Nato per scassare le altrui sfere, cibarmi di altrui sensazioni e vivere di proprie emozioni.
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Wait for me ... I'll be back !!!
Sgomento in tutta Italia per le immagini dei cumuli di nomadi ai quali la popolazione esasperata ha dato fuoco: trasmesse dai telegiornali esteri potrebbero danneggiare il turismo. Il Commissario straordinario per lo smaltimento dei rom sta esaminando tutte le possibili soluzioni della grave emergenza. Le autorità invitano alla calma: le tecniche di smaltimento esistono, bisogna solo stabilire quali sono le più efficaci. Pogrom Il pogrom popolare, nonostante sia una pratica dalle radici millenarie, è una tecnica piuttosto rudimentale, dai risultati approssimativi. Il suo pregio fondamentale è che si fonda sul volontariato, coinvolgendo tutti i gruppi sociali del quartiere: giovinastri violenti, megere scarmigliate, piccoli criminali a riposo, commercianti con la bava alla bocca. Ma l'incendio e il saccheggio lasciano disordine e scompiglio, nelle giornate ventose i lapilli possono incendiare la permanente delle madri di famiglia che inveiscono ai margini del pogrom, la poltiglia di fango e fuliggine può rovinare irrimediabilmente le scarpe firmate della gioventù entusiasta che devasta le baraccopoli. Il nazista di quartiere L'introduzione del nazista di quartiere avrebbe il merito di rendere più familiare la figura del pulitore etnico, dissolvendo la cattiva fama che circonda un mestiere così duro e ingrato. Una birretta al bar, un salto dalla sartina dell'angolo per farsi ricucire sulla camicia bruna il simbolo delle Esse Esse, la rapatura a zero ritoccata ogni mattina dal barbiere, il passo dell'oca simpaticamente esibito nei rondò durante l'ora di punta, ed ecco che il nazista di quartiere diventa l'amico, il confidente, la figura di riferimento. Il rastrellamento settimanale, per snidare casa per casa eventuali clandestini, diventa in breve una festosa occasione di coesione sociale per tutto il quartiere, che accompagna il suo nazista durante la ronda e lo applaude in occasione degli interventi più spettacolari, dalla manganellata al bambino questuante alla deportazione, sulla sua Golf piombata, di cartomanti moleste e vecchie sdentate. Riciclaggio Perché distruggere i rom, affrontando costi troppo alti (stoccaggio in discarica, treni speciali per la Germania, ripristino di lager con relativo personale, eccetera) quando li si potrebbe tranquillamente riciclare? Il metodo è semplice ed efficace, prevede tre fasi affidate a tre professionisti: un neurochirurgo, uno stilista e un tutor. Prima fase: il neurochirurgo sottopone il rom o la rom a lobotomia, trasformandolo in un automa privo di memoria e di volontà propria, dunque già idoneo al reinserimento nella società italiana. Seconda fase: a gruppi, i rom operati vengono affidati a uno stilista, che li veste, anche se vecchissimi o bambini piccoli, secondo i canoni socialmente accettati, da calciatore o da Fabrizio Corona (per le femmine: da sciampista o da Michela Brambilla). Della precedente versione del rom si conservano solo i tatuaggi, molto trendy. Terza fase: un tutor reintroduce il rom nel normale ciclo sociale portandolo nei locali di corso Como a Milano a sniffare cocaina, oppure nei quartieri Spagnoli di Napoli come apprendista di camorra, o ancora tra gli ultras di calcio delle principali città. Figure sociali tradizionali che possono tranquillamente coesistere con il tranquillo ordinamento delle nostre comunità. Musei Un ristretto numero di nomadi, vivi o impagliati, verrà esposto nei principali musei etnologici nelle raffigurazioni più caratteristiche: zingaro col violino, zingara che legge la mano, zingaro carcerato, zingara che lo va a trovare in carcere. Soluzione finale Già sperimentata in passato da specialisti del Nord Europa, la soluzione finale ha una forte controindicazione: alla lunga, provoca l'intervento degli eserciti stranieri, fastidiosi strascichi legali come il processo di Norimberga, Giorni della Memoria e altre seccature congeneri.
