In Medio Stat Virtus

Nato per scassare le altrui sfere, cibarmi di altrui sensazioni e vivere di proprie emozioni.

Qualcosa su di me

Utente: TheRipper66
Chi sono lo sai ... mi hai forse incontrato, forse scopato, forse dimenticato, SICURAMENTE ODIATO !!!

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Statistiche

Visitatori incauti

Dal 18/06/2005 sono passati *loading* visitatori

 
mercoledì, 30 aprile 2008
Lo stalliere e le altre fiabe

Lo stalliere di Arcore Mangano è stato un eroe e non un mafioso. Questo e molti altri luoghi comuni della sinistra stanno per essere mascherati. Ecco i principali

Vittorio Mangano: che lo stalliere Mangano sia stato un eroe, e non un pregiudicato mafioso come fin qui affermato dalla propaganda comunista, era già noto da tempo, ben prima che Marcello Dell'Utri ce lo ricordasse così autorevolmente. Per concimare la bordura di petunie, nella villa di Arcore, percorrendo ginocchioni cinque chilometri di vialetti di ghiaia, ci voleva infatti una tempra eroica. Uguale attitudine al sacrificio fu necessaria a Mangano per accompagnare a scuola ogni mattina i figli di Berlusconi, che lo costringevano a cantare tutte le canzoni di Cristina D'Avena e i jingle pubblicitari di Mediaset. Alcuni dei quali, secondo gli studiosi di otometria, possono far sanguinare le orecchie dopo pochi secondi.

Mafia: la Mafia è un fenomeno di costume. Il suo stesso, diffuso radicamento popolare in vaste zone della nostra bella Italia, smentisce l'assurda ipotesi che si tratti di organizzazione segreta. Le intemperanze occasionali di alcuni suoi membri, lungi dall'avere quel significato eversivo loro attribuito dai pubblici ministeri comunisti, sono solo eccessi di zelo correzionale per ricondurre alla ragione quei membri della comunità che vogliono negare la Famiglia Tradizionale, l'autorità del padre e le profonde radici cristiane del nostro meridione. Le pile di santini ritrovate, insieme alle provole e a innocue collezioni di armi da fuoco, nei rifugi dei padrini, sono la testimonianza della retta attitudine e della formazione religiosa di questi italiani perseguitati dal pregiudizio laicista. Non ultima prova a discarico della cosiddetta Mafia è l'attaccamento al lavoro e ai superiori di tutti i suoi impiegati. Lo conferma il bassissimo numero di iscritti al sindacato: la Cgil-Killer conta un solo iscritto, per giunta deceduto pochi istanti dopo il suo tesseramento.

Resistenza: nei felici anni Quaranta, con il pretestuoso alibi dell'occupazione nazista e della Seconda guerra mondiale in corso, alcune bande di sfaccendati abbandonarono senza permesso il posto di lavoro e risalirono le montagne, nel tentativo di rubare le casse di viveri paracadutate dagli anglo-americani per le loro truppe. I novantamila caduti partigiani sono tutti periti nel corso delle sanguinose risse per accaparrarsi cioccolata e sigarette. Il cosiddetto 25 aprile, spacciato dai comunisti come Festa della Liberazione, fu in realtà un giorno come tanti altri: fucilazioni, bombardamenti, deportazioni di ebrei, canzoni di Rabagliati alla radio, donne che stendevano i panni sulle terrazze dopo avere rammendato in gruppo i buchi della mitraglia, insomma la serena routine dell'Italia popolare. Quell'Italia semplice e schietta i cui sentimenti già allora erano sconosciuti alla sinistra, chiusa nei salotti snob a diffamare il Cavaliere, quello di allora.

Costituzione: si tratta di alcuni fogli sparsi, malamente rilegati con un elastico, rinvenuti a Roma al termine di una inconcludente riunione politica di antifascisti, divisi su tutto tranne che sul gettone di presenza. Farne la carta fondamentale dello Stato è un arbitrio inaccettabile, quella gente era così fuori dal mondo che la sedicente Costituzione non fa neanche menzione delle tre 'I': Inglese, Internet e Imponibile zero. Lo sanno tutti che la vera Costituzione venne dettata dalla Vergine Maria a una contadinella, emana un intenso profumo di rose e consta di un solo articolo, che incarica il papa di formare un governo di salvezza nazionale.

