Nato per scassare le altrui sfere, cibarmi di altrui sensazioni e vivere di proprie emozioni.
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Beh si le favole iniziano sempre con "C'era una volta". La mia comincia con "Avevo una volta".
Avevo una volta un'amica, una carissima amica, una di quelle per le quali provi qualcosa di più di una semplice amicizia, senza però mai sconfinare per la più cocente delle passioni, nel pieno rispetto delle regole. Un'amica con la quale passare le notti a parlare dei rispettivi problemi, delle insicurezze quotidiane, delle stupidaggini anche. Una di quelle amiche che sa tutto e di tutto di te, una di quelle persone alla quale puoi affidare la propria vita perchè sai che la tratterà bene. Una di quelle persone per la quale provi un affetto che va ben oltre l'amore.
Poi un giorno qualcosa si è rotto. Senza colpa di nessuno, ma qualcosa ha rotto un equilibrio stabile e duraturo, qualcosa ha messo in crisi lei, portandola a una chiusura totale, a un cambiamento radicale. Da allora è come se avessi perso una parte di me, è come se mi ritrovassi improvvisamente solo in una città sconosciuta; ma la fiducia in lei non l'ho persa. Suppongo si sia solo smarrita, come una famosa pecorella.
Amica mia, dove sei ?
Per chi abita fuori Roma non significa nulla se non al limite un onomastico da festeggiare. Per chi abita a Roma significa giorno di ferie e, capitando in concomitanza con il venerdi, si fa un ponte alla grande. Un pò come quando capita la festa di Sant'Ambrogio. Solo che i milanesotti si sono scelti la festa del santo patrono in concomitanza con la festa dell'8 dicembre e si fanno due giorni di ferie pagate. A Roma no. Il santo patrono, che cade di 29 giugno, potrebbe capitare in concomitanza di qualche ponte ma non è sempre così.
L'unico vantaggio di tutto ciò è determinato dal fatto che un buon 50% dei romani è partito, lasciando una città semivuota e priva di traffico. Anche oggi in ufficio siamo un bel gruppo nutrito ... poi da quando ci hanno dislocato le ragazze dell'help desk in stanze attigue è un putpourri di belle figliole, tutte rigorosamente intorno ai ventanni, tutte rigorosamente poppute, tutte rigorosamente semisvestite. E' una fatica ignorarle, cercare di distogliere lo sguardo che puntualmente cerca di insinuarsi in generose scollature, colorate da abbronzature intense.
Ma la cosa che più mi da noia è che con il caldo che sta facendo a Roma in questi giorni le suddette pulzelle possono venire in minogonna, toppini e sandaletti ... io invece, come tutti i maschietti, sono obbligato a presentarmi con abii decenti (pantaloni, polo e scarpe chiuse).
Sudo come un bradipo. Faccio spola tra la postazione di lavoro e il bagno per rinfrescarmi di tanto in tanto e bramo l'arrivo delle 14, ora in cui stacco e vado a mangiare/dormire. Si dormire. Mi attende un bel turno di notte, fresco, tranquillo. Da godermi appieno, me ne sono rimasti pochi prima di rientrare in mobilità aziendale e starmene 7 mesi a casa.
Sperando che non diventino di più.
L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro ...
a progetto !
Italia - Australia: 1 a 0
Anche Italia - Padania
Sono 33.3 gradi all'ombra e quasi 39 al sole ... il computer lavora a cuore aperto con un pinguino che gli soffia sopra, per creare l'effetto neve sul processore e concedere ai bit di farsi la settimana bianca.
Mi sto squagliando, ho il gatto che sta facendo il tappetino nel corridoio di casa in cerca del posto più fresco e tra un pò lo imito, cercando anche io un pò di refrigerio da qualche parte ... quasi quasi mi metto dentro il pozzetto del congelatore. Sembra di esser ritornati all'estate del 2003. Solo che li il caldo iniziò ad aprile. Ne parlavo ieri sera con una mia amica milanese e rimebravamo insieme il caldo. Lei che si sbatteva tra il poter dormire la notte e io che cercavo di farmi più turno notturni in ufficio per poter godere dei 15 gradi fissi, quelli che necessitano ai server per poter lavorare.
Mi diceva: "Beato te che hai il mare vicino, io mi debbo accontentare dell'Acquatica e dell'Idroscalo". Problemi tuoi ... ti sei voluta sposare con un milanese, ora ne paghi le conseguenze. Se ti prendevi uno della tua regione, ora avevi mare a quantità, invece dello smog e l'inquinamento 365 giorni all'anno.
Mare si vicino ma spiagge piene, vu cumprà, vu godè e posteggiatori abusivi. Si vu godè, cinesine che ti si avvicinano, ti chiedono 5 euro per un massaggio e dieci euro per un altro tipo di massaggio. Il tutto dietro le dune del settimo cancello, il tutto se nza controlli, dove trans e gente ambigua scompare e ricompare dopo poco, con l'espressione beata sul viso di chi ha fatto un qualcosa di irrimandabile.
Caldo ! Si tanto. Tra poco esco anche io, prendo la moto e vado verso il mare, tanto alle cinque gioca l'Italia e la gente è tutta davanti ai televisori. E io non trovo traffico, trovo parcheggio e trovo anche un posticino sulla spiaggia.
Ma non al settimo cancello!
- Ahò, ho pagato 150 euro ma ho visto tante gnocche, una più bona dell'altra, una più puttana dell'altra.
Così ha esordito, tempo addietro, il solito coatto romano dentro gli spogliatoi di una palestra che frequentavo. Frequentavo si ... ma non per diventare una macchina da guerra quanto nel tentativo di diminuire il giropancia. Ma una volta uscito da una sessione di sollevamenti, nuoto, sauna e ancora nuoto, nello stomaco si apriva una voragine. E hai voglia a pensare all'estate imminente, al digiuno ascetico, al fisico in forma. Non c'erano versi. Una fame da mangiarsi tutto il frigorifero, altro che insalatina scondita.
