Nato per scassare le altrui sfere, cibarmi di altrui sensazioni e vivere di proprie emozioni.
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In queste ore il mondo sta vivendo una crisi molto grave, come non si ricordava da anni: la vicenda Materazzi-Zidane fa temere agli osservatori internazionali un’incontrollabile escalation di tensione. Dopo quel che è accaduto nella finale mondiale, sono sempre più numerosi in Francia gli episodi di fanatismo e intolleranza nei confronti del nostro Paese: è di ieri la notizia che numerose forme di parmigiano sono state bruciate in piazza a Lione. Intanto a Parigi gli stilisti Dolce & Gabbana, per rappresaglia, sono stati costretti ad indossare dei loro modelli. Un gesto incivile che è stato condannato dall’Organizzazione Mondiale del Taffetà. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha rinviato la sua visita a Beirut per presenziare, venerdì scorso, all’interrogatorio di Marco Materazzi nella sede della Fifa a Zurigo. Al termine, il rappresentante dell’Onu ha dichiarato: «La proliferazione delle testate è sempre stato un grave problema per l'Umanità e i recenti fatti accaduti in Germania lo confermano».
Mentre la Farnesina cerca di distendere i toni e convoca Corinne Clery per una mediazione, il Presidente della Repubblica francese Jacques Chirac, detto “Je rode il Grande”, ha dichiarato sulle principali emittenti tv francesi, in occasione della festa nazionale del 14 luglio: «Gli Italiani sono sempre stati dei provocatori. Ricordo che da ragazzo la Lollobrigida mi appariva provocante in maniera insopportabile». Insomma, dopo la disfida di Barletta italiani e francesi si trovano ancora contrapposti in questa disfida di burletta. E’ chiaro che, dopo quello che è accaduto nel secondo tempo supplementare di Italia-Francia, il mondo non tornerà più quello di prima. In confronto, la caduta del Muro di Berlino assume la stessa importanza dell’abbattimento di un tramezzo in un appartamento dell’Inps.
La comunità internazionale, sull’orlo di una crisi senza precedenti, si chiede cosa abbia detto realmente il nostro Materazzi a Zidane. Sono state smentite le voci secondo le quali il difensore azzurro avrebbe sussurrato a Zizou delle aspre critiche a Mohammar Tumil, grande poeta magrebino del diciannovesimo secolo, affermando che il nostro Carducci ha composto versi di gran lunga superiori. Altri dicono che il gesto di reazione del fuoriclasse francese sarebbe scattato dopo che il giocatore dell’Inter avrebbe alluso pesantemente alla mancanza di ripresa in salita di alcuni modelli della Citroen. A fare chiarezza dopo tante inutili polemiche, sono arrivate le amare parole del capitano dei bleus, secondo cui Marco Materazzi avrebbe offeso in un primo tempo sua mamma, in un secondo tempo sua sorella, nei supplementari una zia e tre cugine, tra cui una di secondo grado, una certa Celestine, che gestisce una tabaccheria a Bordeaux. «Io non mi sono mai permesso di offendere le donne della sua famiglia, tra cui le famose sorelle Materazzi», ha detto il campione d’oltralpe. L’azzurro però ha smentito seccamente le accuse di Zidane.
Il velo di mistero, dunque, non sembra volersi squarciare su questo drammatico episodio della nostra storia. Un raggio di luce potrebbe arrivare dalla proposta avanzata da alcuni esponenti della Fifa: costringere i calciatori a giocare mentre parlano al cellulare.
L’unico modo per sapere la verità, come ci insegna la recente storia del nostro calcio, sono le intercettazioni.
Juventus: retrocessione in serie B con 30 punti di penalizzazione da scontare nel campionato 2006-2007; revoca dello scudetto 2004-2004; non assegnazione dello scudetto 2005-2006; 80.000 euro di ammenda.
Fiorentina: retrocessione all'ultimo posto e penalizzazione di 12 punti nel campionato 2006-2007, 50.000 euro di ammenda.
Milan: penalizzazione di 44 punti nel campionato 2005-2006, penalizzazione di 15 punti da scontare nel campionato 2006-2007, 30.000 euro di ammenda
Lazio: retrocessione ultimo posto e penalizzazione di 7 punti nel campionato 2006-2007, 40.000 euro di ammenda.
Però ora con chi lo facciamo il derby il prossimo anno ?