Repubblica: è del tutto inaccettabile che il nostro sistema politico possa chiamarsi come il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Forse che in Francia vige un sistema chiamato 'Le Monde', o la regina d'Inghilterra regna su uno Stato chiamato 'Economist'? L'assurdità di questa situazione è evidente. La Repubblica italiana ha urgente bisogno di cambiare nome mediante concorso pubblico, e televoto finale. Per scongiurare i soliti brogli, il voto popolare sarà affiancato da una giuria di qualità formata da un manager, un pubblicitario, un vescovo e una donna di Forza Italia che cucina per loro.

Scritto alle 01:29 | link | commenti | commenti (popup)
dito-ar-qlo, anti-berlusca

lunedì, 28 aprile 2008
Ennesimo furto a Roma

StoraceBasta poco, che ci vuole. Prendi un romeno, mettigli in mano un pò di soldi, digli di sequestrare la prima extra-comunitaria che passa, fai finta di violentarla, minacciala con un coltello; poi prendi un angelo salvatore e dai al romeno un avvocato in gamba che ti tira fuori in pochi minuti dal fattaccio. Ecco la ricetta perfetta per far apparire Roma pericolosa !!!

Con la differenza che l'extra-comunitaria s'è beccata una coltellata in pancia e ha rischiato di lasciarci la pelle, l'angelo salvatore è iscritto alle liste di Alemanno e non ha usato un telefono cellulare per chiamare i soccorsi, l'avvocato del romeno ha difeso Berlusconi nel processo Lodo Mondadori, la notizia del tentato stupro che trapela solo dopo 3 giorni e non immediatamente ... ci stanno troppi punti che non quagliano.

E ora quel fascistone di Alemanno si sta per insediare al Campidoglio !!! Ora stiamo proprio a posto!

Scritto alle 18:19 | link | commenti (2) | commenti (2) (popup)
sociale, dito ar qlo, anti-berlusca

lunedì, 21 aprile 2008
Frascati, ciavemo un probblema !!!

Chissà, forse dopo «Houston, we have a problem», sentiremo un giorno risuonare sui media di tutto il mondo la frase «Frascati, qui butta male!».

Qualche giorno fa, il presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Giovanni Bignami, ha presentato a Frascati, nella splendida cornice dei Castelli romani, il bando di concorso per il reclutamento di nuovi astronauti europei. Insomma, presto per essere assunti in cielo non sarà più necessaria la santità. La nostra speranza è che tra questi coraggiosi trovi posto un giovane Italiano, che accetti di spostarsi per lavoro dal nostro pianeta nel cosmo: un caso di pendolarismo estremo, se vogliamo. Uno dei primi a cogliere il grande fascino di una missione spaziale, non a caso, fu proprio l’italianissimo Don Backy, con l’indimenticabile verso «Per me che sono nullità... nell’Immensità!». I requisiti richiesti dal bando di concorso in questione sono di avere una laurea in materie scientifiche, conoscere molto bene l’inglese e magari il russo, essere in ottime condizioni psicofisiche e non aver mai visto il film Alien. L’auspicio del presidente dell’Asi è che tra i candidati a questo posto così prestigioso ci sia almeno una rappresentante del gentil sesso e, possibilmente, più di una. Anche a livello siderale, si ripropone l’annoso problema che avevamo nelle festicciole dell’adolescenza: mancavano le donne. Purtroppo, gli anni passano ma certe questioni non trovano una adeguata soluzione.