Ma tornando al coatto di cui sopra, (di cui mi sono sempre chiesto perchè ha dovuto spendere 150 euro solo per vedere quando basta farsi una passeggiata per strada e incontrare lo stesso belle donne senza dover pagare), la sua frase mi è tornata in mente mentre leggevo con attenzione le intercettazioni che recentemente hanno portato in carcere Vittorio Emanuele di Savoia ed altre persone ancora. Quel che maggiormente mi ha stupito negativamente, anzi vorrei dire che mi ha indignato, è il modo, il linguaggio con il quale costoro parlavano delle donne. È difficile leggere tanto disprezzo, tanta volgarità. Come si fa a considerare una donna solo uno sporadico strumento di piacere? E poi dello stesso magnificare al telefono con un altro uomo le prestazioni. Prestazioni mi auguro non costrette perché allora il reato ci sarebbe.
Ma il vero reato dovrebbe essere il modo con il quale questi uomini hanno parlato delle donne. Non è reato infatti avere un rapporto sessuale con una persona a meno che non si costringa la medesima a compiere quell’atto, ma trattare una donna in maniera sprezzante e volgare è, per quanto mi riguarda, insopportabile. Già dall’antichità gli uomini consideravano le donne poco più di prostitute da strada e magnificano non già caratteristiche dell’intelligenza ma solo e soltanto la disinvoltura nel mostrarsi.
Detesto questa categoria di uomini. Dovrebbero imparare, sin da molto giovani, a non farsi belli con gli amici per questo o quell’incontro perché da lì all’espressione greve ci vuol poco.
E l'esser considerato "un uomo come tanti altri, gli uomini sono tutti stronzi" ma dà non poco fastidio.
I compagni di viaggio sono come i giocatori della Nazionale di calcio: non possiamo fare nulla per sceglierli, purtroppo. Il sito inglese di voli a basso costo cheapflight ha stilato una classifica dei vicini di viaggio aereo più fastidiosi, sulla base di un sondaggio proposto agli utenti. Quale presenza risulta meno desiderabile ad alta quota, oltre naturalmente a quella di una hostess che chiede tremante ai passeggeri se qualcuno sa pilotare un aereo? La lista è lunga e variegata, a sentire il sito britannico.
Al primo posto c'è il vicino ubriaco, il quale probabilmente è convinto di trovarsi sulla metropolitana e a 10.000 metri di altitudine cerca un finestrino da aprire per fare entrare un po' d'aria fresca. Seguono il bimbo piagnucolante e la cosiddetta “assistente di volo malvagia”, che ti prende di punta e che il caffè così cattivo sembra averlo preparato appositamente per te.
Ma ci sono anche numerose tipologie squisitamente italiane che si posso aggiungere al triste elenco. Anche ai tempi in cui l'Alitalia era una compagnia ricca, talmente ricca che i sacchetti per il vomito li dava già pieni, correvi il rischio di trovarti seduto a fianco il parlatore noioso, quello che ti relaziona non richiesto sulla sua sciatica e sulle difficoltà incontrate dal nipote nell'ultima riunione di condominio. Al confronto di questo individuo Rocco Buttiglione e Romano Prodi sembrano Dean Martin e Jerry Lewis ai tempi d'oro. Poi c'è il vicino con un enorme bagaglio a mano. Si tratta di un vero virtuoso dell'incastro, una creatura capace di stipare nell'apposito vano sottostante il sedile anteriore un oggetto delle dimensioni della piramide di Cheope, invadendo inevitabilmente con le gambe il tuo spazio vitale. C'è una variante a questa genia maledetta: il passeggero che schiaccia con il proprio zaino la giacca di lino che tu hai amorevolmente riposto nell'alloggiamento dei bagagli. A nulla vale protestare. E che dire di quelli che si tolgono le scarpe per viaggiare più comodi? C'è qualcosa di ancestrale e di neorealista in un gesto del genere, verrebbe da pensare a Rossellini e a Ninetto Davoli se non ci fosse un timido afrore che sale, sale, fino a diventare protagonista assoluto del viaggio.
Non dimentichiamo inoltre il “devo viaggiare comodo a tutti i costi”, cioè il signore seduto davanti a te che reclina lo schienale del proprio sedile, costringendoti ad appiattirti come Diabolik su un cornicione durante un furto di gioielli. Se ti capita un vicino di viaggio a scelta fra le categorie sopra elencate, non hai nessuna via di scampo, perché il posto in aereo non si può cambiare, mai, per nessun motivo, e non esiste una zona in cui possano rifugiarsi i passeggeri scontenti: la mancanza di un gruppo misto, come in Parlamento, a bordo dei voli di linea è davvero un grosso problema.
Insomma, quando si parla di problemi inerenti le compagnie aeree, forse si dovrebbe fare riferimento ai personaggi che si incontrano viaggiando. Una soluzione a questa spigolosa questione c'è, ed è una soluzione prettamente italiana: prendere il treno. I pendolari, a leggere le cronache, raccontano spesso di aver viaggiato tra topi e zecche, esserini discreti e dal carattere schivo. Pare che in molti casi siano nate anche delle belle amicizie.
Il blog è su da 371 giorni, ha ricevuto 7723 visite ed è stato commentato 38615 volte.
Non male per il primo anno di vita !
Allora si vota (da domattina). Se votassi solo io, voterei No e vincerei il referendum. Come sarei contento. Ma non andrà così. Qualche bastian contrario che mi vuole fare dispetto votando Sì ci sarà di sicuro; e quindi non mi posso fidare. Tanto più che dopo un mese e passa di disinformazione il grosso dei votanti sa a malapena di che cosa si parli. Sì, la Costituzione. Ma l'altro giorno il mio barbiere mi ha chiesto che animale fosse, e quando gli ho risposto che era la «suprema legge» del Paese, la legge che governava tutte le altre leggi, ho visto nei suoi occhi che la risposta non lo aveva impressionato.