Per la Lazio non c'è problema: troveranno il Frosinone ... sarà battaglia tra burini, andranno allo stadio con le pecore, le caciotte e i trattori. A ogni modo è stato seguito il sistema dei figli e figliastri ... il Milan doveva andare in serie B e con le penalizzazioni. Come la storia insegna, corsi e ricorsi storici, quando Lazio e Milan finirono in serie B per una storia di calcioscommesse. Con la differenza che il Milan restò in serie B solo per un anno, la Lazio ne impiegò di più per tornare in serie A.
A ogni modo: GODO !!!
Il vice parroco della Parrocchia del convento di Sant'Antonio a Falconara Marittima, padre Franco Marzioni, 63 anni e' stato arrestato. L'accusa e' detenzione di droga in concorso a fini di spaccio. Fermato dai carabinieri anche un collaboratore marocchino. Nella canonica gli investigatori - che poco prima avevano sorpreso il marocchino con 7 grammi di coca nell'auto intestata al frate - hanno trovato tracce di stupefacente in due piattini, sostanze da taglio, un bilancino di precisione.
I soldi dell'8x1000 non bastano più ?
La lingua italiana, per intenderci quella di Dante Alighieri e di Alessandro Manzoni, niente a che vedere con Biscardi e Trapattoni, contiene delle sottigliezze stupefacenti. Eccone alcune interessanti relative a termini che prendono un significato particolare quando riferiti ad una donna invece che ad un uomo ...
sono parole che al maschile hanno un senso preciso e al femminile ne hanno un altro!
Un cortigiano: un uomo che vive a corte
Una cortigiana: una mignotta
Un massaggiatore: un Kinesiterapista
Una massaggiatrice: una mignotta
Un professionista: un uomo che conosce bene la sua professione
Una professionista: una mignotta
Un uomo di strada: un uomo duro
Una donna di strada: una mignotta
Un uomo senza morale: un politico
Una donna senza morale una mignotta
Un uomo pubblico: un uomo famoso, in vista
Una donna pubblica: una mignotta
Un segretario particolare: un portaborse
Una segretaria particolare: una mignotta
Un uomo facile: un uomo con il quale è facile vivere
Una donna facile: una mignotta
Un intrattenitore: un uomo socievole e affabulatore
Una intrattenitrice: una mignotta
Un adescatore: un uomo che coglie al volo persone e situazioni
Un'adescatrice: una mignotta
Un uomo molto disponibile: un uomo gentile e premuroso
Una donna molto disponibile: una mignotta
Un uomo molto sportivo: uno che pratica diversi sport
Una donna molto sportiva: una mignotta (che pratica un solo sport)
Un cubista: un uomo che dipinge
Una cubista: una mignotta
Un uomo d'alto bordo: un uomo che possiede uno scafo d'altura
Una donna d'alto bordo: una mignotta
Un tenutario: un proprietario terriero con una tenuta di campagna
Una tenutaria: una mignotta (che ha fatto carriera)
Un passeggiatore: un uomo che cammina
Una passeggiatrice: una mignotta
Uno steward: un cameriere sull'aereo
Una hostess: una mignotta
Un uomo con un passato: un uomo che ha avuto una vita, in qualche caso non particolarmente onesta, ma che vale la pena di raccontare
Una donna con un passato: una mignotta
Un maiale: animale da fattoria
Una maiala: una mignotta
Un lupo: animale feroce che vive libero
Una lupa: una mignotta
Uno squillo: il suono del telefono
Una squillo: una mignotta
Un uomo da poco: un miserabile da compatire
Una donna da poco: una mignotta
Un consulente (informatico!): una mignotta
L’altra notte scivolavo tra la folla per i Fori imbandierati. Era un fiume di persone che urlavano in coro contro i cugini francesi per una volta sfortunati. Ho caldo, la maglia di Totti addosso, zuppa per 120 minuti di adrenalina pura. Mi fermo a bordo strada. Respiro.
Poi sento qualcuno che mi guarda. Sai quella sensazione strana. Mi guardo attorno e nessuno bada a me. Tutta una festa, tutta una buriana. Poi alzo lo sguardo e m’accorgo dove mi sono seduto. Sotto la statua dell’imperatore Giulio Cesare. Sta fiumana di gente che schiamazza evidentemente l’ha svegliato dal suo sonno di marmo e Giulietto scende, mi guarda e mi domanda:
- Ma che è ’sta bolgia umana? Che fanno stasera ar Colosseo?
Io gli rispondo come se fosse la cosa più normale.
- Niente, è solo Roma che festeggia.
- E che c’è da festeggià?
