Nato per scassare le altrui sfere, cibarmi di altrui sensazioni e vivere di proprie emozioni.
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Chi sono lo sai ... mi hai forse incontrato, forse scopato, forse dimenticato, SICURAMENTE ODIATO !!!
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E' proprio vero:
Tira più un pelo di fica che un carro di buoi in salita !
Sono oramai all'ultima spiaggia, spero che questo blog sia un punto di partenza. Sono venti anni che lavoro, e senza falsa modestia posso tranquillamente affermare che riesco bene in ogni cosa che faccio.
Ero abbastanza sicuro che, fino a qualche anno fa, sarei riuscito ad imbastire uno straccio di carriera ed invece è stato un susseguirsi di lavori in nero, contratti interinali che durano pochi mesi alla fine dei quali, mi hanno detto arrivederci e neanche grazie.
Migliaia di ragazzi italiani sono nella mia stessa situazione e non c'è nessuno, nè governo nè sindacati, nè destra nè sinistra, che stia muovendo un dito per rimediare a questo scandalo.
L'unica soluzione che riesco a trovare è vendere me stesso. Esatto, alla persona che mi offrirà un contratto reale, a tempo indeterminato con uno stipendio minimo di milleduecento euro, concederò una e soltanto una notte di sesso.
Pregasi astenersi perditempo.
E, per finire, dopo averne dette di cotte e di crude sulle donne, dopo che tutte le hacker professioniste si staranno scatenando per farmi il defacement del blog, dopo che le varie kamikaze si staranno preparando per farmi la pelle, un pò di par condicio suppongo non guasti.
La donna che se la tira, la donna che non se la tira ... e se non mi tira ? Triste trovarsi in un letto abbracciati a una donna nuda che ti bacia, piena di odori, sapori, sguardi, già bagnata, lì che scende con la mano per trovare e stringere il tuo brando infuocato che dovrebbe essere già rigido, penetrante. E a te non tira. Mettiamo subito le cose in chiaro: a me sarò capitato un paio di volte in tutto, facciamo tre, non di più, scherziamo? Non posso mica deludere le mie fan. 
Triste, però, quel tuo abitualmente sesquipedale merendone che ora non supera la dimensione di cinque centimetri spalmati molli sulla pancia. Malgrado le mani e la bocca di lei. Che poi con tutte e tre le mie lei la loro reazione è stata identica: “Non ti preoccupare, può capitare a tutti, dai”. La stessa frase, identica, tanto da chiedersi se nei film scrivano le sceneggiature basandosi rigidamente (rigidamente ?) su eventi autobiografici, oppure se tutte le donne guardino sempre gli stessi film, o ancora se sia il solito circolo vizioso: “E’ nato prima l’uovo o la gallina?” (credo il gallo, se per caso non era nella sopracitata condizione che può capitare a tutti, anche ai lemuri).
Triste che la donna si metta poi seduta a parlare abbracciandoti, quando va bene, o accendendosi una sigaretta, quando va già meno bene, o resuscitando la tivù col telecomando, quando va proprio alla cazzo di cane. Rimanendo nuda, però, perché in fondo non si sa mai, putacaso che il mollaccione rattrappito non evolva via crisalide e/o vasi sanguigni verso l’impetuoso straripamento rittamente carnale.
Che poi a me tutte e tre le volte è successo, magari a distanza di un paio d’ore, però è successo. Di nuovo sull’attenti, fiero e rasserenato che fosse soltanto un passaggio a vuoto e non l’inizio di un su e giù dalla farmacia a elemosinare pasticche azzurre che: “Via, gra?”.
Triste comunque che vi sia stato quel momento in cui il tuo cervello aveva bloccato gli stimoli verso il basso ventre, alambiccandosi in pensieri svariati e irrefrenabili, che quando è passato tutto neanche te li ricordi bene, avevano a che fare forse con "sesso protetto", "stanchezza del solito corpo", "cazzo domani ho una giornata di merda", "sì però ho l’alito pesante", "e la morte, no, dico, la morte: dove la vogliamo mettere ?", "sempre le stesse cose", "mi sembra di recitare in un film porno", "ma io amo l’altra", "forse mezza bottiglia di whisky, due canne, la sega fatta per non venire subito e 20 gocce di En prima di uscire di casa tanto per stare tranquillo, magari, non lo so: forse era eccessivo".
E la donna ? Che cosa hanno pensato davvero le mie tre lei quando hanno toccato con mano che non mi tirava ? “Ecco, un altro che magari ha dimenticato i preservativi e ha paura di dirmelo e io ho il cassetto del comodino pieno", "ecco, non gli piaccio più", "ecco, solo lui pensa di avere una giornata di merda domani", "ecco, però potresti anche lavarti i denti prima di fare sesso", "ecco, sicuramente si sta facendo le sue solite seghe cerebrali", "ecco, aspetta, come cazzo dicono nei film quando a lui non gli tira ?", "ecco, ha ancora in testa quella brutta stronza", "ecco, magari se ti facevi un po’ meno adesso ci divertivamo, coglionazzo che non sei altro”.
Quando il cazzo non tira, l’unica cosa da fare è alzarsi dal letto prima che lei se ne accorga, sussurrarle in un orecchio: “Scusa, torno subito”, andare in bagno, guardarti allo specchio. E dirti in faccia: “Ok, idiota, poi però tra vent’anni non venirmi a dire che amo il fiore che non colsi, che se quella volta io avessi, che se solo non fossi stato così o così e poi così: non dirmi niente tra vent’anni, non avrò neanche più il dispiacere di conoscerti tra vent’anni, patetico IM-PO-TEN-TE”.
Funziona, ve l’assicuro. Quella parolina magica in maiuscolo, sillabata alla mia faccia afflitta e pietosa, ha sempre generato l’incanto.
Eh si, sarà che questo diluvio infernale che avvolge Roma da questa mattina mi rende un pò più caustico del solito, ma in fondo sono fatto così. O mi si ama o mi si odia.
Il manuale "Le Gioie del Sesso" di Alex Comfort è, dagli anni settanta, tra i più venduti al mondo. È una guida all'amore per veri intenditori. Tratta dell'uso del ghiaccio come stimolante naturale o del Pesce d'oro, cioè il sesso senza mani, o la posizione dell'Ostrica viennese, in cui la donna riesce a incrociare i piedi dietro la testa mentre giace sulla schiena.