Viviamo un momento davvero curioso nel nostro Paese, incomprensibile e pieno di contraddizioni: non riusciamo a mantenere il controllo dei voli nazionali (vedi la vicenda Alitalia) ma culliamo l’ambizione di conquistare lo spazio. Viene da chiedersi: l’italiano, sulla base del suo temperamento e delle sue abitudini, è adatto al lavoro di astronauta? Noi amiamo le nostre piccole comodità, siamo attaccati alle nostre tradizioni. Ad esempio, la contemporanea assenza dell’antenna parabolica e del digitale terrestre potrebbero destabilizzare un nostro connazionale, specie durante i weekend. Inoltre, l’impossibilità di chiamare la mamma due volte al giorno dalla navicella orbitante potrebbe causare momenti di insicurezza al cosmonauta tricolore. In più, quanto può resistere una teglia di lasagne in assenza di gravità? Prendono i cellulari nella ionosfera? Venderanno il panforte sulla stazione orbitale? Tutti fattori che vanno presi in seria considerazione e analizzati con la dovuta serietà. Si potrebbe obiettare che quello del viaggiatore spaziale è un mestiere pieno di incognite e pericoloso ma, per quanto concerne la sicurezza sul lavoro, anche sulla terra, qui da noi, non stiamo messi benissimo. Certo, per il genitore medio italiano sarebbe una grande soddisfazione poter dire «Mio figlio? Ha trovato un posto... molto in alto!»: dopo quello di concorrente a un reality show e quello di aspirante coniuge di un figlio di Berlusconi, diventare astronauta potrebbe essere la grande ambizione delle nuove generazioni.
Dal numero delle domande di partecipazione al concorso che giungeranno al nostro Ente spaziale, capiremo se sarà così. E poi, c’è un aspetto che rende questa professione estremamente interessante: la possibilità di guardare il nostro Paese da molto, molto lontano.

Da 350 km e più di altezza, tutto appare indubbiamente più tollerabile.

Scritto alle 23:08 | link | commenti | commenti (popup)
dito ar qlo

domenica, 20 aprile 2008
Ospedali italiani

SSN

Scritto alle 03:41 | link | commenti | commenti (popup)
sociale, curiosità, dito ar qlo

venerdì, 18 aprile 2008
La nuova squadra di governo

Putin

Scritto alle 20:21 | link | commenti | commenti (popup)
dito ar qlo, anti-berlusca

Nuova cordata per Alitalia

Aeroflop

Scritto alle 20:19 | link | commenti | commenti (popup)
dito ar qlo, anti-berlusca

mercoledì, 16 aprile 2008
Arriva Bossi !

La polemica sui fucili di Bossi ha dominato le ultime battute della campagna elettorale. Si sospetta che il Senatur millanti il possesso di armi da fuoco in realtà inesistenti. Secondo calcoli attendibili, la Lega disporrebbe di un numero cospicuo di forconi a tridente, già ammirati nella recente Festa della Fienagione. E di una quantità imprecisata di coltellini svizzeri, alcuni con cavaturaccioli altri senza, già usati per bucare le gomme delle macchine nei sanguinosi scontri tra bande rivali di pensionati cercatori di funghi. Discreta anche la dotazione di armi storiche, come le alabarde trafugate dai magazzini di Cinecittà e usate dai ministri leghisti per pulirsi i denti dopo i pasti, e le micidiali catapulte Golia, vanto dell'artigianato bergamasco e usate per colpire al volo gli stormi di fringuelli durante la celebre Festa del Bracconaggio, che si tiene in suggestivi paesini di fondovalle riconoscibili per i grossi buchi nei tetti. I fucili sarebbero in realtà pochissimi. Poche centinaia di doppiette, per altro già sequestrate ai cacciatori del Bresciano, con l'accusa di farne un uso improprio: le utilizzavano per la pesca di frodo dei pesci siluro nei laghetti di pesca sportiva.

Altro discorso meriterebbero le squadriglie di Suv coreani a basso costo, normalmente usati dalle massaie lombarde per portare i bambini a scuola e per stendere i panni sulla barra antibufalo. Secondo la Digos, se guidate dal marito ubriaco potrebbero costituire un grave pericolo. Ma la maggior parte di queste vetture è inutilizzabile da quando, in occasione dell'inaugurazione della nuova Variante Subalpina, il corteo leghista, guidato da Calderoli, è precipitato in un dirupo perché la Variante, frettolosamente inaugurata, era solo sulla carta: dopo un chilometro precipitava nell'Orrido di San Prudenzio, una fenditura naturale che da secoli inghiotte tutti gli eserciti in transito.

Difficile anche l'utilizzo dell'aeroporto di Malpensa a scopi bellici. Nelle prove simulate, i piloti da guerra lumbard, compresi quelli già residenti a Malpensa, non sono riusciti a raggiungere in tempo l'aeroporto lungo il tratturo a due corsie che lo collega al mondo civile, intasato di lepri morte, copertoni in fiamme per i tipici sabba delle prostitute nigeriane (amatissime dai clienti lumbard) e roveti mai potati a causa di un conflitto di competenza tra l'Anas e i coltivatori locali di ortaggi per cassoeula.