Il fatto è che un referendum così «in grande», così sovraccarico di temi e di problemi, noi non l'abbiamo mai affrontato. Sono in ballo più di 50 articoli della Costituzione quasi tutti di natura tecnica, quasi tutti complessi e difficili da valutare. Il Polo ha disfatto e rifatto (o viceversa, rifatto e disfatto) tutto il nostro sistema politico e di governo; e così noi ci troviamo in mano un solo Sì o un solo No per decidere su decine e decine di questioni. È un'assurdità, ma è così.
Che fare? Secondo me, dovremmo fare come facciamo sempre in casi analoghi. Ci sentiamo male? Siamo malati? Andiamo da un dottore e ci rimettiamo a lui. Abbiamo una grana legale? Andiamo da un avvocato che la gestisce per noi. Non sappiamo come investire i nostri soldi? Chiediamo a un consulente finanziario. Alla stessa stregua, se uno non sa se la nuova Costituzione sia buona o cattiva, allora una persona di buon senso chiede lumi ai costituzionalisti, a chi ne sa.
Nota bene: il grosso dei nostri costituzionalisti non è politicamente schierato. È costituito da studiosi la cui priorità è la materia che studiano. Ha ragione chi chiede un voto che affronti il merito ed eviti una scelta basata su uno spirito di fazione. Il punto è che questo voto sul merito non verrà certo chiarito dai politici, che devono essere per forza «di parte». Nemmeno può venire da chi di costituzioni non si intende. Può soltanto provenire ed essere orientato da chi se ne intende. Mi pare terribilmente ovvio. E il fatto è che la stragrande maggioranza dei nostri costituzionalisti bocciano la Costituzione sottoposta a referendum: 10 contro 1 propongono il No.
Il conto è presto fatto. L'associazione italiana dei costituzionalisti (sono circa 220) dispone di un sito Internet sul quale, dichiara il presidente dell'Aic Sergio Bartole, «tutti gli interventi sono nettamente contrari alla riforma della Cdl». E Bartole soggiunge che la tesi di chi chiede il Sì per riaprire il dialogo è assurda: non si può dire «approviamo la riforma per poi cambiarla». In secondo luogo, abbiamo due associazioni culturali che hanno raccolto firme (a livello accademico). L'associazione di destra Magna carta ha racimolato soltanto 42 Sì e, tra questi, soltanto 16 costituzionalisti. Invece l'associazione di sinistra Astrid ha raccolto i no di 17 presidenti e vicepresidenti emeriti della Corte costituzionale, di 178 professori di diritto costituzionale, pubblico e amministrativo, più 274 professori di altre discipline.
Come si vede, quando calcolo 10 contro 1 sono generoso (favorisco il solitario). E da questi numeri ricavo che un Paese serio dovrebbe ascoltare i propri esperti. Se gli esperti dicono No, dovrebbe votare No. Il guaio è che la voce dei costituzionalisti è stata oscurata o quanto meno del tutto emarginata dalla televisione «cattiva maestra» denunziata da Karl Popper. Vedremo lunedì sera se avrà vinto la cattiva maestra.
Intanto ho arricchito il mio curriculum vitae: prima ero un coglione, ora sono anche un indegno
Tra un palomito e un altro (popcorn si dice così in spagnolo), frementi per quegli undici personaggi azzurri in mutande che corrono dietro a una palla, pronti a scattare, a incitare, a urlare, a maledire e poi a gioire, ci si lascia anche andare a qualche chiacchiera che non sia a base di calcio.
E vuoi o non vuoi, in un ambiente eterogeneo, di maschi e femmine, di ultra quarantenni o da poco approdati alla svolta degli anta, si finisce sempre a parlare di rapporti tra uomini e donne. E la domanda, che tu spesso e volentieri giri ad altri per evitare che la facciano a te, come un boomerang, quando meno te l'aspetti, ti torna indietro.
Domande ce ne sono tante, chiedere è lecito, rispondere e cortesia. Ma fra tante cose che generalmente si conoscono di me, la domanda mi arriva da una biondina tutta coscie e sedere, per la quale non avevo degnato di uno sguardo per tutta la giornata: "Ma la tua donna ideale ?"
E bella domanda questa quà. Perchè non si può rispondere con due parole e andare subito al dunque. Eh no. Sei curiosa ? E allora la risposta te la snocciolo piano piano, a rate, con pause ben definite. E tra un incitamento, un urlo, un palomito, un bicchiere di chinotto e qualche sbuffata di tabacco, la mia donna ideale deve essere principalmente bella dentro. Se lo è fuori, poco mi importa, la bellezza esteriore col passare degli anni s'appassisce come un fiore. Ma quello che ha dentro se lo porta avanti per l'eternità. Dev'essere socievole e non mettere il muso quando incontra persone che non conosce. Con una buona cultura generale.
Poi, visto che anche l'occhio vuole la sua parte, va considerato anche l'aspetto fisico. Perciò si parte almeno da una buona quarta o da una terza abbondante. Dev'essere rossa di capelli, meglio se leggermente mossi (o naturalmente o con un filo di permanente).
Infine, come diceva Ferribotte ne "I soliti ignoti" ... fimmena piccante pigghiala come amante, fimmena cuciniera pigghiala come mugliera ... deve essere brava in cucina. Non piatti lussuosi intendiamoci, ma che sappia metterci del suo. Quella che non sa neanche condire un'insalata è insipida anche tra le lenzuola. Ovviamente riconosco di essere pretenzioso, ma è tutto ciò che non aveva la mia ex-moglie e, ora come ora, non dico di avere il 100% ma mi basta un buon 65%. Al resto ci penso io.