Finalmente sappiamo cosa ci sarà dopo la Seconda Repubblica: la Terza Età.
A Siracusa, in vista delle elezioni amministrative del prossimo giugno, un centenario guiderà una lista civica dal nome “Io non sto con i soliti pupi e pupari”. Anche perché a quell’età, stare dietro ai pupi è sicuramente troppo faticoso. Il candidato in questione, al secolo (è il caso di dirlo) Ernesto De Franchis, è stato spinto a darsi alla politica da amici, parenti e anche, ci permettiamo di aggiungere, da un invidiabile ottimismo. Non sappiamo se abbia anche piantato di recente una quercia nel suo giardino, ma non ci sentiamo di escluderlo. Viene da chiedersi chi glielo fa fare: invece di starsene in poltrona a rincorrere i propri pensieri, dovrà occuparsi dei problemi del traffico e del bilancio della sua città. Una lodevole disponibilità, considerata la sua situazione anagrafica. Paradossalmente, però, il signor De Franchis è un volto nuovo della politica, forse rugoso, ma nuovo, visto che per la prima volta si candida come amministratore. Al suo confronto, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (72 anni) e quello della Repubblica Giorgio Napolitano (83 anni) sono dei teddy boy, dei ragazzotti volenterosi ma ancora acerbi.
Un uomo che, nel corso della propria esistenza, ha visto due guerre mondiali, un boom economico, il crollo del comunismo, la contestazione giovanile, la conquista della Luna, gli anni di piombo e un Festival di Sanremo vinto da Lola Ponce e Joe di Tonno, può essere sicuramente molto utile al suo Paese. Del resto, secondo una recente ricerca pubblicata dai quotidiani, l’età media del parlamentare italiano è ulteriormente aumentata in questi ultimi anni, al punto che il concetto di andare alle urne, per molti candidati, potrebbe far pensare più a quelle cinerarie che non a quelle elettorali. Ma si tratta di riflessioni che lasciamo ai cinici commentatori della politica nostrana. Un’immagine su tutte ci affiora alla mente: il risentimento con cui Ciriaco De Mita (80 anni) ha preso atto della sua esclusione dalle liste del Pd alle recenti politiche, rifiutandosi per ripicca di partecipare all’annuale gara di rock’n roll acrobatico a Nusco, è un segno inequivocabile della voglia di non mollare di chi è un pò avanti negli anni. «È il nonno che avanza», osserverebbe probabilmente il docente di analisi e opinionista Renato Mannheimer. In Italia, quando un gruppo di individui accomunati da una caratteristica comune cerca di esercitare un potere, si parla di formazione di una lobby. In questo caso (e crediamo di interpretare un pensiero diffuso), bisognerebbe aggiungere un apostrofo ed un’acca: otterremmo così l’hobby, concetto che in questo caso ci porta inevitabilmente verso un campo di bocce.
Speriamo che, se riuscirà ad entrare nel Consiglio Comunale di Siracusa, il signor De Franchis, sulla base della sua grande esperienza di vita, si metta al servizio dell’intera cittadinanza, senza lasciarsi andare a favoritismi nei confronti della sua categoria, cosa che purtroppo rappresenta una pessima abitudine assai radicata nella nostra classe politica. Se, appena eletto, dovesse proporre la ritinteggiatura delle panchine del parco, la detassazione dei bastoni da passeggio e la rottamazione delle protesi dentarie, certo non sarebbe un bel segnale.

BASTARDO !!!
ALTRE DUE GIOVANI VITE SPEZZATE !!!
STEFANO LUCIDI, FATTO DI COCAINA, GUIDAVA A FOLLE VELOCITA' LA MERCEDES DEL PADRE, IGNORANDO SEMAFORI ROSSI, TRAVOLGENDO E UCCIDENDO, SENZA FERMARSI, DUE GIOVANI SU UN MOTOSCOOTER.
QUESTO BASTARDO NON POTEVA GUIDARE PERCHE' LA PATENTE GLI ERA STATA RITIRATA PER DROGA. EPPURE CIRCOLAVA TRANQUILLAMENTE.
QUANTO TEMPO PASSERA' PRIMA CHE QUESTO STRONZO TORNI IN CIRCOLAZIONE ?