- Abbiamo vinto i campionati del mondo!
- Campionati de che?
- Come de che? De calcio!
- E che è?
Solo ora capisco che giustamente Giulio, imperatore, stratega militare e latin-lover di calcio non sa nulla. Gli spiego che è un gioco con la palla, undici contro undici in campo aperto, una specie di guerra simulata, a volte poco simulata e molto guerra, con improvvisi e folli colpi di testa. Capisce subito che i calciatori sono come dei moderni gladiatori e che Ringhio Gattuso o il grande Totti avrebbero fatto impazzire le folle anche allora. Gli dico che c’è chi tifa per una squadra e chi per un’altra, ma quando scende in campo la nazione s’abbandona ogni bandiera per tifare solo per gli azzurri, il colore del cielo, del mare e dell'Italia.
- E con chi avete vinto stasera? – mi chiede incuriosito.
- Con la Francia... che poi Giuliè, sarebbero i Galli che lei ricorda bene.
Mi racconta che i Galli gli stanno assai indigesti e che per anni era una lotta aperta. Sorride a pensare che dopo più di due millenni ancora c’è battaglia tra questi popoli cugini e mai fratelli.
Gli racconto che il re dei Galli d’oggi ha abbandonato la battaglia con una capocciata a uno dei nostri, gesto poco da re e molto da villano. Succede, lo giustifica il vecchio condottiero, perché quando stai lottando, qualche volta il cervello t’abbandona. Succede anche ai migliori capitani.
Ci fermiamo poi a guardare vecchi bambini uomini e donne con gli occhi lucciconi. Gli passo una birretta, la prova con sospetto, poi l’apprezza.
- Sai Giuliè, questa è una doppia vittoria, perché il gioco del calcio quest'estate si stava suicidando.
Gli racconto delle conversazioni intercettate e lui capisce al volo che il telefonino è un’arma molto pericolosa. Che a volte fa cadere i finti sovrani nella polvere e fa’ chiarezza in tanti anni di sospetti e voci.
Mi dice però che non è la prima vorta: lui stesso ha pizzicato un giro di scommesse, gestito da uno che procurava schiavi in Africa e in Spagna. Una storia brutta brutta. Insomma il povero Giulio capisce che sono passate tante estati e tante primavere ma nella sua vecchia terra non è cambiato nulla. Mi sorride amaro, mi passa la birretta e risale al posto suo. Neanche due secondi ed è tornato marmo.
Rimango lì a fissarlo, poi torno a festeggiare. Saranno le tre birre o il fatto che ho mischiato, ma una cosa così non m'era mai capitata. E il giorno dopo eccomi in motorino, di nuovo passo ai Fori e, sarà il sole, o sarà un’allucinazione, mi pare che Giulietto imperatore, mi saluta con la mano e poi mi grida, lanciando un grande auspicio: «Se vedemo tra quattro anni, le porti tu le birre?».
“Non stasera, caro: ho il mal di testa” potrebbe presto tramutarsi in “Stasera sì, caro, ho il mal di testa”.
Contrariamente ai cliché, infatti, uno studio suggerisce che nei pazienti sofferenti di emicrania siano presenti livelli di desiderio sessuale più elevati. I ricercatori del Wake Forest University Baptist Medical Center hanno indagato sul rapporto tra desiderio sessuale e vari tipi di mal di testa, facendo scoperte inattese. La serotonina gioca un ruolo importante negli attacchi di emicrania, ma un eccesso di serotonina è anche associato ad una diminuzione della libido, e i pazienti che soffrono di emicrania cronica hanno nella maggior parte dei casi bassi livelli di serotonina sistemica. I pazienti sofferenti di emicrania, avendo tipicamente bassi livelli di serotonina, dovrebbero in teoria avere elevati livelli di desiderio sessuale.
Per verificare questa circostanza, i ricercatori hanno intervistato 68 pazienti di età media 24 anni che riferivano almeno 10 mal di testa intensi all’anno. Tra questi, i pazienti sofferenti di emicrania hanno riferito un desiderio sessuale superiore del 20 per cento. Le donne con emicrania eguagliano nel desiderio sessuale gli uomini con altre tipologie di mal di testa, e quindi presentano un desiderio sessuale significativamente superiore alla media della popolazione.
Io ci soffro spesso di mal di testa ... chi mi aiuta ad allieviare il dolore ? 
Prendo la palla da Njara e metto nero su bianco i miei vizi. Iniziamo!!!!

Grazie ragazzi !!!
