In Medio Stat Virtus

Nato per scassare le altrui sfere, cibarmi di altrui sensazioni e vivere di proprie emozioni.

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Utente: TheRipper66
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mercoledì, 30 agosto 2006
Pensieri

"La mente, dopo essersi aperta a nuove idee, non torna mai alle dimensioni originali."

(A. Einstein)

"Il culo anche."

(Eva Henger)

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ipse dixit

martedì, 29 agosto 2006
Curiosità

 

Mi occupo, oramai da svariato tempo, di sicurezza in materia di reti aziendali. Nello specifico monitorizzo tutto il traffico in entrata e in uscita, la possibilità di eventuali attacchi di tipo DoS e DDoS, phishing, virus e tante altre cosette divertenti. Divertenti per me, perchè è sempre fonte di studio e di novità. Un pò meno per quanto riguarda le aziende quando di punto in bianco si trovano con il culo per terra. Va da sè che questo mestiere non te lo inventi di punto in bianco, oggi ci sono studi e addirittura master universitari. Ma quando cominciai a studiarmeli io, non c'era nulla in proposito, solo quel poco scarso materiale che si poteva trovare sulle banche dati e si poteva contare su qualche amico un pò più smanettone che ti dava qualche dritta. Praticamente, per diventare un esperto di sicurezza informatica dovevi prima farti un pò di gavetta dall'altra parte del modem. E dall'altra parte della sponda.

Oggi, tramite appositi programmi, si può monitorare tutto quello che avviene sulla rete, sia se lo fai per lavoro sia per l'utilizzo casalingo, per evitare che qualche "fijo de 'na mignotta" ti entri nel tuo piccì e si vada a impicciare delle tue cose. Uno degli ultimi programmi che ho utilizzato, specifico per aziende (il costo per un uso casalingo è proibitivo) è un GeoLocator che, partendo da un indirizzo IP anche nattato, ti dice la persona da dove si è collegata, se usa una connessione ADSL o una PSTN (modem analogico a 56 k), se è a casa o in ufficio, la via, il numero civico e il piano da dove parte l'origine della chiamata. Il tutto con una precisione del 99,9%.

Geolocator

E ti scarica tutto dentro una log. Oggi, spulciando un pò la log, ho visto che, ad esempio, questo blog è ben visitato, anche in sola lettura, da utenti italiani e non. I più curiosi ? La Usl12 di Mestre, il Consorzio Per il Sistema Informantivo Piemontese, la Food and Agriculture Organization (FAO).  Ovviamente non sempre linkando direttamente al sito ma arrivandoci per motori di ricerca. Di tutto ciò va detta una cosa: i dati contenuti nella log, per doveri di rispetto della legge sulla privacy, è limitata al solo monitoraggio dell'indirizzo IP e sua provenienza mentre agli altri dati è possibile accedere solo dopo due livelli di password.

Ma, se tralasciamo tutto l'aspetto tecnico della questione, la cosa è veramente inquietante. Basti pensare all'utilizzo quotidiano dei telefoni cellulari, delle carte di credito, anche della semplice composizione di un numero telefonico tramite l'apparecchio di casa. In ogni preciso istante qualcuno sa cosa stai facendo.

Anche chi controlla me.

Scritto alle 16:02 | link | commenti (13) | commenti (13) (popup)
informatica, io

Nel posto sbagliato, al momento sbagliato

La sera del 9 marzo del 1973, nella via Nirone, a Milano, Franca Rame venne affiancata da un furgone. C'erano cinque uomini che l'avevano obbligata a salire. La violentarono a turno. Gridavano: "Muoviti puttana, devi farmi godere". Le spegnevano sigarette sui seni, le tagliavano la pelle con delle lamette. Una sequenza allucinante. Che quella violenza sessuale, resa più stereotipatamente maschia dalle sigarette spente sui seni, dai tagli sulla pelle con le lamette, dall'ingiunzione a turno "muoviti, puttana, fammi godere", fosse opera di un gruppo di neofascisti (allora non si usava la parola branco) lo si è sempre saputo. Come lo si è sempre saputo che lo stupro di Franca Rame fu una pianificata offesa al suo essere donna e di sinistra. Conoscere nomi e nomignoli di quei sanbabilini, ora che il delitto è caduto in prescrizione, cambia poco: Biago Pitarresi, Angelo Angeli , "un certo Patrizio", "un certo Muller". Tutta bella gente.

Ora Angelo Angeli, a distanza di 33 anni, risalta nuovamente agli onori delle cronache per aver coperto (o dovrebbe esser più giusto il termine "aizzato") due extracomunitari a violentare due turiste francesi. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. E questo vizio inizia a diventare un nuovo fenomeno di costume, una nuova moda trendy, da seguire ed esercitare a discapito di donne, ITALIANE, che hanno la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Come ieri pomeriggio quando una quattordicenne è stata aggredita all'interno del Lido di Milano. Autori dell'ignobile gesto quattro ragazzini romeni, tutti minorenni.  

Qui ora non si tratta di diventare razzisti ma gli autori di questi delitti sono tutti di origine extracomunitaria. Basta fare pochi chilometri più in là e approdare a Brescia dove l'agosto degli orrori  è cominciato con l'assassinio della pachistana Hina Saleem, sgozzata in famiglia. Poi l'omicidio di Elena Lonati, uccisa in chiesa dal sagrestano cingalese, l'assassinio del pittore Aldo Bresciani per mano di un giovane maghrebino, e l'omicidio di un operaio pachistano accoltellato per strada da due nordafricani. Episodi che aggiunti a quanto accade in questi giorni a Milano spingono la Lega a soffiare sul fuoco. E quando è così Calderoli inizia a divertirsi con frasi ad effetto, tipo "castrazioni chimiche", "l'Italia agli Italiani" e via dicendo. Perchè parlare è facile, ma tirar giù una legge contro le cazzate che dice il ministro leghista pare non sia semplice. Ci si riempie la bocca con parole come "multietnico", "integrazione". Ma si, viva l'integrazione, altro giro, altro stupro: violentata una 17enne nei bagni di una discoteca da un algerino.

Le cronache sono pieni di questi orrori, non puoi aprire una pagina di un giornale senza leggerne un nuovo atto di stupro, la punizione esemplare riservata al genere femminile, secondo quanto recitato nei paesi orientali. Come si può leggere, ascoltare, immaginare quanto una donna stia subendo in quel momento ? Ho in più occasioni abbassato gli occhi per non leggere, portato le mani alle orecchie per non sentire, divagare con la mente e concentrami sul il non immedesimarmi;  l'ho fatto, mescolando mancanza di coraggio e tecnica di sopravvivenza.

Perchè si, odio a volte il genere femminile, ma mai al punto di augurargli una simile punizione.