Il sesso senza mani? E come si fa il sesso senza mani? Forse Uri Geller riesce a masturbarsi con la sola forza del pensiero ma non di certo il sottoscritto. Quindi il sesso senza mani non ci interessa. E nemmeno la posizione dell’ostrica viennese. Che poi se non riesce a disintrecciare i piedi dietro la testa si deve usare una motosega e il sangue mi impressiona.
1. «Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gen 1,27). Questo è quello che si narra nel libro della Genesis (come non ricordare questa gloriosa band inglese) ed è questo il danno.
Il mito della “Donna Ideale” è una immensa cazzata creata ad arte per far arricchire le agenzie matrimoniali e i siti come Meetic che ti promettono un sacco di cose che non vengono mai mantenute. La “Donna Ideale” non esiste. O meglio esiste ma ha una vita breve. Del resto che ci voleva, o Dio, a fare una donna per ogni uomo sulla terra? Una donna che rappresentasse la nostra metà esatta. Io sono Ripper ? Bene, allora creami una versione Ripper al femminile così che io possa godere dei piaceri della vita di coppia. E invece niente. O l’hai creata ma si trova nascosta su un paese sperduto delle Ande oppure in un’altra galassia. Nel mio peregrinare ho trovato e conosciuto un buon numero di donne. Delle pazze temerarie che nonostante il mio aspetto accettarono di mettersi con me ufficialmente e non.
Ma il problema è che quello della D.I. è un concetto a tempo determiato. Conosci una tipa e decidi di uscirci perché è esattamente come te. Ama quello che ami te. La tua esatta metà. Non immagineresti mai che questa è una tattica femminile subdola che serve ad accaparrarsi un marito. Del resto, le donne sono abili nell’arte dell’inganno. Vengono educate a questo. Il trucco per nascondere i difetti, i reggiseni imbottiti per nascondere i seni piccoli, i collant in lamiera zincata per contenere la cellulite che sborda ovunque, gli slip che alzano il culo.
Dopo quelche tempo, da qualche mese a un paio d’anni, la coppia convolerà a nozze. La prima notte da sposati è l’ultima volta in cui avrete a che fare con una belva assatanata di sesso. Poi il tutto calerà. La passione svanisce, i perizomi lasceranno il posto a mutande color carne, i capelli alla sevaggia lasceranno il posto a un mazzo di stoppa da idraulico, il culo sodo e tonico si trasformerà in una massa gelatinosa. E la vostra D.I. si trasformerà in un incubo. E così i mariti depressi andranno a zoccole e le signore depresse perché i mariti non le desiderano più si troveranno un amante, che farà vivere loro i momenti di passione che non ricordavano nemmeno più. E nasceranno così nevrosi. E gli psicologi avranno orgasmi multipli pensando ai quattrini che guadagneranno.
Quindi: la donna, o l’uomo, ideale non esiste. Evitate di cercare, evitate di trifolare i cosiddetti ai vostri uomini e/o donne. Rassegnatevi. Un uomo o una donna si comporterà in modo ideale fin quando non avrà ottenuto quello che cerca: scoparvi, se siete donne, o sposarvi, se siete uomini.
Ma come dovrebbe essere la mia donna ideale? Come me! Non strafiga ma nemmeno cessa, con una perenne voglia di sesso e coccole, un modo di affrontare la vita molto ironico e sereno, amante dei viaggi e con la voglia di scherzare e ridere sempre. Ma in momenti come questi, dove non si batte chiodo dai tempi dell’invasione di Annibale, va bene qualsiasi donna…basta scopare!
Che una donna se la tira è normale. Sa di essere una donna speciale, tutti la cercano e lei ... se la tira! Una delle soluzioni potrebbe essere ... tirarsela, anche noi! Farsi notare da lei senza fare quello che fanno tutti gli altri intorno a lei ... cioè essere diverso ... un po' solitario ... mai banale, alimentando una certa dose di mistero che affascina sempre.
Nel frattempo che cerco di essere diverso e misterioso, inizio a classificare le donne dal momento in cui ho avuto i primi approcci a oggi. Se qualcuno nota che manca una categoria, me lo dica pure che si fa presto ad aggiungerla. Se qualche donna passando di qua si possa riconoscere nella categoria ma fa finta di nulla celandosi deitro il fatidico "ah io non sono così" non si preoccupasse più di tanto. Non sono qui per giudicare quanto per riderci un pò su. Perchè tanto tira, tira, tira ... poi alla fine si strappa !!!
La Fighetta: La categoria delle fighette, è composta essenzialmente da ragazze, in genere giovani (17-21 anni), che se la portano a spasso ridendo e scherzando con uno stuolo di amiche, in genere fighette anch'esse. La fighetta non si caratterizza per una particolare bellezza: essa semplicemente è un tipo che sembra disponibile, da come si comporta, salvo poi rivelare un carattere da vera rompicoglioni nel momento in cui l'approccio diviene più esplicito.
La Gnocca: La classe delle Gnocche è composta da elementi di sesso femminile con elevato grado di attrazione. Caratterizzata di solito da forme assai piacevoli, è solita vestirsi in modo vistoso, gradevole e si distingue per i suoi modi sensuali e spigliati. Caratteristica fondamentale della gnocca è il tirarsela quel tanto che serve per fare passare la voglia, ai comuni mortali non dotati di conto corrente a 10 cifre, di tentare un approccio, adducendo la solita frase "Naaa ... se la tira troppo..."
La Cozza: Estremamente diffusa, la categoria delle cozze è composta da esemplari di sesso (forse) femminile che poco hanno di umano e molto di celenterato. La cozza ha peso variabile, non necessariamente eccessivo, ma in caso di peso "normale", l'assenza di grasso non ne pregiudica l'appartenenza alla classe, dato che normalmente le sue forme assomigliano più a quelle di un coccodrillo che di una donna. Non di rado, la cozza, pur di darsi un tono, se la tira come e più della Gnocca, ottenendo come risultato una progressiva migrazione verso la categoria delle Brutte Zitelle Scassacazzi.
La Figa Standard: Categoria molto apprezzata, quella delle fighe standard è una famiglia di medio-bassa diffusione, composta essenzialmente da esemplari con alcune caratteristiche peculiari (o belle tette o bel culo, o altro), ma in ogni caso di aspetto piacevole, discreta disponibilità al dialogo e grande versatilità morale. La Figa Standard si accompagna spesso ad una o più Cozze, con le quali intrattiene rapporti di amicizia profonda, certa dell'assoluta impossibilità di una qualsiasi forma di concorrenza sessuale da parte delle amiche. Il difetto fondamentale della Figa Standard è una sua rapida declassificazione a Donna Elastico, non appena si rende conto della reale attrazione suscitata negli uomini. Questo ne rende pericolosa la frequentazione per lunghi periodi di tempo.