Ah, la biondina è rimasta seccata dalla risposta. Pensava di essere al centro dell'attenzione, anche da parte mia, invece ho continuato a ignorarla per il resto della giornata ... a me le bionde non piacciono.
Mmmh ... si è un pò che non scrivo un pò che non mi infervoro un pò di più sui miei (s)ragionamenti sul sesso, sulle donne, sulla vita.
E' il caldo, si. Ho paura che si preannunci un'altra estate come quella del 2003. Si ma quest'anno non mi frega. Ho comprato a gennaio i climatizzatori, quelli della LG, quelli con lo specchio davanti. Quest'estate sarà fresca per me. Poi dipenderà da quanto tempo starò a casa oppure no.
Eh si ... ci risiamo. Come una cambiale scaduta che torna al mittente, al 30 di giugno finisce il mio contratto a tempo determinato. E non vogliono saperne di rinnovarlo, a meno che non scenda un pò io con le pretese. Scendere ancora un pò ? Tra un pò sono io che debbo pagare loro per lavorare.
Che dice l'articolo 1 della Costituzione ? L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Ma la Costituzione dicono i padani che va cambiata. Giusto. Modifichiamo l'articolo 1 e aggiungiamoci la parola "a progetto". Perchè tanto solo così lavori. A poco più di 400 euro al mese, senza copertura per le malattie, infortuni e altre amenità.
Mancano meno di dieci giorni alla fine del contratto. Questa volta non mi dispero. Rientro in mobilità aziendale e me ne stò in ferie pagato dall'INPS fino a gennaio. Ma prima di tornare in mobilità passo dal cliente dove presto consulenza e glielo dico all'ultimo giorno che dal primo di luglio sono a casa. Perchè io rimarrò si senza lavoro, ma lo sciacallo che ha guadagnato fino ad ora sulla mia pelle perde l'appalto e paga la penale.
Si ci potrebbe mettere anche un altro al mio posto ... ma io lì sono il qualificato, quello che conosce i sistemi informatici dagli anni 80 in poi. Che ci vuoi mettere un neodiplomato che non sa neanche cosa sia uno Zilog ? E non sa neanche spaccare un bit in due per trovare l'errore ?
Questa volta voglio sedermi sulla riva del fiume e aspettare ... aspettare che passi il cadavere del mio nemico.
http://ziza.ru/2006/06/14/yak-cup-cop.html
Non vado spesso al cinema. Anzi ci vado molto raramente da quando i film si possono vedere comodamente seduti nella poltrona di casa, senza problemi di parcheggio, posti e biglietto. L'ultima volta che andai al cinema mi pare fosse su invito di certi fratelli Lumiere.
A ogni modo mi è capitato di vedere alcuni significanti (???) spezzoni del film "Hooligans" e domandarmi con quale criterio viene in mente a certa gente di fare un film su cose simili. Capisco la volontà di fare un film su un fenomeno sociale che puntualmente, a ogni campionato di calcio, deve riportare bollettini di guerra. Non capisco le inquadrature, le esaltazioni, l'accanimento della telecamera e del regista su persone che si picchiano tra di loro, a costo di nasi rotti, vertebre fratturate, ferite da arma da taglio. Dov'è la storia, dov'è la trama ? E' solo un film crudo, come ce ne sono stati altri in passato (Ultrà, Fight Club). Eppure c'è gente che sborsa soldi per andare a vedere film dove la violenza viene regalata ai nostri occhi come un fatto quotidiano.
E' si pur vero che quotidianamente assistiamo, direttamente o no, agli orrori della guerra, alle intemperanze xenofobe, a scontri verbali tra due contendenti politici, agli stupri ... ma già questo dovrebbe esser sufficiente a farci dire basta, a non cercare altri travasamenti di bile per questioni futili, a non farci accecare dall'odio per una parola mal detta. Forse sarò io un vigliacco, che non cerco mai lo scontro fisico ma cercando invece un dialogo, anche se popolato di parole a tratti dure; neanche alla mia ex moglie, che due schiaffi se li sarebbe meritati in più di un'occasione, ho avuto la forza di usare maniere indelicate. Ma questa chiave di lettura, che chiamano film impegnato, mi ha fatto solo star male, mi ha fatto solo del dolore psicologico.
E' un film che ho già catalogato in mezzo a quelli che non vedrò mai, per il quale non spenderò un soldo di biglietto, non ne spenderò per noleggiarlo nè tantomeno per occupare banda a scaricarmelo.
Sono schifato.
Dire che i prezzi degli immobili sono arrivati alle stelle non è più una metafora: le agenzie stampa di tutto il mondo si stanno occupando del grande successo di un’agenzia britannica, la MoonEstates, con sede in Cornovaglia, che vende online appezzamenti di terreno sulla Luna, Marte e Venere. I coniugi Williams, proprietari dell’agenzia, approfittando di una svista nel Trattato Internazionale Spaziale che vieta ai governi ma non ai privati il possesso di territorio extraterrestre, stanno vendendo interi lotti sui suddetti corpi celesti, sulla base di un certificato di proprietà che sembrerebbe esagerato anche nel film Totò truffa ’62: siamo arrivati ai Furbetti del pianetino. Il signor Francis Williams, ideatore dell’ambizioso progetto, ama farsi chiamare “ambasciatore delle stelle”, definizione di gran lunga più lusinghiera del termine esatto “truffatore”. Quando Karl Marx, nella sua monumentale opera Il Capitale, affermò che la proprietà privata è un furto, forse si riferiva profeticamente a questa simpatica coppia di imprenditori inglesi. Finora sono stati stipulati ben 200.000 contratti di vendita, per un ricavato di 6 milioni di euro, il che dimostra che solo una cosa nell’essere umano supera la sete di conoscenza dell’universo infinito: il desiderio della seconda casa.
