In Medio Stat Virtus

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lunedì, 30 luglio 2007
Pettegolezzi sotto l'ombrellone

In estate diventiamo tutti un po’ più scimuniti. È un diritto fondamentale dell’essere umano, forse un giorno verrà sancito addirittura dalle Nazioni Unite. Dopo un anno di lavoro, ci ritroviamo sotto l’ombrellone a sfogliare riviste la cui lettura già a metà settembre ci causerebbe un certo imbarazzo e che verrebbero giudicate volgari e un po’ troppo superficiali anche da Enrico Papi. Siamo reduci da mesi di bollettini medici sull’Alitalia e di guerriglia sulla riforma delle pensioni. È dunque normale che la preoccupazione massima che l’italiano riesca a sopportare in questo periodo sia quella per la vita sentimentale di Michelle Hunziker.

Ma il pettegolezzo d’ordinanza sembra non bastare più. Uno studio dell’Isi, Siemens Imaging Science Institute di Berlino, sostiene che la donna più bella dell’antichità, non la Lollobrigida ma la regina egiziana Nefertiti, aveva in realtà molte rughe sul volto. Se lo studio fosse stato eseguito sulla di lei mummia, non sarebbe una grande notizia. Invece, i ricercatori tedeschi hanno realizzato una tomografia sul famoso busto in terracotta conservato all’Altes Museum. In sostanza, la Faraona avrebbe avuto un incarnato molto meno fresco e giovanile di quello che ci è stato tramandato attraverso la sua statua. Nefertiti fece quello che da sempre fanno tutti i leader : cercare di migliorare la propria immagine, barando. Sono passati 3.500 anni, ma tutt’oggi si ricorre a calze e certe volte persino a trapunte davanti l’obiettivo della macchina fotografica per addolcire i tratti, ritocchi con il computer per eliminare gli inestetismi, quantità di cerone che farebbero esclamare anche a Moira Orfei: “Basta, stiamo esagerando!”. Niente di strano, quindi. La sola differenza era che, se il look creator dell’epoca sbagliava, gli veniva tolto il cervello dal naso con un gancio e lo si chiudeva in un sepolcro anonimo.

Questione di tradizioni, tutto sommato. In realtà, questa scoperta degli scienziati berlinesi apre una nuova frontiera alle riviste patinate di tutto il mondo. Le celluliti e i parrucchini dei nostri contemporanei non hanno più segreti per il pubblico, è il momento del “gossip retroattivo”, cioè quello rivolto morbosamente ai grandi personaggi del passato. Dopo Nefertiti, chissà a chi toccherà. Verremo a sapere che Diogene non cercava genericamente l’uomo ma un personal trainer e che Leonardo Da Vinci, dopo le macchine belliche e quelle per volare o andare sott’acqua, stava lavorando al suo progetto più grande: la liposuzione. È per altro notizia di questi giorni la riesumazione dei corpi di Pico della Mirandola e del Poliziano, due illustri italiani di cui conosciamo i meriti intellettuali e artistici, ma sulle cui presunte depilazioni toraciche tutti vogliamo sapere finalmente la verità. Nerone aveva le doppie punte ? Pietro Micca nascondeva un tatuaggio tribale sulla natica destra? Gengis Khan faceva degli impacchi di grasso di leone marino per migliorare il proprio contorno occhi? Diamo tempo al tempo, prima o poi ce lo diranno.

Insomma, il serio ed autorevole Istituto scientifico di Berlino ha fatto, più o meno, quello che da noi, con molta più professionalità, fa da anni Fabrizio Corona, al quale, e lo diciamo con vero dispiacere, nessuno ha ancora pensato di conferire una laurea ad honorem. O Tempora, o Lele Mores!

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dito-ar-qlo

sabato, 28 luglio 2007
(In)giustizia è fatta !!!

PARIGI - La Mclaren non è colpevole. Lo ha deciso il Consiglio mondiale della Fia nell'udienza che si è svolto il 26 luglio 2007  a Parigi. La giuria ha decretato un non luogo a procedere nei confronti della casa inglese. I giudici, infatti, hanno accertato il passaggio di documenti della Ferrari alla scuderia britannica, ma non hanno rilevato indizi che dimostrino il loro utilizzo. L'indagine comunque non è conclusa e la Fia si riserva di rivalutare la posizione della scuderia inglese. E Ron Dennis critica la decisione. Duro il commento della Ferrari. Per il team di Maranello questa decisione legittima comportamenti sleali in Formula 1 e crea un "precedente molto grave".