Molti i dubbi sulla logistica. I movimenti delle truppe lumbard, durante le esercitazioni, si sono rivelati difficoltosi a causa delle decine di migliaia di rotonde che formano la rete viaria padana: il rettilineo più lungo è di un centinaio di metri. Il Battaglione Pontida, guidato dal generale Urca e formato da duemila camicie verdi armate di enormi pestacarne, ha percorso sedici volte la complanare di Busto Arsizio, arrendendosi a una pattuglia della Polstrada. La Divisione Brenno, riconoscibile per i caratteristici elmi cornuti e il giustacuore di eternit, ha impiegato tre mesi per spianare, su suggerimento del Genio Lumbard, tutte le rotonde che impediscono di raggiungere Venegono inferiore partendo da Venegono superiore.

Male, secondo gli esperti, anche l'attività spionistica. La spia leghista è facilmente smascherabile perché, anche quando è travestita da immigrato pakistano o da agente di commercio francese, grida in continuazione "Roma ladrona" e soprattutto agita l'alabarda.

Meglio l'attività di vettovagliamento. Già pronta la comoda Razione del Fante Leghista, formata da uno stinco di bue con verze e una bevanda al gorgonzola molto nutriente. Qualche difficoltà nel trasporto del Tagliere del Reggimento, un'enorme tavola di legno, dal forte significato simbolico, che sorregge cinquanta chili di polenta. I quattro addetti al trasporto faticano molto a tenere il tagliere in orizzontale, e si ustionano facilmente a causa della continua tracimazione di polenta arroventata. Risolto invece il problema delle forme di taleggio, tradizionalmente quadrate. Se ne produrranno di tonde per facilitare il rotolamento delle medesime lungo i percorsi scoscesi.

Scritto alle 10:42 | link | commenti | commenti (popup)
dito ar qlo, anti-berlusca

martedì, 15 aprile 2008
The day after

 

Solidarietà

... e piove pure !!!

Scritto alle 18:30 | link | commenti | commenti (popup)
anti-berlusca

Berluscomiche

Fortuna che la campagna elettorale è durata così poco, perché dallo scioglimento delle Camere (6 febbraio) il cavalier Berlusconi è riuscito a farsi fraintendere una sessantina di volte in 60 giorni. La cordata per Alitalia, con o senza figli. Le precarie promesse in spose a Piersilvio. La lotta e/o elogio all'evasione fiscale. Veltroni maschera di Stalin. Le grandi intese con la maschera di Stalin. I brogli. Le schede. La guerra al Quirinale. Il voto agli immigrati (pesce d'aprile). La sinistra cogliona, anzi no. Mastella in lista, anzi no. Le donne in cucina a fare le torte. Ruini alleato per il voto disgiunto. E il Viagra, e le veline, e noi maschi latini.

E il nuovo Contratto con gli italiani: non pervenuto. E la sfida in tv a Veltroni ("Io straccio chiunque"): mai vista. E i giornali della Fiat che "non stanno né di qua né di là", dunque non sono liberi, diversamente da quelli suoi e del Ciarra. Strepitoso quando ha promesso in tv (almeno due volte) "il traforo del Frejus", purtroppo già fatto dal 1871. Favoloso quando s'è attribuito una statura di "un metro e 71". Grandioso quando ha rievocato, dinanzi alla mummia di Riotta, gli sforzi sovrumani compiuti per trattenere Enzo Biagi, purtroppo fuggito dalla Rai con la liquidazione. Fantastico quando ha negato l'editto bulgaro e le corna al vertice di Caceres. Mitico quando ha annunciato che, se lo intercettano un'altra volta, espatria. Meraviglioso quando ha eccepito sulla cultura di Antonio Di Pietro ("La laurea gliel'han regalata i servizi"), per poi sfoggiare la propria citando "San Pietro sulla via di Damasco" (lui la laurea l'ha presa per corrispondenza?). Purtroppo Air France, non abituata al personaggio, l'ha preso sul serio e s'è ritirata da Alitalia.