Oggi l'Italia è tutta riunita sotto un'unica bandiera: quella del tricolore. Non esistono più avversità, non esistono più differenziazioni di tifoserie calcistiche, tutti uniti a tifare la Nazionale azzurra, tutti fratelli d'Italia, tutti uniti per riscattarci dell'onta subita vent'anni fa, quando Platinì & C., agli ottavi di finale dei Mondiali del Messico, la Francia ci buttò fuori.
Ricordo ancora i Mondiali del 1982. Ero poco più che sedicenne all'epoca, frequentavo le superiori. I mondiali si svolgevano in Spagna, Sandro Pertini era il Presidente d'Italia, Enzo Bearzot (la scimmia come veniva soprannominato) era il CT. Rossi ha scontato il suo debito con la giustizia sportiva, Bearzot finisce per chiamarlo, anche se è in chiaro ritardo di forma. Il Ct tiene il posto anche a Bettega, ma quando è sicuro che non lo può recuperare in tempo, convoca un onesto attaccante del Cagliari, Franco Selvaggi, al posto del bomber del campionato, il romanista Pruzzo. Prima della partenza per il ritiro spagnolo di Pontevedra, in aeroporto il Ct schiaffeggia un ragazzina che lo apostrofa quale “scimmione bastardo”, visto che non ha convocato il suo idolo, la deliziosa mezzala dell’Inter, Beccalossi, che a Bearzot non è mai piaciuto. Il Ct si difende affermando di essersi comportato come un padre, un educatore, ed aver tenuto un comportamento che avrebbe evitato davanti ad un irrecuperabile adulto.
Ricordo anche l'Italia durante le partite si dimostrava essere un Italiuccia, incapace di andare oltre il pareggio. Già si pregustava il rientro a casa della Nazionale, in netto anticipo. Ma poi qualcosa cambiò. Italia-Brasile: 3 a 2. Paolo Rossi che segnò tre gol e la Penisola Italica si animò, iniziarono i caroselli di auto per le strade, comparvero le bandiere alle finestre, una nuova febbre iniziò a pervadere gli animi. Siamo in semifinale. E poi in finale. Per la finalissima (dopo che la Polonia si aggiudica per 3-2 il terzo posto), da disputare al “Santiago Bernabeu” di Madrid l’11 luglio, arriva anche il presidente Pertini, che aveva già gioito freneticamente ai gol di Rossi al Brasile nella nostra ambasciata di Parigi. In quei giorni l’Italia è “sconvolta” dalla serie di concerti dei “Rolling Stones”. Il concerto di domenica 11 a Torino è corredato da un maxischermo, per permettere agli spettatori di poter vedere anche la partita. Ad un certo punto, il leader del gruppo, Mick Jagger, indossa una maglia azzurra con il numero 20, quello di Rossi, e profetizza il 3-1 per noi: la folla va in visibilio. La finale è Italia-Germania. E finisce 3 a 1.
La partita si svolse con un antagonismo senza fine, con i tedeschi picchiatori che volevano vincere a tutti i costi. Finquando l'arbitro Coelho fischia la fine impossessandosi della palla e slanciandola in alto con le mani (davvero una bella immagine), siamo Campioni del Mondo, Nando Martellini lo urla per tre volte. Il Bernabeu diventa un trionfo di tricolori, Pertini, raggiante, abbraccia e bacia tutti gli azzurri, primo tra tutti il serioso Zoff, che, per l’occasione, abbozza pure un timido sorriso. Schumacher, l'estremo difensore tedesco, non gli stringe la mano, Pertini non se la prende, anzi lo inviterà anni dopo a Roma, dove il portierone tedesco chiederà scusa al presidente. Il Re di Spagna, Juan Carlos, che indossa un’elegante cravatta azzurra, mette la Coppa nelle mani più sicure del mondo, quelle di Zoff. Il pittore Renato Guttuso immortala l’immagine delle mani di Dino che sollevano la Coppa, per il francobollo che festeggia la vittoria. Gli italiani si fanno prendere dal delirio sportivo, con la festa che dura per tutta la notte. Paolo Rossi, oltre che essere eletto miglior giocatore del torneo, vince il Pallone d’Oro, davanti al francese Giresse, e diventa il quarto azzurro ad aver segnato in due edizioni mondiali, dopo Meazza, Pandolfini e Rivera. Pertini, che etichetterà poi quei momenti come i più felici del suo settennato, fa viaggiare la squadra sull’aereo presidenziale per il trionfale ritorno a Roma. Sull’aereo si consuma l’ultimo episodio curioso: Pertini e Zoff sfidano Bearzot e Causio a “scopone scientifico”, difficile gioco di carte di cui il presidente è appassionato giocatore. In mezzo al tavolo fa bella mostra di sé la Coppa. Alla fine, Pertini accusa vivacemente Zoff di aver sbagliato un paio di mani, con dovizia di particolari, e di aver provocato, lui solo, la sconfitta che rimediano i due. Zoff non può far altro che giustificarsi arrossendo.