La sentenza. Il verdetto è arrivato dopo quasi 6 ore di dibattimento. La discussione è stata molto vivace e combattuta ed è facile capirlo leggendo la sentenza. La nota diffusa dalla Fia sottolinea infatti che il Consiglio mondiale è convinto del passaggio illecito di documenti dalla Ferrari alla McLaren. Per questo motivo gli inglesi sono stati riconosciuti colpevoli di aver violato l'articolo 151 comma C del Codice sportivo. Tuttavia secondo i giudici non ci sono elementi sufficienti per dimostrare che l'infrazione sia stata usata per interferire sui risultati sportivi. Dunque la Fia ha deciso di non infliggere nessuna penalità alla McLaren, ma la vicenda non è chiusa.

L'indagine prosegue. La Fia ha sottolineato che l'inchiesta a carico della scuderia britannica non è conclusa. I commissari della Federazione, infatti, continueranno a indagare. Se sarà provato che i documenti della Ferrari sono stati usati a discapito della sportività, la McLaren sarà di nuovo chiamata a giudizio. E in quel caso le pene saranno pesanti: esclusione dal mondiale 2007 e da quello 2008.

Stepney e Coughlan. I primi che dovranno dare delle spiegazioni alla Fia sono i due principali protagonisti della vicenda: il responsabile dello sviluppo della McLaren, Nigel McStepney, e il progettista, Mike McCoughlan. "Il Consiglio - si legge nella nota della Fia - inviterà anche i signori Stepney e Coughlan a mostrare le ragioni per cui non dovrebbero essere banditi dal mondo dei motori per un lungo periodo e ha delegato il dipartimento legale della Fia a occuparsi della materia".

Dennis critico. "La punizione è rapportata al crimine", ha commentato Ron Dennis. Il patron della McLaren però contesta il fatto che la Fia nella sentenza abbia 'messo sotto sorveglianza' la casa inglese: "E' un verdetto in linea con la colpa, che qui non c'è. Non sono però completamente soddisfatto del risultato del processo. Per una punizione si presuppone un crimine. E qui non c'era crimine". Anche gli avvocati della scuderia inglese si dichiarano "ragionevolmente felici", ma non esultano di gioia.

I giudici. La sentenza è stata commentata anche da Luigi Macaluso, neo presidente della Csai (Commissione sportiva automobilistica italiana) e membro effettivo del Consiglio mondiale della Fia. "Non c'erano le prove per un vantaggio da parte della McLaren - ha detto -. È stata una riunione molto tecnica e professionale. Dei singoli si occuperà la giustizia ordinaria". Macaluso, insieme a Marco Piccinini, rappresenta l'Italia nel Consiglio Fia.

La Ferrari: "Grave precedente". "La decisione odierna legittima comportamenti sleali in Formula 1 e crea un precedente molto grave". È il commento, affidato a un comunicato, della casa di Maranello. "La Ferrari -prosegue la nota- prende atto che la Vodafone McLaren Mercedes sia stata giudicata colpevole dal Consiglio Mondiale della Fia. Ritiene tuttavia che sia incomprensibile che, una volta accertata la violazione del principio fondamentale della lealtà sportiva, non sia una conseguenza logica ed inevitabile comminare una sanzione. Il team di Maranello, infine, fa sapere che "proseguirà le azioni legali già in corso sul piano penale in Italia e su quello civile in Inghilterra".

Praticamente hanno tirato le orecchie alla McLaren dicendole "Ah bricconcella, queste cose non si fanno" e fine della storia.
Ma poniamo il contrario: la McLaren danneggiata da spionaggio industriale !!! Apriti cielo ! Piloti radiati, scuderie squalificate, tecnici frustati sulla pubblica piazza.

Venghino siore e siori, venghino ad ammirare cosa rimane di De Coubertin.

- BASTARDI -

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sociale

venerdì, 27 luglio 2007
Harry Potter

Incredibile a dirsi, ma esiste in questi giorni un finale più difficile da immaginare di quello della vicenda Alitalia. Non stiamo esagerando. Sabato scorso è uscito nel Regno Unito l’attesissimo settimo libro di Harry Potter che, vista la lunghezza della saga, avrebbe potuto intitolarsi “Harry Potter e la Prostata maledetta”. Milioni di fans in tutto il mondo si sono scatenati sul web per cercare di scoprire, in anticipo sull’uscita del volume, come sarebbe andata a finire l’ultima avventura.
L’ultima avventura di un eroe che, in fin dei conti, è solo un Tony Binarelli più fortunato. Sarebbe bastato aspettare qualche giorno per venirlo a sapere nel modo più naturale, leggendolo, ma le vie troppo facili ormai non interessano più a nessuno, basta dare un’occhiata all’iter della riforma delle pensioni per rendersene conto.