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donne, io , sociale

domenica, 27 agosto 2006
L'amica

Letto altrove ma, condividendone in parte il pensiero, la riporto qui.
C’è un genere di persona verso la quale sono razzista. Come dite? Ma come sei razzista? Si, solo per questa persona voglio essere razzista. Tanto razzista.
La descrivo: subdola si avvicina a te e ti sorride. E tu dici, boh ??
Inizia a parlare con te e ride per tutte le battute che fai. E tu dici, boh ??
Allora gli dici di uscire e Lei dice si. E tu dici, boh ??
Scegli quel ristorantino sul lago e fai un Leasing per pagare il conto, ma lei ti ha sorriso per tutta la cena. E tu dici, boh ??
Andate così in riva al lago mano nella mano, e c’è un cielo stellato da paura. E tu dici, boh ??
Vi sdraiate sull’erba, e ti dice quanto si è rilassata ora con te. E tu dici, boh ??
E allora prepari l’approccio, e con la mano destra miri alla tetta sinistra di Lei, chiude gli occhi e sospira, vai ci sei… Phaf!!! Schiaffone sulla mano, occhi sbarrati, e con tono accusatorio ti fa: “Ma che stai a fa, io pensavo che eravamo amici!”… Ma limortacci tua! 
Eccolo, l’essere più infame per l’uomo: l’amica. Ma Dio quando creò l’uomo e la donna, ce mise pure l’amica? No! Tutta al più, c’era il serpente. Quando la subdola amica si manifesta ci sono due tipi di uomini: quelli che hanno una sola santa parola ed è più o meno:“vaiacagare” e quelli che invece entrano nel tunnel.
Ecco oggi mi sento in dovere di fare qualcosa per questi.
Si, perché l’amica adotta tecniche ataviche, studiate e sperimentate nei secoli. Probabilmente in un tempio Shaolin. Dove ha appreso l’arte della seduzione. L’amica non dice mai no: non te la do. Con consumata perizia allude … un giorno, forse ... non è detto. E tu, da uomo diventi Fido. 
Innanzitutto l’amica ha dei valori superiori, e ci tiene che tu lo sappia, è per questo ha avuto solo tre storie importanti nella sua vita: con il postino, per sbaglio con il capoufficio e con tutta la squadra di rugby dell’oratorio dei salesiani. Che ancora ringraziano per il suo valore superiore.
L’amica è quella che ti racconta tutti i cazzi suoi soprattutto quelli sentimentali. Con dovizie di particolari sessuali che farebbero arrossire anche le comparse di Tinto Brass. Perché l’amica non ha mai una storia normale con uno normale come te. No: gli amanti dell’amica sono sempre il ragazzo della sua migliore amica sposato con prole da dieci anni con una zia in comune conosciuto per sbaglio al ballo delle debuttanti e con il quale ha formicato nelle latrine. 
L’amica è quella che ti racconta che ha avuto una vita travagliata: ha conosciuto alti e bassi ... e se li è sempre trombati tutti. Tranne te, al quale preferirebbe uno scelto a caso dall’elenco telefonico pur di dartela. La sua è una missione, una cosa seria mica da ridere.
Non è che l’amica non abbia attrazione nei tuoi confronti. Ma tu non gli servi per quello. Infatti si masturba prima di uscire con te. No, tu gli servi per essere l’uomo perfetto. Quell’essere virtuale che abita solo nelle nevrosi delle donne. Tenero ma deciso. Disponibile ma non invadente. Taciturno ma loquace. Sveglio ma tonto. Insomma, uno stronzo. 
E quando finalmente ne hai le palle piene e stai per mandala a cacare, stai attento, perché l’amica se ne accorge. E allora sfodera l’arma segreta. Quella che si tramandano di madre in figlia dentro le Logge Massoniche per femmine.
Lei si invita a casa tua e si presenta con una bottiglia di vino. Ve la scolate. Poi ti dice: ne hai un’altra, oggi mi sento un pò ... così. Alla quinta bottiglia, con la musica di Barry White che lei ha voluto appoggia la testa sulla tua spalla. Parte il bacetto. Parte la pomiciatina. E finisce sempre con il: “Scusami ora devo andare, si è fatto tardi chiamami domani …”
Il giorno dopo chiami. Avrà pensato? Avrà elaborato? Tu chiami e lei: ciao, mi presti la macchina. Ma se non sai guidare? Ma serve a Lucio. E chi cazzo è Lucio? E’ la mia sua nuova storia e attacca a descriverti come l’ha conosciuto 3 mesi fa, com’è bravo a fare gli spaghetti, quanto è bravo a fare sesso appeso al lampadario vestito da Batman. Allora tu finalmente la mandi a cacare. E Lei, come se fosse Maria Goretti: lo sapevo, ti comporti così perché tu c’hai provato ed io non te l’ho data!
L’amica è una trama di Al Queida per distruggere la civiltà occidentale, corrompendo anche qualche pseudo intellettuale. Lucio Battisti diceva: Non c'è una gomma ancor che non si buchi./Il mastice sei tu, mia vecchia amica./La pezza sono io, ma che vergogna. (Lucio Battisti: Una donna per amico.)
E no caro Lucio. Ti rispondiamo in versi: “Volevo avere il tempo di parlarti. Volevo avere il tempo di conoscerti. Volevo avere il tempo di capirti. Ma, dopo due minuti, me l'hai data. Brava, sei stata proprio una grande amica.”.
Resta da dire che, anche se non esplicitamente citata, esiste l'amica con la "a" minuscola e quella con la "A" maiuscola. Ma quella è un'altra storia.

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copio e incollo, dito-ar-qlo

Plutone & Co.

Fino a qualche anno fa, ad attirare la pigra attenzione degli italiani in vacanza erano le stelle ed i seni (spesso, entrambi cadenti) che riempivano i cieli e i rotocalchi nazionali in estate. Ora sembra invece che tutto questo abbia lasciato il campo ad interessi nuovi, i nostri connazionali sulle apposite sdraio d’ordinanza si appassionano al Cosmo e alla Natura. È di questi giorni la notizia che Plutone è stato degradato al ruolo di pianeta nano. Anche se, in verità, sono in molti a pensare che il caso non sia chiuso e che il piccolo corpo celeste si rivolgerà presto al Tar per venire riammesso nel sistema solare, al massimo con alcune orbite supplementari di penalizzazione intorno al Sole.

Povero Plutone, da protagonista carismatico a semplice nano: alcuni maligni, con l’abituale faziosità, potrebbero trovare un parallelo con le vicende italiane. Al di là di queste piccolezze, ci sentiamo di esprimere tutta la nostra solidarietà all’amico Branko, cui questa incresciosa vicenda astronomica creerà probabilmente grossi problemi professionali. Dopo le dispute planetarie, il dibattito nel nostro Paese si è spostato sull’opportunità o meno di abbattere i caprioli in soprannumero nei parchi piemontesi. Tutti (ambientalisti, opinionisti e lo scalatore Messner, che ne ha sposato uno nell’85) si sono schierati in difesa del simpatico ruminante, fondamentalmente per un motivo: è un animale grazioso e ci ricorda Bambi, che poi in realtà era un cervo. Come confondere Wess con Ray Charles, ma lasciamo perdere.

A dire il vero alcuni studiosi, colpiti dall’imponenza della mobilitazione pro-capriolo, hanno fatto notare che in Italia ci sono varie altre specie preziose per l’ecosistema in grave pericolo, ad esempio rane e pipistrelli, di cui però nessuno si occupa perché si tratta di creature considerate “brutte”. A parte il fatto che senza dubbio il mondo animale avrebbe molto da obiettare al senso estetico degli esseri umani, una razza che dominerà pure il pianeta ma che manda in video Pupo e Amedeo Goria, non si può però negare che l’estinzione sia un pericolo concreto per molte specie importantissime: l’estinzione della vergogna, verificatasi dopo il ricorso della Juve alla giustizia ordinaria, è ad esempio una triste realtà sotto gli occhi di tutti. Non ci sembra comunque giusto discriminare un anfibio o un piccolo mammifero volante solo perché poco attraenti: peraltro, la tradizione ci insegna che se baci un rospo puoi sperare che si trasformi in un principe, mentre se baci un capriolo, quello ti incorna. La questione comunque è destinata a suscitare ancora polemiche: il Ministro Pecoraro Scanio ha proposto, con sensibile sollecitudine, il trasferimento in altri parchi nazionali degli esemplari in eccesso che potrebbero risultare nocivi, senza rendersi conto che la stessa identica definizione potrebbe essere applicata a lui nell’ambito del centrosinistra. Inoltre, le operazioni necessarie allo spostamento dei 5000 capi in soprannumero comporterebbero una spesa eccessiva, e subire una nuova finanziaria per traslocare i caprioli è una cosa che irriterebbe anche Heidi. Forse la soluzione del problema si può trovare nell’iniziativa di queste ultime ore dell’Unione Pensionati, che ha chiesto l’affidamento dei soli esemplari femmina di questo nobile animale montano: da sempre ai pensionati servono le “capriole” per arrivare a fine mese.

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dito-ar-qlo

sabato, 26 agosto 2006
C'è chi dice no ...

Io: T'ho detto di no

Lei: Ma dai, continuiamo da dove abbiamo interrotto, riallacciamo quel filo di tanti anni fa.

Io: Ah ma allora non mi capisci quando parlo. Come te lo devo dire ? Nella tua lingua ?

Lei: Dai non scherzare, s'era bimbi allora.

Io: Bimbi ? O bimba icch'è tu dici ? Ma svagelli ? Bimbi a 18 anni ?

Lei: Si dai si ruzzava un pochino

Io: Si ruzzava ? Maremma maiala ma che 'azzo dici ? Ci s'aveva 18 anni allora e non era mica tanto più il tempo di ruzzare. Io t'amavo seriamente e tu, popò di troia e maiala, ti sei trombata mezza Firenze. M'importa 'na sega se ora ti ritrovi a quarantanni da sola. La mia risposta è NO. E 'un ti voglio più sentire.

Questo a grandi linee il discorso di qualche giorno fa con una mia ex. Ci sono dei momenti nella vita dove inizia a essere importante dire di NO. Eh si che in passato di NO dalle donne ne ho presi parecchi, ora inizia a esser il momento di ricambiare. Perchè la donna fin quando che è giovincella, fin quando è un fiore che sboccia, lo sa di avere un tesoro in se e se lo tiene stretto gelosamente. Ma poi, passa il tempo e come avviene per le auto, anche per la donna arriva il tempo della rottamazione. Vedono arrivare a grandi falcate i quaranta e i cinquant'anni, iniziano a guardarsi allo specchio il meno possibile per paura di trovare qualche ruga nuova e hanno paura di trovarsi ad affrontare la vecchiaia da sole. E iniziano a scartabellare le rubriche indirizzi, a cercare di guardare tra i nomi dei superstiti pensando "all'epoca questo qui mi sbavava dietro, ora lo faccio contento". E ti chiamano tutte garrule convinte che ancora tu gli sbavi dietro ... per poi accorgersi che tu ti sei già sposato con qualcun'altra o, se sei single, di lei non te ne può importare più una sega. O quanto meno, come spesso faccio io, mi ripiglio la mia bella rivincita, cuocendola al punto giusto e, quando pensa che è fatta, la mollo con qualche frase ad effetto, di quelle che ti fanno pentire d'avermi detto di NO anni addietro.

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io , vita a 2

giovedì, 24 agosto 2006
Treni

FS_ETR500-brandAV

E' una passione che mi porto sin da piccino. Passavo le ore a guardarli sfrecciare davanti ai passaggi a livello, scorgendo per brevissimi istanti le faccie dei viaggatori. Ne ho seguito piano piano l'evoluzione tecnologica, avendo la fortuna di poter vedere dal vivo una delle ultime FS740 alla stazione di Chiusi con gli occhi di bimbetto estasiato, fino a seguirne l'evoluzione della specie passando per i vari locomotori (l'FS 636.113 era il mio preferito) per arrivare all'Etr 500.

