Nato per scassare le altrui sfere, cibarmi di altrui sensazioni e vivere di proprie emozioni.
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Chi sono lo sai ... mi hai forse incontrato, forse scopato, forse dimenticato, SICURAMENTE ODIATO !!!
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Viviamo tempi curiosi e malinconici, in cui un motto generazionale come Hasta la victoria finisce per trasformarsi in asta pubblica. Un paio di giorni fa, mentre in Italia si parlava di Finanziaria e di transumanza delle inchieste, nella città americana di Dallas una ciocca di capelli di Ernesto Che Guevara è stata venduta all’asta per circa 120.000 dollari. Inizialmente non si riusciva a capire chi fosse stato ad accaparrarsi la preziosa reliquia, era circolato il nome di Gianni Minà, che in passato, spinto dal suo ben noto feticismo storico, era già riuscito a entrare in possesso del paradenti di Cassius Clay e della cistifellea di Fidel Castro. Dopo la secca smentita del giornalista italiano, è trapelato il nome del vero acquirente: Bill Buttler, un ricco commerciante di cimeli degli anni ’60 residente a Houston. Il presidente russo Putin, saputo della ragguardevole somma pagata in Texas, ha immediatamente contattato Sotheby’s, la famosa casa d’aste britannica: se si spendono 120.000 dollari per un semplice ciuffetto di capelli di un capo guerrigliero si sarà detto Vladimir quanto posso realizzare con un’intera salma di Lenin?
Attualmente non esiste un listino ufficiale con le quotazioni dei reperti rivoluzionari, nessuno può indicare con precisione il valore di un basettone di Robespierre, di un’unghia di Trotsky o di un dente del giudizio di Mao Tse -Tung, Grande Timoniere, Comandante Supremo e Faro degli Odontotecnici (anche se, trattandosi di merce cinese, qualche dubbio sulla sua originalità rimarrebbe sempre). Al di là di questa pur grave lacuna, di cui presto dovrà occuparsi una qualche Authority internazionale, emerge una considerazione spietata e inconfutabile: il capitalismo ha finito per trionfare completamente su qualunque ideale rivoluzionario e Rifondazione Consumista è probabilmente la sola formazione politica che in futuro riuscirà ad aggregare milioni di giovani. Lo scontro di classe è stato definitivamente sostituito dallo scontrino, se sia un bene o un male, fate un po’ voi. Tutto si può vendere o comprare, anche se riguarda personaggi che sicuramente non sarebbero stati d’accordo. Magari di qui a un paio d’anni le signore potranno acquistare dei Wonderbra modello Rosa Luxemburg, la linea di occhiali da sole Antonio Gramsci prodotta dalla Luxottica sfonderà sul mercato americano e a Cortina D’Ampezzo si scierà indossando degli eleganti e caldissimi passamontagna, del tutto simili a quello del subcomandante Marcos. Sono solo ipotesi, per carità. Di sicuro c’è che attualmente una ciocca di capelli del Che si trova in un negozio di Houston, tra una giacca con le frange appartenuta ad Elvis Presley e un vecchio rossetto della povera Marylin.
Noi Italiani indubbiamente possiamo guardare con grande interesse a questa nuova tendenza del mercato, considerato anche il nostro spiccato senso degli affari che prima o poi, statene pur certi, ci permetterà addirittura di appioppare a qualcuno l’Alitalia. Se la compravendita di pezzi di antiquariato umano legato a grandi leader del passato dovesse affermarsi ulteriormente, avremmo forse trovato il modo di ripianare il deficit dello Stato. Nei prossimi cento anni, basterà mettere all’asta il ciuffo di Mastella o le ciglia finte della Santanchè e il gioco sarà fatto.
Eh si ... a volte, ma non sempre, mi emoziono anche io. E' raro che accade, però a volte succede.
E oggi pomeriggio, mentre ero a fare la spesa da Auchan, il mio sguardo incrocia quello di un'altra persona. Li per lì ho pensato che potesse essere solo un sosia o, quantomeno, visto che il mio essere fisionomista è una delle cose peggiori su questa terra, mi stavo sbagliando con qualcun'altro.
Ma poi, mentre più o meno stavamo saccheggiando gli stessi reparti, me lo sono guardato bene. E, seppur vestito normalmente, quasi fosse un pensionato intento a far la spesa, conserva il suo aspetto umano che lo ha sempre distinto nei suoi personaggi.