Voci diverse e disparate si sono inseguite freneticamente per settimane anche nel nostro Paese, tenendoci con il fiato sospeso più delle analisi delle urine di un ciclista a fine tappa: secondo alcune soffiate, infatti, il nuovo episodio si sarebbe dovuto svolgere proprio qui in Italia. Dalle indiscrezioni trapelate, il maghetto avrebbe cercato di risolvere alcune misteriose sparizioni, avvenute non nella scuola di magia di Hogwarts ma in un ospedale perugino, all’interno del quale, durante l’orario di lavoro, molti dipendenti svanivano nel nulla, probabilmente a causa di un incantesimo del malvagio Voldemort. Secondo altre fonti, Harry avrebbe affrontato con la sua bacchetta magica la più grande prova cui un giovane stregone può venire sottoposto: la spartizione del Tesoretto, roba da far tremare i polsi anche a Mandrake. Un’ipotesi tramontata quasi subito, invece, sosteneva che la grande impresa che veniva richiesta a Potter era assumere la guida del Partito democratico, dopo un titanico scontro con Veltroni. A tacitare definitivamente le voci di un’ambientazione italiana del romanzo è stata la notizia che, in “Harry Potter and the Deathly Hallows”, sarebbero sicuramente morti due importanti personaggi.

Come tutti sappiamo, in Italia non muore mai nessuno: per tutti esiste un’autentica forma di immortalità, che consiste nel potersi riciclare. Lo stesso Signore Oscuro, grande nemico di Harry, un cattivo al cui confronto Bin Laden potrebbe tranquillamente presentare “Affari tuoi”, da noi non finirebbe mai veramente e definitivamente eliminato, magari dopo una breve eclissi gli verrebbe affidato un sottosegretariato, o scriverebbe una biografia di successo, o ancora entrerebbe a far parte dello staff dei fratelli Becali, procuratori di Chivu. Insomma, da noi il lieto fine è sempre garantito. Di certo, il nuovo romanzo della scrittrice JK Rowling sarà un grande successo, come i sei che lo hanno preceduto e che hanno venduto la bellezza di 325 milioni di copie.

E tutti vissero felici e contanti, questo sembra essere l’epilogo perfetto anche per la nuova fatica letteraria dell’autrice inglese, soprattutto per quello che riguarda i contanti. La Rowling, ci dicono le cronache, si è appellata nei giorni scorsi ai suoi lettori, invitandoli a non cedere alla tentazione di spiare su Internet il finale di “Harry Potter and the Deathly Hallows”. Il rischio sarebbe stato quello di rovinare una grande emozione: la lettura del suo estratto conto.

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dito-ar-qlo

mercoledì, 18 luglio 2007
Tema di un bambino di 9 anni

Immagino quando la maestra ha chiamato i genitori per avvisarli ...

LA RIPRODUZIONE
 
Poichè succede che gli uomini muoiono devono apparire anche dei nuovi. Questa è la copulazione. Per questo gli uomini non dormono ma lavorano duramente col cuore, il pene e  la vagina. 
Io ho visto i miei genitori in soggiorno mentre  copulavano. Papà  ansimava tanto e la mamma ha urlato, ma per ora nessuno di noi è  morto. Forse fanno solo pratica perchè la nonna è molto anziana.
Ho visto  che fanno  pratica più o meno tre volte a settimana, penso che la nonna morirà  presto. Nel comodino della mamma ho trovato delle pastiglie. Papà le chiede  sempre  se ha preso la pillola. Sicuramente è malata anche lei, ma non va dal  dottore.
Se continuano ad allenarsi così tanto di sicuro comparirà una nuova  creatura  al mondo.  Io vorrei un coniglietto.
La riproduzione avviene tramite i semi. I fiori e gli alberi devono  essere  annaffiati spesso e la mamma fa la doccia tutti i giorni. Forse  così cresce  tutto più in fretta.
La nuova creatura cresce nella pancia, ma visto che la mamma è  molto malata  forse stavolta lo farà papà.  Ha già la pancia ma non ci ha detto  ancora  niente.
Quando la nuova creatura viene al mondo deve passare dalla vagina  ed è molto  piccola e bianca.  I neri escono sicuramente dal sedere.

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sesso, umorismo, copio e incollo

lunedì, 16 luglio 2007
Ecco ... appunto

La storia sembra ripetersi all’infinito, con poche variazioni: incidenti mortali provocati da chi si mette in auto con troppo alcool in corpo, patenti ritirate quattro, cinque, addirittura sette volte ma puntualmente restituite ad automobilisti che generano altri lutti, altri disastri. I fatti di cronaca qui di seguito raccontati sono solo una piccola parte di una delle grandi tragedie italiane, quella delle morti sulle strade, cui nessuno sembra poter mettere fine. O nessuno ha la seria intenzione di volerlo fare.

