In Medio Stat Virtus

Nato per scassare le altrui sfere, cibarmi di altrui sensazioni e vivere di proprie emozioni.

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Utente: TheRipper66
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giovedì, 30 agosto 2007
Ecclesiaste

C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per conservare e un tempo per buttar via.

C'è un tempo per ogni cosa ... quale ti stai vivendo ?

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io

lunedì, 27 agosto 2007
Controllo mimico

Se mentre viaggiate in autobus in un prossimo futuro una bella ragazza comincia a guardarvi ammiccando, non vi fate illusioni: non sta cercando di sedurvi, vuole semplicemente saltare una canzone di Nek nel suo lettore mp3. Scienziati giapponesi dell’Università di Osaka hanno inventato un dispositivo che permette di controllare un iPod semplicemente muovendo i muscoli della faccia, grazie a degli evolutissimi sensori posti su comuni occhiali da vista, capaci di captarne ogni impulso. Certamente una scoperta che farà felici i pendolari nipponici, in genere costretti a viaggiare su metropolitane talmente stipate da non permettere il più piccolo movimento. Si tratta di un problema molto sentito anche da noi, nelle nostre grandi città i mezzi pubblici si chiamano così proprio perché, nelle ore di punta del traffico, metà del pubblico riesce a salire in una vettura strapiena, mentre l’altra metà rimane sulla banchina in attesa della prossima.

Considerando il logorìo della vita moderna, che da slogan di un amaro digestivo è diventato la nostra dura realtà quotidiana, ci fa piacere che la ricerca tecnologica si stia dedicando a risolverci problemi e farci risparmiare energie: dopo l’iPod a comando mimico, arriverà forse la pentola a pressione telepatica, che entra in azione se solo la casalinga pensa allo spezzatino, oppure la televisione emotiva, che cerca automaticamente il canale più adatto allo stato d’animo di chi la sta guardando. Se sei triste un varietà, se hai voglia di relax un quiz, se desideri un passatempo intelligente si spegne da sola. C’è un però: l’iPod mimico è indubbiamente adatto a un popolo come quello giapponese, che per tradizione e cultura ha un grande autocontrollo emozionale e, quando vuole muovere un muscolo del viso, lo fa consapevolmente. Noi italiani invece siamo da sempre un popolo estremamente generoso nel gesticolare e nel sottolineare, anche con le espressioni del viso, quello che ci succede intorno. Il rischio è quindi che questo nuovo iPod applicato a un nostro connazionale impazzisca. Basta che quest’ultimo incontri per strada un amico che magari non vede da tempo, perché le sue espressioni facciali comincino a dare una serie di ordini contrastanti al sofisticato apparecchio, mandandolo in tilt. Più raramente si potrà presentare il caso inverso, quello in cui una eccessiva staticità del volto può rendere difficile l’utilizzo del lettore mp3: prendiamo il caso del vicepremier Massimo D’Alema, il cui ultimo cambio di espressione risale, secondo gli storici, al 1989 in occasione della caduta del Muro di Berlino. E’ evidente che il nostro Ministro degli Esteri riuscirebbe al massimo ad alzare o abbassare il volume.

Per consuetudine, la maggior parte delle meraviglie hi-tech concepite nell’impero del Sol Levante finisce per arrivare anche da noi, quindi aspettiamoci in tempi brevi di trovare questa diavoleria anche nei nostri negozi. Il lato positivo della vicenda è evidente: la mattina, entrando in metropolitana, non avremo la preoccupazione di un viaggio stressante, scomodo e noioso. Basterà guardarsi intorno per scoprire tutto un vagone pieno di gente che fa smorfie, boccacce, facce strane e ammicca freneticamente. Uno spettacolo strepitoso, divertentissimo. Il viaggio, anche se stipati e sballottati, sarà gradevolissimo.

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dito-ar-qlo

lunedì, 20 agosto 2007
Automobilisti stressati

A qualche anno di distanza dalla loro entrata in vigore, i punti patente non sembrano far più molta paura agli italiani, che li considerano ormai una sorta di filastrocca infantile: punti patente ponte pi tappe tapperugia.

Uno studio dell’Aci ci informa che, nonostante l’inasprimento delle pene, la causa più diffusa di nervosismo per chi guida è la presenza di conducenti furbi e scorretti, non rispettosi del codice della strada. Purtroppo, ancora una volta, dimostriamo di essere un popolo capace di rispettare solo una Norma: quella di Bellini. Il 52,7% di noi dichiara di non sopportare il guidatore modello furbo-diesel, quello che sorpassa a destra o in maniera azzardata, acceca gli altri automobilisti con i propri fari, si incolla alla vettura precedente e suona immediatamente il clacson quando scatta il verde, tutti atteggiamenti che senza dubbio richiedono da parte delle Istituzioni un gesto significativo: non quello delle corna, che pure sembrerebbe indicato in tali circostanze stradali, ma un duro giro di vite contro la diffusissima maleducazione alla guida.