I prezzi della MoonEstates sono molto interessanti, con soli 30 euro si possono acquistare 4.000 metri di terreno lunare. Un bilocale a S.Marinella costa decisamente di più. La maggior parte degli acquirenti, a detta degli stessi Williams, è costituita da nonni, categoria che da sempre, per tradizione, desidera regalare la Luna ai nipoti e che adesso finalmente potrà farlo. Quali siano gli obbiettivi reconditi dell’Uomo in tutta questa vicenda è abbastanza chiaro: la speculazione edilizia. Su Marte, ad esempio, qualche tempo fa è stata scoperta la presenza di acqua: se si riesce a trovare anche luce e gas, è fatta, le villette a schiera potrebbero diventare la specie dominante sul pianeta rosso. L’intento segreto di tutte le missioni spaziali, dall’Apollo 11 in poi, appare ormai evidente, come risulterebbe anche da documenti riservatissimi conservati nella famosa Area 51: sembra che l’astronauta Neil Armstrong, nel poggiare il piede sulla superficie lunare, come prima cosa avrebbe detto alla moglie, in collegamento da Cape Canaveral “Cara, qui vedo uno spazio sterminato... il gazebo e il barbecue dove ti piacerebbe metterli?”.
Qualche difficoltà potrebbe sorgere nella stipula dell’atto notarile al momento del rogito: eseguire le visure catastali su Venere potrebbe essere più problematico che a Roma, dove pure un’impresa del genere appare decisamente fantascientifica. Ma si tratta di piccole seccature, ampiamente ripagate da una nuova clamorosa prospettiva: la possibilità di promettere l’abolizione dell’ICI lunare durante le future campagne elettorali. I futurologi, di fronte alle conseguenze che il successo di questo nuovo mercato immobiliare potrebbe causare, invitano alla prudenza. Il vero, grande pericolo cui andiamo incontro è quello che gli scienziati chiamano “Il grande attrito condominiale cosmico”, cioè le inevitabili controversie con le forme di vita aliena che, prima o poi, rivendicherebbero il possesso territoriale, con documenti non meno attendibili dei nostri.
Forse la Guerra dei Mondi si scatenerà sui millesimi.
Più volte è stato scritto che è difficile arrivare a definire con esattezza i rapporti fra uomini e donne, oggi. Le donne dicono che non se ne può più di noi uomini e, di contro, tra i maschietti, serpeggia il "è tutta colpa vostra". C’è chi racconta di donne anaffettive e sempre pronte a ridicolizzare gli uomini e per contro signore e signorine che descrivono gli uomini insicuri ed effeminati.
Dialogando con altre persone, spesso di età e di maturità più elevata rispetto la mia, mi hanno portato, in più volte, ad analizzare e soppesare da tutti i punti di vista il problema. Uomini che si lamentano di donne mascolinizzate negli atteggiamenti, donne che parlano di uomini effeminati ed insicuri, aspettative disattese, mogli tradite, mariti cornuti e amanti così così. La sofferenza per amore è un po’ come l’influenza, i sintomi sono uguali per tutti. E’ la cura che non può esserlo. Qualcosa è cambiato, certo, ma in fondo ancora oggi tutto quello che è maschile viene considerato positivo e il femminile negativo. Un esempio? Il “macho”, lo sciupafemmine, l’uomo che ha tante donne rappresenta un modello da seguire. Ora, una donna “sciupamaschi”, una che ha tanti uomini, come viene considerata? Non certo un esempio.
D’altronde la famiglia stessa incoraggia questi errori, perché quando ad un bambino piccolo diciamo “non piangere che sembri una femminuccia” gli insegniamo che manifestare le emozioni è sbagliato e che le bambine, proprio perché lo fanno, valgono di meno. Consumiamo rapporti come se bevessimo tutta d’un fiato una bevanda fresca senza nemmeno sentirne il sapore. Non si corteggia più, sono venute meno l’attesa, il fascino della scoperta e il gusto della conquista. Forse una soluzione non c’è, ma se provassimo a rallentare un po’ i ritmi, a non avere aspettative quando iniziamo una storia e a viverla nel presente, qualunque cosa accada, forse ci metteremmo in condizione di soffrire un po’ meno. Forse è vero che rallentando i ritmi e non avendo aspettative quando si comincia una storia, le cose andrebbero meglio. Però i ritmi non si fermano o rallentano a comando e, se non erro, Seneca diceva: non si ferma il vento con le mani. Tutti viviamo i ritmi che ci sono capitati in sorte di vivere, altrimenti qualcuno vivrebbe ritmi lenti, qualcun altro ritmi accelerati e sarebbe un inferno. Condivido quanto si dice di non dover avere aspettative subito anche perché quando ci si aspetta troppo, poi la delusione è grande.
Ma le donne per giustificare a loro stesse e agli altri il perché dell’inizio di una storia hanno spesso bisogno di dire che è una storia seria e magari si sposeranno e vivranno sereni e felici fino alla vecchiaia. Perchè alla fin fine la donna, specialmente più avanti con gli anni, non riesce più a vivere senza un compagno vicino.
(Fonte: quotidiano locale)
Oggi si celebra un anniversario. E’ stato deciso negli Stati Uniti: il 14 giugno è il Weblog Day, la giornata internazionale dei bloggers. Come archeologi della Rete, dopo aver scavato nella storia del Web, i fondatori del sito Initblogday hanno scoperto che esiste un momento in cui la commistione tra il privato e il pubblico nel virtuale è avvenuta.