Patente ritirata sette volte
Ubriaco al volante, un camionista altoatesino di 50 anni che non sa resistere alla grappa insulta i carabinieri di Ortisei che lo hanno bloccato: «Andate a prendere gli spacciatori invece di rompere i coglioni ai lavoratori». Il guaio è che l’autotrasportatore detiene il record dei recidivi: il 30 novembre del 2006 è al suo settimo ritiro della patente. Ma c’è dell’altro: nel 1995, stravolto dall’alcool, provocò un incidente con nove morti fra cui due bambini. Condannato a un anno e un mese di carcere, è tornato sulla strada a far danno. Ma chi gli ha ridato la patente?

Il motociclista impazzito
Prima di essere travolta in una strada di Soresina, in provincia di Cremona, Carla Maria Fiameni ha la prontezza di spingere lontano da sè la carrozzina con il figlio di sei mesi. Subito dopo, una moto che pare un cavallo imbizzarrito piomba addosso a lei, alla sorella Fiorenza e alla figlia di quest’ultima, Sara, di 11 anni. Era l 21 giugno di quest’anno e muoiono tutte e tre, vittime dell’incoscienza di un uomo di 39 anni a cui, appena due mesi prima, la polizia aveva ritirato la patente per eccesso di velocità. Oltre al piccolo, unico superstite, Carla Maria lascia due figlie di 8 e 13 anni.

Preso grazie a un faro
Un pirata della strada investe e uccide con la sua auto un’anziana ciclista a Bondeno, era il 20 novembre di due anni fa, in provincia di Ferrara. La strada è deserta, non ci sono testimoni, e lui fugge convinto di averla fatta franca. Ma ha lasciato una traccia: un frammento di un faro grazie al quale la polizia, dopo cinque mesi di indagini, risale alla macchina e al suo proprietario. Si tratta di Vito Giacummo, 43 anni, un tipaccio con un lungo elenco di precedenti penali: dalla ricettazione al furto, dalla rapina all’associazione a delinquere. La patente gliel’hanno sequestrata un’infinità di volte, ma poi gli è stata sempre restituita.

Il meccanico e la droga
Ben Henia Chaker, 33 anni, meccanico tunisino che lavora a Reggio Emilia, nell’agosto di due anni fa in preda all’alcool piomba con la sua auto su tre ragazze, uccidendone due. Si scopre che ha al suo attivo cinque denunce per guida in stato di ebbrezza e una per omissione di soccorso. E’ al quarto ritiro della patente. «Personaggi così non dovrebbero essere più messi in condizioni di guidare - diranno i genitori delle vittime -. Per loro la vita vale meno di zero». Il meccanico finisce agli arresti domiciliari. «Questa volta non tornerà in possesso della patente», giurano gli investigatori che l’hanno identificato.

Strage sull’A30
Appena l’altro ieri un’auto lanciata a velocità folle percorre l’A30 fra Caserta e Salerno. La guida Stefano Conte, 24 anni, completamente ubriaco. L’acol gli annebbia la vista al punto da non consentirgli di vedere l’Alfa che lo precede, con a bordo un’intera famiglia: i fratellini Gerardo e Sabatino Molinari, 10 e 11 anni, che con il padre, la madre, una zia e un cuginetto, Michele Landi, di 6 anni, stanno andando al ristorante. Il tamponamento è violentissimo: i tre bambini muoiono schiacciati dalle lamiere, gli adulti rimangono feriti. Stefano Conte è denunciato per omicidio colposo plurimo: al test alcolometrico risulta un tasso dello 0,7 per cento superiore al massimo consentito.

Il rom col furgone
Marco Ahmetovich, un rom di 22 anni con una passione sfrenata per la birra, guida a zigzag il suo furgone in una strada di Appignano del Tronto, vicino ad Ascoli Piceno, e falcia uno dopo l’altro quattro giovani: Eleonora Allevi, Davide Corradetti, Danilo Traini e Alex Luciani. Era il 23 aprile, tre giorni dopo, durante i funerali dei ragazzi, due dei quali appena sedicenni, il vescovo invita la comunità alla calma e al perdono. L’appello, però, rimane inascoltato: in quello stesso giorno la folla inferocita appicca il fuoco al campo nomadi in cui abitava Ahmetovic, distruggendo auto e baracche.

Il bimbo che sognava il calcio
M. Z., un bambino cingalese 9 anni, ha lasciato il suo paese ed è venuto a vivere a Roma con i genitori, in cerca di miglior fortuna. Da grande vuole fare il calciatore ma la sua vita viene spezzata all’alba del 21 gennaio di quest’anno, mentre la famiglia viaggia su un furgone in via Valmelaina. A tamponare il mezzo è una Fiat Punto guidata da un altro immigrato, un cittadino peruviano. Il furgone si ribalta. I genitori del bambino sono illesi, ma M. viene schiacciato dalle lamiere. Il peruviano fugge, ma un testimone annota il numero di targa e lo dà alla polizia. Per il pirata della strada, rintracciato, si spalancano le porte del carcere.