Se vi dicessero che, nel mezzo di Roma, esiste uno stato indipendente racchiuso tra una tintoria di Borgo Pio e una fermata d'autobus della via Gregoriana, pensereste a uno scherzo.
Invece è vero. Si tratta di una monarchia assoluta il cui reggente, che si fa chiamare 'Papa', sostiene di essere nominato dallo Spirito Santo e ha lo stesso sarto di Paolo Poli.
Nel nostro Paese il problema non sono più gli enti pubblici, ma gli assenti pubblici. Al Forum della Pubblica Amministrazione, che si è concluso nei giorni scorsi alla Nuova Fiera di Roma, sono stati rivelati i risultati di una indagine sulle motivazioni utilizzate dagli Italiani, in questi ultimi anni, per assentarsi dal luogo di lavoro. Un certificato medico, come un dicastero per le Pari Opportunità, in Italia non si nega a nessuno.
Sulle documentazioni mediche prese in considerazione nel corso di questo istruttivo Forum, però, si possono incontrare patologie veramente singolari, infermità incredibili e vagamente inquietanti. Una funzionaria comunale, ad esempio, è riuscita a rimanere tre anni in maternità, un periodo di gestazione decisamente inusuale e al termine del quale avrebbe dovuto partorire come minimo un bue muschiato o un trumeau del settecento in radica di noce e con intarsi in acero. Senza dubbio la casistica è molto vasta e decisamente interessante: c’è chi, per evitare lo spostamento da un tranquillo ufficio a uno sportello, ha dichiarato, con tanto di certificazione medica, di soffrire di afonia da contatto col pubblico, malanno molto sgradevole per un dipendente statale, ma al contrario assolutamente auspicabile per un partecipante al Festival di Sanremo. Si può trovare poi, nell’irresistibile elenco di malattie creative in questione, lo stress da lavoro festivo (e cosa dovrebbe dire allora Babbo Natale?), l’allergia da polvere d’ufficio (pare che la differenza, rispetto a quella casalinga, consista nel retrogusto di pratica inevasa), i problemi muscolo-tensivi per chi lavora in piedi (un vero peccato, dopo millenni di fatica evolutiva per conquistare la posizione eretta. E poi, vedere gli impiegati strisciare per gli uffici come dei marines non è certo un bello spettacolo per i cittadini). Non si deve inoltre trascurare l’ansia da sportello (che dovrebbe riguardare più chi sta in fila, che non il lavoratore dietro al vetro) nè lo stress legato al traffico (quando uno va in ufficio la mattina, avrebbe il sacrosanto diritto di vedere il traffico aprirsi davanti a lui, come il Mar Rosso davanti a Mosè). Un vigile di Torino ha addirittura esibito al suo Comando un’impegnativa secondo la quale doveva smontare dal servizio non appena faceva buio (è umano: a nessuno piacerebbe dover elevare una multa per guida pericolosa a un lupo mannaro). Insomma, il ministro Brunetta (lo ribadiamo: non l’ex componente dei Ricchi e Poveri, ma il nuovo responsabile della Funzione Pubblica) dovrà fare i conti con un nutrito stormo di “uccell di imbosco”, uno straordinario drappello di “defilati in alluminio” capace in ogni circostanza di farla franca.
Eppure, superata l’immediata, naturale indignazione, una riflessione si fa largo prepotentemente: gente così straordinariamente fantasiosa e creativa appare sprecata dietro una scrivania. Bisognerebbe imparare a utilizzarla, sfruttando questa loro grande dote, magari per rilanciare la moda italiana nel mondo o per convincere qualcuno a comprarsi l’Alitalia. Un dato sicuramente positivo è la massiccia affluenza rilevata a questo Forum tenutosi nella Capitale. Insomma, al Congresso sull’assenteismo c’erano tutti. Sperando che, per parteciparvi, non abbiano evitato di andare in ufficio.
Fede costa agli italiani 350.000 euro al giorno. Dal primo gennaio 2006, con effetto retroattivo. La Corte di Giustizia Europea ha condannato l'Italia a una multa di circa 130 milioni di euro all'anno se Rete 4 non cederà a Europa 7 le frequenze che Testa d'Asfalto ha in concessione dallo Stato. Per l'Europa l'assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta la libera prestazione dei servizi e non ha criteri di selezione obiettivi. La sentenza europea è la terza a favore di Europa 7 dopo quelle della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato.