Alla fine, dopo tanto titubare, prendo coraggio e mi avvicino a questo signore qui accanto chiedendogli se era lui l'attore Roberto Nobile. Al limite se mi stavo sbagliando più di un "no" che potevo ricevere ? E invece l'attore, gentile, umano, con un sorriso mi ha risposto di si.
E io, con l'ammirazione che ho sempre avuto per lui, gli ho detto: "Non voglio autografi, ma posso stringerle la mano ?"
Una stretta di mano, forte, uno scambio di sorrisi e l'ho lasciato alle sue compere per non disturbarlo oltre, mentre dentro di me il cuore aveva di poco aumentato il suo battito.
L’abitudine che da sempre viene imputata ai giovani di ogni generazione, e cioè lo «starsene lì a ciondolare tutto il giorno» sta assumendo inaspettatamente un significato romantico. Allo Smau, il salone di Informatica e Telecomunicazioni in corso alla fiera Milano di Rho, viene presentato in questi giorni un ciondolo hi-tech capace di aiutare chi lo porta a trovare l’anima gemella. Dotato di un microcomputer programmato per memorizzare affinità e preferenze, ha tre led che si illuminano quando si incontra una persona con le caratteristiche richieste. È dotato di un raggio di azione di 15 metri: quindi, se l’anima gemella passa a 16 metri , sei fregato. È, in sostanza, lo stesso principio della bacchetta biforcuta dei sensitivi che cercano le falde acquifere: in questo caso, possiamo parlare di uno strumento da rabdo-amante.
Molti sono gli interrogativi che questa grande innovazione tecnologica comporta: e se lui/lei non la indossa? E, ammesso che la indossi, con che faccia ti avvicini a un perfetto sconosciuto e gli sussurri: «Scusi, ma io e lei dobbiamo trascorrere il resto della nostra esistenza insieme. Sa, mi si è illuminato il ciondolo». Come minimo, si rischia una denuncia per molestie. Inoltre, qualcuno forse poco incline ai sentimentalismi, potrebbe obiettare che è azzardato affidare il proprio futuro, la felicità, la costruzione di una famiglia, l’accensione di un mutuo ventennale, a un ninnolo del costo di 50 euro. Ci sono poi da considerare altri due aspetti estremamente importanti:
A) Se sei megalomane e imposti il tuo ciondolo elettronico sulla ricerca di partner tipo George Clooney o Monica Bellucci, rischi di non vederlo mai entrare in azione, convincendoti magari che sia rotto o difettoso;
B) Se bluffi vergognosamente sulle tue caratteristiche fisiche e ti spacci per un tronista della De Filippi mentre invece somigli a un portachiavi dell’uovo di Pasqua, puoi causare delle reazioni umilianti o addirittura violente in coloro nei quali hai fatto accendere, oltre al ciondolo, anche delle false speranze.
Inoltre una volta trovata l’anima gemella, camminando con essa tra la folla, ti si accende di nuovo il ciondolo (ardita metafora dell’infedeltà coniugale), corri il rischio che la tua metà ti faccia passare dei brutti quarti d’ora.
Indubbiamente, questa invenzione dell’Eurotech group presenta un aspetto positivo, da non sottovalutare in questo periodo di crisi economica: aspettando che il gingillo che porti al collo si animi, puoi tranquillamente evitare la normale prassi di un corteggiamento tradizionale. Niente cinemino, niente regalino, niente pizzettina, una serie devastante di diminutivi che in genere serve a conoscere meglio la controparte, ma che incide pesantemente sul bilancio di qualunque single. Al di là delle tante perplessità, è facile intuire come il pendente in questione, una sorta di navigatore satellitare dell’amore, sia un oggetto destinato a riscuotere in futuro un grosso successo, specie tra i timidi, che eviteranno così di arrossire, delegando questa imbarazzante operazione al loro monile hi-tech.
Concludendo, dobbiamo accettare sportivamente che, tra le tante cose destinate al cambiamento nella nostra società, sia da includere anche il segnale che l’amore sta arrivando. Una volta si sentivano suonare le campane, oggi risplende un ciondolo.
... i miracoli accadono ...