I ragazzi di Piacenza
Una serata come tante, un paio di settimane fa il 28 giugno: con una puntata al bar e poi in pizzera. Quattro amici, Adenilson Grisi, brasiliano, 24 anni, Yunior Eyafeharriman, 28 anni, e Adam Fassali, di 20, entrambi di Cremona, e Davide Chiodelli, 21 anni, di Persico di Osimo in provincia di Cremona, viaggiano sull’auto di Grisi a Castelvetro Piacentino. Al’improvviso, davanti a loro si para un’Audi A4 con a bordo tre albanesi ubriachi. Lo scontro è violento: i quattro amici muoiono all’istante, uno degli albanesi è ferito gravemente. L’investitore, Ashim Tola, dalla sua casa di Piacenza chiede perdono alle famiglie delle vittime. «Comprende la sofferenza dei genitori perchè anche lui ha dei figli», spiegherà il suo avvocato.

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Vietato ai minori

Le Commissioni nel nostro Paese sono sempre state più complicate e incerte di quella che la mamma affidò a Cappuccetto Rosso per confortare la nonna. Dopo la Commissione per la P2 e quella per la strage di Ustica, è il momento della Commissione Censura cinematografica di fare una fine ingloriosa. Certo, si trattava di un’Istituzione con un compito difficile, spesso inutilmente repressivo, una vera e propria “commission impossible”, insomma. Per anni abbiamo immaginato un gruppo di signori austeri che, in una piccola sala di proiezione, si scambiavano sguardi severi e commenti costernati all’apparire di tette allo stato brado, mentre fuori i costumi cambiavano velocemente e l’intera Nazione sembrava voler dire loro: ”Ma dai ... stai a guardare il capezzolo!”.

Ora, un disegno di legge presentato venerdì scorso dal ministero dei Beni culturali abolisce questa antiquata giuria e rivoluziona la classificazione dei film per la tutela dei minori, inserendo per alcune pellicole il divieto di visione ai bambini sotto i dieci anni. A quell’età bisognerebbe portarli a vedere solo film dedicati a loro, non “Kill Bill” o “Apocalypto”, ma il più indicato “Harry Potter” e, a meno che nel prossimo episodio il maghetto non decida di chiedere la prova d’amore a Ermione, il divieto appare decisamente superfluo. Certe volte basta la semplice applicazione del buon senso: lo spettacolo di un sacerdote Maya che, in un comprensibile momento di nervosismo, strappa il cuore a un paio di prigionieri, come accade nell’ultimo lavoro di Mel Gibson, è evidentemente da sconsigliare a un bambino di dieci anni. A undici, è già tutto un altro discorso, naturalmente. Il disegno di legge indica come inadatti ad un pubblico così giovane alcuni elementi precisi, che sono il linguaggio scurrile, la violenza, la pornografia, l’uso di sostanze stupefacenti, la condotta esecrabile, cioè tutti gli ingredienti fondamentali di un qualsiasi reality show, per intenderci. In una sala cinematografica, come davanti alla tv o a Internet, l’attenzione dei genitori rimane probabilmente l’organo di controllo più importante.

Il lato interessante di questa riforma consiste forse nel tentativo di ampliare sempre di più le categorie da salvaguardare con i necessari divieti. Dopo quelli legati all’età (10, 14, 18 anni), si potrebbe vietare la visione di certi film a determinati gruppi di cittadini: niente film come il drammatico Titanic a chi deve prendere il traghetto per andare in vacanza, niente pellicole a sfondo processuale per chi sta aspettando una sentenza da quindici anni o anche più, niente horror per i dirigenti della As Roma (dopo aver incontrato creature inquietanti come i fratelli Becali, procuratori di Chivu, avranno i nervi scossi per chissà quanti anni). Un solo dubbio potrebbe turbare i sonni dei più malfidati (e non a caso, ha già suscitato le proteste del Moige, Movimento italiano genitori): l’idea che la classificazione dei film sia affidata ai produttori stessi, in una curiosa sorta di autocertificazione. Come chiedere all’oste se il vino è buono. Ma non voglio insinuare dubbi: la fiducia è una cosa importante e concederla generosamente è un sintomo di grande maturità e ottimismo.

Una tesi che, in fin dei conti, viene sostenuta anche dal Governo ogni volta che si presenta al Senato.