Uòlter invece lo conosce e ha ignorato i suoi deliri, evitando di restare impantanato nella solita girandola di detti e contraddetti. Ma il suo lungo silenzio sull'avversario ha fatto sottovalutare a molti indecisi i pericoli di un Berlusconi III, con relativi conflitti d'interessi (aumentati con i nuovi processi per corruzione, con l'ingresso in Mediobanca e con l'acquisto di Endemol che fornisce programmi alla Rai) e una corte dei miracoli ancor più scombiccherata dell'ultima: in lista col Pdl, oltre a una ventina di pregiudicati, ci sono persino  Maurizio Saia, che diede della 'lesbica' a Rosy Bindi; e il trio Barbato-Gramazio-Strano, che festeggiarono a sputi, champagne e mortadella la caduta di Prodi in Senato e il Cavaliere aveva giurato di non ripresentare.

Mancano le parole? Basta copiare quelle di Indro Montanelli, anno 2001: "Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo, la destra del manganello". O l'appello firmato sette anni fa da Bobbio, Galante Garrone e Sylos Labini: "A coloro che, delusi dal centrosinistra, pensano di non andare a votare diciamo: chi si astiene vota Berlusconi. Una vittoria del Polo minerebbe le basi stesse della democrazia". Purtroppo i grandi vecchi sono morti, e anche noi ci sentiamo poco bene.

Sono in lutto stretto !!!

Scritto alle 00:23 | link | commenti (3) | commenti (3) (popup)
anti-berlusca

lunedì, 14 aprile 2008
Un popolo di sognatori

È proprio vero, noi Italiani siamo dei sognatori. Infatti, dichiariamo di essere un popolo di santi, poeti e navigatori e non di impiegati, informatici e carburatoristi.

Una sorprendente ricerca condotta dal canale satellitare Marcopolo rivela che il 50% dei nostri connazionali vorrebbe cambiare radicalmente vita. Probabilmente, il dato è influenzato dalla valanga di pubblicità elettorale che inneggia al cambiamento, in tutto: nel governo del Paese, nelle pensioni, nell’economia, nell’amministrazione della Giustizia, nella lotta al colesterolo. Questa massiccia campagna può avere influenzato i risultati del sondaggio in questione, però non può essere la sola spiegazione. Ma perché un cittadino che si alza la mattina presto, fa due ore di coda sulla tangenziale per andare a lavoro, guadagna mediamente 1.000 euro al mese e la sera, tornato a casa dopo una giornata faticosa, seduto su un divano in similpelle che non ha ancora finito di pagare, accende la tv e vede “X Factor”, perché, dicevamo, dovrebbe desiderare di cambiare vita? Ma è risaputo, la natura umana è strana. Di certo, rivoluzionare la propria esistenza è un’aspirazione profonda, di cui forse neanche la stessa Kate Moss sarebbe capace, durante un party a base di polverine strane.

Cosa desidera fare l’Italiano, quali sogni nasconde nel cassetto, sotto i calzini e le mutande? Ebbene, resterete sorpresi: il 25% vorrebbe fare lo scrittore. Insomma, pressoché chiunque smania per pubblicare un romanzo e se vi capita di leggere la maggior parte di quelli che partecipano ai premi letterari, capirete che ci riesce. Il 14% invece agogna a fare l’esploratore, ambizione curiosa in un popolo composto da individui che si trovano in grande difficoltà se il tabaccaio più vicino è ad oltre 200 metri di distanza. Subito dopo, si piazza, nei desideri degli Italiani, la vita da bagnino, cioè stare sdraiati al sole, guardando le donne che passano e andando, di tanto in tanto, a recuperare qualche pensionato che si è addormentato sul materassino. Nessuno, tra gli aspiranti rifondatori della propria esistenza, vuole fare il salvatore dell’Alitalia, il premier, l’operatore ecologico a Napoli, l’assaggiatore di mozzarelle di bufala o il sommelier a Montalcino. Incredibile ma vero. E poi, come si fa a cambiare vita, quale iter bisogna seguire? Servono una nuova città, un nuovo lavoro, forse addirittura una nuova faccia. Praticamente, la stessa trafila cui deve ricorrere un mafioso quando decide di collaborare con la giustizia.