Oggi, a 24 anni di distanza da quell'evento, l'Italia si prepara a festeggiare una nuova notte Mondiale. La febbre calcistica sta divorando gli italiani in queste ore: nelle case e negli abituali luoghi di ritrovo, si consumano pasti nell'attesa di fronte a televisori al plasma e LCD da svariati pollici. Io sarò di turno notturno, vedrò la partita su un televisore 14" relegato in un armadietto insieme ad altri colleghi di lavoro, con un occhio al video e l'altro sui sistemi di monitoraggio informatico. Nessun pronostico, nessun segno scaramantico, nessuna ansia. Che sia quel che sia e se si vince, tanto meglio.
Forza azzurri!
Quando arriva l'estate arriva anche la stagione dell'abbandono. Lo si nota sotto diversi aspetti. Le città che iniziano a essere un pò più vuote, i single vengono lasciati un pò più in disparte, le persone anziane dimenticate negli ospedali, in televisione ti somministrano programmi di scarso interesse culturale, al cinema fanno film per lo più dedicati all'horror o alla scemenza più pura.
Questa sera, dopo aver staccato dal turno un pò prima del solito, volevo godermi un pò la solitudine e armarmi di un grosso bidone di popcorn per vedermi un film. Dò un'occhiata ai film in circolazione cercando qualcosa di mio gradimento. E' un periodo che mi accompagna un velo di tristezza e ho bisogno di rallegrarmi un pò. Ma i film che vanno per la maggiore sono a tratti cupi, parlano sovente d'amore e alla fine ti portano sempre a pensare al passato.
L'unico film che mi interessa realmente vedere è Silent Hill, un horror preso da un videogioco della Konami. Il gioco consisteva nel regalarci un’esperienza di vita orribile, qualcosa che non vorremmo mai ci accadesse nella realtà: il piombare in una cittadina coinvolti in una storia ai confini della realtà, immerso negli orrori di Silent Hill, districandosi tra i suoi oscuri vialetti nebbiosi in cerca di risposte. Le ambientazioni sono tra le più paurose mai viste, girare nei bagni arrugginiti di strutture ospedaliere non è mai stato cosi terribile, e la nebbia da un tocco in più, lasciando intravedere nelle ombre anche le proprie paure. Il giochillo mi tenne impegnato, a suo tempo, per una decina di giorni, accompagnato anche da qualche incubo notturno. E tutt'ora, quando entro in un ospedale di sera, ho sempre qualche remora. Un film del genere potrebbe essere benissimo ambientato al San Camillo di Roma, con i suoi padiglioni un pò antichi.
Memore di ciò ho deciso di cambiare genere e ho voluto puntare su "Hot movie" ma, ahimè, nel cinema a me più vicino era già cominciato. Poi mi sono ricordato di un particolare ... a casa ho i popcorn da microonde e il film in questione su un CD in formato Divx. A costo quasi zero. Certo "Hot movie" non è uno di quei film da cineteca classica ma più un'accozzaglia di citazioni a film seri, ma portati sul ridicolo. La trama si basa un pò sul "Mio grosso grasso matrimonio greco", con citazioni visive a "Ti presento i miei", "Hitch", "Kill Bill", "What women want", "Pretty woman". Mi ha strappato qualche sorriso, non c'è neanche una scena di nudo (cose che in questi film a basso costo di solito abbondano) ma non è uno di quei film da andarlo assolutamente a vedere e spenderci 7 euro di biglietto.
Ma mi ha tolto un pò di tristezza dal viso.
"Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse..."
A questo ripensavo questa sera, mentre sotto la pioggia ritornavo da Ikea. Oramai quando mi vedono stendono il tappeto rosso. Ogni volta che ci vado compro qualcosa. Oggi è stato il turno di alcune cosette sfiziose ma utili per la cucina. Mi sono fermato lì per un paio di hot-dog con una lemon lime e dalle vetrate vedevo i lampi e le saette in lontanza. Sembrava di assistere a una guerra. Le nuvole nere, cariche di pioggia, rendevano l'atmosfera ancor più cupa e i lampi che squarciavano l'aere donavano all'ambiente un aspetto da tregenda.