Ma cosa si può fare, dopo l’introduzione dei punti patente, che fino a poco tempo fa sembravano il massimo della punizione possibile? Pare che alcuni provvedimenti siano già al vaglio del ministero dei Trasporti: denudare il guidatore indisciplinato e legarlo per 4-6 ore al cofano rovente della sua stessa vetturetta, costringerlo ad ascoltare l’ultimo cd degli Zeroassoluto durante l’intero tragitto della Salerno-Reggio Calabria, un interessante sviluppo del concetto di “rottamazione”, che dall’automobile dovrebbe venire esteso all’automobilista . Tutte ipotesi stimolanti e degne di attenzione ma, per il momento, solo ipotesi. Il questionario che l’Aci ha sottoposto a centinaia di nostri connazionali, dopo i comportamenti incivili al volante, indica quali fonti di stress alla guida il traffico e le code ai caselli, la difficoltà di trovare parcheggio, le multe, i piccoli incidenti, i cantieri, la presenza di Berlusconi e Bossi (pare che un questionario sia stato compilato anche da Walter Veltroni, il quale però, equivocando, si è riferito alla guida del Partito democratico). Ciò che realmente sorprende, e molto, nel leggere l’elenco dei fastidi e delle arrabbiature cui l’Italiano va incontro salendo in macchina, è l’assenza delle due cose che veramente e prima di tutte le altre dovrebbero farci incavolare come delle bisce: il prezzo della benzina e le tariffe delle assicurazioni. Invece niente, ci impensieriscono di più le buche sull’asfalto. Insomma, ci preoccupiamo di non spettinarci mentre l’aereo precipita.

La soluzione di tutti i problemi stradali, sempre secondo il sondaggio dell’Aci, per gli intervistati consisterebbe in un più solerte intervento da parte delle Forze dell’Ordine. Un’altra soluzione potrebbe essere cercare di utilizzare un po’ meno l’auto, che tutti quanti oramai prendiamo anche per spostarci dal salotto alla cucina, ma in un momento come questo, in cui si tenta il rilancio della Fiat, sembrerebbe probabilmente un’indelicatezza. Non ci rimane quindi che ripensare con nostalgia ai bei tempi andati, quando il principale motivo di tensione per il guidatore medio italiano era la presenza della suocera sul sedile del passeggero che ripeteva “Vai piano… vai piano!”

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dito-ar-qlo

Giustizia è fatta !!!

20070819_supercoppa3

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mercoledì, 15 agosto 2007
Incontro in una notte di mezza estate