Tra le mete preferite per la fuga verso una nuova esistenza, i luoghi esotici e i paradisi tropicali, il che indica in Luciano Gaucci, attualmente a S. Domingo per bancarotta, un apripista ed un punto di riferimento per tutti noi. Un tempo, nell’immaginario collettivo, il più clamoroso e radicale cambiamento di vita consisteva nell’arruolarsi nella legione straniera. Di questi tempi, al massimo, puoi sperare di entrare a far parte della rosa dell’Inter. Un dato ci conforta: la maggior parte degli intervistati, pur dichiarandosi disposta al rinnovamento, dice di voler portare con sé la propria famiglia, compresi genitori, fratelli, animali domestici e una teglia di lasagne. C’è poco da dire: nella vita, come nella guida, l’Italiano vede il cambio automatico con una certa diffidenza.

Scritto alle 15:52 | link | commenti | commenti (popup)
dito ar qlo

mercoledì, 09 aprile 2008
Consiglio elettorale

Vota

Scritto alle 08:46 | link | commenti | commenti (popup)
sesso, sex , dito-ar-qlo, dito ar qlo, anti-berlusca

lunedì, 07 aprile 2008
Sbatti il mosto in prima pagina

Il mosto di Frankenstein sta terrorizzando le nostre tavole: l’inchiesta portata avanti in gran segreto da alcune Procure italiane ha rivelato che sarebbero in vendita nel Paese milioni di litri di una miscela che, sotto l’ardito pseudonimo di “vino”, contiene in realtà un micidiale cocktail di fertilizzanti chimici, acido solforico, muriatico, concimi, zucchero e forse addirittura succo d’uva. Ad accorgersi per primi di questa pericolosissima contraffazione alimentare, sono stati gli uomini di una pattuglia della polizia stradale, in provincia di Taranto: fermato a un posto di blocco un automobilista alticcio e sottopostolo alla prova del palloncino, hanno visto l’etilometro sciogliersi completamente alla prima fiatata, davanti ai loro occhi.

I nostri nonni, nella loro atavica ingenuità, al massimo dello sdegno per un’eventuale manipolazione di questo meraviglioso prodotto delle vigne, cantavano «ma che ce frega, ma che ce ’mporta, se l’oste al vino ci ha messo l’acqua». Il significato dell’aggettivo “sofisticato”, spesso abbinato al nostro prestigioso vino nel corso degli anni, è ormai cambiato radicalmente: da raffinata bevanda invecchiata secondo rituali molto curati (un po’ come la Loren), a orribile beverone che non metteresti neanche sui germogli di rosa contro i pidocchi o i ragnetti rossi. Dopo la mozzarella di bufala e l’Alitalia, questa è un’altra terribile mazzata all’immagine del made in Italy nel mondo. Speriamo di finirla qua e che i Nas non scoprano fra qualche settimana che la mortadella è radioattiva, i pomodori pelati sono stati prodotti per anni dalla Montedison e il caffè espresso è il miglior antitarme attualmente in circolazione. Certo, se la Cia, cinque anni fa, invece di cercare inutilmente a Bagdad e in tutto l’Iraq, avesse bazzicato una ventina di cantine di casa nostra, probabilmente le armi di distruzione di massa le avrebbe trovate.

I sindacati dei viticoltori hanno dichiarato che si tratta di una vergognosa campagna strumentale per denigrare il vino italiano e che è semplicemente in atto un cambiamento di destinazione d’uso. Da bevanda che, per altro, causa gravi problemi sulle strade nazionali, a sostanza adattissima a far risplendere le maioliche dei bagni o disgorgare gli scarichi dei lavandini. In questi ultimi giorni di campagna elettorale ci sarà inevitabilmente la strumentalizzazione di questo increscioso episodio di cronaca: per accaparrarsi i voti dei lavoratori del settore, vedremo i leader delle varie formazioni politiche tracannare, di fronte alle telecamere ed ai fotografi, intere bottiglie di Barbera e di Greco di Tufo, cadendo così preda di uno stato di ebbrezza che, almeno, giustificherebbe la maggior parte delle promesse che stanno facendo all’elettorato in queste ore frenetiche.