Ci ho passato buona parte della mia giovinezza perchè, avendo deciso che le romane non mi piacevano, mi sono girato l'Italia in lungo e in largo alla continua ricerca della perfetta anima gemella. Bologna, Firenze, Prato, Ferrara, Milano, Venezia ma anche Napoli, Palermo, Bari.

Le emozioni più forti le ho provate in tre distinte occasioni. La prima quando provai l'ebbrezza dell'imbarco su un traghetto a Villa San Giovanni. Montare su una nave a bordo di una carrozza letto. La seconda quando, qualche anno fa, il Po aveva sorpassato i limiti consentiti e il treno passò sferragliando piano in mezzo alle acque. Se avesse avuto i piedi sembrava quasi che si avventurasse cauto in mezzo al fiume, quasi strisciando, attento a non fare l'onda.

La terza avviene tutte le volte che ci si avventura sulla Porrettana e, dopo una lunga serie di gallerie, si esce su San Benedetto Val di Sambro. Chi è nato dolo il 1975, oggi non può capire. Era il 4 agosto 1974. E' notte. Una bomba scoppia e sventra un vagone, la carrozza numero 5 del treno internazionale Italicus sulla tratta Roma-Brennero che si sta avvicinando alla stazione di San Benedetto Val di Sambro. I morti sono 12 ed è ancora un miracolo: il convoglio è appena uscito dalla galleria più lunga d'Europa. Se la bomba fosse scoppiata nel tunnel, la tragedia sarebbe stata immensa. Ogni volta che il treno s'inerpica sulla Porrettana è un tuffo al cuore. In quel momento ti senti impotente, chiudi gli occhi, alzi il volume della musica nelle cuffiette e speri che quell'ora che separa Firenze con Bologna passi in un attimo.

Treni, treni e treni. Quando sono un pò giù mi siedo sul muretto oltre stazione Tiburtina a vederli passare piano, a immaginare quali possono essere le loro destinazioni finali, pensare ai tempi andati e agli amori che non ci sono più.

Scritto alle 05:34 | link | commenti (7) | commenti (7) (popup)
io

martedì, 22 agosto 2006
Estate

Perchè si chiama così ? Come la si riconosce ? La parola estate proviene dal latino aestas che, al pari del greco aith-os, significa calore. Trattasi di una delle quattro stagioni dell'anno (secondo gli insegnamenti scolastici ma, secondo il protocollo di Kyoto, è diventata una delle due stagioni in quanto le altre due sembrano non esistere più) che è dominata dal caldo e incomincia quando il sole entra in Cancro cioè verso il 22 di giugno. Questo in teoria.

In pratica la riconosci dai sempiterni spot pubblicitari che nascono durante questa stagione, curati dalla Hachette, dalla Hobby and Wok e dalla Del Prado, dove ti propongono le raccolte più assurde e improponibili al genere umano: le collezioni di targhe pubblicitarie del 900, delle automobiline Fiat, le radio d'epoca, gli orologi d'epoca, delle divinità egiziane. Di non minore importanza l’aspetto contenutistico, che integra e completa l’oggetto della collezione. Le raccolte ricche di informazioni, contenuti, notizie e immagini delle bandiere, delle miniature del Medioevo, delle porcellane di Capodimonte.  Insomma le cose più assurde che non ti sogneresti mai di acquistare nei mercatini rionali, neanche dagli immigrati russi e questa gente con enorme faccia tosta te le propone tramite bombardamenti di spot pubblicitari a tutte le ore del giorno. E, facendomi due conti sulla durata delle "opere" e sui loro costi, mica te le regalano.

Sembra assurdo ma c'è gente che compra di queste cose, che le espone in bella mostra dentro vetrinette, su mobili, in bacheche, che se le spolvera in religioso silenzio ogni giorno. Magari trattasi di pensionati, di persone sole e anziane che non sanno come ingannare il loro tempo. Su questo sono d'accordo.

Ma che due palle le loro assurde pubblicità: l'altra sera per finire di vedere un film ho tirato fino a mezzanotte.

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curiosità

domenica, 20 agosto 2006
Anestetico catodico

- "Dottore, ho la cervicale che mi fa impazzire!"

- "Prenda un po’ di Piero Angela... vedrà che risolve"

Dopo la tv a colori, verrebbe da dire che la vita degli italiani sta per essere rivoluzionata dalla tv “a dolori”, se non avessimo noi stessi orrore della battuta. Tutto parte da un inquietante studio dell’Azienda ospedaliera universitaria senese, basato sull’osservazione di sessantanove bambini sottoposti a prelievo di sangue. Questo studio, basato sul prelievo di sangue, (avvenimento che ci spaventa da piccoli quanto da adulti l’inserimento della nostra squadra nel girone del Real Madrid in Champion’s League) ci informa che la tv consola meglio delle coccole della mamma. E’ un dato antipoetico e terrificante, benché sia vero che di mamma ce n’è una sola mentre le veline sono centinaia. Le immagini del piccolo schermo distraggono, riescono a non farti pensare a quello che sta per succederti molto più delle smancerie materne, ecco cosa ci dice la ricerca senese.

La tv ha dunque il potere di anestetizzare il cervello e inibire le reazioni: se così non fosse, non si spiegherebbe perché gli studi di via Teulada e quelli di Cologno Monzese non siano stati assaltati dai telespettatori già da parecchi anni. Si tratta di un autentico analgesico, quindi, non in bustine o in compresse ma in pollici. Dopo la radioterapia forse, in un futuro non troppo lontano, si praticherà anche la teleterapia e gli informatori medici si presenteranno negli studi medici, invece che con la valigetta piena di campioni di nuovi farmaci, con una copia di “Sorrisi e canzoni tv” sotto il braccio. Dopo un’operazione non ci intuberanno più ma ci metteranno di fronte a una puntata di “Domenica In” e, magari, verrà avanzata la proposta di consegnare il Nobel per la Medicina durante la premiazione dei Telegatti.

Che la televisione potesse recare conforto lo credevamo anche noi, ma in maniera decisamente diversa: uno magari si sente giù, abbattuto e sfiduciato, accende la scatola luminosa che tutti abbiamo in salotto, vede un presentatore o un giornalista e pensa "se ce l’ha fatta questo, ce la farò sicuramente pure io!" e si tira su, si rinfranca.

Ma le cose non stanno così, l’équipe medica guidata dal prof. Bellieni ha parlato chiaramente: la tv è un autentico antidolorifico per via oculare. Abbiamo preso in giro per anni Luca Giurato, senza renderci conto che ci trovavamo di fronte ad un nuovo dottor Schweitzer. Dopo quest’ultima rivelazione scientifica, il potere totalizzante della televisione appare ancor più innegabile e schiacciante, la sua presenza assolutamente dilagante nelle nostre vite: essa intrattiene, anestetizza, tiene buoni i bambini, ci spiega la politica e l’economia, stimola o inibisce la vita sessuale. Se accettasse anche di ospitare nostra suocera per due settimane, diventerebbe il solo punto di riferimento attendibile per milioni di persone.

Naturalmente ci troviamo davanti a un fatto agghiacciante ma diciamolo piano, per non sentirci accusare di moralismo. Anzi, facciamo finta di niente: quando dovremo portare i nostri bambini a fare l’analisi del sangue, continuiamo tranquillamente a carezzarli, sbaciucchiarli e dire loro che, in fin dei conti, si tratta solo di una punturina, roba di un attimo e poi si va a comprare un gelato. Facciamolo e non dimentichiamocene: hai visto mai che quella mattina Simona Ventura avesse da fare.

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dito-ar-qlo

sabato, 19 agosto 2006
Figli

- Assistenza rete buongiorno, sono M. che problemi ha ?

- Sono S. degli impianti tecnologici. Ahò è 'na cifra che non ci sentiamo. Sei stato in ferie ?

- Ah bello, come stai ? Si sono stato un pò in ferie. E tu ? Ci sei andato ? Ti sei rilassato, ti sei riposato, hai trombato ?

- Si, si, riposato tantissimo, trombato per niente. Co' du' fiji che vuoi fare ? E tu ?

Questo per sommi capi il discorso di ieri mattina al telefono con un tecnico di impianti tecnologici, persona che conosco solo telefonicamente per motivi di lavoro ma che poi, alla fine, s'instaura un rapporto di confidenza.  

Co' du' fiji che vuoi fare ? Mmmmh questa è una risposta che sento fin troppo spesso. Ora perchè una persona è sposata, ha due bambini (nel suo caso anche grandicelli), non può fare più sesso ? Diventa improvvsamente un tabù farlo. E' come se mi avesse detto: trombo solo per proliferare, dopo basta, ci faccio un nodo.

Nel momento in cui sei in ferie, sei in pieno relax, possibile non trovi un minuto per stare con la tua donna in intimità ? Oppure, giustificazione più plausibile, la presenza dei figli è solo una scusa perchè il discorso sesso con la propria parner non ti attira più. E magari stai li in spiaggia a guardare tutti i pezzi di figliola che passano, tutte quelle tette al vento, tutta quella carne fresca, facendoci pensieri lubrici sopra.

No, nel rapporto a due la componente sesso ci deve essere sempre, non deve mancare mai. Se durante il fidanzamento è uno dei fondamenti per la reciproca conoscenza (sbattendosene di quanto afferma la Chiesa), durante il matrimonio dovrebbe essere la ciliegina sulla torta, la conferma di un rapporto valido, il completamento finale di una coppia affiatata.

E per i figli esistono sempre i nonni ...