Era il 14 giugno del 1993 quando nella sezione “What’s new” del National Center for Supercomputer Applications Mosaic, il primo browser nato nell’università dell’Illinois, prese forma quello che può oggi essere considerato l’embrione di un Blog. In realtà, per parlare di veri e propri diari virtuali sarebbero dovuti passare altri quattro anni. Nel 1997 John Barger, blogger della prima ora, coniò il termine Web Log e solo nel ’99 Peter David Merholz scrisse sul suo sito la frase entrata nella storia del World Wide Web: “We blog”, dando vita alla definizione “Blog”, abbreviazione di “Web Log”. In quel periodo, e se ne può parlare come se stessimo scrivendo di un’era lontana considerando che tredici anni sono tanti in un “tempo tecnologico”, nessuno avrebbe mai pensato che un giorno ci sarebbe stato l’“InWeDay”, come é definito l’anniversario giusto perché non manchi mai l’acronimo di un termine in Internet. Da allora il fenomeno è dilagato a tal punto che, secondo una ricerca di Technorati, società che segue i blog nel mondo, durante il 2005 è nato un diario online ogni secondo. Un dato che spinge a riflettere sul perché siano milioni le persone che hanno trovato un’identità attraverso i blog, migliaia gli esseri umani che così si sono conosciuti, incontrati, amati e odiati.
Ma i diari in Rete sono più di una moda. Sembrano avere la qualità rara di essere uno strumento in continua evoluzione. Il Blog possiede l’intrinseca forza di nascere dalla volontà personale, traendo spunto da quella massa critica che caratterizza la coscienza individuale, che non si appiattisce sull’informazione codificata ma che lotta contro lo stereotipo della comunicazione di massa. Questo è forse il segreto che fa comprendere quanto un mezzo come il Web, nato per scopi militari, sia poi servito e serva tutt’oggi per l’impellente necessità di creare relazioni e la crescente difficoltà di farlo nel quotidiano.
L’evoluzione dei Blog, in realtà, è già iniziata da quando la tecnologia ha permesso nuove integrazioni delle diverse forme di espressione. La settimana scorsa, a San Francisco, si è svolto il Vloggercon, il raduno mondiale dei videobloggers, gli internauti che hanno trasformato i loro post in videopost.
Ma anche nel mutarsi il mondo dei bloggers assume forme che non hanno una logica temporale codificata. Da poco è nato un fenomeno inverso che riporta le parole su carta scritta, attraverso un progetto di editoria fondata sui materiali che si trovano nei post. L’idea è venuta a http://www.scrittomisto.it, sito che ha raccolto gli scritti virtuali e li ha dati alle stampe in volumi dal prezzo contenuto di 4 euro e 90 centesimi.
L’idea è quella di partecipare a una vera e propria comunità editoriale basata sullo sharing, la condivisione di idee e contenuti, e sul concetto di Creative commons che sostituisce il da sempre odiato in rete diritto di proprietà. Il Creative commons prevede che l’autore rimanga titolare dei diritti ma lasci a chiunque la possibilità di farli stampare e distribuire. Qualcosa a metà tra il copyright e il copyleft, considerato la vera e più spudorata forma di diffusione delle proprie idee: il totale abbandono di ogni forma di possesso delle proprie opere. Ed è questo l’ultimo gradino della scala evolutiva di quel primo commento inserito in Mosaic, la manifestazione della contraddizione che caratterizza ogni blogger, un essere umano che scrive per se stesso ma che soprattutto vuole essere visto, letto, conosciuto e ha bisogno di parlare ad altri per legittimare la sua esistenza.
“Scrittomisto” é così un nuovo punto di ritrovo per i bloggers italiani che, però, sembrano essere ancora un passo indietro rispetto agli americani. Sulle piattaforme più utilizzate, come Il Cannocchiale, Splinder e Blogger, della giornata mondiale non c’è traccia se non in un solo post di un utente. In un mondo come quello della Rete in cui si sottolinea sempre che non ci sono leggi ma la completa libertà di espressione, sarà facile trovare chi risponderà dell’assenza commentando che si tratta di un’inutile celebrazione in classico stile americano. Però nessuno potrà mai negare che se non ci fosse stato quel 14 giugno del 1993 molti non avrebbero dato un senso alla propria vita in questo ultimo decennio in cui il reale e il virtuale non hanno più alcun confine.
Siano benedetti i punti di ripristino .... 
peccato non si possano applicare anche alla vita reale 
Se tu urlassi per 8 anni, 7 mesi e 6 giorni, produrresti abbastanza energia per riscaldare una tazza di caffè. (Non mi sembra che ne valga la pena)
Se tu producessi costantemente flatulenze per 6 anni e 9 mesi, il gas risultante fornirebbe energia equivalente a quella di una bomba atomica. (Questo potrebbe avere più senso)
L'orgasmo di un maiale dura 30 minuti. (Nella mia prossima vita voglio essere un maiale. Ma come hanno fatto a scoprirlo e perchè?)
Esseri umani e delfini sono le uniche specie che praticano il sesso per trarne piacere. (... e i maiali hanno orgasmi di mezz'ora? Non mi sembra giusto)
Il muscolo più forte dell'organismo è la lingua. (.... non faccio commenti.)
La formica può sollevare pesi pari a 50 volte quello del suo corpo, può spingere oggetti 30 volte più pesanti di lei, e cade sempre sul fianco destro quando è inebriata. (Ma i contribuenti pagano le tasse per sovvenzionare questo tipo di ricerche?)
Gli orsi polari sono mancini. (E chi lo sa? E come lo hanno capito? E soprattutto chi se ne frega?)
Sbattere la testa contro il muro fa consumare 150 calorie l'ora. (Non riesco a lasciar perdere quella cosa dei maiali)
Una pulce può saltare una distanza pari a 350 volte la lunghezza del suo corpo. E' come se un uomo potesse saltare da un capo all'altro di un campo di calcio. (mezz'ora ... ma ti rendi conto?? E perché proprio i maiali?)
Uno scarafaggio decapitato sopravvive nove giorni prima di morire. (Alla faccia dell'agonia ... ma i maiali dopo mezz'ora di orgasmo quanto dormono ?)
Alcuni leoni si accoppiano più di 50 volte al giorno. (Nella mia prossima vita voglio comunque essere un maiale ... qualità, non quantità!)
Nelle farfalle la sede del senso del gusto sono le zampe.