Quando uscii dal cinema, era passata l’una. La notte ritornata serena, ma con il piazzale ancora bagnato dalla pioggia di poche ore prima, mi fece rallentare il passo. Anzi, mi fermai. Lasciai che la gente mi sfollasse intorno e intanto guardavo in mezzo agli alberi e ai tetti delle case, con un benessere fisico che diventava buona disposizione d’animo. Mi trovai calmo e allegro e persino desideroso che accadesse qualcosa, tra le panchine vuote del giardino o nel viale verso il centro dove non camminava più nessuno.
Attraversai il giardino e mi trovai di fronte alla mia macchina. Stava dove due luci si separavano con una piccola zona d’ombra, per cui sul cofano batteva una chiazza argentea e il resto quasi non si distingueva. Ma, girando verso la portiera, mi accorsi che qualcosa si stava muovendo dietro il paraurti posteriore. Era un corpo incastrato tra le ruote, come un sacco.
Quando mi vide apparire sopra di lui, l’uomo alzò con uno scatto la testa, mi fissò con gli occhi sbarrati, poi cominciò a frugare con le mani sopra l’asfalto. «Buonasera - gli dissi.»
Mi rispose buonasera senza più guardarmi. Era piccolo e magro come un ragazzo, stava inginocchiato davanti alla targa, o meglio sedeva sopra le suole di gomma delle sue scarpe da ginnastica. Fissavo quelle scarpe, i calzoni tinti in basso e che mostravano una parte della schiena nuda, il suo giubbotto di peli e intanto, più che mai, la calma e l’allegria di prima ritornavano. E anche il desiderio che qualcosa continuasse ad accadermi.
Che cosa sta cercando? - gli chiesi. - Posso esserle utile?
La calma e l’allegria della mia voce lo convinsero. Ora mi scrutava in un altro modo, rispondendomi: - Certo le chiavi della mia macchina. Le ho perdute.
- Si è guardato bene nelle tasche?
- Si, non ci sono.
Comunque controllò ancora. Sempre stando in ginocchio, si infilò le mani dentro i calzoni di tela, sia nelle tasche sotto la cinta, sia nelle altre sopra le ginocchia, quindi esplorò la parte interna del giubbotto. Scosse la testa.
- Abita molto lontano?
Fece un gesto sconsolato con la mano, indicando vagamente verso Monte Mario.
- Ma ha provato con un ferro? - lo incalzai - A volte, queste macchine si fanno partire con niente. Basta anche una forcina.
- Lo so bene. Ma il guaio sta nel bloccasterzo. Sembra una sicura atomica. E’ un arnese infernale.. - ebbe un’esitazione. - Accidenti a quando l’ho messo.
Infilai la testa dentro il finestrino e controllai la ruota dentata che, partendo dal perno, immobilizzava il volante in più punti.
- Lei lo ha mai visto un affare così? - mi chiese. In piedi era ancora più piccolo; lo controllai di nuovo e pensai che avrei potuto schiacciarlo con un solo colpo.
- E’ un bloccasterzo di tipo nuovissimo. Americano, - continuò. - Per farlo saltare bisognerebbe, purtroppo, mettere una bomba sotto la macchina...
Lo smentii: - Lei si sbaglia. Stia a vedere. - Levai di tasca una chiave, la infilai nella fessura che avevo localizzato con il polpastrello e la ruota dentata scattò via. Lui restò a guardarmi a bocca aperta, di nuovo con gli occhi un po’ allucinati con cui aveva accolto la mia comparsa.
- Non si meravigli, - commentai ridendo. - Ho anch’io, sulla mia macchina, uno di questi arnesi. Sono i più facili a sbloccarsi. Una chiave va bene per tutti. L’importante è distinguere le serrature finte da quelle vere. Le consiglierei di tenerlo presente.
Continuavo a sorridergli e a considerarlo con simpatia; anzi, senza volerlo, gli avevo aperto la portiera, per cui si riebbe dallo stupore, guardò il sedile e vi saltò sopra, chiudendo bruscamente. Allora, tornai ad affacciarmi al finestrino e gli chiesi: - Senta, mi scusi, prima lei ha indicato verso Monte Mario. Non è che va proprio da quelle parti?
- Veramente... - balbettò.
- Io abito alla Balduina, - precisai e, senza più aspettare risposta, girai dall’altra parte, aprii e mi sistemai al suo fianco. Lui alzò le spalle. Come seguendo il mio consiglio, prese dalla tasca una piccola lama e, con la punta, riuscì a mettere in moto, poi cominciò a guidare veloce attraverso la città, lanciandomi continue occhiate ma ostentando di ignorarmi. Mi affascinavano la perizia e la familiarità con cui le sue mani e i suoi piedi correvano sui congegni della macchina. Ma gli occhi mi caddero sul cruscotto, nel punto in cui tre immagini calamitate e circondante da una sottile cornice sorridevano verso di noi. Erano i volti di una donna e di due bambini. La donna aveva i capelli rossi, come il più piccolo dei bambini; l’altro bambino, invece, era biondo.
Notò fulmineo il mio nuovo punto di interesse e, meccanimente, aggiustò con la mano le tre immagini che s’erano reclinate.
- Sono i suoi familiari? - gli domandai. Restò muto. - Sono sua moglie e i suoi bambini? - domandai ancora.
- Sì - mi rispose finalmente, e scoppiò a ridere.
Volli sapere cosa avesse da ridere a quel modo, allora ridiventò subito serio e battendo con l’indice sull’immagine della donna, mi spiegò: - Perché è una gran pazza, una furia, un essere insopportabile...
- Sua moglie?
- Sì. Mia moglie.
Adesso mi lanciava più apertamente le sue occhiate, per mostrarmi che non mi temeva, che anzi mi provocava. Cominciò a parlare senza reticenze: - Ho una moglie matta.- ripeteva - Cosa vuole, è la vita. E due figli matti come lei. Ma un giorno o l’altro lì pianto. Eccome. Butto a mare la baracca così, se Dio vuole respiro. Con questa vitaccia non ce la faccio più... - Guardò ancora le tre teste, e aggiunse: - Il più grande dei miei figli ha già l’istinto di un bandito. Quello batterà i record d’entrata in galera - Rise tra sé con amarezza: - In casa non ho pace. Lei sa cosa significa non avere pace in casa? Fare a pugni tutto il giorno con chi ti vuol male, e poi tornare a fare a pugni con moglie, figli, padre, madre...
Adesso correva come un forsennato lungo il viale Giulio Cesare. S’accaniva contro i suoi fantasmi come contro il cambio.
- E lei ha famiglia? - mi chiese.
- Sì. Come lei: moglie e due figli.
- Ed è contento? O sono matti anche sua moglie e i suoi figli?
- Sono matti anche loro, - risposi. - E anch’io, una volta o l’altra, pianterò la mia baracca, prenderò un aeroplano, volerò in qualche terra misteriosa, mi darò per scomparso...
Mostrò nuovamente sorpresa: - Perché, cosa le fanno, di male?
- Esattamente quello che fanno a lei.
- Beh, - disse. - Più invecchio, più mi accorgo di avere un cervello che mi piacerebbe ascoltare. Ma come si ascolta una bella musica, non come un tamburo. Invece è proprio un tamburo, e sopra ci battono tutti quanti. E così dai a correre, a dannarmi, perché quella strilla, quegli altri due strillano, e mio padre strilla, e strilla mia madre, e casa mia è un buco infernale dal quale salta sempre fuori qualcuno che strilla.
- E’ bella sua moglie? - domandai.
- Macché. E’ già una vecchia. Neanche quarant’anni ed è già vecchia.
- Ma come? - osservai con stupore. - In questa fotografia sembra bellissima.
Allora scrutò l’immagine, balbettò, si riprese: - Lo era, amico mio. Una ragazza magnifica. Per questo ci sono cascato. Ma adesso sembra un armadio...
- Come si chiama? - gli sparai a bruciapelo.
Evitò con abilità diabolica il trabocchetto. Riuscì a leggere nella pressoché indecifrabile didascalia sotto le fotografie. - Giulia, - scandì con un sospiro di sollievo. - E la sua?
- Giulia, - risposi. - E i miei due figli, uno Carlo e uno Giuseppe, esattamente come sta scritto qui... - Lui ebbe un’ultima espressione di sbalordimento, mentre aggiungevo con una tranquilla e divertita crudeltà: - ... e direi che assomigliano a questi delle fotografie. Anzi, sono proprio questi. E questa è la mia macchina, se ancora non lo ha capito.
Con una sbandata, stampò la macchina dietro un autobus che aveva acceso di colpo i segnali della frenata. Lo superò, riprese strada. Percorremmo in silenzio l’ultimo tratto.
Entrammo in piazza della Balduina. Fermammo davanti a un bar. Ora stava con le mani sopra le ginocchia e gli occhi fissi sul parabrezza, come se già fosse sulla panca di un commissariato. Io osservavo la sua schiena curva, le sue labbra strette, le sue orecchie dritte, da bestia braccata e rassegnata. E, nonostante tutto, ero talmente sereno e libero che lo avrei abbracciato.
- E adesso cosa si fa? - mi chiese.
Non gli risposi. Lui accarezzò la ruota dentata del bloccasterzo, rimise in orizzontale le immagini del cruscotto e intanto sorrideva scuotendo la testa.
- Sono un ladro professionista. Io il dubbio l’avevo avuto, - disse. - Ma poi, con tutte le sue simpatie e i suoi sorrisi... Insomma ci sono cascato. Però un tipo come lei fino a oggi non mi era mai capitato. Si può sapere perché non mi ha fatto arrestare subito?
Stavo ammirando le poche nuvole che sorgevano chiarissime sopra le case - Chissà, - dissi più che altro tra me. - Forse perchè è una bella notte... E la vuol sapere una cosa?
- Quale cosa?
- Anche la mia testa, amico mio, è un tamburo...
Mi offrii di accompagnarlo. Per un intrico di stradine buie, arrivammo a un casale. Una finestra era accesa e ne uscivano gli strilli di un bambino grandi com’era grande la campagna. Lo salutai. Era davvero una bella notte: mi dispiaceva molto di andare a passarla in bianco a casa mia, dove il più piccolo dei miei figli, quello con i capelli rossi, certamente a quell’ora strillava anche lui come un bandito.