Scritto alle 14:51 | link | commenti (2) | commenti (2) (popup)
curiosità, vita a 2

giovedì, 17 agosto 2006
Virus Berlusconi

Attenzione al virus Berlusconi. Non è una malattia che colpisce il ceto politico, ma un vero e proprio virus informatico che sta girando nelle ultime settimane sulla rete Internet.
IL VIRUS - Il virus è quello che in gergo si chiama Trojan, vale a dire un cavallo di Troia, in pratica una email cliccando all'interno della quale si fa partire un programma che si installa sul disco fisso del pc e che può comportare dei problemi per il sistema operativo Windows. ll programma poi utilizza la lista di indirizzi mail presenti nel computer per diffondersi.
Il titolo della mail contenete il virus, è in genere irresistibile, almeno per un navigatore italiano: «Berlusconi tragedia» o «L'omicidio di Berlusconi» o ancora «Berlusconi assassinato» o «La morte di Berlusconi». All'interno la notizia parla di un fantomatico soldato israeliano che avrebbe assassinato l'ex presidente del Consiglio. Una storia decisamente poco credibile visto che la data del decesso è quella del 22 gennaio 2006. Ma l'efficacia del funzionamento del virus si basa sul fatto che molti sono distratti al momento di consultare la posta elettronica.
ANTIVIRUS - Nel testo si promette di far vedere una foto di Berlusconi morto: cliccando per vedere l'immagine però si fa scattare il programma pirata.
Il programma si sta diffondendo in questi giorni nei computer degli utenti italiani. Il rimedio più efficace per non contrarre il virus, è, come sempre, quello di aggiornare l'antivirus presente sul proprio computer o di installarlo se non è stato fatto.
SECONDO ME - Dio volesse

Scritto alle 20:08 | link | commenti (1) | commenti (1) (popup)
informatica

Dubbio amletico

Il nano pelato modificò Villa Certosa e l'adibì, come disse lui, "a succursale governativa nel caso in cui la sede del Governo non fosse agibile".

Orbene, qualora ce ne fosse bisogno, l'attuale governo può dare lo sfratto esecutivo al nano pelato ? Villa Certosa, a questo punto, è a tutti gli effetti proprietà del Governo.

O no ?

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dito-ar-qlo

Il piccolo principe

Fantasticava il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupery, nel suo pianeta immaginario: «Possiedo tre vulcani, che pulisco tutte le settimane». Silvio Berlusconi ne possiede solo uno, nella sua isola dei sogni, dei cactus e degli anfiteatri greci, ma sembra più che sufficiente per fargli realizzare l’ennesima missione impossibile: diventare il Dio Vulcano.
Nell’estate dei colpi di scena mediatici, dopo la danza di Marrakech per il compleanno di Veronica con tanto di collana di diamanti in dono all’amata e scenografie da Mille e una notte, ecco la nuova trovata di un italiano speciale che vive se stesso in un’aura mitologica capace di colpire l’immaginazione della metà dei connazionali. C’è un telecomando, un finto vulcano nella villa sarda del Cavaliere e il Piccolo Principe di Punta Lada, con un colpo di pollice, fa partire dal cratere le ceneri e i lapilli. Scatenando l’allarme e l’arrivo dei pompieri.

Ma quelle fiamme, più che altro, sono i lapilli del suo io imprevedibile e incandescente, fatto di spontaneità e di gusto per la vita, che ora può esplodere liberamente. Segnando un ritorno alle origini da parte del Cavaliere: un ricco signore che, dopo gli anni trascorsi nella serietà delle faccende di governo, diverte e si diverte e anche per questo piace a chi se lo fa piacere.
Il suo amico Giuliano Ferrara lo descrive come una sorta di «Mozart bambino». Ma ora è anche un Dio Vulcano e se fosse James Bond ma non è detto che non lo diventi sarebbe entrato con una corazza di metallo dentro il suo finto vulcano, come in «Agente 007, si vive solo due volte». Le vite del Cavaliere, come in una fiaba, sono più di due. Un giorno può decidere di trasformarsi in Giove (papà di Vulcano) o in Era (la mamma) e magari lo farà mandando in estasi le platee. Comunque, Berlusconi ridisegna fantasticamente il panorama italiano lì dove non c’era un vulcano ora c’è, un po’ come accade nei casinò di Las Vegas per ribadire la sua natura di Stupor Mundi. E inventa sceneggiature inimmaginabili.

Quante volte s’è detto che la politica è una fucina? Lui questo miracolo crede di averlo realizzato davvero, in un angolo del suo giardino incantato. E popolato da ninfe del calibro della Marini e della Parietti, della Lima e della Gregoraci con le quali l’ex premier narrano le cronache ama passare le sue notti brave, fra uno champagne, un amarcord («Quella volta che George W. mi ha detto...») e un urlo da discoteca: «Ritornerò premier!».
Il Piccolo Principe di Punta Lada si colloca così, nella guerra dell’immagine con Prodi in vacanza, in un punto irraggiungibile dalla bicicletta del Professore, in una sfera “eccezzziunale veramenteee” e “smeralda” che funge da contraltare politico-culturale alle ferie normali dell’attuale premier che sta sotto un ombrellone in compagnia di suocera e nuora. O magari il Cavaliere sta soltanto giocando con una credenza dei popoli antichi: quella secondo cui le montagne di fuoco erano abitate da poderosi giganti. A volte, giganti buoni. Come quello di Punta Lada?
Il vulcanico Silvio, poco post-politico nonostante le apparenze sbarazzine, sembra teso a dimostrare che la sua politica nasce dalle viscere della terra ed è calda come la lava, anche se la sua lava domestica è di plastica. Il pirotecnico Silvio, diverso e distante dai nuovi governanti impegnati a pianificare la difficile missione in Libano e a promettere “lacrime e sangue” per la ripresa autunnale, pur vivendo la gravità del momento è come se si fosse messo in testa il vulcano, lì dove due anni fa c’era la bandana e due settimane fa c’era il velo da danzatore del Maghreb. Quali diversivi maggiori di questi si potevano escogitare, rispetto agli altri politici che fanno della normalità la loro cifra?
Nell’immaginario berlusconiano, c’è l’Unione che vive se stessa come un piccolo giardino ingombro di finti sette nani come quelli di tante case semplici e c’è all’opposto il parco reale in cui un vulcano elettronico, a fibre magnetiche come quelle del padrone di casa e capace di sparare fumi bianchi, arancioni e di ogni altro colore escluso il rosso funge da grande allegoria del potere dei sogni e delle favole che s’inverano.

Ancora non lo ha capito che si deve togliere dai coglioni.

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dito-ar-qlo

martedì, 15 agosto 2006
Donne ... dududu

Una donna ha tre buchi.
Li puoi vedere bene quando togli il forcone.

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umorismo, dito-ar-qlo

ferragosto

Buon Ferragosto

ovunque siate ma in particolare a chi resta in città a tenermi compagnia :)

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io

lunedì, 14 agosto 2006
A spasso per Splinder

Fonti giornalistiche riferiscono che il 66% degli italiani è in ferie e il restante 34% se ne resta a casetta propria. Vuoi perchè si è anziani, vuoi perchè le tue ferie te le sei già fatte, vuoi perchè come al solito non ci sta un soldo, fatto sta che Roma è vuota. Come le altre città d'Italia.

Va da sè che quando si rimane da soli in città qualcosa la si deve pur fare per non rimanere soli come cani e l'aria di questi giorni, piuttosto frizzantina quasi autunnale, dà la possibilità di uscire e godere, come un turista, un pò la propria città. Ma alla sera, prima di andare a letto, un giretto sui blog amici è di rito. Anche se di questa stagione i blog amici sono piuttosto vuoti. Anche i blogger hanno le loro ferie. E allora mi tuffo nello sconfinato mare cibernetico alla ricerca di nuovi porti ove approdare,  lasciare un messaggio in bottiglia e ripartire.

E nel mar di Splinder ce ne sono di blog, soprattutto curiosi da leggere. Sono capitato su quello di Cagnetta Rognosa dove una pseudo tizia mostra le sue parti anatomiche più evidenti ma appartenenti a due tipi di donne diverse. In una foto mostra il suo fondoschiena in un altra le tette. Il fondoschiena potrebbe appartenere benissimo a un'ultra trentenne mentre le tette sembrano quelle di una sedicenne. Insomma sembrano foto rubate altrove, ma non è un problema mio.

Poi passo a visitare il blog di Rdn che più che altro fa sorridere. Più che un blog sembra una barzelletta.

Dai commenti letti passo a visitare altri blog capitando su quello di Atonica, una bambola gonfiabile per adulti alla quale è stata concessa la parola. E anche lei, per non esser da meno, mostra le sue tette. Finte ovviamente e di pura plastica. Suppongo dietro si celi una ragazza in pena per mancanza di ... pene, visto che fa un largo uso e abuso di messaggi inneggianti alla sua sensualità femminile. Lascio attonito questo blog per approdare in quello di Scrofa Marti, dove una ragazza s'immedesima nel ruolo di una scrofa alla ricerca delle perversioni sessuali, fantasticando in incontri mordi e fuggi in ufficio, in ascensore, col tecnico dell'aria condizionata (troppa pubblicità ?). E qui mi suona un campanello d'allarme. Due blog, nati a pochi giorni l'uno dall'altro, con un indirizzo web molto, ma molto simile tra di loro ? Al che mi fa ricordare quando i webmaster dei siti porno, pur di attirare gente al loro interno, usavano creare nomi di siti molto simili a quelli più conosciuti. Il caso lampante fu il sito della Disney dove, cambiando una vocale, si entrava nel regno della lussuria. E questi due siti, con i nomi molto simili tra loro, sono anche scritti dalla stessa mano, in quanto il modo di dire le cose, il modo di descriverle, il modo di commentare, si notano esser scritte dalla stessa persona. E, qualora non bastasse, il programma che risiede in memoria contro accessi indesiderati, segnala gli stessi IP.