... stronzo che trovi. Nella precedente legislatura uno stronzo di nome Urbani mise in atto la legge per bloccare il P2P. In questa legislatura abbiamo un suo degno successore che vuole mettere il bavaglio ai blogger d'Italia.
Riprendo direttamente le cose come stanno dal blog di Beppe Grillo, invitandoti, lettore, a mandare la tua mail di protesta esprimendo la tua opinione in merito a quel demente di Levi: levi_r@camera.it.
Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.
La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.
I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.
L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.
Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?
La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile.
Il 99% chiuderebbe.
Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.
Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”.
Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili.
Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.
Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico.
Noi che ci divertivamo anche facendo "Strega comanda color.".
Noi che le femmine ci obbligavano a giocare a "Regina reginella" e a "Campana".
Noi che facevamo "Palla Avvelenata".
Noi che giocavamo regolare a "Ruba Bandiera".
Noi che non mancava neanche "dire fare baciare lettera testamento".
Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo "Parco Della Vittoria e Viale Dei Giardini".
Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
Noi che mettevamo le carte da gioco con le mollette sui raggi della bicicletta.
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo.
Noi che "se ti faccio fare un giro con la bici nuova non devi cambiare le marce".
Noi che passavamo ore a cercare i buchi sulle camere d'aria mettendole in
una bacinella colma d'acqua.
Noi che ci sentivamo ingegneri quando riparavamo quei buchi col tip-top.
Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.
Noi che facevamo a gara a chi masticava più big babol contemporaneamente.
Noi che avevamo adottato gatti e cani randagi che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca.
Noi che quando starnutivi, nessuno chiamava l'ambulanza.
Noi che i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa.
Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella ed infine la bellissima.
Noi che se passavamo la palla al portiere coi piedi e lui la prendeva con le mani non era fallo.
Noi che giocavamo a "Indovina Chi?" anche se conoscevi tutti i personaggi a memoria.
Noi che giocavamo a Forza 4.
Noi che giocavamo a fiori frutta e città (e la città con la D era sempre Domodossola).
Noi che con le 500 lire di carta ci venivano 10 pacchetti di figurine.
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini.
Noi che ci spaccavamo le dita per giocare a Subbuteo.
Noi che avevamo il "nascondiglio segreto" con il "passaggio segreto".
Noi che giocavamo per ore a "Merda" con le carte.
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la penna. Grande invenzione la Bic
Noi che in TV guardavamo solo i cartoni animati.
Noi che avevamo i cartoni animati belli.!!
Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake e Mazinga (Goldrake, ovvio..)
Noi che guardavamo "La Casa Nella Prateria" anche se metteva tristezza.
Noi che abbiamo raccontato 1.500 volte la barzelletta del fantasma formaggino.
Noi che alla messa ridevamo di continuo.
Noi che si andava a messa se no erano legnate.
Noi che a messa ci davano il santino per pagare meno al cinema il pomeriggio.
Noi che si bigiava a messa.
Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi che non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul terrazzo.
Noi che i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno.
Noi che non avevamo nemmeno il telefono fisso in casa.
Noi che si andava in cabina a telefonare.
Noi che avevamo il telefono fisso in casa ma era duplex e il vicino lo occupava per ore e ore.
Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l'albero.
Noi che il triangolo in basso a destra indicava l'inzio del programma sull'altro (ed unico) canale.
Noi che le palline di natale erano di vetro e si rompevano.
Noi che al nostro compleanno invitavamo tutti, ma proprio tutti, i nostri compagni di classe.
Noi che facevamo il gioco della bottiglia tutti seduti per terra.
Noi che alle feste stavamo sempre col manico di scopa in mano.
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire
tardissimo.
Noi che guardavamo film dell'orrore anche se avevi paura.
Noi che giocavamo a calcio con le pigne.
Noi che le pigne ce le tiravamo pure.
Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna e eravamo sempre sorridenti.
Noi che il bagno si poteva fare solo dopo le 4.
Noi che a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali.
Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in
tuta.
Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli.
Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava 2 e il papà 3.
Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
Noi che internet non esisteva.
Noi che però sappiamo a memoria "Zoff Gentile Cabrini Oriali Collovati Scirea Conti Tardelli Rossi Antognoni Graziani (allenatore Bearzot)".
Noi che "Disastro di Cernobyl" vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina.