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racconti

lunedì, 13 agosto 2007
I sogni son desideri

"Tesoro, mi si sono ristretti i sogni". Un’inquietante ricerca commissionata da Meta Comunicazione a un gruppo di quaranta psicologi e realizzata su un campione di 508 nostri connazionali, ci rivela che in Italia ormai si applica il concetto di “saldo” anche ai desideri della notte di S. Lorenzo. L’italiano, ci spiega senza pietà l’indagine in questione, una volta sotto il cielo stellato di agosto esprimeva il desiderio di vivere un grande amore, diventare il centravanti della Nazionale o vincere la Lotteria di Capodanno. Ora invece, guardando una stella cadente, si augura di riuscire a comprare un appartamento di due camere e cucina, un’utilitaria per andare a lavoro oppure di fare un viaggio anche di breve durata. I sognatori più megalomani, probabilmente, fissando la piccola scia argentea nel firmamento notturno, al massimo sperano che venga ritrovato il loro bagaglio a Fiumicino. Insomma, chi si contenta… sogna.

Siamo un popolo colto da una sfrenata assenza di ambizioni, fenomeno che se si fosse verificato in altri momenti della nostra Storia sarebbe stato molto pericoloso: avrebbe infatti portato la Roma Imperiale ad accontentarsi di conquistare il Molise, Leonardo da Vinci a concentrarsi solo sull’invenzione del cavatappi ed i Mille guidati da Giuseppe Garibaldi a considerare un grande successo l’unificazione di Torino con Pinerolo. Volenti o nolenti, siamo diventati dei “vu sugnà” rassegnati ad obiettivi modesti, facilmente raggiungibili, e che qualora non venissero realizzati farebbero esclamare anche al più candido e idealista tra gli uomini: “Va be’… ma chi se ne frega!”.