Non ho fatto a tempo a montare in sella e sperare di arrivare a casa asciutto. No. Il tempo di montare sul raccordo per fare più presto e mi sono ritrovato un muro d'acqua. Impensabile fermarsi sotto un cavalcavia per mettersi gli indumenti antipioggia: nell'arco di due minuti l'unico punto asciutto del mio corpo era rappresentato dalla testa perchè coperta dal casco.
Mi sono avviato a velocità ridotta verso casa, con la pioggia che mi scendeva lungo la schiena, che si infilava nei pantaloni, formando un rigagnolo che sentivo scorrermi fin dentro le scarpe. E in quel momento m'è venuta in mente "La pioggia nel pineto". Ma non tutta, solo le strofe più significanti, quelle che in quel momento più si adeguavano alla situazione.
Adoro la pioggia. Adoro ascoltare il ticchettio dell'acqua sui vetri durante l'inverno, quando sei ancora sotto un caldo piumone. L'adoro d'estate, quando il corpo oramai stanco e arso dalla calura, riceve la benedizione di un acquazzone estivo, che ti rinfresca, che ti fa sentire vivo, che ti porta a una rinascita interna. E poco importa se, come stasera, quando arrivi a casa sei da stendere ad asciugare insieme ai panni.
Stanotte si dormirà freschi.
Gente ecco a voi la nuovissima generazione di bambole con le quali divertirsi e provare ogni emozione che può dare un ladr ... ehm un bimbo in carne e ossa.
Ma se prima bastava togliere il ciuccio per vederli piangere, ora dovrete fare di più: portargli via le squadre, togliere i finanziamenti illeciti, e guardarli disperarsi in autodifese improbabili.
Rovina anche tu un paese. Falli parlare e, con la speciale memory card, hai a disposizione tanti frasi diverse. E, con l'edizione "Arresti domiciliari" e "Prescrizione salvatutto", ore e ore di svago ai danni dei contribuenti.
Il giocattolo non è adatto a paesi che concedono gli arresti domiciliari e a quelli che pretendono un giusto risarcimento economico da parte di chi ruba.
Sul portellone posteriore di un furgone, che stamattina camminava in mezzo alla corsia a due km/h e creando una fila pazzesca, c'era scritto:
Di tutte le cose che mi augurate
io ve ne auguro altrettanto
il doppio
Cos'è la felicità ? Un'improvvisa vertigine, un'illusione ottica, un'occasione da prendere e non mollarla mai. La felicità: quell'attimo che ti eleva spiritualmente, quel momento di cui il tuo animo ha bisogno, quella gioia che trasforma ogni tuo cupo pensiero in un sorriso disegnato sulle tue labbra.
La felicità è poter assaporare un formaggio particolarmente delicato quando sai che avevi il colesterolo alle stelle, godersi un acquazzone in piena canicola estiva, aiutare un qualcuno a risolvere un problema, donare il proprio sangue perchè sai che potresti salvare una vita.
La felicità non si compra da nessuna parte, non la vende nessuno. Ti viene in dono quando meno te l'aspetti. Ti può apparire sotto diverse forme e la sai riconoscere all'istante.
Una di queste forme è il rinnovo del contratto fino al 31 dicembre 2006. Non è molto, ma è un tempo determinato, con coperture assicurative e previdenziali. Ed è tanto per me.
Schizzecheìa: è il termine usato nel napoletano per indicare quando prova a piovere e, invece di trasformarsi in un diluvio, le nuvole emettono solo pochi schizzi d'acqua. Con il risultato che rimani li in perenne attesa di una pioggia ristoratrice durante la canicola estiva e invece ti ritrovi ad avere più caldo di prima. Questo sta facendo in alcune zone di Roma oggi.
Schizzecheìa.
Come la mia vita qui, su quest'ammasso di bit informatici, questo universo di "zero" e di "uno". Non riverso completamente me stesso, solo una minima parte come frammenti di un puzzle infinito. Non mi si conosce mai totalmente. L'incauto visitatore che capita sulle mie pagina ha subito come prima impressione quella della persona disadattata, successivamente confusionaria, proseguendo in un escalation di follia fino ad approdare a "questa persona è da odiare". E da scartare.