Testa d'Asfalto toglie l'ICI, ma introduce il canone Fede. Non ci sono conflitti di interessi? Perchè gli italiani devono pagare per guardare Fido Bau ogni sera? Se il concessionario pubblico di tre reti nazionali Testa d'Asfalto non sposterà Rete 4 sul satellite gli italiani alla fine del suo prossimo glorioso quinquennio pagheranno circa UN MILIARDO di euro di multa considerando gli arretrati. Testa d'Asfalto è un genio, oltre alla concessione pubblica, la pubblicità a pagamento su tre reti avute in eredità da Craxi, avrà anche il finanziamento pubblico.
Il ministero delle Comunicazioni non c'è più. In realtà non c'era neppure prima. Gentiloni che potrà dedicarsi di più al tennis con Ermete invece di passare lunghi week end ad Arcore. L' Agcom con il supporto del PD e della Repubblica e della Finocchiaro e di Topo Gigio è impegnata a tempo pieno sul pericoloso Travaglio. Se pò fà. Con i nostri soldi se pò fà. Per sapere quanto stiamo versando al Presidente del Consiglio per non applicare le sentenze su Rete 4 scaricate e diffondete il banner. E' bello contribuire al successo economico di Testa d'Asfalto con le nostre tasse.
La realtà è come una soubrette che ha passato la quarantina: qualche piccolo ritocco è spesso indispensabile. La prestigiosa Northeastern University di Boston in Massachusetts, sulla base di una ricerca effettuata su un campione di suoi studenti, rivela che l’umana tendenza a modificare la realtà migliorandola, aumenta la fiducia nelle proprie capacità, funzionando da stimolo. In sostanza, se uno racconta di aver pescato una trota di 5 chili o di aver sedotto in venti minuti una neoministra procace (adesso è finalmente possibile), lo fa perché spera, prima o poi, di riuscirci davvero. Nascesse oggi, il grande spadaccino e poeta Cyrano de Bergerac, modificherebbe il suo famoso motto in “Giunto al fin della licenza... io ritocco!”.
Il restyling dell’evidenza trattato nello studio in questione veniva, un tempo, liquidato con una definizione sbrigativa: bugia, un concetto riduttivo e mortificante, che finisce per screditare alcune fondamentali attività dell’uomo moderno, come la campagna elettorale, il corteggiamento amoroso, le televendite di pentole e materassi. Modificare lo stato delle cose per renderle più accettabili è, secondo l’Ateneo americano, in realtà un impegno a raggiungere traguardi sempre migliori. Quindi, quando da bambini dicevamo alla mamma di aver preso sette in matematica mentre invece si trattava di un quattro, non volevamo ingannarla, ma esprimevamo in cuor nostro l’auspicio di riuscire un giorno a conquistare un’ampia sufficienza. Il problema, nel caso, una volta scoperti, sarebbe stato convincerla della giustezza di questa teoria e fermare il suo battipanni giustizialista. La bugia dunque, termine volgare e arcaico, non esiste più, come non c’è più lo spazzino, sostituito dal più signorile operatore ecologico. Di una cosa però si raccomandano gli scienziati bostoniani: di non esagerare con la panzana, la realtà va sì elaborata, ma leggermente, non si deve spararle troppo grosse, il che purtroppo esclude dal novero degli argomenti “ritoccabili” il rispetto dei diritti umani in Cina, la credibilità dell’informazione televisiva e l’età di Alda D’Eusanio.