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dito-ar-qlo

sabato, 14 luglio 2007
Vivere pericolosamente

Vent'anni. Sono vent'anni che uso le due ruote per i miei spostamenti da un capo all'altro della Capitale. Prendendo a prestito la celebre frase di Blade Runner "Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare" posso tranquillamente affermare che mai tale frase è più appropriata.

Uso un motoscooter 365 giorni all'anno, affrontando caldo, freddo, vento, pioggia. Ogni giorno mi ritrovo a evitare buche più o meno profonde che affliggono le strade romane, sampietrini dissestati dove la mia schiena ne fa le spese, con l'occhio sempre vigile su improvvise chiazze di nafta oppure al pedone che attraversa diagonalmente la strada, quasi mai sulle zebre, che sbuca fuori quando meno te l'aspetti.

Ho scelto di usare un due ruote come mezzo di spostamento per non inquinare, per essere sempre puntuale agli appuntamenti, per trovare sempre un parcheggio, per evitare di rinchiudermi in una scatola con quattro ruote e provocare traffico. Il Comune di Roma dovrebbe essermene in qualche modo grato, riconoscendomi almeno qualche diritto. Invece mi ritrovo ad avere solo doveri. Diritti negati.
A cominciare dai parcheggi riservati alle due ruote: spesso e volentieri occupati da automobili. Se io parcheggio con il mio due ruote sul marciapiede o dentro le striscie blu vengo multato. In qualche caso ho trovato anche il mezzo buttato in terra (e i danni sono a mio carico). Se un automobilista parcheggia la propria vettura negli spazi a me riservati, parcheggia sul marciapiede, parcheggia in
doppia fila, non viene (quasi mai) multato.

Vado in giro con il faro acceso come vuole la legge, ma puntualmente trovo l'automobilista che afferma di non avermi visto. Perchè l'automobilista di oggi non è più quello di vent'anni fa. Oggi è distratto da navigatori satellitari, schermi LCD, telefoni cellulari. Ogni giorno mi capita davanti l'automobilista che con una mano regge il telefono cellulare e con l'altra fuma la sigaretta, tenendo il volante con solo due dita, compiendo manovre azzardate, spostandosi di corsia senza segnalazioni preventive, senza guardare nello specchietto retrovisore, parcheggiando improvvisamente in doppia fila senza preavvisare tramite indicatori di direzione, non rispettando limiti di velocità nè segnaletiche stradali. E alle mie proteste la classica frase "non t'ho visto" ... grazie tante: un motoscooter con faro acceso è impossibile vederlo quando si è distratti da altro. I peggiori sono coloro che guidano i SUV, senza distinzioni di sesso: si sentono i padroni della strada, compiono le manovre più pericolose, parcheggiano ovunque incuranti del prossimo. Quest'inverno da una strada laterale, si è immessa senza dare la precedenza su via dei Colli Portuensi, una BMW X3 nera con alla guida una donna che stava telefonando e, allo stesso tempo, teneva sulle gambe la figliola piccola. Il tutto mentre guidava. Senza cintura di sicurezza. Oppure venerdi 13 luglio u.s. sulla tangenziale (in direzione della A24 provenienza Batteria Nomentana) un automobilista a bordo di un'Alfa grigia, in corsia di sorpasso, intento a telefonare, incurante della presenza di un'auto dei Carabinieri poco più avanti a lui, che procedeva con andatura irregolare.

Di fronte a tutto ciò mi sento trattato come cittadino di infima serie. Maggiormente nell'apprendere che, chi guida sotto effetto di stupefacenti e ammazza un padre di famiglia, il giorno dopo è nuovamente libero di circolare come se nulla fosse.
Ora alla mia lista di pericoli quotidiani devo aggiungere anche quest'altro pericolo.
Però quando c'è da pagare la tassa di possesso, l'assicurazione, il bollino blu e la revisione, gli organi preposti si ricordano improvvisamente che esisto ! In particolar modo quando ometto un pagamento.

Servono più controlli sulle strade, è una frase che ricorre da tempo. E la risposta è sempre la stessa: mancanza di mezzi, mancanza di personale. Ma se il Comune di Roma o altro organo preposto istituisse un numero breve, gratuito, al quale l'utente su due ruote può inviare un sms contenente la targa dell'automobilista incivile (meglio ancora un MMS con la foto che lo immortala in piena scorrettezza), a questo punto si potrebbe ottenere un maggior controllo e un pò più di civiltà sulle strade romane.

E se c'è penuria di personale, iniziate ad assumere me !!!

(Il sopracitato testo è stato inviato anche alle redazioni del Messaggero, Epolis, Repubblica e al sindaco Veltroni, ma dubito che un bel j'accuse di questo tipo me lo pubblicheranno) ...