L'occhio dello struzzo è più grande del suo cervello. (Conosco persone con lo stesso difetto.)
Le stelle marine non hanno cervello. (Conosco anche persone così)
Letto altrove, copio&incollo:
1. Quando scrivi un post non far finta che non sia importante. Anche se può giustificarne l'eventuale mediocrità o la leggerezza come un gioco, è solo una pessima scusa: una dichiarazione pubblica di pigrizia.
2. Ogni tuo post è importante. Fa che sia il più importante. E' un atto di condivisione e comunicazione fortissimo, a cui affidi il compito di richiamare l'attenzione di altre persone. Da ogni parola detta o scritta può nascere la scintilla di un'idea capace di cercare in chi ti legge quello che desideri e di cambiare il futuro proprio come vorresti tu.
3. Le parole che usi scrivendo e gli argomenti, sono un comportamento. Quanto più la forma è corretta e il contenuto è nuovo e interessante, tanto più migliori il tuo mondo e quello di chi ti sta attorno o viceversa. Che tu lo capisca o no, comunque sei responsabile di ogni tua azione: sforzati di essere quello che vuoi, non quello che sei.
4. Quando scrivi, mantieni vivo l'esercizio della memoria e della lingua. Parla di sentimenti, storie e situazioni che sono comuni alla tua gente, usa e mantieni svegli i vocaboli della tua terra. Per l'appiattimento, la globalizzazione e le bugie credibili, bastano i potenti della terra, i grandi media istituzionali e la pubblicità.
5. Quando scrivi, parla di cose che conosci, usa la fantasia e stupisciti. Se sei capace di stupirti tu, stupirai anche il pubblico. E anche se non hai un pubblico grande come quello che vorresti o meriteresti, comunque ne sarà valsa la pena.
6. Sforzati di scrivere meglio di come già sai. Ogni sforzo è sempre premiante e premiato. E qualsiasi sia il tuo grado di ambizione, non è con le relazioni e le raccomandazioni, ma con la qualità, che riuscirai a raggiungere i tuoi obiettivi.
7. Ogni blog, anche il più modesto, ha due valori nuovi e potenti rispetto ai media così come li conosciamo: è libero da padroni e non è al servizio della pubblicità. Che abbia cinque lettori o cinquemila è comunque questa la sua forza, la sua credibilità e la sua ragion d'essere.
8. Se parli dell'opinione di un altro, giornale o blog o altro, o consigli un acquisto: aggiungici del tuo. Poco o tanto che sia, eviterai di essere solo l'altoparlante di un pensiero non tuo.
9. Ogni blog ha due tipi di lettori: quelli che commentano, perché ti sono amici o nemici, e quelli che leggono in silenzio. Ecco sono questi ultimi che ti giudicano più profondamente. E' concentrandoti su loro che puoi costruire l'efficacia o l'inefficacia del tuo punto di vista.
10. Non aspirare con ogni mezzo a scrivere a pagamento, togliendo spontaneità e vigore alla tua scrittura e facendone un'ipotesi posticcia. Ricordati che chi scrive a pagamento ha un unico lettore veramente importante: chi lo paga. Un blog medio ha una cinquantina di lettori attenti ogni giorno, un libro medio ne ha mille volte meno... ci sono libri che vendono cinquanta copie in dieci anni. Il solo mezzo che hai è scrivere cose sempre migliori. Allora saranno i lettori a cercarti e con loro, buoni ultimi, gli editori non potranno fare a meno di te.
Se lei ti morde un orecchio, ma quella "lei" è un rottweiler...
Se lei ti dice: "Lasciati andare", ma tu sei appeso al cornicione...
Se quando fai la barba la prima lama tira fuori il pelo, ma la seconda lo rimette a posto...
Se una mattina arrivi in anticipo al lavoro e pensi: "Che culo non ho trovato traffico", ma poi ti accorgi che è domenica...
Se lei ha il reggiseno a balconcino, ma ha anche le mutande a saracinesca...
Se la fortuna è cieca, ma tu sulla fronte hai scritto: "Sono sfigato" in braille...
Se pesti una merda e dici: "Porta fortuna!", ma cazzo... in salotto!
Se sei sano come un pesce, ma ti fanno male le branchie...
Se ti sei montato la testa, ma non hai seguito le istruzioni...
Se la vita è una ruota, ma sulla tua gira un criceto...
Se la prima volta che hai fatto l'amore è stata un'esperienza unica, ma purtroppo è rimasta un'esperienza unica...
Se giochi a nascondino, ma nessuno ti viene a cercare...
Se lei ha il viso d'angelo, ma, cazzo! Angelo è tuo fratello...
Se hai un sogno nel cassetto, ma ti hanno fottuto la scrivania...
Se tu rincorri il mito del fallo, ma lei rincorre il fallo del mito...
Se una sera decidi di fargliela pesare... e scopri che sono due chili!
Se hai vinto una vacanza a Capri, ma ci abiti da trent'anni...
Se dal tuo viso sprigiona una luce, ma è solo perché hai le dita nella presa...
Se il mattino ha l'oro in bocca, ma tu hai un termometro nel culo...
Se parli sette lingue, ma tutte in italiano...
Se lei ti tiene sulla corda, ma dà anche un calcio allo sgabello...
Se quando il gioco si fa duro, lei è già andata via...
Se non ti entra la retro, ma nel retro ti entra...
Se a Capodanno hai trombato, ma poi hai capito che i proverbi sono solo una gran presa per il culo...
Se, messo di fronte ad un sacchetto di tisana, ci metti solo due minuti per fumarla tutta...
Se hai preso il coraggio a due mani, ma poi guardi bene... e non è il coraggio... e forse non servivano nemmeno due mani...
Se il paese va a puttane e sono tutte a casa tua...
Se succede tutto questo e tu riesci a mantenere la calma mentre tutti attorno a te hanno perso la testa...