Noi che compravamo le uova sfuse, e la pizza alta un dito, con la carta del pane che si impregnava d'olio.
Noi che non sapevamo cos'era la morale, solo che era sempre quella ... fai merenda con Girella.
Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.
Noi che però sapevamo che erano le 4 perchè stava per iniziare BIM BUM BAM.
Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perchè c'era Happy Days.
Noi che il primo novembre era "Tutti i santi", mica Halloween.
Lettera di un trentenne bamboccione al ministro Padoa Schioppa:
Gentile Ministro Padoa Schioppa,
Sono un ragazzo di 30 anni, lavoro come operaio, vivo in periferia di una grande città e, ahimè, vivo ancora a casa dei miei.
L’altro giorno ho sentito le sue parole in tv, e mi sono immediatamente identificato in coloro che lei definisce "bamboccioni", quei trentenni che lei vorrebbe "mandar fuori da casa". Mi son detto: "Grande Ministro, Lei ha ragione". Mi sono così rivolto alla mia Banca per ottenere un mutuo.
"Grande Ministro, avrò finalmente una casa tutta mia", ho pensato!
Guadagno 1.000 Euro al mese + 13esima e 14esima, le quali spalmate in 12 mesi mi garantiscono un reddito mensile di 1.166 Euro. Visto che la rata mutuo non può superare 1/3 dello stipendio, mi posso permettere una rata di 388 Euro al mese. Con questa rata mi viene concesso un mutuo di € 65.770 Euro in 30 anni (se aspettavo un altro pò, vista l’età, non me lo concedevano un mutuo trentennale... Grande Ministro, grazie per avermi fatto fretta!)
Con il mio bel preventivo in tasca, ho deciso di rivolgermi immediatamente ad uno studio notarile, per farmi preventivare le spese che dovrò sostenere per acquistare una casa. Dai 65.000erotti Euro, dovrò infatti togliere:
- Euro 3.000 circa di Tasse in fase d’acquisto ("solo" 3.000 euro visto che è la mia Prima Casa! Grande Ministro, grazie)
- Euro 2.500 circa di Notaio per l’acquisto
- Euro 2.000 circa di Notaio per il mutuo
- Euro 2.500 circa di allacciamenti alle utenze acqua, gas, enel.
Per un totale di Euro 10.000 circa
Beh... ho ancora a disposizione ben 55.770 Euro per la mia casetta!
La dovrò arredare, ovvio, mica posso dormire per terra... Mi sono rivolto così ad un mobilificio, per ora posso accontentarmi di una cucina, un tavolo con 2 sedie, un divano a due posti, un mobile tv, un letto matrimoniale, un armadio e due comodini... il minimo, ma mi conosco, mi saprò adattare. Euro 7.000 circa, se i mobili me li monto io! Beh... pensavo peggio!
Ho ancora a disposizione ben 48.770 Euro per la mia casettina, sono sempre 90erottimilioni di una volta! Grande Ministro, grazie!
Entro gasatissimo in un’agenzia immobiliare, è arrivato il momento...
Con 48.770 euro mi dicono che posso acquistare:
- un garage di 38 mq. al livello - 2 di un condominio di 16 piani;
- due cantine (non comunicanti tra loro) di mq. 18 ciascuna nel condominio adiacente.
Per l’abitazione più piccola ed economica - un bilocale trentennale di 45 mq. al piano seminterrato di uno stabile a 20 km dalla città - dovrei spendere 121.000 Euro!
Me ne torno a casa Ministro, a casa dei miei, ovviamente!
Ho fatto quattro conti: per potermi permettere quel bilocale, dovrei:
- indebitarmi per altri 63 anni, quindi l’ultima rata la verserò finalmente a 93 anni!
- oppure dovrei guadagnare 3.000 euro al mese!
Grande Ministro, grazie!
Turbinio di nuvole scure nel cielo sopra me.
Lampi,
tuoni,
vento,
fragore
e poi
silenzio
inframmezzato dal garrire degli uccelli
in volo basso.
Presagio di pioggia.
Chiudo gli occhi
e all’improvviso
ecco il suono delle gocce.
Sottile la lor danza mentre bagnano la terra
annuso
unico il profumo si sprigiona
prezioso dono del creato
per chi sa coglierne la semplice poesia.
