato un bel raffreddore) !!!

Qualche sera fa mi hanno portato a mangiare la classica bistecca americana, la T-Bone, in un ristorante sulla settima strada, il Chophouse & Brewery. Mi sono ritrovato di fronte a una bistecca enorme, alta almeno tre dita, molto cotta fuori e poco cotta dentro (come piace a me) ma che si tagliava come fosse stato burro. Abbondantemente annaffiata da una birra rossa fatta in casa: eh si, il proprietario del ristorante ha anche una sorta di distilleria, legalmente autorizzata, all'interno del locale, per la produzione in proprio della birra.

Washington DC è una città con circa 900.000 abitanti, con cinque linee metro, una città che è il centro del potere, dove Giorgino non è molto amato, dove gli abitanti sono cordiali, dove gli automobilisti si fermano quando il semaforo è rosso e quando c'è un pedone sulle strisce; una città che è stata segnata a modo suo dall'11 settembre, dove il livello di attenzione è sempre al massimo, dove è stata inserita la parola "tolleranza zero" per chi sbaglia alla terza volta; la polizia, anche se con discrezione, è sempre presente. Non vedi un auto parcheggiata male o in doppia fila neanche se volessi. Le telecamere sono ovunque, in alcuni casi ci sono i cartelli che ti avvisano che sei osservato, perciò occhio a come ti muovi. Non sembra ma ciò infonde sicurezza. Inoltre alla dogana d'ingresso sono severissimi: puoi entrare solo per vacanza, per affari o per studio (devi avere una lettera di presentazione). Se entri perchè cerchi lavoro, ti rimettono sul primo aereo e ti rispediscono a casa senza tanti complimenti.

Oggi mi sono fatto due chiacchiere con uno dei corsisti: mi diceva che una persona che inizia a lavorare dal basso, come primo impiego guadagna sui 40.000 dollari lordi annui (pari a circa 26.000 euro). Vi rendete conto ? E la vita costa un terzo abbondante in meno. Il portatile che ho comprato (riccamente dotato) l'ho pagato quasi 250 euro !!! C'è anche da dire che qui lavorano come pazzi, vige la legge della meritocrazia. E' raro trovare un fancazzista. Ed è altrettanto raro trovare una persona che non voglia lavorare. Certo. Ci sono anche qui i ragazzetti che inseguono il denaro facile e il successo immediato. Ma alla prima cazzata che fai, ti sbattono a fare opere di volontariato gratuito. Giorni addietro, leggevo su un giornale locale, un ragazzetto è stato sorpreso a guidare in stato di ebbrezza (qui possono prendere la patente a 16 anni). La patente gli è stata immediatamente sospesa, schiaffato per una notte a smaltire la sbronza dietro delle solide sbarre e il giorno dopo rimesso in libertà dietro cospicua cauzione nonchè con tre mesi da passare a pulire quello che i ristoratori lasciano sui retro dei loro locali. In Italia questo tizio starebbe ancora a spasso a guidare ubriaco.

A ogni modo ho intrapreso un'esperienza interessante anche se poco duratura, avendo un permesso di soggiorno a tre mesi. State sintonizzati, vi terrò aggiornati.

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viaggi, io

martedì, 17 giugno 2008
Un "zzz" nella notte

Coloro i quali l'estate vengono punti di frequente dalle zanzare, si pongono degli inquietanti interrogativi: "Perché sempre a me? Che si può fare per evitarlo?". Sono i cosiddetti punti interrogativi. A tutte queste domande cerca di dare delle risposte una lodevole iniziativa dell'Istituto di Biometereologia del Cnr di Firenze che, insieme all'Università di Teramo, ha istituito il primo “Bollettino Zanzare”. Si tratta di una campagna informativa per avvertire i cittadini sulla presenza di zanzare nelle varie regioni italiane e sull'intensità dell'infestazione, grazie a un modello matematico che incrocia l'andamento climatico, il ciclo biologico delle diverse specie e l'andamento dell'inflazione. Dopo il bollettino meteo, quello dei mari e quello dei pollini, il bollettino zanzare arricchisce il "pacchetto sicurezza" per l'estate degli italiani. Qualora si riuscisse a mettere a punto anche un bollettino dei topless (per informare delle spiagge con maggior concentrazione di seni allo stato brado), uno dei cocomerari ed un altro che segnali la presenza di vicini di ombrellone fastidiosi, si riuscirebbe a fornire all'utenza un servizio completo per la realizzazione di una vacanza perfetta.