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io

La leggenda del calamaro gigante (fritto)

Ogni tanto dagli abissi marini vien fuori un calamaro gigante. È successo anche da poco. Che mi ricordi sono sempre già belli che morti. Sarà anche logico, chi si trova bene al buio, al freddo e sotto cinquemila metri d’acqua difficilmente starà bene sotto il sole. Ogni volta ci dicono che questi calamaroni non sono buoni da mangiare, si vede che abbiamo il riflesso condizionato, pensiamo a un calamaro gigante e subito immaginiamo una immensa padella per la frittura di mare.

Poi noto che sono sempre un po’ più piccoli di quanto vorrebbe l’immaginazione. Non sono mai da duecento metri, non hanno i tentacoli immani con cui afferrare i galeoni. Sono la classica buona base per una leggenda, ma mai la leggenda in carne e ventose. Però il loro mondo, pur essendo nel nostro stesso pianeta, per noi è quasi irraggiungibile. Quindi magari nel regno dei calamari esistono davvero quelli immensi.

Ogni tanto vedranno arrivare dall’alto enormi animali morti, con il guscio di ferro, da cui esce un liquido nero e untuoso. Da ciò si saranno originate delle leggende calamariche. Qualche visionario avrà immaginato che possano esistere piccoli animali che vivono fuori dall’acqua e che costruiscono questi cosi di ferro. I cuccioli sarebbero affascinati da queste storie. Le mamme, ovviamente li sfotterebbero «E magari credi anche che mangino i piccoli calamaretti fritti in padella».

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curiosità

lunedì, 09 luglio 2007
Ferie ? No grazie !

Che le stagioni non siano più quelle di una volta è inconfutabile, al punto che presto probabilmente cambieranno addirittura nome. L’Estate, ad esempio, verrà ribattezzata Restate: Restate a casa, che è meglio.

Da un’indagine di Federalberghi e Confturismo, quest’anno il 51% degli italiani non andrà in vacanza, un milione in meno rispetto al 2006. Un certo numero di romani, quindi, invece di contendersi disperatamente un lembo di spiaggia e stiparsi in un ristorante per pagare 70 euro un fritto calamari e gamberi, sarà costretto a passare il mese di agosto in una splendida città d'arte, la propria, semideserta, senza traffico né code per entrare nei musei. Poveretti.
Il 40% degli intervistati ha dichiarato di rinunciare alle ferie per difficoltà economiche, il 22% per motivi di salute (malesseri cronici dovuti a difficoltà economiche), il 12% per motivi familiari (l’intera parentela sta affrontando difficoltà economiche), il 14% per impegni di lavoro (onde far fronte alle difficoltà economiche). Del restante 12% l’indagine non fa menzione, si pensa però che si tratti di nostri connazionali che non andranno in villeggiatura per sopraggiunte difficoltà economiche.

Le vacanze sono sempre state un problema in Italia, sin dai tempi antichi. La storia patria, infatti, inizia con l’avventura di un principe troiano, Enea, che, visto il clima torrido della sua città, in parte dovuto anche a un fastidioso incendio appiccato dai Greci, decide di venire in vacanza nel nostro Paese. Con il padre Anchise sulle spalle ed il figlioletto Ascanio per mano (una scena di esodo estivo nella quale ogni italiano medio può riconoscersi), arriva a Lavinio. E da quel giorno in poi, raggiungere il litorale romano è stata un’odissea, anzi, un’eneide.

Il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca chiede una misura “coraggiosa e innovativa” da parte del Governo: un bonus per incentivare le vacanze degli italiani. Ci mancava pure questa per un Governo che rischia di essere mandato in vacanza continuamente. E’ singolare come in Italia si chieda un bonus per qualunque cosa: la nascita di un figlio, l’acquisto di un’auto nuova o di un frigorifero.

In sostanza, ipotizzando la soddisfazione di tutte queste richieste, se in futuro acquisterai un’auto nuova con frigorifero portatile per andare in vacanza in un luogo romantico, dove magari la tua signora rimarrà incinta, potrai racimolare grazie ai bonus una cifretta decisamente interessante. Rinunciare alle ferie, con tutto ciò che queste comportano, è un sacrificio pesante per tutti. Si potrebbe cercare di giungere a un compromesso, magari ridimensionando le pretese: invece di 12 giorni in albergo a mezza pensione, 4 giorni in grotta con il pranzo al sacco. Certo, ci si riposa un po' meno, ma si tratta di misure necessarie.