Gocce contro vetri tamburellano
donando mille sfaccettature ad un paesaggio
che muta d’improvviso.
Aumenta il ritmo
come danza che incalza sempre più
e dona a chi sa ascoltar tale sinfonia
emozioni irripetibili.
Sussurro d’amore secolare
tra il cielo e la terra.
Come cambia il mondo: tanti anni fa un grande artista, Vincent Van Gogh, si tagliò un orecchio, oggi un suo collega australiano, Stelios Arcadious, se n’è fatto aggiungere un altro. Il quotidiano britannico Daily Mail ha riportato la notizia che questo importante body artist si è fatto impiantare un orecchio, ricreato in laboratorio nell’arco di dieci anni, sull’avambraccio sinistro. La prima osservazione che nasce spontanea è che Stelios ha messo un organo nel posto sbagliato: in fin dei conti la stessa cosa che è stata imputata questa estate all’onorevole Cosimo Mele, al termine di un incontro con due signorine in un albergo della capitale.
Il buon Stelios, in arte Stelarc, famoso in tutto il mondo per le sue performances, ha dichiarato agli attoniti giornalisti che il terzo orecchio è fondamentale per interagire meglio con l’ambiente circostante. Verrebbe da dire che ormai siamo talmente schiavi del cellulare che un orecchio in più fa sempre comodo, ma non mettiamola su questo piano, trattandosi di un maestro di fama internazionale. «Il corpo così come lo conosciamo ha aggiunto Arcadious è ormai obsoleto». Anche in questo caso, verrebbe da dire che si tratta di un’argomentazione identica a quella di tante signore benestanti che vogliono giustificare una plastica al seno, ma pure stavolta asteniamoci da giudizi superficiali, dato che il personaggio in questione è un grande creativo. C’è da dire, a onor del vero, che mai nessuno era arrivato a un punto tale: sì, in Italia alcuni politici e vari protagonisti della televisione si sono presentati in pubblico dopo essersi fatti impiantare delle natiche in faccia, ma con motivazioni molto diverse da quelle di questo australiano di origine cipriota così anticonformista. Appena appresa la notizia, la modella inglese Kate Moss, colta dall’entusiasmo, ha chiesto subito notizie sulla possibilità di farsi aggiungere un paio di nasi ai lati di quello titolare, ma i sanitari, intuito lo scopo reale di questa richiesta, glielo hanno categoricamente proibito.
Si sa, i grandi artisti sono profeti, finiscono inevitabilmente per fare da apripista a nuove mode e tendenze nella società contemporanea. Magari di qui a qualche anno avremo cantanti con tre bocche (in modo da farsi il controcanto da soli), pittori con una mano aggiunta e qualche dandy stravagante e originale si farà collocare un piede sulla fronte. Ma forse un rischio c’è, in questa sperimentazione così estrema: fornire un alibi ai tanti casi di malasanità che leggiamo nelle cronache nazionali. Se, risvegliandoti dall’anestesia, ti azzarderai a protestare perché ti hanno messo il fegato al posto di un polmone, la direzione sanitaria potrà sempre dirti che non capisci l’arte. Questa vicenda, che è un po’ una via di mezzo tra il mito di Frankenstein e il circo Togni, ci appare davvero come uno specchio dei nostri tempi.
Bravo Arcadious, indubbiamente è riuscito a far parlare di sé in tutto il mondo, un obiettivo che di questi tempi può spingere l’essere umano a qualunque nefandezza, addirittura ad andare su un’isola deserta con Alessandro Cecchi Paone. Da oggi, le quotazioni delle performances di questo geniale furbacchione del Nuovo Mondo saliranno vertiginosamente e scritturarlo, statene pur certi, costerà un occhio della testa. Anzi, della clavicola.
La vita è breve,
rompi le regole,
dimentica in fretta,
bacia lentamente,
ama sinceramente,
ridi senza controllo e
non rimpiangere mai qualcosa che ti ha fatto
Sorridere !!!