Un blog è il fake di un'altro ? Entrambi sono fake di loro stessi ? La stessa persona non ha un cazzo da fare nella vita e crea blog pseudo istruttivi (o demenzialmente distruttivi) al fine di scrivere quattro cazzate a carattere sessuale ? Sono passato per blog a carattere sessuale e le terminologie usate sono molto distanti dai termini usati nei sopracitati blog. Non ci sono paragoni.

Mah, il mondo è bello perchè è avariato. Al llimite lo segnalerò qui dove due blogwatcher vanno in giro a scoprire altrui altarini.

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dito-ar-qlo

domenica, 13 agosto 2006
Diritti essenziali

In questo splendido autunno che, spinti dal romanticismo, ci ostiniamo a chiamare “estate”, ci arriva una notizia capace senza dubbio di suscitare un ampio dibattito nei principali circoli culturali del nostro Paese, tra cui spiccano a sinistra gli “Amici della cottura a vapore” e a destra “l'Associazione italiana per la riscoperta del gabardine”. Nella ridente Rovereto un giudice di pace ha dato torto a un pensionato che aveva fatto causa al vicino per l’eccessivo, continuo abbaiare dei suoi due dobermann. Motivazione: ”abbaiare è un diritto esistenziale dei cani“. Parole sacrosante.

C’è da dire però che anche sbranare è un ”diritto esistenziale“ del leone, ma da sempre l’uomo cerca di evitare che il grosso felino lo eserciti nei suoi confronti. Immaginiamo le difficoltà che avrebbe incontrato il suddetto magistrato nel convincere dei martiri cristiani che quello che stavano per subire all’interno del Colosseo era una prerogativa legittima ed imprescindibile delle fiere e che opporsi sarebbe stata una palese violazione giuridica. Se si escludono quelli di alcuni miliardi di esseri umani, i ”diritti esistenziali“ sul nostro pianeta vengono sempre fatti rispettare con grande attenzione e questo è indubbiamente un bene.

Nel delicato caso di cui ci stiamo occupando, però, il giudice di pace definizione curiosa, che fa pensare più a una figura da film western che a un signore che si occupa di arbitrati in Trentino avrebbe dovuto forse appellarsi un po’ di più al buon senso. E’ il modesto parere di due individui che, al massimo, hanno fatto da arbitri in gare di rubabandiera, sia chiaro. I cani abbaiano, non c’è nulla da obiettare, è nella loro natura. E lo fanno con una dedizione commovente: in questo periodo festivo difficilmente riesci a trovare negozi o uffici aperti, ma i cani non staccano mai, restano in servizio 24 ore su 24, sono degli autentici self service di affetto, fedeltà e latrati. E’ però assolutamente inconfutabile che, esercitando il loro ”diritto esistenziale“, possano leggermente rompere gli zebedei, per usare un’espressione cara al grande etologo Grosmann. E’ dovere dei proprietari considerarli, accudirli e far sì che non disturbino i vicini. In che modo ? ”Sono cavoletti loro“ , come scrisse in un famoso saggio l’autorevole zoologo Kilpatrick: ad esempio, non abbandonandoli per ore in giardino, evitando di tenerli alla catena ed usando, se necessario, il misterioso bisillabo ”Zitti!“ che, da quando è nato il sodalizio uomo-cane, sortisce effetti sorprendenti.

Anche i bambini propendono per loro natura a urlare, giocare a pallone ovunque e talvolta incendiare i salotti: sta ai genitori, pur con il dovuto rispetto per i ”diritti esistenziali“ dei frugoli, insegnare loro l’educazione. Ci auguriamo che, al di là della sentenza, il proprietario dei dobermann ed il suo vicino trovino una pacifica soluzione. Anche perché non vorremmo che, in questa stagione di alta pressione e bassa pensione, l’anziano signore decidesse a sua volta di esercitare il ”diritto esistenziale“ di suonare il tamburo di notte o di tenere in giardino un drago di Comodo, rettile decisamente caratteriale che i dobermann tende ad inghiottirli e il cui allevamento, benché impegnativo, non è impresa che possa spaventare chi ha a che fare con l’Inps.

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dito-ar-qlo

sabato, 12 agosto 2006
Tutto è relativo

Secondo la teora della relatività di Einstein, se afferro una pentola che scotta un secondo sembra che duri un'ora.

Se accarezzo una bella donna un'ora mi passa in un secondo !

E' tutto relativo !

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io

giovedì, 10 agosto 2006
Stasera al cinema

20.000 seghe sotto i mari
2001 Odissea nell'ospizio
4 matrimoni e un foro anale
7 ani in Tibet
7 buchi per sette fratelli
A caval donato lo si prende in bocca
A volte ritrombano
Ace Ventura l'inchiappanimali
All'interno e ritorno
Altrimenti c'arrapiamo
Anal dai capelli rossi
Analconda
Analcord
Anatomia di un arrapamento
Ani di piombo
Ani ruggenti
Aporcalypse now
Arma rettale
Arsenio Scopen
Attrazione rettale
Banana meccanica
Beauticul
Belfigor
Ben Dhur
Caga, dolce caga
Casino Vianello
Cazzi driver
Chi ha castrato Roger Rabbit
Chiavaci ancora, Ben
Cockbuster - l'acchiappa cazzi
Coito ergo sum
Commissario Rett
Culi infranti
Culi nella tormenta
Die hard - 69 minuti per venire
Dieci piccoli ani
Donne sull'orlo di una crisi da frenulo
Dove scivola, scivola
Dr. Jekill e Clister Hide
Duri a venire
E' nata una porca
Eiaculazione da Tiffany
Erezione a catena
Erezioni di piano
Famiglia Cristianal
Fiche d'artificio
Figa da Alcatraz
Figanic
Fronte del porco
Gay watch
Genitali in blue-jeans
Giochi senza dentiere
Giro giro trombo
Godocop
Henry ti violento Sally
High-glander
I miei primi 40 cazzi
I piselloni della tavola rotonda
I ragazzi del culetto
I tre giorni del condom
Il commissario Tocca
Il conte eiacula
Il coraggio dell'analità
Il culo sopra Berlino
Il frullo della passera
Il gattoporco
Il marchese de Fave
Il maresciallo Gnocca
Il pennone di Navarone
Il porno della civetta
Il postino schizza sempre due volte
Il profumo del cazzo selvatico
Il quinto eccitamento
Il senso di Smilla per la fava
Il silenzio degli impotenti
In figa per tre
Inchiappettamens Day
Incontri ravvicinati col suo tipo
Incontri ravvicinati del terzo dito
Incontri ravvicinati di ogni tipo
Inculator
Indipendence gay
Innamorato cazzo
Io mi bagno da sola
Io speriamo che me la chiavo
Ispettrice Callaghan: il cazzo storpio è tuo
L'albero delle zoccole
L'ano del dragone
L'audace coito dei soliti ignoti
L'età dell'impotenza
L'importanza di chiavarsi Ernesto
L'inculino del terzo piano
L'invasione degli ultraporchi
L'uccello dalle palle di cristallo
L'uomo che scopava troppo
La casa chiusa accanto al cimitero
La cavalcata con le valchirie
La dolce fica
La famiglia Orgasm
La febbre del foro
La gatta sul tetto che scopa
La marchesa del grilletto
La monaca di monta
La piccola seghetta lombarda
La verga operaia va in paradiso
Le 12 fiche di Ercole
Le affinita' erettive
Le mille voglie di Matilde Vicenzi
Le miniere di re Salamone
Le seghe di Eastwick
Le vie della signora sono infinite
Lo spaventapassere
Luna pork
Madame sbovary
Maiali Vice
Maledetto il giorno che ti inculai
Mamma ho preso l'uccello
Mamma, l'ho preso in aereo!
Martin, l'uter king
Metrombolis
Miami Fiche
Mignotton è partita
Minzione d'onore
Molto sudore per Ulla
New pork, new pork
Nirvanal
Oral et laboral
Otto settimane in mezzo
Ovulosodo
Panoranal
Pappone e don Camillo
Pene, amore e farmacia
Pensavo fosse amore, invece era un paletto
Per favore non mordermi sul cazzo
Piccole donne godono
Piccolo glande uomo

Pioggia porca
Piselli verdi fritti alla fermata del treno
Pissing in Action
Porchidea selvaggia
Pork e Mindy
Porn to be alive
Porno Escondido
Presunto impotente
Profondo rotto
Qualcosa di cui palpare
Qualcuno volò nel nido del culo
Quarto:godere
Quella sporca vagina
Ragazzi fori
Riporno al futuro
Roboscop
Scene di lotta di cazzi a Beverly Hills
Seno pazzo di Iris Blond
Sesso, seghe e videotapes
Sex files
Sodoma e goduria
Speriamo che sia lesbica
Sperma letale
Sposa bagnata, sposo fortunato
Tacchi a squillo
Tanto turgore per nulla
Tesoro mi si e` ristretta la passerina
Tettanic
The gay-after
The sexorcist
Tre giorni del condom
Tre scapoli ed una vergine
Tre uomini e una minchia
Trombo di tuono
Uccelli ne trovo
Un allupato mannaro americano a Londra
Un pomeriggio di un giorno del cazzo
Un trans chiamato desiderio
Una culona per due
Una porcona per due
Unire l'utero al dilettevole
Va dove ti porta il culo
Vacanze sulle Sodomiti
Vesna viene veloce
Via col ventre
Volevo i piselloni
Voracità anale