Dobbiamo imparare dalla grande tradizione orientale a trovare un lato positivo anche nelle situazioni più difficili e fastidiose: un italiano su due va al mare o in montagna, l’altro rimanendo in città può bagnargli le piante. Inoltre, se non vai in vacanza non ti abbronzi, non vedi panorami mozzafiato e non conosci straniere ammiccanti e disponibili, ma almeno non corri il rischio di venire fotografato in una qualche posa sconveniente da Fabrizio Corona, lo spietato “vù fotografà” che non distingue più i vip dalle persone comuni, distinzione che ormai, dopo il successo dei reality show, appare assai problematica un po' per tutti.

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dito-ar-qlo

sabato, 07 luglio 2007
Ti voglio ... da morire!

Re4

Io non mi farei tanto toccare ...

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giovedì, 05 luglio 2007
Come funziona il mouse ?

Incredibile!!! Chi non si è fatto questa domanda almeno una volta: "Cosa accidenti sarà che fa spostare la freccetta del mouse nello schermo?"
Bene... grazie a una super lente di ingrandimento il mistero è  finalmente risolto: vai qui 
 aspetta che carichi e poi, naturalmente, muovi il mouse!!!!
Ah, alza un pò il volume delle tue casse ... 

Scritto alle 15:55 | link | commenti (3) | commenti (3) (popup)
umorismo

lunedì, 02 luglio 2007
Tutto d'un fiato

In Italia attualmente abbiamo due grandi emergenze: l’Alitalia e l’alitosi. Il 50 % dei nostri connazionali, sia uomini che donne, ha un serio problema di alito, un fiato fin troppo protagonista che rischia di compromettere le relazioni sociali, come ci rivela Andrea Pilloni Presidente dell’Aira (Associazione Italiana di Ricerca per l’Alitosi), un’organizzazione che meriterebbe maggiore attenzione da parte delle Istituzioni, come anche l’Unione italiana anticallo e la Lega nazionale per la lotta alle doppie punte. Insomma, nel nostro Paese quello dell’alitosi è davvero un problema molto sentito, specie a distanza ravvicinata.

L’annosa questione ha in realtà cause ben conosciute, prima fra tutte la fermentazione dei residui di cibo nel cavo orale. Per farla breve, prima di parlare dovremmo sciacquarci la bocca, fenomeno che pensavamo dovesse riguardare solo la maggioranza dei nostri politici e che invece si propone come autentico flagello sociale. Non vogliamo lasciarci andare a facili allarmismi, ma l’alitosi rischia di minare le fondamenta della convivenza civile, un pericolo silenzioso ed invisibile capace di sgretolare i rapporti interpersonali: nelle relazioni amorose, sui luoghi di lavoro, all’interno delle famiglie e soprattutto nelle telecronache a due del calcio, una prassi consolidata in cui la pesantezza del respiro di uno dei due speaker può compromettere fortemente il buon esito del commento.

Di questi tempi, a differenza di quello che ci è stato insegnato quando eravamo bambini, se uno sconosciuto ti offre una caramella, magari alla menta, conviene accettarla. La pubblicazione di questa notizia da parte dell’Aira ha immediatamente causato reazioni in tutti gli ambienti: la Conferenza episcopale, sempre molto attenta alla vita nazionale, ha ricordato con una nota che “l'alito non fa il monaco”, mentre Luca Cordero di Montezemolo, Presidente della casa automobilistica torinese, ha dichiarato che, sulla base dei dati dell’Aira, è allo studio dei tecnici del Lingotto un nuovo modello di utilitaria, capace di sfruttare questa nuova forma di energia orale e commercializzata nel 2010 col nome di FIAT-ELLA.

Dal canto loro i Sindacati Confederali, con un documento unitario, hanno dichiarato che, sulla base di questa drammatica crisi, eviteranno per il futuro immediato di chiedere al Governo misure sociali e previdenziali di “ampio respiro”. L’Aio (Associazione italiana odontoiatri) ha chiesto ufficialmente che l’alitosi dei pazienti dia diritto ad una speciale indennità per i dentisti. Ci auguriamo che il problema alitosi, un incubo, ci dicono le statistiche, per sette lavoratori su dieci, venga affrontato con la dovuta serietà e durezza, anche se uno dei maggiori esperti del settore, docente in sociologia della salute all’Università di Bologna, ha un nome leggermente preoccupante rispetto al problema che deve affrontare: Costantino Cipolla. Si fosse chiamato Eucalipto, saremmo tutti più tranquilli.

Le distanze che dividono gli esseri umani sono già moltissime, politiche e culturali, se ci si mette anche l’alito, la situazione potrebbe precipitare. Non dobbiamo dimenticare che siamo tutti fratelli, Dio ci ha creato con il suo soffio divino. A giudicare da come siamo venuti fuori, anche l’Altissimo non doveva essersi lavato i denti quel giorno.

Scritto alle 13:16 | link | commenti (4) | commenti (4) (popup)
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