Nel tentativo di tranquillizzare i consumatori, da più parti si sta precisando che il fenomeno è circoscritto e che non si può generalizzare, criminalizzando tutto il settore. Si tratta solo di poche mele marce. Sperando che un’affermazione del genere, vista a questo punto l’ipersensibilità degli Italiani, non metta in ginocchio la produzione ortofrutticola della Val di Non in Trentino.

Scritto alle 14:40 | link | commenti | commenti (popup)
dito ar qlo

sabato, 05 aprile 2008
Tacchino in crisi

Il tracollo finanziario americano sta raggiungendo limiti imprevedibili. A differenza che nel '29, gli agenti di Borsa sono costretti a suicidarsi strozzandosi con le proprie mani, perché non ci sono più soldi per acquistare le pallottole. Grazie allo spirito di corpo, davanti a Wall Street non è raro imbattersi in coppie di yuppies che, per facilitarsi il compito, si strozzano a vicenda, aiutandosi con il nodo scorsoio della cravatta. Impossibile anche la pratica, un tempo molto in voga nelle City di tutto il mondo, del suicidio lanciandosi dalla finestra. Quasi tutti gli uffici finanziari hanno dovuto trasferirsi a pianterreno per ridurre le spese di locazione.

Quanto al cittadino medio, non solo manca la liquidità per le rate del mutuo sulla casa, ma anche per pagare il facchino portoricano che deve portare il mobilio al Banco dei Pegni. Frequente la scena, penosissima, di padri di famiglia che vagano lungo i marciapiedi trasportando in spalla il televisore ancora acceso, con i figli che seguono guardando la pubblicità e annusando cartoni di popcorn vuoti, mentre la madre chiede psicofarmaci ai passanti. Nei casi più disperati, quando anche il televisore viene sequestrato, i nuclei familiari si radunano attorno alla mazza da baseball, osservandola in gruppo per molte ore. Parecchie famiglie, orgogliosamente, hanno ricostruito per strada la loro way of life: si sistemano in una piazzola di parcheggio e costruiscono palizzate di fortuna attorno al barbecue, cercando di convincere gli automobilisti a non fare retromarcia.

Pesanti conseguenze anche sui consumi. Molto triste lo spettacolo delle pon-pon girl che non possono più permettersi dei veri pon-pon, e in sostituzione agitano ciuffi d'erba, vecchie parrucche o tappetini da bagno. Solo nelle case dei davvero ricchi regge l'usanza del tacchino ripieno, sostituito altrove dal tacchino senza ripieno o dal ripieno senza tacchino. Alcune famiglie uniscono gli sforzi, una porta il tacchino e l'altra il ripieno. Ma non è raro il caso di furiosi litigi quando ci si rende conto che entrambe hanno portato il ripieno, o entrambe il tacchino.

Ma come è stato possibile arrivare a tanto? Secondo gli analisti, il sistema del credito è stato forzato oltre ogni prudenza. Ci sono banche che pur di concedere ulteriori prestiti e speculare sugli interessi, erano costrette a mandare gli impiegati, travestiti da clienti, a chiedere a loro volta un prestito nella banca accanto, e così via fino a coinvolgere interi isolati in una patetica catena della speranza. Ci sono istituti che hanno concesso prestiti fino a cento miliardi di dollari avendo in cassa solo un paio di banconote da cinquanta, un rotolo di nastro adesivo e alcuni fermagli. Clamoroso il caso della Krupfel-Smith, prestigiosa banca d'affari di Manhattan che ha finanziato l'acquisto del Perù presentando come garanzia l'acquisto stesso del Perù: una pratica pericolosissima, nota come 'inside-profit-garancy' (in italiano: fottuta truffa), che è stata smascherata solo per un errore tecnico di un impiegato della Krupfel-Smith: il presidente peruviano si è visto recapitare a casa una lettera di congratulazioni per avere ceduto il Paese in cambio di vantaggiosi sconti sui biglietti aerei e un abbonamento alla palestra sotto casa.

Spente le telecamere interne in quasi tutte le banche americane: lo spettacolo degli impiegati che, in lacrime, chiedono in prestito qualche spicciolo ai clienti, è stato giudicato poco edificante dalle autorità finanziarie. Grave anche il fenomeno dei cassieri che si rapinano da soli, puntandosi una matita acuminata alla gola. Gli ispettori della Federal Reserve stanno battendo a tappeto, per i dovuti controlli, tutti gli istituti di credito del paese, ma i risultati dell'energica azione di verifica saranno resi noti solo nel 2018, il tempo necessario perché gli ispettori raggiungano in bicicletta tutti gli angoli del Grande Paese.