In effetti, le zanzare sono diventate un problema già da vari anni: quella nostrana, grossa e frescona, che dopo averti infastidito si lasciava spalmare sul muro con la ciabatta, ha lasciato il campo, anzi l'epidermide, a quella tigre, un insetto piccolo, rapido e implacabile, praticamente il ministro della Funzione pubblica Brunetta, per intenderci. Insomma, la tigre non accetta di essere intercettata, neanche fosse un sottosegretario o un amministratore delegato. La saggezza popolare, nel corso dei millenni, ha escogitato contro la temuta zanzara dei rimedi che, oramai, sono entrati nel mito: tenere sul balcone i gerani, strofinarsi con il rosmarino come una porchetta, mettere del rame nei sottovasi (il che spiegherebbe i continui furti di questo metallo), le candele alla citronella (che, secondo molti, attirano le zanzare, dando loro l'impressione che ci sia una festicciola con buffet sul balcone). L'unico sistema che veramente funzioni è la barriera umana, che consiste nell'esporre, come una vittima sacrificale, l'amico o il parente che, notoriamente, le attira di più.
Il problema è vincere la sua naturale resistenza a farsi massacrare.

Per di più, grazie alle grandi capacità di adattamento, l'odiosa zanzara tigre di origine asiatica, che viene a strappare il sangue di bocca alle nostre, si è completamente abituata anche alle contromisure chimiche, dimostrando di saper sopravvivere a tutte le strategie nemiche, un po' come fa Retequattro con ogni nuova legge sul riassetto televisivo. E poi, ad essere sinceri, molti dei rimedi in commercio contro le zanzare sono più insopportabili delle zanzare stesse: la lampada elettrica con il suo tetro sfrigolare, gli spray per la pelle con il loro afrore nauseante, la macchinetta che emette una vibrazione simile a quella dell'insetto maschio e che non ti fa chiudere occhio per tutta la notte. Meglio un paio di bolle pruriginose. Il “Bollettino Zanzare” comporta un solo grande pericolo: causare delle spaventose transumanze da una regione all'altra, per cercare di sfuggire alle punture. Guai seri per i Bollettini della viabilità.

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dito ar qlo

venerdì, 13 giugno 2008
New York ama Bush !!!

Bush go away

Foto scattata qualche giorno fa vicino Rockfeller Center

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umorismo, curiosità, dito ar qlo

giovedì, 12 giugno 2008
Etica & Diuretica

La notizia è di questi giorni: bagni proibiti al Lido di Venezia. Non si tratta di balneazione vietata a causa dell’inquinamento o per l’avvistamento di un grosso squalo bianco. I bagni in questione sono le toilette degli stabilimenti di questa nota spiaggia, preclusi a chi non è cliente delle strutture di accoglienza turistica.

Dopo gli immigrati e le prostitute, il concetto di clandestinità si allarga anche ai nostri connazionali con problemi di incontinenza. Venezia Spiagge s.p.a., che gestisce alcuni arenili del capoluogo veneto, ha deciso di introdurre l’uso di un bracciale con microchip per impedire agli scrocconi di utilizzare i servizi riservati agli ospiti paganti. Il braccialetto elettronico torna prepotentemente al centro della cronaca italiana: dopo quello antistupro e quello antievasione, ora è il momento del braccialetto antipipì. L’obbligo di consumazione per avere diritto all’accesso al w.c. è molto diffuso, ma mentre in un normale bar è possibile cavarsela ordinando un semplice caffè, in uno stabilimento balneare la cosa diventa più complicata: essere costretti a fare un giro in pattino di mezz’ora o addirittura dover affittare ombrellone e lettini per un’intera giornata (con una spesa pari a metà stipendio di uno statale) per poter espletare le funzioni corporali, ci sembrano azioni decisamente esagerate.

E se fosse una star di Hollywood, ospite della Mostra internazionale del cinema, ad avere improvvisamente bisogno della ritirata? Se si trattasse di Brad Pitt o di Nicole Kidman? Varrebbe anche per loro l’odioso divieto o gli verrebbe concessa, dopo la riunione di un’apposita giuria, una “minzione” speciale? In genere per i v.i.p., nel nostro Paese, si trova sempre una scappatoia. Negare l’uso del bagno è certamente una violazione dei più elementari diritti umani ed è lecito aspettarsi, nei prossimi giorni, una presa di posizione ufficiale molto dura da parte del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. Inoltre, fanno notare in molti, potrebbe verificarsi una palese violazione della privacy dei regolari clienti: il microchip, infatti, informerebbe il computer del numero di ingressi in bagno di ogni persona e del tempo che questa rimane all’interno della toilette. Con il risultato poi, al chiosco dello stabilimento, di sentirsi dire dal barista: «Un cappuccino? No, mi creda... lasci stare il cappuccino... oggi per lei è meglio una bella limonata!».