Tutto ciò, ci dicono ancora gli psicologi autori del sondaggio, per la paura di rimanere delusi e per l’incapacità di coltivare fantasie e speranze. Certo, sapere che la bella ragazza che passeggia a pochi metri da noi sulla spiaggia, con lo sguardo estasiato diretto alla volta celeste, sta desiderando con tutto il cuore un frullatore, toglie molto fascino e romanticismo alla notte di S. Lorenzo. Come se non bastasse, peraltro, gli scienziati ci informano che l’evento astronomico quest’anno si è spostato, dalla nottata tra il 10 e l’11 agosto a quella tra il 12 e il 13, forse per evitare, saggiamente, il traffico eccessivo del venerdì sera. I sogni sono un lusso che, per fortuna, possono permettersi tutti, come gli alzacristalli elettrici anteriori, e rinunciarci è avvilente e soprattutto preoccupante. Sprecare l’avvistamento di una stella cadente per chiedere alla fortuna l’ultimo modello di telefono cellulare ci sembra riduttivo: non lasciamo che l’immortale frase “I have a dream” lasci il posto alla più meschina “I have a P.I.N.”. Quindi ricominciamo a sognare alla grande: di scalare grandi case editrici, di vincere il campionato di calcio ad ogni costo, di amare con il trasporto e la purezza di sentimenti di cui solo una velina è capace alla vista di un sottosegretario. Sì, è vero, alcune di queste cose possono portarci in tribunale, ma si tratta di rischi che vale la pena correre, se non vogliamo rinunciare ad una componente fondamentale dell’animo latino. Possiamo farcela, dobbiamo farcela.

Altrimenti, ci trasformeremo definitivamente e irrimediabilmente in una comunità in grado di sognare solo di fronte a un certo tipo di meteore: i protagonisti dei reality show.

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dito-ar-qlo

domenica, 12 agosto 2007
Pensaci

Rifletto rifletto
Dimmi che cos'è successo
Adesso invento
Scuse ma poi ci ripenso
Lo stesso sentimento che sento
Quella sensazione di disagio
Che ora provo dentro
Quando gente che viene e che va
Tu credi che hai
Una persona cara ma
Lei poi se ne va
Dice che ci sta ma
La realtà è diversa contaci
Guardami in faccia
Fai un respiro e adesso pensaci

E questa cosa mo' non si ferma
E' una scintilla che cade a terra
E in un attimo il fuoco si alza già
Troppi cambiamenti in questa realtà

E in un attimo una cosa così non si ferma
Adesso una liberazione eterna
Un pentimento un rancore
In vista di un aiuto che non ho avuto
Un malessere costante con cui ho vissuto
Adesso schiaccio
Non taccio
Non rinfaccio
Sai che faccio
Non giaccio
Mi rifaccio
Con altre cose
Non insisto con una di ghiaccio
Il fatto è che pensi che conosci persone sincere
Tu ti fidi ti confidi ma dopo sono bandiere
Perchè il vento soffia anche in altre direzioni
Fidati
Un giorno non avrai nessuno
Pensaci

Scritto alle 21:28 | link | commenti | commenti (popup)
io

venerdì, 10 agosto 2007
Grande gita organizzata

GRANDIOSA GITA (o gitarella) di 1 GIORNO a LUPINO (GRA)!!!
Per la Festa della Madonna del Pangrattato FA-VO-LO-SO!
E PER Soli Euro ... dite ... dite un po' ...  che fate, non dite? ... diciamo noi: 6,27 !!!! e ci STATE bene.

Sìììììì, vieni anche tu a un'indimenticabile GITA da sogno nella patria della MARMITTA a cherosene, il ridente paese dove naqque il poeta Bandini Vito detto "il Casinista" per le sue lyriche lette ai concittadini dal megafono montato sul tetto della sua Simca 1000 e dove potreste gustare il famoso "Fezzicone", la tradizionale frittellona di uova, fegato e limone. Insomma, non mi viene le parole da tanto che vi vorrei dire il programma di questa BELLISSIMA Gita (o gitina) e allora ve le dico, eccolo: PROGramMA