Scritto alle 04:03 | link | commenti | commenti (popup)
sociale, dito ar qlo

martedì, 01 aprile 2008
Splinder sotto attacco

Nessuno è immune, anche Splinder alla fine è rimasta vittima di un attacco distruttivo.
Tutti i particolari li troverete qui: http://www.netdisaster.com/go.php?mode=bomb&sound=on&url=http://www.splinder.com/

Scritto alle 12:27 | link | commenti (1) | commenti (1) (popup)
informatica

Bricolage elettorale

Qual'è il colmo per un candidato al consiglio comunale? Fare una campagna elettorale fuori dal comune. È quello che è successo a un idraulico in pensione, noto con il nomignolo di Tammariello che, candidatosi a Giugliano (Napoli), ha deciso di realizzare da solo i propri manifesti elettorali, scrivendo con una penna su dei vecchi cartoni recuperati lungo le strade o regalati da qualche commerciante. «Non ho soldi da buttare, il denaro ho preferito spenderlo per comprare uova di Pasqua e colombe ai bambini poveri», ha detto il simpatico pensionato.

L’Art attack entra quindi prepotentemente a far parte della nostra vita politica, in attesa dell’auspicabile arrivo dell’origami e del patchwork. Si tratta di una lodevole iniziativa, che valorizza la tipica creatività italiana, la stessa per capirci che ci porta ad aggiungere una goccia di diossina alla mozzarella di bufala per darle quel retrogusto così particolare o a portare i nostri soldi in Liechtenstein per evitare la banalità di un deposito in madrepatria. Inoltre, c’è un importante aspetto ecologico da non trascurare, cioè la possibilità di riciclare il cartone già usato e, si sa, il “riciclo” nella politica italiana è sempre stato un elemento fondamentale (e basta dare un’occhiata a molte delle liste presentate per rendersene conto). Un altro fattore a favore della trovata del buon Tammariello è l’indiscutibile risparmio che comporta, una linea peraltro che sta cominciando ad imporsi in tutta questa campagna elettorale 2008, nella quale i due principali schieramenti sembrano avere lo stesso programma (segno di giudiziosa parsimonia!) e, senza dubbio sempre per fare economia, si sta cercando di evitare i faccia a faccia televisivi.

La storia naturale ci insegna che tutto si evolve, dal microorganismo monocellulare alla gigantesca galassia, tutto tranne il manifesto elettorale, unica forma di vita che in questi 60 anni è rimasta sempre uguale a sé stessa. Tra i volti e gli slogan di oggi e quelli del passato non c’è grande differenza. Se in questi giorni aprite la cassetta della posta troverete certo innumerevoli visi che vi fissano e frasi confortanti su casa, famiglia e lavoro, non molto diverse da quelle dell’immediato dopoguerra. Anche per questo, la pensata del candidato di Giugliano è da salutare con ottimismo. Grazie ad essa, forse in futuro non vedremo più nelle vie delle nostre città le orribili “lasagne” elettorali, cioè quelle stratificazioni di manifesti propagandistici che ci vengono servite sui pannelli comunali riservati alle affissioni. Di qui a qualche tempo, si potrà dare un nuovo senso ai lavoretti che i bambini preparano a scuola per Natale, Pasqua e la festa della mamma. Le maestre probabilmente si rivolgeranno agli allievi con amorosa solerzia, dicendo loro: “Su piccini... prendete i cartoncini e i pennarelli... ci sono da preparare i manifesti elettorali dell’on. Cipolloni!”.

E poi, diciamola tutta, il bricolage elettorale inaugurato da Tammariello, qualora prendesse piede, potrebbe avere il grande merito di abolire gli insopportabili slogan dei maggiori candidati. Queste elezioni propongono, da un lato “Italia rialzati!” e dall’altro “Possiamo farcela”. Manca solo “Speriamo nella botta di culo”. Non è detto che in queste ultime due settimane qualcuno non ci pensi.

Scritto alle 01:19 | link | commenti | commenti (popup)
dito-ar-qlo