Il “non legge” è uguale per tutti. Dai recenti dati sulle nostre abitudini di lettura, resi noti dall’Ipsos per conto di Mondadori, risulta che la posizione del libro, nella vita degli italiani, è passata da sopra il comodino a sotto la gamba del tavolo. Sono ben il 62% i nostri connazionali che, dall’inizio del 2007, non hanno letto neanche un libro, ben l8% in più rispetto all’anno scorso. Un incremento in percentuale che, se riportato all’elettorato di un qualunque partito, farebbe fare le capriole con avvitamento carpiato all’indietro anche a leader compiti come Lamberto Dini e Gianni Letta. Sembra davvero che l’unica lettura che appassiona oramai l’italiano medio sia quella del contatore della luce. Si tratta di un dato malinconico e preoccupante: se la tendenza dovesse confermarsi, di qui a qualche tempo i nostri più prestigiosi premi letterari, dal Campiello allo Strega, dovrebbero venir assegnati non più agli scrittori ma ai lettori, ben più rari e preziosi.
È evidente che la grande editoria dovrà studiare in tempi brevi delle strategie per riconquistare fette di mercato: l’obiettivo è indurre i latitanti della letteratura a cambiare atteggiamento. La Mondadori lascia intendere che alcune mosse sono già al vaglio degli esperti del settore. Ad esempio, il libro profumato: l’Iliade al ciclamino o I Promessi Sposi all’essenza di sandalo potrebbero riscuotere un grande successo. Il loro utilizzo è semplice: si lascia il libro aperto sul tavolo del salotto e tutto l’ambiente in pochi minuti viene aromatizzato. E magari se arriva un ospite pensa pure che lo stai leggendo. Anche il best seller anti- stupro potrebbe suscitare l’interesse di gran parte del pubblico femminile: l’idea è quella di sfruttare la mole delle opere di Michael Crichton o di Ken Follet. Se il malintenzionato si avvicina alla signora che lo sta leggendo, lei può estrarre rapidamente l’impugnatura nascosta all’interno del volume e colpirlo belluinamente, mettendolo in fuga.
Altre idee interessanti potrebbero essere il libro carica-cellulare per gli adolescenti o quello che regala in allegato creme antirughe e pipe in radica di noce. Le possibilità di abbinamento sono praticamente infinite. Del resto, il libro in sé sembra non interessare più nessuno, bisogna quindi accoppiarlo a dei prodotti che invoglino all’acquisto. Arrivati a questo punto, viene da ripensare con nostalgia a certe iniziative editoriali per corrispondenza che, se sottoscrivevi ingenuamente il contratto, ti sommergevano con tomi sull’allevamento del baco da seta, romanzi sentimentali di autori oscuri, polpettoni storici tipo Amori e tradimenti durante gli ultimi giorni di Pompei. Ti pentivi dopo venti minuti dall’arrivo del primo invio, ma almeno qualche libro per casa circolava.
Nella storia dell’Umanità la scomparsa dei libri non è mai stata un buon segno: le dittature li bruciavano in piazza, e anche tuo cugino se gliene prestavi uno non te lo faceva rivedere più. Si potrebbe dire che, per incrementare la lettura, basterebbe che in Italia si pubblicasse un maggior numero di buoni libri. Oggi, di fronte alla vetrina di una libreria, sembra di assistere al Telegatto: sulle copertine dei volumi esposti ci sono quasi esclusivamente volti televisivi.
Povero Dostoevskij, sullo stesso scaffale di Bruno Vespa e Gigi Marzullo.
E’ una spalla su cui piangere. Anzi la spalla. Gentile, disponibile, spesso carino, non si tira mai indietro, se c’è da offrire comprensione per una mezzoretta di confidenze o pianti liberatori. Ha l’innata e rara capacità di trovare la battuta giusta al momento giusto, le parole che alleviano il dolore acuto delle lame rotanti che frullano nella zona diaframmatica femminile. Non si erge a giudice, non critica, non minimizza il tuo dolore, facendoti sentire una piccola, sciocca donnetta senza spina dorsale. E’ pacato, razionale ma senza eccessi, dolce, protettivo. Ti accetta, comprende quello che dici semplicemente perché ti ascolta con attenzione. Puoi chiamarlo nel cuore della notte: troverà la forza di non mandarti a cagare nemmeno se stava sognando un incontro bollente con Angelina Jolie. Al tuo "stavi dormendo?" risponderà "no, avevo appena finito di affettare le verdure per il minestrone di domani". E si distenderà sul letto con aria mite, disponendosi all’ascolto. Di solito l’amico del cuore non ha moglie, anche perché, se l’avesse, potrebbe solo sognarsi di darvi una mano, e voi non dovreste fare altro che archiviarlo. Al massimo ha una ragazza che lo lascia sufficientemente libero, alla quale difficilmente confesserà del rapporto speciale che lo lega a voi: in questo caso sarebbe lapidato o buttato fuori dall’auto in corsa. Talvolta l’amico è gay, ed in questo caso la sua sensibilità nei vostri confronti diventa addirittura superlativa. Salvo gelosie di compagni che faticano a capire cosa ci trovi, lui, in una donna. L’amico del cuore è un piccolo tesoro: auguratevi solo che, un bel giorno, non ve lo troviate addosso, con le braccia a guisa di tentacoli di piovra. In questo, malaugurato caso, avrete avuto l’incommensurabile sfiga di imbattervi nel clone malriuscito del dolce confidente: il paraculo.