Ore 3.50 circ(a): Appuntamento sotto il tendone del "Bar da Ematoma" puntuali chi non c'è entro un'ora e mezzo si va via e si attacca (lui) a questa cippa di cazzo (scusate il termine ma coi ritardatari ci vuole un po' di rigore).
Ore 4.20: Partenza allegri allegri anche in caso di NUBIFRAGIO sul potente automezzo "OM '65", il lussuoso pulman (e no camion, come qualche maligno ebbe a dire l'anno scorso) messo a disposizione dalla ditta "Viaggi senza frontiere/pagamento anche a nero", vettura provvista d'ogni tipo di moderno confort, ovvero: sedili verdi; corridoio fra essi [utilissimo per transitare e mettersi a sedere senza dover ricorrere alle tradizionali risse di chi viaggia sui pianali dei cami (o camii, o camions's, poi ci s'informerà meglio sul plurale, intanto scusate la parentesi quadra)]; WC ampio e arieggiato fruibile tramite l'apposito bottone elettronico che, se premuto, l'autista frena e vi fa scendere a pisciare nel campo; modernissimo apparecchio TV che però rimane spento per non attirare il MALOCCHIO non si sa mai; vetri a prova di vento; SPIA della riserva sempre accesa non badiamo a spese.
Ore 5.00: Lieve slittamento sulle RANPE.
Ore 5.02: Te Deum di ringraziamento e distrazione dei contvsi con una simpaticissima dimostrazione di PENTOLE A COTTURA TERMONUCLEARE SICURISSIME senza scopo di LuCro ma solo con PAGAMENTI DI TUTTO RIPOSO.
Ore 5.23: Simpatica discesa dei gitanti che non hanno sottoscritto lo STOCKS di 32 pentole TERMONUCLEARI proposte dalla dita "Bitossi Emo-Pentole & Padelle anche per Ospedali" sponsor della GITARELLA e Cognato dell'Organizzatore cioè me presente, cioè, non propio presente ma scrivente Panicchi Emilio cavaliere del lavoro (e della topa) abbiate pazienza per l'italiano son tutto sudato.
Ore 6.00: Allegro spettacolo PYROTECNICO dovuto allo scoppio di due pentole maledette; lievissime ustioni ai presenti, intonazione della canzone "Dammi il pingone" dei Dick-dick con la travolgente chitarra della cantante scosciata Marusca (detta "Mirka" o, se volete, "Maila"Smiley e liberazione nell'aria di 107 protoni impazziti.)
Ore 7.12: Breve sosta sul piazzalone "L. Gelli" per dar modo ai gitanti di sgranchirsi un po' all'aria buona e all'autista di sostituire il semiasse.
Ore 9.04: Ripartenza allegra con giuochi a squadre e perdita del radiatore.
Ore 10.55: Piacevolissima sosta (non prevista dall'itinerario perché imboccavasi a 130 all'ora la strada sterrata sulla sinistra per isbaglio al bivio per Milanello sentiti gli urli dei gitanti e il parere diverso dell'autista Marri Brunero coniugato con Marra Marisa perdevasi temporaneamente l'itinerario previsto e il controllo sia del mezzo che della ritenzione sfinterica, e abbattevasi numero 9 faraone che casualmente e imprudentemente trovavansi transitare tra le ruote del potente automezzo, presso lallevamento di faraone appunto di cui sopra propietario il Sig. Favilli Armando sposato Favilla Renata a domanda degli Spett. Carabinieri io qui presente rispondo) a Zebrona, il famoso sito archeologico fondato decine e decine d'anni fa dagli ETRUSCHI e poi da loro abbandonato quando morirono tutti (per forza) e così passato all'attuale Amministrazione Comunale a cui vanno i nostri più rispettosi saluti e preghiera di non usare le GANASCE come successe qualche mesetto fa colla gita dei Pisellini Primavera.
Ore 12.37: Ripartenza dal SITO dopo le regolari pratiche di rimozione del veicolo e conpilazione del tradizionale FOGLIO di VIA da parte dei simpatici Vigili Locali.
Ore 13.00: Piacevolissima sosta-PRANZO al Ristorante "da Renatone al Fecaloma" le bevande ve le portare voi e anche le forchette se permettete. Il gustosissimo pranzo (o pranzetto) comprende queste squisiterrime pietanze, eccole: Brodo d'acqua gassata, Crostini di murena ferita ma ancora offensiva, Cannelloni ricotta granturco e acciughe, Brasato di bue alla Silvan (ora c'è, ora non c'è), Bocconcini di licaone alla Vaivai, Insalata del benzinaio, Macedonia di moscerini, Caffè, (lo zucchero è a pagamento) e AMMAZZACAFFE' buonissimo offerto dalla casa: si tratta del famoso AMARO del PILOTA, il gvstosissimo licuore licquore a base di erbe himalaiane e VETRIL preparato dai monaci Gagaroni di San Petardo che da secoli detengono la ricetta segreta e lo producono coi loro PIEDI (essendo monchi) nell'antica farmacia del convento ora interamente rinnovata e detta PERTROLCHEM-Montedison/Poliuretani Atossici.
Chi lo volesse accuistare aqquistare almeno due bottiglioni può farlo liberamente a prezzo veramente stumefacente dite... eh?... dite un po'... 26,85 Euro soltanto da pagare in mano a me o del propietario della Trattoria il sig. Tonfoni Renato che poi ci si mette d'accordo tra di noi senza ricorso alle mani essendo cugino di mia moglie Luisa.
Ore 15.80: Ripartenza giuliva (eccettuato chi non avesse voluto liberamente aquistare aqquistare l'amaro scuisito) e gioco della mosca cieca in pulmans senza feriti.
Ore 16.20 oppure 18.15: Arrivo nella storica piazza di LUPINO (FRA) e scoppio del pneumatico di scorta in segno di festa. Visita all'antica negropoli romantica e al DUOMO di San Giulebbe, protettore del fegato, tutto scolpito nella MOTA ANTICA durante il Rinascimento, ossia circa nel 1200 annetto più o meno. Espletate le cose culturali (dodici minuti mi pare che bastino), eccoci al meglio, ossia alla visita al modernissimo CRAVATTIFICIO f.lli Moscardini di Moscardini Emo & Attilio, ove l'astvto gitante potrà seguire DAL VIVO l'interessantissimo procedimento di produzione delle gravatte e anche acquistarne una decina a prezzi veramente MISERABILI. A chi l'aquisterà (la decina) sarà dato in OMAGGio uno splendido Fermacarte a forma di NERCHIA, oggettino spiritoso ma fine tutto buccellato a mano nel moplèn; tre (2) bottiglie di Olio Panicchi, l'olio d'oliva dal gusto pungente che serve anche per tenere lontani i gechi; sette rivoltelle antiche SEMBRANO VERE, da collezione, imitazioni perfette delle antiche rivoltelle dei pirati, e invece sono fatte di TORRONE ZIGHIERI (non ingerire, è torrone da rivoltelle, non da mangiare - tenere lontano dai bambini e dai cibi).
Ore 19.00: Allegro ritorno passando per un altro itinerario, tanto per vedere altri interessanti posti e civiltà, anche perché al maledetto bivio di Milanello imboccavasi stradone sterrato a destra nonostante il parere diverso dei gitanti trovantisi in lieve disaccordo con l'autista e tribbiavansi una decina (15) di tacchini imprudenti ospiti del rinomato allevamento "Balderi Manrico & nepoti" qui lo dico in fede di fronte al Maresciallo Canello.
Ore 23.08: Discesa dei gitanti qualche chilometrino prima della destinazione per far quattro passi in allegria raccontandosi la bella esperienza e dar modo all'autista di sostituire l'avantreno.