La Figa Pazzesca: Rarissima specie di donna, caratterizzata da un aspetto da far sbavare, curve perfette, sorriso ammaliante e abbigliamento preciso, la Figa Pazzesca è una delle prede più ambite in ogni ambiente. La Figa Pazzesca è dotata in genere di una notevole simpatia, ma spesso anche di scarsa intelligenza, che la porta a volte ad infilarsi in storie assurde con personaggi maschili che, pur di tenersela stretta, depauperano tutte le loro risorse economiche nell'attività di correlazione: aperitivi, cenette, locali notturni e, in non rari casi, droga. La Figa Pazzesca è, e rimane, un "cult" per ogni uomo che sia in grado di superare l'iniziale momento di euforia dato dalla conquista dell'esemplare.
La Donna Elastico: La Donna elastico è una delle specie più diffuse. Famiglia composta sia da esemplari nativi che da ex esemplari di Figa standard, la Donna elastico vive la propria esistenza tra N frequentazioni maschili, saltando da una all'altra con la stessa facilità con cui si cambia di abito. Generalmente dotata di scarso senso dell'autocritica, la Donna elastico è convinta che in ogni caso il suo comportamento sia corretto, anche se contrario a qualunque morale, persino la propria. Viene detta Donna elastico per la sua flessibilità nei rapporti interpersonali: essa non predilige una particolare persona, ma si deforma secondo le esigenze del momento, mantenendo al proprio interno una fortissima componente di cinismo. Caratteristica intrinseca della Donna elastico, è la sua capacità di circuire gli uomini, facendogli credere di fare parte della famiglia delle Fighette o delle Fighe standard, per poi dimostrare, con il tempo di essere molto più affine alla categoria delle Troie, rendendosi pertanto moolto pericolosa.
La Brutta Zitella Scassacazzo: Terribile esempio di come un essere umano possa degenerare, le Brutte zitelle scassacazzo sono una vera e propria mina vagante. Generalmente orribili, questi esseri circolano liberamente con tutto il loro pesante carico di odio e invidia verso tutti gli altri generi femminili, con la sola esclusione delle Cozze, con le quali intrattengono spesso rapporti di pettegolezzo. Spesso la Brutta zitella scassacazzi è accompagnata dalla madre o dalla nonna, la quale fa opera di carità al mondo, sottraendole tempo che altrimenti sarebbe destinato alla devastazione dei rapporti altrui. Purtroppo, però, le appartenenti a questa famiglia hanno in genere una predisposizione naturale al disbrigo rapido di tutte le faccende e lavori che altri esemplari eseguono in tempi standard, rendendo quindi difficile la loro alienazione da troppo lavoro. Non sono rari i casi in cui la Brutta zitella scassacazzi, data la sua cronica inapplicazione sessuale, perde la testa per qualche esemplare maschile, subendo una temporanea trasformazione che la riporta alla famiglia delle cozze, dalla quale passa spesso alla famiglia delle Maialone orrende senza ritegno. Tali transizioni sono generalmente temporanee, tranne in rari casi in cui l'esemplare migra definitivamente all'ultima categoria e ci resta fino alla vecchiaia.
La Donna in Carriera: La classe delle Donne in carriera sta avendo grandissima diffusione negli ultimi anni. Questa categoria è sostanzialmente composta da donne provenienti da altre categorie, delle quali mantengono parte delle caratteristiche, aggiungendone di nuove che in alcuni casi si rivelano deleterie. Una di queste nuove caratteristiche è l'atteggiamento "so tutto io perchè mi faccio il culo in ufficio e non voglio sentire cazzate perchè sono stanca!". Derivata di questo atteggiamento è il cosiddetto "stress da troppi cazzi", inteso sia in senso morale che materiale. Non di rado, infatti, pur di accedere alla categoria, le donne si prestano a innumerevoli compromessi, ivi compresi quelli di natura sessuale. La febbre da carriera le costringe quindi, per mantenere il corretto "career improvement path", a costanti sessioni di seduzione sul luogo di lavoro, con notevole dispendio delle proprie risorse umane. Questo si riflette in modo moolto negativo sull'eventuale partner maschile, il quale, giustamente, dopo alcuni mesi di tolleranza all'assenza di un normale equilibrio nella psiche della compagna, inizia a farsi un pochetto i cazzi propri, mollando, come si suol dire, la presa per dedicarsi ad una più sana attività da scapolone. La donna in questione, resasi conto di tutto ciò, in alcuni casi ritorna nella categoria di provenienza, ma di solito accede alla categoria delle Zitelle lavoratrici croniche
La Troia: Come da definizione, la Troia è colei la quale, pur di divertirsi, passa sopra a qualunque principio, morale o materiale. Naturalmente portata ai rapporti interpersonali, la Troia predilige spaziare in ambienti ad elevata concentrazione economica. In molti casi la Troia è di aspetto gradevole, ed è dotata di una notevole attrattività. Essa è inoltre fornita di alcune capacità previsionali che hanno dell'incredibile: la Troia riesce, in moltissimi casi e con una semplice occhiata, ad intuire di qualsiasi uomo i seguenti dati: numero di conti correnti intestati, automobili possedute, fido della carta di credito, contanti posseduti nel portafoglio. Grazie a questa caratteristica, la Troia riesce ad approcciare qualunque uomo, sposato, fidanzato o libero, offrendo in modo più o meno evidente i propri favori sessuali ed iniziando una costante opera di drenaggio di capitali, adottando la tecnica dello scambio "10 minuti di sesso regalino da almeno 300 euro". Caratteristica distintiva della Troia è una normale predilezione per tutti quei generi di abbigliamento che coniugano l'alta sensualità con la praticità di svestizione. Altra caratteristica importante del loro vestiario, è la estrema capacità di trattenere ogni sorta di fluido organico maschile, in modo da poter utilizzare l'abito come arma di ricatto.