E poi, diciamola tutta, viviamo nell’epoca del ritocchino, si può manipolare praticamente tutto: dai capelli del premier all’inflazione, dall’esito del campionato alla sentenza di un grande processo. Non si tratta di nefandezze, ci spiegano dalla Northeastern University, ma di incontenibile ottimismo. Del resto, mentre i fratelli Grimm scrivevano Biancaneve e Hans Christian Andersen Il Brutto Anatroccolo, l’italiano Collodi concepiva Pinocchio, e questo vorrà pur dire qualcosa. Un modo di dire molto diffuso nel Paese recita “Non ti preoccupare, prima o poi si aggiusta tutto”. Anche la realtà, evidentemente. Correggere un poco la verità oggettiva serve, in poche parole, non ad ingannare gli altri, ma ad infondere fiducia nei “correttori”, a permettere loro di realizzare anche cose apparentemente impossibili. Speriamo quindi che i ministri del nuovo governo ci parlino di un debito pubblico azzerato in sei mesi, di una sanità che funziona come un orologetto, di una Napoli tirata a lucido in due settimane, di una sicurezza così garantita da poter lasciare dei lingotti d’oro sui marciapiedi e ritrovarli il giorno dopo. Se serve a farli lavorare meglio, faremo finta di crederci.
Tra moglie e marito, non mettere il bollito. Da uno studio del Mauri Lab, un osservatorio laboratorio internazionale, condotto su oltre 50 esperti tra psicologi, sociologi, avvocati matrimonialisti, mediatori familiari, architetti e chef, risulta che la maggior parte dei conflitti coniugali si verifica in cucina, a causa di ciò che viene servito a tavola. Che in una lite di coppia si possa arrivare a tirarsi i piatti è cosa risaputa, che i piatti stessi però contengano delle pietanze, ci sorprende. Lui e lei, quindi, non vanno in crisi solo per il calo del desiderio o per un tradimento o ancora per la routine quotidiana, ma anche per un sugo attaccato o per una besciamella che ha fatto i grumi.
Insomma, l’italiano in una storia d’amore può perdonare molto, ma se gli metti il parmigiano sul risotto ai funghi, ti lascia. Dobbiamo tener presente il fatto che la cucina è l’ambiente casalingo più frequentato, un luogo dove si discute, si mangia, si fa l’amore (le stesse attività che si svolgono in una qualsiasi segreteria di partito, non a caso anch’esse sempre affollate). A differenza della tragedia di Amleto, dove il dramma comincia con l’apparizione del fantasma paterno, nella famiglia italiana spesso l’origine delle ostilità è riconducibile all’evocazione del fantasma materno, culminante nella frase «Però mia madre le lasagne le fa meglio». Nell’alimentazione le intolleranze possono essere tante, dal lattosio al glutine, ma quella al modo di cucinare di lei (o di lui) è sicuramente la più grave. Di questo passo, con ogni probabilità, tra qualche anno Antonella Clerici verrà indicata come colei che ha inventato una nuova terapia di coppia. Anche i consigli che i genitori dispensano in genere ai giovani sposi cambieranno radicalmente: non riguarderanno più la tolleranza, il dialogo, la sincerità, ma la ricetta esatta del pollo coi carciofi.
Sembra peraltro che la Conferenza episcopale (ma si tratta solo di indiscrezioni) abbia intenzione di affidare il coordinamento dei corsi prematrimoniali nelle parrocchie italiane a Gianfranco Vissani, il cuoco umbro reso celebre dal piccolo schermo. In tal senso, la recente campagna elettorale dei due schieramenti, pur basata sugli aiuti alla famiglia, non ci sembra aver centrato l’obiettivo di dare un aiuto concreto alle coppie di recente formazione né a quelle già consolidate. Alla luce dei fatti, più che quello per i bebè o per i mutui a tasso variabile, occorre un bonus catering, mirato a risolvere, attraverso la ristorazione a domicilio, i problemi di quei nuclei familiari in cui gli attriti nascano dall’incapacità ai fornelli. Peccato che nessuno ci abbia ancora pensato. Nel frattempo, di fronte ad un’emergenza sociale così seria e preoccupante, sentiamo il dovere di suggerire alle coppie in crisi culinaria una soluzione per fronteggiare momentaneamente la situazione: la pasta burro e parmigiano. È gustosa e impossibile da sbagliare, un palliativo semplice ma efficace in attesa di apprendere come impanare una cotoletta o preparare la zuppa di pesce. E per i casi disperati, esistono le rosticcerie.
Certo, si tratta di rimedi temporanei, come il prestito ponte di 300 milioni all’Alitalia, ma la filosofia che li ispira è profondamente italiana: in attesa che accada qualcosa, mettiamoci una pezza. Poi si vedrà.