Sono situazioni imbarazzanti, che nessuno di noi vorrebbe vivere. Già in banca, nei supermercati e per le strade delle nostre città siamo controllati dalle telecamere, esserlo anche in un momento così intimo appare davvero inopportuno, se non del tutto immorale. Ma si sa, purtroppo, che Etica e Diuretica spesso non vanno d’accordo. A questo punto, l’unica speranza per il turista indigente, che può permettersi solo la spiaggia libera, è che un amico più facoltoso possa prestargli il suo braccialetto per qualche minuto. Del resto, come si dice: l’amico si vede nel momento del bisogno. Altrimenti, la sola alternativa è introdursi “illegalmente” nel bagno di uno stabilimento e farla di nascosto, sperando di non essere scoperti. Agli addetti alle pulizie non resterebbe che trovarsi di fronte al fatto compiuto, tra stupore, amarezza e scopettoni vari. Chi è stato? Anonimo veneziano.

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dito ar qlo

mercoledì, 11 giugno 2008
Parcheggiare a Roma

Eravamo quattro amici al T.A.R., che volevano cambiare il mondo. Una clamorosa sentenza della seconda sezione del Tribunale Regionale del Lazio ha accolto in pieno il ricorso presentato dal Codacons e da un comitato di cittadini dell'Ostiense, contro i parcheggi a pagamento e le relative delibere comunali. Dopo la striscia di Gaza in Palestina, anche quella blu, che in molte città delimita le zone per la sosta, è
al centro di gravi tensioni.

Il giudizio del T.A.R. è dovuto al fatto che in molti quartieri della Capitale mancano parcheggi gratuiti, nei pressi di quelli con il parchimetro. Alcuni vedono in questo inatteso provvedimento un increscioso episodio di razzismo: le strisce blu vengono vergognosamente discriminate rispetto a quelle bianche, che al contrario sono ricercate da tutti e guardate con grande simpatia dalla popolazione. Ma alla VI Circoscrizione (quella del Pigneto), in molti assicurano che il razzismo non c'entra. Il sindaco Gianni Alemanno ha diramato una circolare all'Atac, con cui ingiunge all'azienda dei trasporti di bloccare il funzionamento dei famigerati parchimetri, permettendo agli automobilisti romani di intonare "Nel blu, dipinto di blu… felice non pagherò più!". Inoltre, le associazioni dei consumatori stanno organizzando una "class action", che detta così sembra il titolo di un film con Jean-Claude Van Damme, e invece è un'azione legale collettiva per ottenere risarcimenti relativi a multe illegittime. Il Municipio rischia di dover sborsare l'esorbitante cifra di dieci
miliardi di euro, il che potrebbe aprire nuovi scenari alla vicenda Soros, che in questi giorni sta appassionando l'intera città: il magnate americano di origine ungherese, invece della squadra di calcio giallorossa, potrebbe acquisire l'intero Comune di Roma, impegnandosi a rifondere un debito decisamente superiore a quello con le banche della famiglia Sensi.

Le strisce blu hanno portato per anni i Romani a sviluppare tecniche di parcheggio creativo: sui marciapiedi, in prossimità degli incroci, sulle strisce pedonali, in doppia fila davanti alla vettura di un parente o di un vicino che la mattina esce più tardi e soprattutto (tecnica messa a punto solo dai più talentuosi) nel piccolo spazio che intercorre tra la fine della striscia blu e l'inizio delle strisce gialle che delimitano le fermate degli autobus. I guidatori più razionali e metodici si aggiravano invece per le strade, valutando quali passi carrabili poter utilizzare per il parcheggio notturno, senza incorrere nella temuta rimozione. Insomma, la gloriosa sigla S.P.Q.R. in epoca moderna non significa più Senatus PopulusQue Romanus, ma Strani Parcheggiatori Questi Romani. Sparirà inoltre una delle figure meno amate dai cittadini: l'ausiliario del traffico, che in piccoli gruppi, indossando giubbotti che farebbero orrore ai Cugini di Campagna e con un'espressione impaurita sul volto,
sbirciavano attraverso i parabrezza per individuare i tagliandi di pagamento. Ora le strisce blu dovranno sparire e, probabilmente, per non generare confusione, verranno ridipinte di bianco. Speriamo che il Comune non convochi l'architetto Richard Meier, quello che ha ideato lo scatolone intorno all'Ara Pacis, per stabilire qual è il punto di bianco più indicato per l'arredo urbano della Città Eterna. Per favore: bianco latte e non se ne parli più.

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