PER RAGAZZI

Alì Babà e i 40 guardoni
Biancaneve e i sette ani
Bocchaontas
Calimembro
Cappuccetto rotto
Finocchio
Furia stallone del West
Gli aristocazzi
Happy gays
Il mago di Azz
Il re leccone
Imene jones e l'ultima chiavata
Indianal Jones e la topa maledetta
Jeeg ce l'ho d'acciaio
La bella inchiappettata nel bosco
La caricano in 101
La lampo di Aladino
La siringhetta
La vera storia di babbo l'anale
Lilly e il vagatrombo
Lu-pene terzo
Mary Pompins
Membro kid
Nella porca fattoria
Penerentola
Pippi tettelunghe
Pochamontas
Qui Quo Qua e le giovani mignotte
Robin Cul
Sbatman e Trombin
Spingigonzales
Tarzhard
Torna a casa Lesby
Zinna Bianca

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sesso, umorismo

Stupore nel mondo

Guerra nel Libano

Israele non risparmia sulle bombe

Ma che razza d'ebrei sono ?

 

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curiosità, dito-ar-qlo

lunedì, 07 agosto 2006
Caro amore, torna

Sebbene il mio animo non sia a caratteri sentimentali, il sottostante testo l'ho letto altrove e, riportandolo qui, vorrei dedicarlo alle poche donne amiche della mia vita.

Amore mio,
avevi detto che stavi fuori una settimana, poi è passato un mese, e poi un altro e un altro: quei sette giorni sono diventati sette mesi. Dalle e-mail che mi mandi si capisce che non ti passa neanche per la testa di stabilire una data per il tuo rientro a Roma. Non lo dici apertamente, ma sai già che non tornerai da me. L’ho quasi immaginato. Quando sei partita il mio cuore mi diceva: «Guardala bene, tienila a mente, perché non la vedrai mai più!». Invece tu, salutandomi, hai sorriso come sempre: «Ciao – mi hai sussurrato baciandomi sulla guancia – ci vediamo fra una settimana!».
Uccidere la speranza di vederti ancora qui con me non sarebbe un delitto, ma un suicidio. No, no, cascasse il mondo, ci dobbiamo assolutamente rivedere, a costo di venire a cercarti lì dove sei. Ci vogliamo troppo bene, ci apparteniamo, non possiamo fare a meno uno dell’altra, non potremmo vivere da soli, siamo legati da un amore indelebile, che, come vedi, neanche le grandi distanze possono scalfire.
Forse tu, presa come sei dalle tue cose, ogni tanto hai l’impressione che il tempo non passi. Sei lì da sette mesi e magari credi che siano trascorse al massimo due settimane. Ma ci sono io a ricordartelo, e senza metterti fretta ti imploro di non rinunciare a ciò che di più prezioso hai su questa terra: il mio amore. Ritorna a Roma, è più comoda e più bella di prima. Ci sono più taxi, e stanno anche cambiando i cassonetti. È qui che ci siamo conosciuti ed è qui che continueremo ad amarci, per sempre.
Qualche amico malevolo mi soffia nell’orecchio che tu non mi vuoi più bene, che nulla ti impedisce di tornare anche subito, ma il fatto è che non hai alcuna voglia di riabbracciarmi. Pensa fino a che punto arriva la cattiveria umana. È una cattiveria che ha rapito anche me: infatti anch’io, quando sei partita, per un momento ho pensato di averti persa per sempre. Ma, a mente fredda, mi viene da ridere per la bizzarria di un sospetto del genere. Mi dico: «È impossibile, figurati se lei, pur di non vedermi più, rinuncia a vivere a Roma, la sua città, la nostra città!».
No, amore mio, basta con i brutti pensieri, fanno male e non risolvono niente. Meglio i buoni pensieri, perché fanno stare bene e la sera portano sonni tranquilli. Ho aspettato sette mesi contando i giorni uno per uno. Sono disposto a contare i mesi, uno per uno, se solo tu mi rassicuri, mi dici francamente, senza giri di parole, che hai intenzione di tornare da me il più presto possibile, perché mi ami e senza di me non puoi vivere in nessun angolo della terra. Se questo “più presto possibile”, per ragioni di forza maggiore, dovesse protrarsi e diventare anche qualche anno (non molti spero), stringerò i denti. Che altro posso fare? Sapere che passi il tempo aspettando di salire su un aereo che ti conduca a me, mi darà la forza di andare avanti.
Spero che queste parole ti facciano capire definitivamente la grandezza e la specialità del mio amore. Chiunque legga questa lettera vorrebbe avere una persona che l’ami come io amo te.

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copio e incollo

domenica, 06 agosto 2006
L'importanza di chiamarsi ...

«E la chiamano Istat, questa Istat senza te ... »: forse oggi Bruno Martino sarebbe costretto a cambiare in questo modo il testo di uno dei suoi più grandi successi. L'Istituto di Stato per i sondaggi infatti non ci molla neanche d'estate e ci aggiorna implacabilmente su qualunque dettaglio, anche infinitesimale, cambi nella vita e nelle abitudini degli italiani: la nostra altezza, il reddito pro capite, la quantità di forfora quotidiana sul risvolto della giacca. Se uno, approfittando del periodo vacanziero, volesse sprofondare nell'oblio, ebbene, l'Istat crudelmente non glielo permetterebbe. Un accanimento demoscopico senza precedenti.

Da un suo studio pubblicato nel corso di questa caldissima settimana risulta che, in fatto di nomi per i neonati, la tendenza è quella di tornare ai classici: Francesco, Alessandro, Lorenzo, Marco e Luca per i maschietti, Giulia, Chiara, Elisa, Francesca e Giorgia per le femminucce. Dall'indagine, peraltro, emerge una certa omogeneità territoriale, il cambiamento è in atto dalla Val d'Aosta alla Sicilia, dalla Lombardia alla Calabria. Almeno per l'Anagrafe, siamo una Nazione unita. Si tratta di un dato confortante.

La scelta del nome di un bambino è importante, se lo porterà dietro per tutta la vita, un po' come il debito pubblico. A tale proposito, è doveroso osservare come in Italia si sia passati, nel periodo che va dal dopoguerra ad oggi, attraverso varie fasi, ognuna con le sue caratteristiche ben precise: un tempo, ad esempio, si appioppava al nascituro il nome di un parente. Era una prassi consolidata. Povero nonno magari non aveva buoni del tesoro, terreni o palazzi, ma ti lasciava comunque in eredità l'alopecia e il nome Gedeone. In seguito, a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta, il Paese, già provato dal pentapartito e dalle canzoni di Drupi, ha conosciuto la mortificante moda di battezzare le nuove generazioni attingendo alla cronaca e alla tv: pensate al dramma di chiamarsi Ridge a Crotone o Sue Ellen in provincia di Vercelli. E chissà quanti innocenti, oggi come oggi, sono costretti a sentirsi chiamare Diego Armando o Paulo Roberto, senza neanche essere figli illegittimi dei due noti campioni.

Ma siamo un popolo pieno di risorse e abbiamo superato con dignità e forza d'animo anche questa. Nel corso di questi ultimi anni, invece, le giovani coppie tendevano a dare ai loro piccoli nomi con qualche pretesa, di nicchia direbbe qualcuno: Flaminia, Cassia, come le statali, Domitilla, adattissimo se i genitori gestiscono una catacomba avviata, Ludovica, elegante ma che la costringerà a subire rime umilianti per tutta la vita. Per i maschietti si andava su Lapo, Olmo, Fosco. Già lasciamo loro un pianeta sull'orlo del tracollo, in più li chiamiamo in questo modo: se ci mandano a quel paese non hanno tutti i torti. Soltanto ne Il Signore degli anelli si trovano nomi più strani: Aragorn, Legolas, Gandalf. Sembrano ammorbidenti per la biancheria, senza offesa per il vecchio Tolkien.

Ma ora le cose stiano cambiando e non è un male in un Paese come il nostro, dove quello che manca, a pensarci bene, è la normalità. Se questa propensione verrà confermata, in futuro forse, trovandoci tra estranei, ritroveremo l'orgoglio di presentarci dicendo, con un sorriso ammiccante degno di 007: «Mi chiamo Bianchi ... Mario Bianchi !».

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dito-ar-qlo

sabato, 05 agosto 2006
Oopa ooopa

Siamo al 5 di agosto (quasi 6) e iniziano a vedersi i primi segni della chiusura estiva delle fabbriche, di alcuni uffici, di alcuni esercenti. Roma si sta svuotando, lasciandola in mano ai turisti e a quelle poche persone che amano farsi, come me, agosto nella propria città.

Si perchè non c'è niente di meglio di una città mezza vuota per godersi meglio le sue attrazioni, per spostarsi più rapidamente, per usufruire di servizi che durante il resto dell'anno sono non dico inaccessibili ma sofferenti di lungaggini varie. Ad esempio il bollino blu per le due ruote. Eh si, ho un due ruote a quattro tempi, euro 2, teoricamente non inquino e invece no, debbo fare il bollino blu. Solo che se l'avessi fatto a gennaio, quando mi scadeva, avrei dovuto aspettare un paio d'ore, se ce lo porto ora, con sette mesi di ritardo, me lo fanno in cinque minuti. Anche il cambio di residenza, stamattina in comune, me l'hanno fatta in dieci minuti, contro le ore di aspettativa dell'inverno.