La Suora: Nella categoria delle suore, rientrano tutte quelle gentili signorine che, nonostante la loro disponibilità al divertimento e alla vita notturna, manifestano una presumibilmente totale amenità ai piaceri della carne. Un comportamento tipico delle suore è il presentarsi come gentili, affabili, disponibili e soprattutto libere da ogni vincolo, suscitando una legittima curiosità negli esemplari maschili che frequentano, dato che molto spesso gli esemplari appartenenti alla famiglia in oggetto sono discretamente attraenti. Il problema è che, come lascia intuire il nome della famiglia, le suore sono specializzate nel portare, più o meno volontariamente, gli uomini ad interessarsi sessualmente a loro, per poi opporre un secco rifiuto a qualunque genere di proposta anche solo blandamente erotica. Frase tipica delle suore è: "Ma per chi mi hai presa? Per una che la dà a tutti quelli che incontra?". La frase, riferita al contesto è in effetti oggettivamente corretta, in quanto la suora, per definizione di classe, non la dà assolutamente a nessuno. Questo la porta spesso ad uno stato di eccezionale depressione (una donna senza cazzo si sciupa), che viene solitamente superato praticando delle feroci sedute di autoerotismo. Come risultato di questo comportamento, la Suora tende con il tempo a migrare verso altre famiglie, soprattutto verso la famiglia delle Acidone, a volte in quella delle Zitelle lavoratrici croniche oppure, in alcuni rari casi, per compensazione di una vita di privazioni, nella categoria delle Ninfomani insaziabili.
La Maialona Orrenda Senza Ritegno (M.O.S.R.): A questa famiglia appartengono tutti quegli esemplari femminili che, non disponendo di caratteristiche attrattive sufficienti ad attirare l'attenzione autonoma degli uomini, ricorrono al vecchio trucco di "sbatterla in faccia a tutti quelli che le capitano" Riconoscibili per l'abbigliamento succinto, dal quale si evidenzia a colpo d'occhio la trabordanza della massa grassa, le M.O.S.R. o sono spesso dedite al bere, nonché alla frequentazione di tutti quei luoghi di aggregazione dove abbondano degli esemplari maschili in astinenza forzata. In alcuni casi, però, le M.O.S.R., si rivelano utili: capita infatti che qualche esemplare maschile, uscente da una relazione con un esemplare o di donna elastico o di fighetta o ancora di donna in carriera, frustrato dalla momentanea situazione di abbandono, trovi rifugio nelle attenzioni di una qualche M.O.S.R. Questo avviene perché spesso, le M.O.S.R., sono esperte in una qualche pratica erotica inusuale. Questo stimola la curiosità del maschio, il quale, dopo un breve periodo trascorso a farsi sollazzare dalla zozzona, la abbandona al suo destino per ricominciare a dedicarsi a prede più ambiziose.
La Zitella Lavoratrice Cronica (Z.L.C.): Questa famiglia è strettamente legata alla famiglia delle donne in carriera. In effetti si potrebbe definire come una sottospecie della donna in carriera, dato che normalmente l'atteggiamento è lo stesso, tranne che per alcune caratteristiche che ci permettono di distinguere una classe dall'altra. La Z.L.C., infatti, ha perso il fondamentale interesse alla prosecuzione della carriera, in quanto ha spesso ottenuto uno stop forzato alla crescita professionale causato da un qualche errore di percorso. Ad esempio: capita che una donna in carriera, nello svolgimento delle sue funzioni, cerchi di sedurre l'uomo di una qualche altra donna in carriera più in alto di lei nella scala gerarchica. Questo porta la donna in carriera di rango più elevato a tramutarsi istantaneamente in femmina vendicativa, scatenando tutte le armi a sua disposizione per frenare l'avanzata della concorrente. La poveretta (si fa per dire) si trova a questo punto sputtanata in tutto l'ufficio e, vuoi per la vergogna o per costrizione, si rifugia nello stakanovismo più feroce. Questo la costringe ad abbandonare ogni velleità, sia in ambito professionale che privato, lasciandola dedita solo ed esclusivamente al lavoro. Le Z.L.C possono provenire anche da altre categorie, ma difficilmente escono dalla loro condizione per mutare di classe.
La Ninfomane Insaziabile: Come il nome lascia intuire, la ninfomane insaziabile è quel tipo di ragazza, bella o brutta, che non può fare a meno di un pene per più di sei/otto ore. La fame di sesso di queste donne è incredibile: esse sono addirittura disposte a raccattare i lavavetri agli angoli delle strade, pur di farsi infilare, anche se ovviamente preferiscono frequentare altri generi di esemplari maschili. In alcuni casi davvero eccezionali, la ninfomane insaziabile presenta anche le caratteristiche esteriori della figa pazzesca. In tal caso si parla di Pornodonna. La ninfomane insaziabile è una preda discretamente ambita, pur presentando lo svantaggio di non essere assolutamente affidabile dal punto di vista psicologico. Chiunque si sposasse con una Ninfomane insaziabile avrebbe la virtuale certezza di essere cornuto già all'inizio del banchetto di nozze.
La Acidona: La famiglia delle acidone comprende tutti quegli esemplari che, per un motivo o per l'altro, non sono in grado di passare una serata in compagnia senza scazzare con qualcuno del gruppo. Caratteristica dell'Acidona, è la sua capacità di criticare qualunque frase le venga rivolta come se fosse un insulto nei suoi riguardi. Ad un classico "Ciao, come stai?", l'Acidona risponde quasi immancabilmente "Che ti frega? Fatti i cazzi tuoi!". Da questo comportamento ne deriva un generale disprezzo nei suoi riguardi, che la porta negli anni ad inacidirsi sempre di più, fino a sfociare nella categoria delle Isteriche.
La Tipa: Probabilmente la categoria più diffusa. Le tipe sono tutte quelle che si incontrano normalmente ad una festa, che ti chiedono se gli fai accendere, se gli cambi le mille lire, se gli reggi la borsa, ma con le quali non si intrattengono discorsi che durino più di 30 minuti (a dire tanto). In generale la Tipa si presenta come un esemplare femminile normale, salvo poi presentare caratteristiche che ne permettono una migliore classificazione in una delle seguenti sottofamiglie: Tipa che la dà - Tipa che non la dà - Tipa che la darebbe ma ha il tipo - Tipa che te la faresti se non ci fosse la tua Tipa - Tipa che te la fai facendole credere che sei chissacchì e poi non la accompagni neanche a casa.
Il Puttanone: Il puttanone è una curiosa deviazione della tipologia Troia. Di norma, una Troia resta semplicemente Troia, e vive la sua troiaggine più o meno coerentemente. In alcuni casi, si verifica qualcosa che porta la Troia a riconsiderare la propria condizione e, in una botta di moralismo incredibile, decide di non dedicarsi più al drenaggio di capitali. Il fatto è che essa, ormai, è abituata a saltare da un membro all'altro con agilità. Questo desiderio di uscire dal proprio schema classico "la do se cacci la lira", la porta ad intraprendere un cammino dove il bisogno di purgare la propria anima dall'istinto meretricio le impone di fornire favori sessuali senza richiedere nulla in cambio. Come risultato, Il Puttanone, scopa con le stesse modalità della Troia, ma non chiede nulla in cambio, se non il mero appagamento sessuale. In questo dimostra un atteggiamento simile alla Ninfomane insaziabile, anche se il ritmo erotico è decisamente più basso. Nel caso della Ninfomane insaziabile si tratta di bisogno fisico di cazzi, mentre il puttanone è più che altro spinto dalla scelta personale di essere disponibile ad ogni uomo.