Invece no. Chi mi conosce realmente, da anni, sa come sono fatto. Si, suscito antipatie in alcuni casi, sono d'accordo. Ma purtroppo il tutto è frutto di vecchi retaggi, di anni passati all'autoannullamento, anni di violenze psicologiche, di blocchi interni, di alzate di muro contro tutti, di isolamenti.
Incauto visitatore, non ti fermare all'apparenza, vai oltre. Dietro il mio dito medio perennemente alzato, c'è qualcosa di buono. Come un gratta e vinci, sappi grattare, sotto la patina non ci saranno 500.000 euro, ma qualcosa di valido si.
E io che pensavo di averle viste tutte ...
Prendi due persone giovani, mettili in una casa in condivisione e poi cerca di far scoppiare tra loro la scintilla dell'amore. Non è l'ultimo dei reality show ma un videogame. Si chiama "Singles - Flirt up your life" e simula la vita di coppia. Lanciato sul mercato all'inizio di aprile, ideato dalla tedesca Koch Media, il software ha come protagonisti due giovani che, per motivi economici, vivono sotto lo stesso tetto.
Il giocatore dovrà dare prova della sua abilità cercando di farli innamorare. La coppia di protagonisti si sceglie tra 15 personaggi differenti. Per citarne alcuni: c'è Natasha, la bella mangiauomini amante del lusso, la sportiva Lisa, l'amica ideale, Linda lo spirito libero. Oppure Mark il boss, Bob il cattivo ragazzo, il seduttore Mike o il solitario Nicolas.
Ci sono una serie di obiettivi prefissati da raggiungere. Innanzitutto iniziare una conversazione tra i coiquilini. Cercare un'abitazione, che sia un appartamento in città o una casa in campagna. Scegliere l'arredamento, inizialmante mobili fai da te, e poi in base al budget comprare nuovi complementi d'arredo. Infine il clou: far sì che i protagonisti si bacino per la prima volta e, più difficile, cercare di farli innamorare. L'amore non sarà l'unico pensiero dei due, tenendo conto che la maggior parte del tempo è assorbito dal lavoro, nonché dalle incombenze domestiche: riordinare, riassettare, pulire e nel caso di necessità prendere in mano chiodi e martello per apportare migliorie o fare piccole riparazioni.
Visto il fiorire degli amori online che fioriscono e sfioriscono sulla rete, i fautori del gioco mettono le mani avanti e per evitare fraintendimenti precisano che "Single" non offre la possibilità di incontrare persone in carne e ossa e non ha lo scopo di aiutare a trovare l'anima gemella ma solo di divertire i partecipanti.
Ma la domanda sorge spontanea: dopo tutto questo virtualismo dei rapporti di coppia esiste ancora la possibilità di incontrare una ragazza per strada e corteggiarla secondo le antiche regole ?
Ne ricevo pochi, anzi raramente, ma quando arrivano sono graditi. E di ciò ne ho fatto tesoro.
I complimenti non li distribuisco come fossero sorrisi, al primo che incontro e tanto per dire qualcosa. No. Il complimento, uno al massimo due, lo faccio quando la persona se lo merita realmente, perchè ai miei occhi rappresenta una vivida realtà dei fatti, una sorta di ciliegina finale su una torta costruita in precedenza. E cerco di usare parole mie, non le solite banalità, non le solite frasi fatte che poi suonano tanto di falso. E cercando di mettere meno a disagio possibile l'altra persona.
Donna, se un giorno riceverai un complimento da parte mia, ricordati che verrà da uno spirito puro che non si nasconde dietro una menzogna per ottenere qualche altra cosa.
Ebbene si soffro ... così imparo a fare il tipo-fico e andare in giro sulla moto con pantaloncini e canotta. Mi sono arrossato a chiazze, ovvero non si riesce a capire dove finisce la canotta (rossa) e iniziano le mie spalle (rosse). Almeno fossi andato al mare. Invece no.
Da domattina ripristino la mise pantaloni & maglietta e metto a lavare la canotta. A proposito di lavaggi, stasera l'onta è stata lavata. Due pallini secchi alla Germania e così ce la siamo tolta dai cosidetti. Ma anche quella è stata una bella sofferenza.
A cena da amici a vedere la partita, come ho visto che si andava ai tempi supplementari ho preferito andar via. Un pò per non continuare a soffrire, un pò per mettermi un pò di doposole sulle spalle e, soprattutto, perchè tutta Roma è incollata al televisore e per strada non c'è un cane. Ho attraversato Roma in dieci minuti. Manco a ferragosto riesco a fare in così breve tempo.