Poi non trovi file al supermercato, non trovi file alla posta, non trovi file al benzarolo ma li il motivo è deerminato dal fatto che molta gente sta installando l'impianto a gas sulla propria autovettura. In effetti c'è convenienza: un pieno di gas ti costa meno di 20 euro, un pieno di benzina ti costa quasi 60 euro.

Perciò dopo i miei 15 giorni di relax greco, ora mi godo 30 giorni di (quasi) relax romano. Se chi resta mi vuole fare un fischio per mangiarci qualcosa insieme ...

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io , sociale

venerdì, 04 agosto 2006
Ferie di luglio

Le ferie sono sempre una bella cosa. Specialmente quando dall'ultima volta che te le sei fatte sono passati due anni. E questi quindici giorni me li sono goduti appieno, lontano dalla tecnologia, lontano da Internet, lontano da tutto e da tutti. Si, staccare la spina nel modo più completo, senza neanche portarmi il cellulare appresso. Le chiamate verso l'Italia dalla cabina telefonica è più economico che utilizzando il telefonino.

Partenza il 17 luglio dal porto di Brindisi. Un porto squallido, dove le acque sono di un colore indefinito, dove oltre alle navi galleggia di tutto e non mi sarei stupito se avessi visto galleggiare anche delle mutandine. Destinazione Zante, l'isola greca al di sotto di Cefalonia (http://www.flickr.com/photos/kikko/205656101/). La traversata dura all'incirca 14 ore. Certo con l'aereo è molto più veloce ma non ti puoi portare appresso tutto quello che mi porto quando viaggio in auto. E l'auto, una Ford del 91, stivata due piani più sotto nell'enorme ventre dell'Erokritos, era carica di cibi italiani, di attrezzatura per le immersioni, di bottiglie d'acqua frizzante (in Grecia non si usa), di film in italiano (la TV greca non offre una vasta gamma di scelta). Cena a base di panini e poi in cabina. Da solo ? In compagnia ? Diciamo in compagnia ... ma le cuccette delle navi traghetto hanno una doviziosa particolarietà: in navigazione vibrano dolcemente. Sono una sorta di culla. E dopo poco sono caduto in un sonno profondo.

Zante, il tempo si è fermato. Quando ci sei dentro ti accorgi di esser tornato indietro di mezzo secolo. Le case sono basse, bianche. La gente è fuori casa, seduta in strada su vecchie sedie di legno. I vicoli sono stretti, odoranti di cipolla soffritta, dove sfrecciano rigorosamente senza casco ragazzetti del posto a bordo di bolidi privi di targa. Tranne qualcuno che se lo può permettere, le due ruote circolanti sono di produzione russa, con cambio a pedale e frizione automatica. I vari scooteroni nostrani sono solo a noleggio. Anche le auto hanno sulle spalle oltre mezzo secolo. La mia sembrava la più nuova in confronto. Ho visto vecchie Ford, Trabant, ma anche coreane e giapponesi ma di vecchia concezione, probabilmente residui della guerra di Troia. Il sole batte imperterrito su quest'isola, da quando nasce a quando muore. Fa caldo. Ogni abitazione ha il suo pannello solare per la produzione di acqua calda. La gente è socievole e gentile con gli italiani, ma dura e scontrosa con gli inglesi. La mia destinazione non è Zante ma un posticino tranquillo a nord, verso Alykes. Il mio campo base dal quale partire ogni giorno per un esperienza di vacanza.

Religiosità. Le strade, totalmente prive di paracarri e guardrail, sono costellate da piccole costruzioni (http://www.flickr.com/photos/kikko/205647150/). Mi sono fermato a guardarle meglio, per capire il loro grado di religiosità. Sono ortodossi è vero, il loro segno della croce è il contrario del nostro. Le loro funzioni sono belle ma interminabili. Guardando meglio queste costruzioni ho capito che non sono simboli di religiosità quanto tabernacoli di persone defunte in quel posto. E non faccio fatica a crederlo, vista la condizione delle strade.

Dimitri, fa caldo. In quel poco tempo che sono nel campo base, un monolocale con aria condizionata, letto matrimoniale e cucinotto, mi soffermo a guardare le pubblicità televisive. Quella nostra del tè ("Antò, fa caldo") è stata opportunamente riconvertita in greco, con una bella gnocca che si avvicina con fare sexy al suo uomo per dirgli che fa caldo. E le donne greche sono una reale bellezza. Non ne ho visto una che sia stata obesa o con le gambe storte. Tutte con un bel paio di tette, un corpo ad anfora, sinuoso e morbido, con gambe molto belle. In particolar modo quelle sposate con prole: autentiche bombe sexy. Le spiagge pullulavano anche di donne sole, spesso con figli. Bastava guardarle, nei loro picoli movimenti, per capire che erano state mollate dal partner da poco. Perennemente incazzate, con il cellulare sempre in mano, con le poppe al vento e il tatuaggio sulla schiena. Il messaggio è chiaro: sono sola, ho voglia di maschio ma non te la dò facilmente. La donna greca sposata, va al mare col marito o con un parente, non mette le poppe al vento, non si fa tatuare.

Periplo dell'isola. Magari non tutto perchè Zante da una parte è spiaggia ma dall'altra è scogliera. Però ci sono dei posti che vale la pena visitare e ci si arriva solo in barca. Uno di questi è la spiaggia del naufragio anche conosciuta come Shipwreck (http://www.flickr.com/photos/kikko/205647149/) con il suo battello carico di merce di contrabbando sbattuto, durante una tempesta, dalle onde su una spiaggetta raggiungibile solo via mare. Oggi di questa carretta se ne possono ammirare le strutture corrose dagli agenti atmosferici, visitarla fino alla sala motori, ma con le stive completamente vuote. Vale la pena a questo punto visitare le famose Blu Caves, le Grotte Blu per via del riverbero generato dalle acque e dalla luce che penetra fioca in questi anfratti (http://www.flickr.com/photos/kikko/205653187/). E fare immersioni a Makros Gialos (http://www.flickr.com/photos/kikko/205647147/) dove l'acqua è di un azzurro spettacolare oppure a Xigia, dove una corrente sottomarina che passa tra le pieghe di un vulcano sommerso rende l'acqua carica di zolfo e notevolmente calda (http://www.flickr.com/photos/kikko/205647151/)

Le inglesi sono buone solo per scopare. Gli inglesi presenti sull'isola sono ubriachi dalla mattina alla sera. Basta spostarsi verso Laganas, una sorta di Sodoma e Gomorra greca, dove la vita non si ferma mai. I locali sono aperti 24 ore su 24, l'alcool scorre a fiumi, gli inglesi passano da un locale all'altro a rimepirsi lo stomaco di birra, bacardi e gin. Con il risultato che verso le cinque del mattino passa la polizia e le ambulanze per soccorrere quelli in coma etilico e riportare negli alberghi quelli che dormono in strada. Le inglesi, autentiche spugne, preferiscono fermarsi al Rescue, locale molto alla moda dove, tra sguardi allusivi e birre (http://www.flickr.com/photos/kikko/205656100/) è facile condurle a effettuare giochini lesbici sui tavoli del locale stesso o, meglio ancora, nella vicina spiaggia. Più sono ubriache, più sono porche e disinibite. Se ci parli quando sono sobrie non sono capaci di mettere insieme una frase di senso compiuto e si limitano al "mi chiamo", "ho tot anni", "vengo da". Stop.

A prescindere da tutto ciò, sono stati 15 giorni di riposo assoluto, fuori dalla realtà quotidiana. Immersioni in acque pure, cristalline, con pesci che ti nuotano tra le gambe, senza timori. La gente locale è affabile, i prezzi sono ancora competitivi (la V-Power stava a 1 euro e 20 centesimi), con 10 euro la sera ci si faceva delle cene a base di carne e birra. E' un posto che consiglio a chi vuol ritrovare la pace interiore. Altre foto sono nella sezione su Flickr.

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io

giovedì, 03 agosto 2006
Dico ma penso ...

1) Mi piaci ma... restiamo amici...
Sei simpatica, divertente, ma non abbastanza arrapante per me.

2) E’ un brutto momento, non vorrei impegni ora...
Sei pazza? Una storia seria? Ed io cosa faccio quando esco il sabato e vado a ballare con gli amici? Niente più spargimento di seme? NON SE NE PARLA!!!

3) Sono molto concentrato, sai, il lavoro...
Preferisco tardare in ufficio sommerso di carte, che venire a casa tua e passare un seratone da paura guardando vecchi film (oltretutto nemmeno porno...).

4) Non è colpa tua...
Brutta zoccola, prima mi libero di te, prima vado fuori con gli amici.

5) Sono fidanzato, ma le cose non vanno, coccolami un pochino...
E’ il mio sogno, ragazza fissa e amante porca che si tuffa nel mio letto, con volo carpiato!

6) Sono molto impegnato, mi piace sentirmi libero.
Non ti sognare di togliermi il mercoledì sera: cena con amici, rutto libero e Champions League.

7) Stai molto bene con questa gonna.
Sto studiando il modo più veloce possibile per arrivarti tra le cosce senza toglierti nulla!