La Pornodonna: Definire la Pornodonna equivale ad una solenne descrizione di uno dei desideri più osceni di molti maschi: una donna splendida, simpatica e soprattutto assetata di sesso più di qualunque altra cosa. Chiaramente un esemplare del genere, può avere il suo campo di applicazione per un periodo massimo di 10 giorni; seguire il ritmo di una Pornodonna è pressoché impossibile già se si è dei ricconi nullafacenti, figurarsi se in più si è tenuti al lavoro. Una pornodonna rappresenta quindi un'impresa, nel vero senso del termine: ella si presterà a qualsiasi tipo di rapporto sessuale, in qualsiasi momento e in qualunque situazione; permetterà all'uomo di turno di passeggiare amabilmente abbracciato ad una ragazza splendida, abbandonandosi alla sacrosanta bastardaggine data dal poter comunicare a sguardi ai propri amici il famoso: "Guardate un po' chi mi scopo io...". Tale sensazione, però, è destinata a durare poco, dato che la Pornodonna in questione non mancherà di tenere gli occhi aperti ed in capo a poco più di un mese tutti gli amici del gruppo avranno ottenuto lo stesso trattamento dalla suddetta, e gli sguardi saranno molto meno fieri.
L'Isterica: Definire l'isterica corrisponde a dare uno sguardo un po' a tutte le donne...tuttavia ci sono alcuni esemplari che fanno dello sclero la propria ragione di vita: L'isterica non si preoccupa minimamente della situazione, del momento, delle persone con cui ha a che fare, e si lascia generosamente andare a degli scatti di ira furiosa che in non rari casi sfociano in un vero e proprio attacco di violenza gratuita. Il problema è che queste poverette, non si rendono conto del fatto che la pazienza umana ha un limite, quindi, giunte all'ennesimo scazzo feroce, quando cercano per l'ennesima volta di schiaffeggiare il povero cristo di turno, perdono i sensi e si risvegliano doloranti con il tatuaggio della mano di lui sulla faccia. Di solito, a questo punto, cercano di rimediare con l'ennesima botta isterica, questa volta dominata dal pianto furioso: in soli 5 secondi, la faccia della sciagurata sembra flagellata da un monsone, con litri e litri di lacrime che si riversano al suolo, mentre dalla bocca le fuoriescono degli strani mugolii assolutamente incomprensibili. Questi momenti sono estremamente delicati: mai comunicare l'incapacità di comprendere ciò che la matta dice !!! Il rischio minore è quello di riportarla allo stadio immediatamente precedente al pianto, ossia quando pretende di mandarvi al tappeto, quel lo maggiore è di ritrovarvi effettivamente al tappeto vittime di una feroce ginocchiata nelle parti basse.
Giovedì scorso a Milano è stato presentato dalle Edizioni San Paolo un kit da regalare ai giovani sposi alla fine del corso prematrimoniale: un catekit, se vogliamo. In questa sorta di scatola di montaggio per costruire un perfetto rapporto di coppia, sono racchiusi numerosi consigli sugli aspetti più diversi della vita coniugale. Il titolo della pubblicazione è "Sposi per sempre", che nonostante possa ricordare ai più superficiali un programma di Mengacci, chiarisce immediatamente il non facile intento editoriale. Siamo convinti che con il tempo, oltre ai preziosissimi consigli spirituali, verranno inseriti nel kit anche altri suggerimenti fondamentali alla lunga durata del menage: le espressioni consigliate di fronte ad alcuni regali di nozze (l'impenetrabilità emozionale è fondamentale quando dalla confezione esce un orribile centrotavola in peltro donato da zia Elvira), le strategie diplomatiche nei confronti delle famiglie di provenienza (la sola organizzazione dei pranzi natalizi senza che nessuno si offenda richiede un savoir faire superiore a quello di Kofi Annan alle Nazioni Unite), la par condicio di fronte al televisore, l'equa ripartizione dei compiti gestionali (in sostanza, chi deve andare a buttare l'immondizia e chi deve litigare con il tecnico della caldaia), la messa a punto e l'equilibratura della reciproca attrazione (non far scendere mai il livello di attenzione al di sotto dei bigodini a letto per lei e del pigiamone con gli orsetti per lui), la manutenzione della memoria matrimoniale (al terzo anniversario dimenticato si rischia una lunga squalifica), la politica unitaria negli investimenti ricreativi (cioè, decidere d'amore e d'accordo dove si va in ferie), la periodica approvazione della finanziaria familiare (con la quale stabilire determinate priorità, se sia più urgente l'acquisto della lavasciuga o di una tv nuova).
Fino a qualche decina di anni fa erano facilmente reperibili dei kit viventi, in genere degli anziani facenti parte del nucleo familiare che, di fronte a qualunque problema, dispensavano autentiche perle di saggezza, massime capaci di indicarti sempre la direzione giusta: "Non sposare una donna più ricca di te, se no ti mette il morso", "Meglio un cane per amico che un amico cane", "L'amore passa, è la stima che rimane". Spesso sbagliavano e questo ha causato l'estinzione di queste pur simpatiche figure.
L'intuizione delle Edizioni Paoline è destinata ad aprire nuove strade: un sostegno psicologico e un consiglio possono servire in qualsiasi momento della vita, un kit ben assemblato può toglierti d'impaccio in tantissimi frangenti, dalla nascita alla morte. Ad esempio, sarebbe bello avere un kit per il traffico, che aiuti l'automobilista stressato e gli impedisca di invocare i parenti trapassati di quelli che non mettono la freccia, un kit per la fila alla Posta, che insegni la nobile arte dell'attesa, un kit per non essere intercettato telefonicamente, che di questi tempi andrebbe via come l'acqua, e poi ancora un kit elettorale, uno fiscale e, perché no, uno per dimostrare dodici anni di meno. Insomma, un pronto soccorso esistenziale è senz'altro indispensabile: una volta c'era solo il coltellino svizzero multiuso a darci l'impressione che potesse esserci sempre una via d'uscita, oggi le cose sono molto più complesse e avere un kit a portata di mano può rivelarsi utilissimo.