La specie umana avanza a grandi passi verso il progresso: dopo il Fantacalcio e l’appretto con il manico, è il momento di Second Life. Non è un integratore alimentare, dietro questa definizione si nasconde una seconda vita virtuale che ciascuno di noi può decidere di vivere sul web. Come se non bastasse la prima, a darci problemi. Si tratta di inventarsi un personaggio fittizio, detto avatar, con cui simulare un’esistenza alternativa a quella vera. Questa nuova moda informatica sta riscuotendo un enorme successo. Un successo che dura da a un paio d’anni in tutto il mondo, al punto che i dipendenti italiani dell’Ibm hanno deciso di indire uno sciopero virtuale per ottenere un aumento di stipendio. Da giovedì, attraverso le loro seconde identità, stanno manifestando con cartelli e striscioni su un’isola che si può trovare solo online. Un’isola piena di gente che non esiste: sembra un format di Raidue e invece è una nuova forma di protesta sindacale.
Una seconda vita finora poteva sembrare un lusso, era in grado di permettersela solo Batman a Gotham City, i gatti, cui poi ne restano altre 5, e alcuni nostri connazionali accusati di bigamia da una legge che, purtroppo, non è in grado di apprezzare le potenzialità di Internet. L’unico esperimento del genere perfettamente riuscito in Italia è stato quello realizzato da gran parte dei nostri politici, che dimostrano quotidianamente di vivere una realtà assolutamente virtuale rispetto al resto del Paese: mentre i cittadini combattono con i mutui, il traffico e i problemi della sanità, loro fanno ricorso ad auto blu, aerei di Stato e interpellanze per l’introduzione del gelato artigianale alla buvette. L’impressione è che, più che il virtuale, in Italia servirebbe il virtuoso, ma questo è un altro discorso. Di certo, altri tentativi di virtualità si stanno tentando in vari settori. La cattiveria del mondo, ad esempio, accusa i dipendenti statali di lavorare in maniera virtuale, cioè di non fare praticamente niente. Si tratta di un punto di vista che non possiamo non condannare. Anche il nascente Partito Democratico, al passo con le innovazioni tecnologiche, sta andando verso la creazione di un mondo parallelo: alcuni dei candidati alla Primarie del 14 ottobre sembrano veramente non esistere. Inoltre viene da chiedersi: «Avendo la possibilità di organizzarmi una seconda vita, benché solo nel computer, per quale motivo ci dovrei rimettere dentro tutte le rotture di zebedei dell’altra?». Misteri dell’animo umano.
Colpisce la profonda differenza di spiritualità con l’Oriente, dove credono nella reincarnazione ma solo dopo che la vita finisce, mentre noi, ingordi occidentali, la pretendiamo, come fosse una seconda pensione, cumulabile alla prima. Probabilmente, la difficoltà di chi sta scrivendo queste poche righe nel comprendere le suggestioni ed il fascino di Second Life, consiste nel trovare infinitamente più divertente una partita a tresette. Per quanto riguarda il lavoratori dell’Ibm cui esprimiamo tutta la nostra solidarietà, ci rimane un grosso dubbio sull’efficacia dell’iniziativa che hanno intrapreso: il rischio è che di fronte a una protesta virtuale, il datore di lavoro, sintonizzandosi sulla stessa lunghezza d’onda, conceda loro aumenti ed incentivi solo virtuali, utili per proseguire il gioco, un po’ meno per pagare le bollette.