8) Sei come una sorella per me.
Ci conosciamo da troppo tempo, non roviniamo tutto, come devo dirtelo che non mi attizzi?!?

9) Non credo che funzionerebbe...
Figurati se mi porto in giro un cesso come te, come ti giustifico agli amici?

10) Tu non riesci a capirmi.
Quando parlo di lavoro, non ti interessa mai quello che dico.

11) Non ti merito.
Sto pensando di uscire con la bionda dell’altra sera, quella sì che ha un aspirapolvere al posto della bocca.

12) Non posso domenica, devo aiutare i miei a falciare il prato.
Figurati se mi perdo il derby allo stadio!

13) Siamo troppo diversi... abbiamo interessi diversi...
Io penso solo alla passera e tu al matrimonio.

14) No tesoro, stasera sto a casa, è stata una giornataccia.
Mi svacco sul divano in boxer, birra, patatine, DVD rivisto e corretto di MOANA E CICCIOLINA AI MONDIALI, con conseguente dispersione di energie per pippe.

15) Esco da una storia difficile per cui in questo periodo non voglio impegnarmi con nessuna.
Ho passato gli ultimi due anni con una rompipalle, ci manca solo un’altra che la rimpiazzi!

16) Il nostro è un bel rapporto. Perché non approfondirlo?
Ti ho portato all’happy hour, fuori a cena, a ballare, ho investito un pacco di soldi, ma perché non ti metti a pecorina e mi ringrazi?

17) Sei giù di corda perché lui ti ha lasciata? Esci con me!
Vieni da me, bambina, che ti consolo io con una bella punturina di carne!

18) Non me la sento di prendere decisioni per ora, vediamo come va.
Prima ti t rombo qualche volta e se sei veramente porca, ne possiamo parlare.

19) Sei un po' troppo spenta.
Mi sono rotto i coglioni di vederti sempre con il muso. Ma non ti accontenti mai?

20) Carina la tua amica!
Perché domani sera non ci vediamo a casa tua, inviti anche lei e vi castigo tutte e due?

21) Ti lascio perché ti amo troppo...
Non ti sopporto più, lasciami respirare... lasciami vivere...

22) E’ una decisione difficile da prendere, mi dispiace che l’abbia fatto tu.
Ho fatto di tutto per farmi lasciare. Finalmente la stronza si è decisa!

23) Vado a letto presto stasera, domani ho una riunione importante.
Devo uscire con un mio collega. Hanno aperto un nuovo locale di lap dance!

24) Avevamo stabilito che ognuno manteneva i propri spazi, non per niente, ma lo sai che ho molti interessi extraprofessionali.
Due volte alla settimana bastano per scopare con te!

25) Si tesoro, mi è piaciuto!
Perché hai tolto la bocca in quel momento! Stavo già sognando di farti una bella doccia...

26) Sono sposato, ma mia moglie è sempre via per lavoro, mi trascura...
Mia moglie non c’è questa settimana, perché non ti trasferisci a casa mia così lavi, stiri e cucini per me?

27) Abiti lontano? Non ti preoccupare, ci organizziamo e ci vediamo lo stesso.
Finalmente una dall’altra parte della città, almeno posso andare avanti a farmi i cazzi miei!

28) Ho passato una bella serata, spero di rivederti presto.
Almeno potrò riprovarci ancora, anche solo per ficcarti la lingua in bocca, è così carnosa!

29) Perché non ti vesti un po’ più sexy?
E’ da un po’ che ti trombo, mi sta passando la poesia. Mettiti un bel paio di autoreggenti, un gonna vertiginosa, almeno mi risvegli un po’. Basta col pigiama con gli orsetti!

30) Facciamo qualcosa di diverso, mettiamo un po’ di pepe nel nostro rapporto!
Stasera ti por to in autostrada, entro in un autogrill e ti trombo nel bagno... appoggiata al muro!

31) A cena a casa tua? Stasera non posso...
Mi rifili per la terza volta, la pasta con le verdure che è l’unica cosa che sai fare. Preferisco le lasagne della mamma!

32) Devi uscire con le amiche? Anche tu hai bisogno di distrarti un po’, lavori così tanto!
Finalmente fuori dalle palle. Adesso chiamo gli altri e facciamo una rimpatriata come ai vecchi tempi!

33) Esco con un amico, è molto depresso, la tipa l’ha lasciato poverino.
Beato lui, come lo invidio!

34) Sei carina, divertente, una brava ragazza, ma io sono un pessimo elemento, non voglio farti soffrire.
Non sei abbastanza maiala, una trombata basta e avanza, la buona azione l’ho fatta!

35) Le vacanze insieme? Non posso! Lo sai che i miei ci tengono, non li vedo mai!
Agosto, agosto, amore mio non ti conosco... parto per quindici giorni con altri due e vado in Spagna! Fighe e sangria finché non mi piego!

36) Ti piace la mia macchina nuova? I sedili in pelle sono una favola!
Che cazzo ti sei messa addosso? Gli olii essenziali? Se mi ungi i sedili te li faccio leccare, brutta troia.

37) Amore, ti richiamo dopo, sono a casa, ma ho delle fatture da rivedere...
Cazzo!!! Sono incartato con l’ultimo quadro di Call of Duty 2, oltretutto mi si è disintegrata la memory card, figurati se ho tempo di parlarti adesso! Devo salvare il destino del mondo!

38) Sabato pomeriggio ti porto a fare shopping...
Almeno ti regalo qualcosa di nuovo... vestita così mi sembri la PICCOLA FIAMMIFERAIA...

39) Ma certo che ti amo, ma che domande sono? Andremo a convivere...
Tipica frase-promessa detta in fase pre-orgasmica!

40) Stasera cena con gli amici! Mi raccomando, non intervenire a tavola a vanvera, come fai di solito...
Agli amici, meglio portare una figa senza cervello, che una carina che lo usa!

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umorismo, dito-ar-qlo

La felicità

“E’ più rar della Fenice, l’uom che in tutto sia felice”: queste sagge parole, degne di un refrain di Carmen Consoli, costituiscono un antico proverbio italiano, che viene drammaticamente confermato da un’indagine dell’Università inglese di Leicester sul grado di felicità delle Nazioni. Secondo questa “mappa mondiale della felicità”, il Paese più contento e soddisfatto è la Danimarca, mentre l’Italia è solo al cinquantesimo posto. Essere strabattuti da un popolo che ha come simbolo il principe Amleto, uno che girava con un teschio in mano, non è molto confortante. La classifica riguarda 178 Stati: occupare la posizione numero 50 ci garantisce la zona Uefa della gioia planetaria, ma non è proprio il massimo, diciamoci la verità. Si potrebbe fare ricorso al Coni, di questo periodo va di moda e qualcosa si ottiene sempre, ma non appare una strada percorribile in questo caso.

Perché siamo così poco felici? Si può capire l’ultimo posto del Burundi, dove ci sono problemi concreti e molto seri, come quello alimentare e dove il “bicchiere di vino con un panino” cantati da Albano e Romina costituirebbero davvero un’immagine capace di descrivere in maniera convincente il concetto di “felicità”. Ma a noi cosa manca? Siamo Campioni del Mondo, abbiamo un fior di indulto capace di fare uno sconto di tre anni anche a Barbablù e di perdonare Alì Babà e i suoi 40 manager, stiamo per partire per le vacanze con un esodo al cui confronto quello biblico sembra una gita fuori porta. E allora? Cosa c’è che non va? Forse, a pensarci bene, facciamo finta di essere scontenti, infelici, in cattive acque: abbiamo un debito con l’estero di una certa corposità, quindi se oltre confine ci vedono cupi e preoccupati, magari otteniamo una dilazione. Si tratta solo di un’ipotesi, naturalmente. Sta di fatto che questo cinquantesimo posto, superati non solo da tutta Europa ma pure dalla Malesia e dalla Giamaica (anche se in quest’ultimo caso andrebbe richiesto un controllo antidoping), ci mortifica molto, noi che eravamo l’allegro Paese della pizza e del mandolino: ma la pizza ormai, con una birretta vicino, costa 15 euro e il mandolino, probabilmente, ce lo siamo venduto per comprare la pizza.

E’ certamente lecito avanzare dei dubbi sui parametri utilizzati per misurare il grado di felicità da parte dell’Università britannica: la salute, la ricchezza e l’istruzione. Si tratterà di indicatori attendibili? Biagio Antonacci, ad esempio, li possiede tutti e tre, pure le sue canzoni intristirebbero il fresco vincitore della Lotteria di Capodanno. Il concetto di felicità è abbastanza personale, noi crediamo, difficile se non impossibile da misurare con una formula matematica. L’unica regola che forse possiamo ritenere valida, mutuandola dalle filosofie orientali, è che esistono due tipi di felicità: quella relativa e quella assoluta. Quella relativa è legata al momento, quando ti innamori o trovi lavoro o guarisci da una malattia. Quella assoluta, invece, è dopo che hai preso un forte colpo alla testa. Il Presidente del Consiglio Romano Prodi sorprese stampa ed elettorato parlando di felicità durante un faccia a faccia. Sembra che stia cercando di realizzarla con una strategia nuova, cioè facendo felice una categoria alla volta: prima i tassisti, ora i farmacisti e gli avvocati.

Chi lo sa, magari sarà proprio la liberalizzazione della felicità a farci risalire in classifica.

Scritto alle 10:06 | link | commenti (2) | commenti (2) (popup)
dito-ar-qlo