Questo è il resoconto delle gitarelle di un giorno, la cui pubblicità sovente affolla le nostre cassette della posta in determinati periodi dell'anno. Gli errori grammaticali sono voluti.

Scritto alle 11:47 | link | commenti (1) | commenti (1) (popup)
umorismo, dito-ar-qlo

martedì, 07 agosto 2007
Manca un mese

Iscriviti al Vaffanculo Day

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Acci(se) vostra !!!

Ecco la tabella delle accise che gravano sui carburanti in Italia. Sono state indicate in lire, come erano state introdotte. Il totale fa 485,9 lire, pari a circa 25 centesimi per ogni litro di carburante.

01,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935
14 lire per la crisi di Suez del 1956
10 lire per il disastro del Vajont del 1963
10 lire per l'alluvione di Firenze del 1966
10 lire per il terremoto del Belice del 1968
99 lire per il terremoto del Friuli del 1976
75 lire per il terremoto dell'Irpinia del 1980
205 lire per la missione in Libano del 1983
22 lire per la missione in Bosnia del 1996
39 lire per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004

Con tutti i soldi che ci sono stati estorti fino ad ora, a conti fatti, avremmo ricostruito due volte i paesi terremotati, fornito salvagenti per quindici generazioni di fiorentini e sponsorizzato anche le missioni in Iraq e a Scampia. Ma quello che è più scandaloso sono le 39 lire (o 2 centesimi) agli autoferrotranvieri per tutti gli scioperi, per tutti i ritardi dei mezzi pubblici e per tutti i disservizi che quotidianamente danno.

Eh, ma siamo in Italia, notoriamente popolo di pecoroni; tutto quello che ci mette a quel servizio lo Stato, governato indistintamente da destra o da sinistra, lo digeriamo malamente all'inizio ma poi lo assimiliamo e neanche ci facciamo più caso. Nessuno che si sogna, neanche lontanamente, di abolire una tassa iniqua come questa. Eppure in Valtellina esiste un paesino felice, dove è vero che non ci crescono neanche le patate, ma l'Iva non esiste e la benzina costa la metà. E ha una stagione turistica fiorente tutto l'anno.

E i nostri po(l)litici, che sono pieni di benefit e di soldi, che non si curano dei problemi della nazione ma solo del loro stipendio che viene ribassato da 15.000 euro a 14.900 euro ? Che rimane da dire se non un accorato 'acci(se) vostra ?

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sociale, curiosità

Telecomando per l'anima gemella

Nel terzo millennio Cupido non ha più l'arco e la freccia, ma un telecomando. Basta puntarlo sul soggetto del desiderio per sapere se l'affinità è di quelle da poter far scoccare la scintilla. E' quello che accade ai mix-party organizzati dalla americana OneKeyAway, una azienda con sede a Los Angeles che ha fatto sua l'idea di feste per singles con la passione per gli apparecchi tecnologici e poca voglia di corteggiamenti o romanticherie simili.

Le regole sono semplici: prima di presentarsi ad una serata, gli invitati devono compilare un questionario online. Le risposte sono poi trasferite su degli apparecchi digitali rettangolari, poco più grandi di un pacchetto di fiammiferi, che tutti i partecipanti alla festa dovranno portare al collo come fossero dei pendagli.

A questo punto, senza tanti preamboli, per fare la conoscenza di un uomo o di una donna, basta puntare l'apparecchio per farsi un'idea della possibilità di andarci d'accordo: a seconda del livello di compatibilità e possibile intesa fra gli individui, l'apparecchio si illumina di verde, rosso o giallo. "Ma è solo un suggerimento - avvertono quelli di OneKeyAway -. L'attrazione è un equilibrio tra personalità e aspetto fisico".
Edwin Duterte, banchiere e creatore della OneKeyAway, sostiene che l'apparecchio è in grado di mettere sullo stesso piano l'attrazione fisica con l'affinità caratteriale. Duterte ha fondato OneKeyAway nel 2004 perché, dice, aveva problemi ad incontrare la donna giusta per sè. Essendo alto un metro e cinquanta, da sempre trovava difficile approcciare le donne. "Non avevo idea di come poter approcciare una donna", confessa.