Le auto scorrono veloci sotto il ponte, cone un unica lamiera. Non distingui gli spazi tra l'una e l'altra tanto corrono veloce. L'aria è fresca, l'ultimo miscuglio di birra e vodka sta facendo il suo effetto, ti senti enormemente grande. Ti passano uno spinello. Fino a ieri non ne volevi sapere, ma stasera è diverso, ti senti pervadere da adrenalina allo stato puro. Prendi la sigaretta, ne aspiri una, due boccate a pieni polmoni.
Guardi fuori dal parapetto. E' buio, l'asfalto nero è illuminato solo dai fari che sciaboleggiano nella notte. Alzi la pietra fuori del parapetto e la lasci sospesa nell'aria. Conti mentalmente ... "1 ... 2 ... 3! Fuoco"
Lasci cadere la pietra e aspetti di sentire il sordo tonfo di un lunotto che si spacca in mille pezzettini, di una lamiera accartocciata, di un rumore nella notte. Ma senti solo un tonfo sull'asfalto; damn'ed bersaglio mancato.
Un altro tiro, vuoi fare un'altro tiro, vuoi sentirti a mille. Il cuore ti batte all'impazzata, il sangue scorre velocemente nelle vene, mandi giù un altro sorso di birra. E allora ricominci, sperando di poter sentire qualche altra cosa.
Alzi la pietra fuori del parapetto e la lasci sospesa nell'aria. Conti mentalmente ... "1 ... 2 ... 3! ". Lasci cadere la pietra ... aspetti di sentire qualcosa.
E il bersaglio alla fine viene raggiunto, senti un rumore di vetri, gomme che stridono sull'asfalto, lamiere che tamponano altre lamiere, grida strazianti. Sei nell'estasi più pura, hai fatto centro. Ora però bisogna scappare, in preda all'euforia di aver provato una sensazione nuova, ti senti strafico, tutti ora ti rispettano. Non sei ancora cosciente di aver messo a repentaglio, per uno stupido gioco, delle vite umane. La Grande Madre ti è riconoscente, ti sarà sempre vicino d'ora in poi, sa che con te fa buoni affari.
Il giorno dopo lo leggi sui giornali, ti senti prima fiero del tuo gesto, te ne puoi vantare con gli amici ma poi leggi "la polizia è già sulle traccie degli assassini". E si fa viva la tua coscienza, il tuo rimorso, inizi a vivere nell'ombra, hai finalmente PAURA! Capisci di aver fatto una cazzata, ma non una piccola. No, questa vola è diverso. hai fatto una grande CAZZATA!!! Le scariche di adrenalina nel tuo cuore si susseguono ogni volta che vedi un uomo in divisa, hai paura che i tuoi amici facciano la spia, non hai più scampo. Sai che ti prenderanno. Fai mente locale a quella sera, se hai lasciato cicche in giro, se hai bevuto, con queste dannate prove del DNA non c'è più possibilità di farla franca, i testimoni, le persone che pensavi siano tuoi amici ti fregheranno perchè "mors tua vita mea". Ti lavi le mani cento volte al giorno perchè senti sempre l'odore della polvere del sasso, ti senti sempre sporco. Ma per quanto ti lavi, la tua coscienza non è pulita.
Pensi, tanto non mi beccheranno mai. Non potranno mai provare che sei stato te. Sarà quella tua sicurezza che ti tradirà alla fine, perchè la paura che serpeggia nel paese, la paura che tutti paghino per colpa di uno solo, farà si che ti venderanno per meno di trenta denari.
Sono passato vicino a un ponte distrutto ieri mattina, un ponte che è stato abbattuto per ricostruire un paesaggio ambientale deturpato. Mi sono fermato cinque minuti, affacciarmi per vedere il traffico sottostante e tanto è bastato per provare l'orrore sopra descritto.
1. Mangiarmi le unghie: ebbene si, quando sono nervoso attacco le unghie. Poi mi pento perchè quando si scarica il telefono, non riesco ad aprire lo sportellino per inserirci lo spinotto elettrico e se mi prude la schiena debbo grattarmi contro lo stipite stile orso Yoghi.
2. Odiare le donne: non sopporto la venticinquenne che pensa di essere donna (e se la tira) e non sopporto la cinquantenne che vuol fare la trentenne (e che se la tira)
3. Amare le donne: eh si, quando pensi di aver trovato la donna adatta, che possa esser anche solo un amica, che fai di tutto per farla sentire meglio e accontentarsi di un sorriso come ringraziamento, ecco che mi becco una che fa di tutto per ferirmi
4. Essere permaloso: non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te. Ma a me lo fanno sempre perchè io no ?
5. Sognare: il mio sogno è cambiare città, cambiare lavoro, cambiare radicalmente e scomparire dagli occhi di chi mi conosce, per poter far nascere un nuovo io. Solo che con le tecnologie moderne mi ritrovano appena svolto l'angolo.
Adesso dovrei passare la palla ad altre 5 persone. Pertanto i primi 5 che passano da qui se lo beccano e provano a tirar giù 5 stranezze. E non fate gli gnorri che il GeoLocator è sempre attivo 
La vita è fatta di concomitanze spesso fastidiose. Avete notato che quando c'è lo sciopero dei mezzi pubblici, piove sempre? Si tratta di una casualità crudele, seconda solo all'essere lasciati dalla fidanzata subito dopo un derby perso per tre a zero.
Venerdì, mentre diluviava sugli italiani imbottigliati nel traffico, a Firenze si tiravano le conclusioni del XXII congresso della Società Chimica Italiana. Si è parlato di nanotecnologia, branca della scienza che non riguarda gli elettrodomestici di Pupo e Rita Pavone. Stiamo invece parlando di ricerca sull'infinitesimamente piccolo, tipo il prestigio internazionale del cinema italiano, per capirci. Tra le potenzialità delle nanotecnologie, l'invenzione di materiali di applicazione quotidiana, come ha annunciato il prof. Vincenzo Balzani, docente di chimica all'Università di Bologna e candidato al premio Nobel: i vetri autopulenti, i vestiti che non si bagnano, i tessuti antisudorazione, questi ultimi destinati, ci auguriamo, a diventare obbligatori sulla metropolitana in estate. La scienza, per secoli considerata appannaggio esclusivo delle grandi menti, ora scende dal piedistallo e va verso Mastro Lindo. La tanto attesa realizzazione della tovaglia autosgrullante dalle briciole a fine pasto, del calzino da uomo che si rammenda da solo, dell'armadio in grado di realizzare autonomamente il cambio di stagione, forse diventeranno presto delle splendide realtà, irrinunciabili per le generazioni future.