Gli scettici e i disfattisti hanno ridacchiato quando Berlusconi annunciò una cordata italiana per rilevare Alitalia. Beh, si sbagliavano. Le cordate ci sono, sono parecchie ed è in atto una gara molto accesa per arrivare alla soluzione migliore. Ecco, tra i tanti, quali sono gli acquirenti più quotati. Mafia Dispone di liquidità sufficiente per ripianare tutti i debiti, raddoppiare gli stipendi dei dipendenti, assumere i loro figli e nipoti, introdurre su tutti i voli il terzo pilota, servire ai passeggeri ostriche e champagne anche sulle tratte di un quarto d'ora. In cambio, i boss vogliono la liberazione immediata dei detenuti e il riconoscimento ufficiale della Mafia come ente morale. Berlusconi è favorevolmente colpito ma sospetta che Napolitano non voglia seguire il protocollo suggerito dai Corleonesi, che chiedono di essere ricevuti al Quirinale vestiti da generali dell'aviazione. Lapo Elkann Il dinamico manager torinese, guru della nuova creatività italiana, intende rilevare Alitalia, pagandola con l'intero patrimonio della famiglia Agnelli, per realizzare un suo sogno: ricavare dagli oblò degli aerei una nuova linea di occhiali da sole molto trendy. Ogni lente pesa sedici chili, ma in compenso costa settemila euro e Lapo conta su un rapido successo internazionale presso il target dei ricchi coglioni, in rapida espansione in tutto il mondo, giudicato il più interessante per gli originalissimi prodotti della sua factory. Ricucci Il re degli immobiliaristi cerca la sua rivincita, partendo come sempre dal basso. Con i 3mila euro rimasti in cassa, intende scalare Alitalia con il solito, ingegnoso sistema: acquista il carrello usato di un Fokker in demolizione (fase uno) e contestualmente annuncia ai giornali di essere entrato nel settore aeroportuale (fase due). Il giorno dopo (fase tre) lascia intendere di essere interessato ad Alitalia e sposa Alessia Marcuzzi. Prima che si arrivi alla fase quattro (gli inquirenti scoprono che non c'era copertura finanziaria neanche per sposare la Marcuzzi, nel frattempo risposata con un altro), Ricucci riesce a spopolare per oltre un anno in tutti i telegiornali e su tutti i giornali come nuovo tycoon di Alitalia. Ligresti Il ricco costruttore, molto anziano, ha accolto con autentico entusiasmo l'appello di Berlusconi di guidare una cordata per rilevare Alitalia, ma pensa che si tratti di una grossa area edificabile. Ha già fatto montare alcune gigantesche gru in varie zone di Milano e ha investito dieci milioni di euro in vanghe, picconi e cazzuole. Ha anche prenotato l'intera produzione di mattoni traforati del prossimo anno. La sua felicità è tale che nessuno ha ancora osato spiegargli che si tratta di un equivoco. Berlusconi Sarebbe lo stesso presidente del Consiglio a comperare Alitalia grazie a un accorto sistema di opzioni, garanzie e accordi, a raffinate strategie finanziarie elaborate dal suo staff, e soprattutto grazie a una legge da lui varata che trasferisce gratuitamente a Mediaset la proprietà dell'intero pacchetto azionario della compagnia, di tutti gli aerei e delle hostess sotto i trent'anni. Lo stesso Berlusconi è garante dell'operazione, e veglierà sulla correttezza del passaggio di proprietà. Sempre Berlusconi avrà l'incarico di presiedere l'authority incaricata di controllare il Berlusconi garante. Vanna Marchi Guida la cordata forse più rappresentativa della nuova economia nazionale. Oltre alla dinamica imprenditrice, che sogna di vendere le sue creme scioglipancia su tutti i voli (sono state giudicate molto più gustose dei vassoi Alitalia dai primi clienti che le hanno assaggiate), partecipano anche gli ultras della Lazio, la sezione italiana di Al Qaeda, la Fondazione Mario Merola e un paio di case di produzione di pellicole porno. Bankitalia e Consob, esaminate le carte, hanno decretato che, a quanto visto fin qui, è questa la cordata più seria.