Ma ognuno ha la sua motivazione. Aida Diallo, 33enne di Los Angeles, non ha problemi ad avere rapporti personali ma, come molti, semplicemente non ha più tempo da perdere. "Il problema è questo - dice mentre sorseggia un cocktail - non ho tempo di incontrare gente ma a un certo punto mi vorrei sposare. Vorrei incontrare qualcuno di interessante".

I siti internet per fare conoscenza online sono diventati molto popolari, ma hanno il difetto di escludere il contatto fisico fino al momento in cui non ci si incontra realmente. Duterte invece sostiene di aver trovato la soluzione a questo difetto. "Abbiamo aggiunto un tocco umano a queste soluzioni tecnologiche", dice trionfante. Per ora i mixers sono organizzati solo nell'area di Los Angeles, della baia di San Francisco e New York. Ma presto si aggiungeranno anche Las Vegas, Seattle la Florida, San Diego, il Texas e Boston. Ma alla OneKeyAway sono convinti che il loro gingillo possa far strada e cercano collaboratori. Gli aspiranti possono farsi avanti.

Ma il classico incontro in un parco, il fiore da offrire, la frase carina, la gentilezza del momento, tutte queste cose qui, che fine hanno fatto ?

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curiosità, vita a 2

lunedì, 06 agosto 2007
Tutti al mare !

Dopo la spiaggia dello sbarco in Normandia, anche quella di Torvajanica o di Rapallo corrono il rischio in estate di diventare scenario di eventi bellicosi. Quando la densità di popolazione sui nostri bagnasciuga supera quella dell’Ikea il sabato pomeriggio, il pericolo che la convivenza civile lasci il posto alla legge della giungla esiste. Anche perché, pur essendo noi italiani il popolo europeo che secondo le statistiche fa meno attività sportiva, appena arriviamo su una spiaggia sentiamo immediatamente crescere dentro di noi, insopprimibile, il bisogno di correre, di tuffarci, di giocare a racchettoni, a calcio, a pallavolo, in una parola, di rompere i coglioni al nostro prossimo.

In questi giorni, ad esempio, il ministro dell’Ambiente Pecorario Scanio ha inviato una lettera al comandante generale delle Capitanerie di Porto ammiraglio Raimondo Pollastrini, invitando la guardia costiera a combattere duramente la pirateria di chi guida in maniera irresponsabile acquascooter e natanti a motore, personcine che potrebbero tranquillamente essere protagoniste di un ipotetico quarto episodio italiano delle avventure di Jack Sparrow: Ai confini dell’educazione. Il Paese è pieno di individui apparentemente normali che in agosto, nel disperato tentativo di procurarsi una frattura-ricordo delle vacanze, si trasformano in creature dedite alla moto d’acqua, al kyte surf, al banana boat, al paracadutismo ascensionale, esseri umani come noi e come voi, la cui azione più spericolata nel corso dell’inverno è ordinare la pizza a domicilio.

Poi ci sono quelli che scelgono la spiaggia come cornice della loro innaturale voglia di vivere: coppie che si abbandonano ad effusioni acrobatiche, roba da suscitare le reazioni indignate anche dei saraghi di passaggio, chi ascolta musica a volume altissimo, chi urla nel cellulare, chi occupa per 45 minuti la doccia dello stabilimento, creando una fila orribile di bagnanti divorati dalla salsedine, chi passa di corsa, alzando tonnellate di sabbia che finiscono sulla tua pelle coperta di crema solare e trasformandoti in un mostruoso supplì umano, chi lascia che i propri bambini si comportino con la stessa buona creanza dei tagliatori di teste del Borneo, chi intavola trattative mortificanti con gli ambulanti per risparmiare 2 euro e poi si lascia spennare in un ristorante di pesce, chi entra in acqua, o meglio ammara come una navicella spaziale, sollevando una colonna d’acqua di dimensioni bibliche che, guarda caso, ti centra mentre ti stai bagnando lentamente la pancia prima di tuffarti.

È in momenti come questi che si viene colti da un grande desiderio: conoscere il silenzio che sicuramente regnava sulla spiaggia dell’Atollo di Mururoa, cinque minuti dopo l’esperimento nucleare di qualche anno fa (peraltro, ci dicono, assolutamente risolutivo anche contro le zanzare). Probabilmente la cosa più giusta è tentare di risolvere un problema alla volta, quindi ben venga per il momento la lettera del ministro Pecorario Scanio. Cominciamo da queste benedette moto d’acqua. Chi le guida ricordi che il cervello non ha diritto alle ferie, stia attento alla propria incolumità e soprattutto a quella altrui. E ricordi che, secondo la legge, arrivato a 200 metri dalla riva, deve spegnere il motore.

Poi scenda e spinga.

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dito-ar-qlo

mercoledì, 01 agosto 2007
Alla fine ...

Tombe

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io