Alla luce di questi sviluppi tecnologici, possiamo dire che la grande molla che spinge l'ingegno umano è la pigrizia: lo slancio che ha portato Galileo, Newton e Franklin a fare le loro grandi scoperte si fonda probabilmente sul desiderio di starsene spaparanzati a godersi il posticipo di serie A, senza doversi occupare di tessuti da smacchiare o lavandini da sturare. «Datemi una leva e non mi solleverò dal divano», questo era quello che in realtà intendeva dire Archimede.
Quali sono però, viene da chiedersi, i rischi insiti nel manipolare la materia a livello molecolare, per ottenere le meraviglie di cui stiamo parlando? Se modificare geneticamente la frutta o gli animali d'allevamento può comportare dei rischi, cosa potrebbe succedere nell'eseguire operazioni simili sulle sostanze chimiche che costituiscono gli oggetti intorno a noi nella nostra casa, in ufficio, in auto e in tanti altri posti? Se un bel giorno di febbraio, tanto per fare un esempio, il nostro maglione di pura lana, addizionata di prodotti chimici per evitare che si riempia di quei fastidiosi pallini, stanco del nostro deodorante o delle camicie che gli abbiniamo, prendesse vita e cercasse di stritolarci all'improvviso? Si tratta certamente di casi estremi, forse di fantascienza, ma finché gli scienziati non ci tranquillizzeranno provatamente, faremo bene a stare attenti.
In questi ultimi cento anni, il progresso in alcuni casi ci ha spaventato, quando ha prodotto bombe devastanti o inquinamento o radiazioni capaci di avvelenarci per decine d'anni. Speriamo che il nuovo incubo tecnologico non sia rappresentato dalla poltrona in alcantara che risponde al citofono ai Testimoni di Geova o dal vestito da sera che cambia colore in base alla tappezzeria. Almeno per quello che riguarda le paure, restiamo sul tradizionale.
Bagnino, oh bagnino ... così ha esordito l'amicomio negoziante nel momento in cui gli sono entrato nell'esercizio vestito da palombaro, gocciolante e più zuppo di un biscotto Osvego appena entrato in una tazza di latte.
Roma è nuovamente sotto un diluvio torrenziale. Le strade sono diventate piste per acquascooter, le auto sembrano motoscafi e, ovviamente, chi ne fa le spese è il sottoscritto in quanto, anche se guidi piano, non totalmente tutto da una parte, arriva sempre l'automobilista fregnone e rimbambito. Si rimbambito, perchè appena vede una pozza d'acqua non sa resistere. Come i bambini ci si deve tuffare dentro. Con la differenza che se il bimbetto ci si tuffa dentro lo fa con i piedi per vedere gli schizetti d'acqua volar via da tutte le parti. Se lo fa l'automobilista fregnone è solo per compiacersi di vedere ondate di acqua alzarsi incurante che quelle ondate spesso e volentieri annegano pedoni e motociclisti.
Ebbene, oggi se mi sono bagnato tanto non lo devo a Giove Pluvio ma a tutta quella massa di rincoglioniti automobilisti a bordo di grosse autovetture quali Mercedes, Porsche Cayenna e Land Rover che mi hanno annaffiato ben bene dalla testa ai piedi, non fermandosi neanche alle mie rimostranze e al mio dito medio sempre ben teso.
Ciononostante, le uniche parti del mio corpo realmente bagnate erano le mani, in quanto sono attrezzato per i diluvi. Però vedersi arrivare di botto un'ondata d'acqua quando non te l'aspetti, vedere la visiera improvvisamente sporcarsi di detriti vari (perchè le strade di Roma non sono mai pulite) misti a fanghiglia, inizia a diventare un volo cieco. E, dulcis in fundo, sempre lì in agguato c'è il tombino mezzo infossato oppure una bella buca fresca fatta, così se poco poco ti sei salvato dallo spostamento delle onde, non ti salvi dall'affossamento delle forcelle che ti arrivano in gola e ti fanno risalire dallo stomaco il cappuccino di due ore prima.
Andare in giro per Roma, sotto la pioggia con un due ruote equivale ad affrontare un corso di sopravvivenza estrema.

Direi quasi una notte in bianco ... dopo un'abbondante cena a base di pesce ero talmente intrippato e burpeggiante che la sonnolenza stava prendendo il sopravvento. E dire che di cose da vedere ce n'erano, ma mi sono fermato a questo vicino casa per poi sprofondare tra le braccia di Morfeo verso le 2.30 del mattino.
Non sono più il ghepardo de 'na volta.
C'è un virus in circolazione da molto tempo che a fatica si riesce a debellare. Non è il solito trojan o il solito worm. No, è più fetente, più distruttivo di qualsiasi arma di massa, ognuno di noi ce l'ha, a volte inconsapevolmente.
Il mio ha un nome: papà !!!
Mio padre riesce dove un qualaiasi programmatore di virus fallisce. Riesce a farmi infettare il computer anche se sono protetto da antivirus e firewall, riesce a farmi scomparire dati dalla mia e dalla sua utenza, riesce a farlo spegnere senza toccare l'interruttore principale. "E' mancata la corrente". Un rapido sguardo alla mia complicatissima sveglia elettrica che, quando manca la corrente, segna ore improbabili con anni assurdi e invece è più puntuale di un orologio svizzero.
E quando succede qualcosa, omertà allo stato puro, un muro di "ah io non sono stato", mentre dalle log di sistema esce fuori di tutto e di più.
Nega spudoratamente, anche quando gli ho trovato siti porno dentro la cronologia. "Ma io ho usato solo Wikipedia".
Per questo virus non ci sono antivirus ... solo la pazienza di un figlio ... che tra poco gli blocca Internet !!!
L'evoluzione della razza umana, dal pitecantropo a Luciano Moggi, ci ha permesso di trovare risposte agli interrogativi più inquietanti, tranne uno: perché il pupo piange ? Perché c’è poco da ridere, verrebbe da rispondere, considerando l’attuale situazione del pianeta. Ma si tratta di una risposta che nessun genitore, spettinato, preoccupato e con occhiaie simili a cerchioni di una panda, si sentirebbe di accettare.