Arrivo a casa, il tempo di lasciare sulla segreteria di un'amica la buonanotte, accendo la TV e mi godo i due gol in diretta. Ah, l'onta è lavata. Dopo che "Der Spiegel" (o Der Stronzen come è stato ribattezzato sul Blog di Beppe Grillo) ci ha dato dei "parassiti, mammoni, viscidi e perennemente stanchi", fargli due gol è stato il minimo. E stasera la versione online del giornale tedesco parla di grosso shock per la squadra e per la città, un ipotesi mai presa in considerazione, visto che oltre ad aver organizzato i mondiali già pensavano a portarsi a casa anche la coppa. Per ora si portano a casa la mortadella
.
Soffro, ah come soffro ... vado a spalmarmi di doposole.
... di programmare il computer di bordo dello Shuttle ma non di programmare la lavatrice.
Oltre un'ora ad asciugare l'acqua fuoriuscita.
Una lacrima sulla Visa : una donna americana, Betty Jean Barachie, è stata condannata a 27 mesi di reclusione per aver eseguito acquisti per 1,5 milioni di dollari utilizzando la carta di credito aziendale che le era stata affidata. «E' stato più forte di me», ha detto ai giudici la signora.
Si tratta di una dichiarazione peraltro identica a quella che Nino Benvenuti rilasciò dopo il match contro l'argentino Carlos Monzon. La povera Betty, nel tentativo di difendersi, si è autodefinita «acquirente compulsiva». In effetti ha acquistato cose curiose, numericamente eccessive e in alcuni casi inquietanti, come ad esempio 16 motoseghe, un arsenale da far invidia all'introverso Jason protagonista di tante pellicole dell'orrore. Inoltre, la simpatica donnina della Pennsylvania ha comprato centinaia di paia di scarpe, 58 soprabiti e una piscina, ma non avendo una villa dove collocarla quest'ultimo acquisto risulta degno del premio Tarquinio il Superfluo. Non vorremmo forzare la mano ai giudici americani, ma credo che in effetti lo shopping compulsivo possa essere una malattia.
Anni fa, quando s'era bambini, questa parola anglofona non si usava e le mamme, motori dell'economia domestica, usavano l'espressione «andare a fare compere», operazione mirata che aveva uno scopo preciso: andiamo a fare compere perché il bambino ha bisogno delle scarpe o per comprare una giacca nuova a papà, che deve fare da testimone al matrimonio del cugino.
Ora, invece, si esce di casa per fare shopping senza obiettivi precisi e quindi senza necessità concrete. Dopo due ore di vagabondaggio per negozi, torni a casa e, come destandoti da uno stato di trance, ti accorgi di aver comprato due babbucce, un cappotto in fustagno, un aspirapilucchi elettrico, due spazzolini a batteria e una inspiegabile sella in stile berbero. Tutte cose che fino a quel momento erano felicemente mancate nella tua vita.
L'acquisto compulsivo è un demone, ha ragione la signora Betty. Si tratta di un comportamento morboso, malato, di cui in fondo ci vergogniamo. Infatti, per definirlo senza sentirci imbarazzati, si adopera un termine straniero, shopping, strategia che usiamo anche per il petting e il leasing, altre cose di cui in fondo si parla poco volentieri in pubblico.
Lo shopping, nella società dei giorni nostri, è una vera e propria malattia che, come le allergie, si risveglia in determinati periodi dell'anno, come ad esempio quelli in cui vengono messi i saldi nei negozi. Si potrebbe ipotizzare per questa strisciante e insidiosa patologia il sospetto che sia contagiosa e che, come l'influenza aviaria, possa diventare pandemica. Questo spiegherebbe il continuo aggravamento del nostro debito pubblico: siamo un popolo che spende freneticamente molto più di quello che si può permettere. Magari presentando alla Banca Centrale Europea un certificato medico per deficit compulsivo, eviteremmo i continui richiami.
Ci si augura che la corte di Filadelfia sia clemente con la signora Betty, che in preda alla terribile sindrome da shopping ha speso una cifra enorme utilizzando una carta di credito non sua ma aziendale: di certo l'imputata è pazza ma non scema, questo crediamo verrebbe attestato da qualunque perito. Dopo qualche mese di carcere ed una terapia appropriata, Betty potrà essere affidata ai servizi sociali e svolgere un lavoro utile alla comunità, come ad esempio occuparsi di qualche anziano senza parenti.
Purché non la mandino a fare la spesa.