In realtà, il pianto è la ragione sociale del neonato. Così come per il cane lo è l’abbaiare, per il sottosegretario il raccomandare e per la soubrette lo sculettare. Il piccolo, appena immatricolato, ancora attonito di fronte a un mondo di peluche e carillon, non è in grado di parlare. Quindi, per comunicare, per farsi sentire, usa il pianto, tecnica peraltro utilizzata anche dai Presidenti dei club di serie A dopo un rigore negato. Ciononostante, non c’è papà o mamma che, davanti a un pargolo “in pianto stabile”, non si chieda con apprensione il perché: ha fame? Ha le colichette? Ha visto una foto di Berlusconi o di Bondi? Per dare finalmente una risposta a questi strazianti interrogativi, il policlinico S. Maria alle Scotte di Siena insieme all’Ispesl di Roma hanno realizzato uno strumento in grado di misurare l’intensità del pianto infantile, una sorta di “piagnometro” con una scala da uno a sei, basata su tre parametri: acutezza dello strillo, ritmicità e continuità. Certo, quando alle tre di notte il frugolo, quasi fosse dotato di un impianto antifurto, inizia a far andare la sirena, appare difficile che i genitori riescano a improvvisarsi scienziati e, invece di ingozzarlo di camomilla, comincino a calcolare a che grado della scala “mepiagni” corrispondono i suoi acuti. Meglio quindi rivolgersi, per l’impiego di questo nuovo e strabiliante macchinario, al personale medico, anche se questo finirà inevitabilmente per causare gravi incidenti diplomatici con le nonne, che da sempre sono delegate all’interpretazione dei vagiti, così come gli indovini lo erano per le viscere degli animali. La nonna media italiana, anche di fronte all’ascolto telefonico del pianto nipotesco, è in grado di sentenziare “cambiagli il pannolino” oppure “sono i denti” o addirittura, con un autentico virtuosismo, “preparagli la tisana al finocchio”. Del resto, in Italia i conflitti di competenza sono abbastanza frequenti e anche in questo caso una soluzione si troverà.
Il principio di questa nuova invenzione tutta italiana potrebbe venire applicato in futuro anche ad alcune categorie, decisamente adulte, che compongono il nostro tessuto sociale e che, ultimamente, hanno raggiunto gli onori della cronaca con un’intensità di pianto davvero considerevole. E’ un’ipotesi cui il Ministero della Salute, insieme a quello delle Finanze, potrebbe iniziare a lavorare già dal prossimo autunno, in concomitanza con il varo della manovra finanziaria 2007. Solo che, se piange il pupo, spesso basta alzarsi dal letto, prenderlo in braccio e passeggiare una mezz’oretta per la stanza canticchiando “ninna oh ninna oh, questo bimbo a chi lo do”. Fare la stessa cosa con i tassisti o i farmacisti, appare francamente più scomodo.
Parlando con amici di varia cultura si è finiti sul disquisire sull'applicazione della legge del contrappasso applicata ai giorni nostri con la variante del luogo ove scontarla.
Se dovesse essere applicata nei miei confronti, preferirei essere su un'isola deserta in compagnia di un'allegra brigata di lesbiche.
"Abbiamo disattivato la cronologia dei commenti per manutenzione"
Ora che la manutenzione è finita, le cronologie dei commenti sono scomparse e non mi riesce più di capire se è passato qualcuno oppure no.
E non c'è neanche un messaggio di scuse.
Molto presto nelle più importanti strutture ospedaliere italiane, oltre ai reparti Grandi Ustionati, ne sorgeranno altri attrezzatissimi dedicati ai Grandi Rovinati, cioè ai tanti nostri connazionali che sperperano fortune sui tavoli verdi di tutto il mondo. Le case da gioco, benché a differenza del sistema politico italiano abbiano realizzato da tempo il bipolarismo perfetto (devi puntare esclusivamente sul rosso o sul nero e vinci o perdi con chiarezza assoluta), sono la nuova preoccupante emergenza della nostra Sanità. Sanità che in fatto di emergenze non si è mai fatta mancare nulla.
A Roma, il Policlinico Gemelli ha infatti aperto il primo day hospital per curare la dipendenza dal gioco d’azzardo, un padiglione che, a rigor di logica, dovrebbe portare il nome di Emilio Fede, così come quelli di oculistica sono spesso intitolati a S. Lucia. La nuova clinica, il cui unico, concreto pericolo è quello di sfuggire di mano ai sanitari e trasformarsi in una bisca, si propone di fornire un adeguato sostegno psicologico ai giocatori più incalliti. Quali siano però le terapie applicate in questa sorta di comunità di recupero dai Casinò possiamo solo immaginarlo: ai ricoverati verrà forse fornita quotidianamente, sotto accurato controllo medico, una modica quantità di fiches da affidare ai croupier e, al posto della insidiosissima roulette o del black jack, saranno loro somministrate a mo’ di metadone alcune cartelle della tombola, poco nocive e che non danno assuefazione.
Secondo lo studio condotto dal prof. Luigi Janiri sulla psiche di molti giocatori-scommettitori, chi gioca d’azzardo lo fa perché ha scarsa consapevolezza del pericolo: del resto, un popolo che ha il debito pubblico al 107,5%, che consapevolezza del pericolo può avere? La ricerca inoltre sottolinea come i frequentatori cronici di Saint Vincent, Venezia e Campione d’Italia sviluppino nei confronti del demone del gioco una totale, implacabile dipendenza, simile a quella che lega Bondi a Berlusconi, il centrosinistra a Clemente Mastella e Tom all’immancabile Jerry.
La vera, grande novità introdotta dall’équipe medica del Policlinico Gemelli consiste nel trattare quello che in passato veniva considerato semplicemente un “vizio” come un’autentica patologia, intuizione destinata senz’altro a cambiare in maniera radicale la scienza medica: ci sembra già di vedere, in un futuro molto prossimo, corsie intere riservate ai donnaioli, pronto soccorsi brulicanti di signore un po’ frolle del bel mondo dedite al pettegolezzo, lazzaretti per dirigenti calcistici affetti da sindrome telefonica arbitrale. Tutte persone non da biasimare ma da aiutare e curare. Dopo gli indulti ed i condoni, la svolta terapeutica è l’ultima frontiera dell’autoassoluzione nazionale, grazie alla quale potremo finalmente dire, parlando delle nostre debolezze: “Non è colpa mia ... ci ho avuto la malattia che mi ha bloccato!”.
Va detta una cosa, a onor del vero: la nostra Sanità ha grosse colpe riguardo al dilagare della passione per il rischio in Italia, responsabilità oggettive che non possono essere ignorate: prendere l’appuntamento per una Tac in una struttura pubblica e sperare di arrivarci vivi è un azzardo al cui confronto lo chemin de fer sembra una tranquilla mano di solitario.
Bisogna perdere tutto per trovare
ciò che è veramente
importante !