Forse non hai capito bene cosa cazzo sta succedendo!
Gli italiani seguono da sempre la Nazionale di calcio con molto calore, ma soprattutto con moltissime calorie. La Coldiretti ci avverte che, durante i Mondiali, i tifosi che mangiano di fronte al teleschermo rischiano di ingrassare fino a cinque chili e propone come alternativa a pizza, birra e patatine, i più salutari cocomero e melone. Di primo acchito, l’unica attinenza che ci sembra plausibile tra l’agricoltura e il football consiste nella possibilità di un fitto lancio di ortaggi contro gli azzurri. Naturalmente solo nel caso di un loro ritorno prematuro e inglorioso dalla Germania.
Forse quello dei coltivatori non è un consiglio del tutto disinteressato, non ci sorprenderebbe se nelle prossime ore un comunicato della Federazione Latticini suggerisse lo stracchino come alimentazione ideale durante una semifinale del Campionato del Mondo.
Di certo non esiste una dieta ufficiale del fruitore di calcio, una sorta di Uefa Watchers da consigliare al pubblico italiano. Vista la bufera giuridica che si è abbattuta sul nostro sistema calcistico, è evidente che servano al più presto delle misure straordinarie, ma non si tratta certo di quelle riguardanti il giro vita degli appassionati. Del resto, assistere a Italia-Brasile di fronte a un piatto macrobiotico sarebbe un’impresa troppo ardua addirittura per il Mahatma Gandhi, che in fatto di autocontrollo e disciplina alimentare ne sapeva sicuramente più di Enrico Varriale.
Il calcio è una passione e come tutte le passioni richiede sapori forti: se esci a cena con la donna della tua vita, non la porti a mangiare germogli di soia, ma piatti succulenti innaffiati da buon vino. Il vero tifoso, quello che durante i Mondiali si guarda anche Gabon-Repubblica di S.Marino, pretende trance di capricciosa, snack, supplì, crocchette: quindi, possiamo dire che chi sta al di qua del video, prima della partita e durante, tende a ingerire sostanze nocive per la salute, comportamento molto simile a quello dei calciatori stessi, come è risultato in passato dalle analisi incrociate sangue-urine. Insomma, di fronte all’emozione di un cross di Totti, gli italiani soccombono all’attacco implacabile del feroce salatino.
Le sole beneficiate dal regime alimentare imposto ogni quattro anni dal Mundial sono le donne: in genere sottoposte all’assillo culinario dei mariti, che reclamano manicaretti elaborati e impegnativi, finalmente possono vendicarsi, propinando al dolce compagno della loro vita, ipnotizzato dal video, qualsiasi nefandezza commestibile. Davanti a un match decisivo, l’italiano è capace di ingurgitare qualunque cosa, come il Varano di Comodo. Si racconta infatti che durante la finale Italia-Germania che ci laureò Campioni nel 1982, una certa signora Flora di Sondrio riuscì a servire al consorte l’ultima fetta di pandoro avanzata dal Natale precedente, un sofficino ancora surgelato e un filetto di baccalà che era caduto dietro il forno due anni prima.
Ma sarà vero che si ingrassa ed in maniera così consistente guardando le partite in tv? Davvero dobbiamo preoccuparci per la nostra linea e per la nostra salute? Verrebbe da pensare che sia tutta un’esagerazione, un allarme eccessivo, una previsione troppo pessimistica. Poi si accende la televisione e ci si ritrova davanti Giampiero Galeazzi che intervista il c.t. Marcello Lippi.
E si capisce tutto.
China su fronte
chi ses sezzido pesa
ch'es passende
sa Brigata Tattaresa
boh! boh!
e cun sa mano sinna
sa mezzus gioventude
de Saldigna.
- - -
Semus istiga
de cudd'antica zente
ch'a s'inimigu
frimmait su coro.
boh! boh!
Es nostra oe s'insigna
pro s'onore de s'Italia
e de Saldigna
- - -
Da sa trincea
finas'a sa Croazia
sos "Tattarinos"
han'iscrittu s'istoria.
boh! boh!
Signimos cuss'olmina
onorende cudd'erenzia tattarina.
- - -
Ruiu su coro
e s'animu che lizzu
cussos colores
adorant s'istendarde
boh! boh!
e fortes che nuraghe
a s'attenta pro sa paghe.
- - -
Sa fide nostra
no la pagat dinari
Aioh! Dimonius
Avanti forza paris
(Fonte: un quotidiano locale)
Dopo tante dure prove invernali sale, in prossimità della bella stagione, l’ansia della prova costume: scaduto il termine della Pasqua si registra il puntuale boom delle iscrizioni in palestra e metà degli italiani si punisce con la dieta per correre al riparo. Al riparo dagli sguardi che sono ormai abituati ai corpi scolpiti del cinema e della televisione e che si infastidiscono delle comuni imperfezioni. Così l’estate, invece che periodo di liberazione dallo stress e dagli obblighi, diventa un peso ulteriore per chi non è in linea, equivale a una lunga serie di rinunce culinarie che inducono ad uno stato di malinconia da privazione.
Gambe dritte e lisce come candele di cera, vita bassa senza riporti di grasso, sognano le donne; a fisici senza pancetta e addomi tartarugati ambiscono gli uomini. Una moda sempre più a dimensione di magri mortifica chi è in carne e una massa di soggiogati “imperfetti” si affanna per soddisfare le esigenze estetiche dei devoti alle virtualità dei calendari. Le pubblicità di prodotti dimagranti aumentano e diminuiscono i controlli sulla loro efficienza.
C’è, però, anche chi invoca un ritorno alla bellezza formosa degli anni Sessanta, e lo fa al grido di “Bella ciccia”. E’ il caso del gruppo romano Radici Nel Cemento che raccontano: «In radio e sul nostro sito arrivano messaggi di persone che finalmente si sentono rappresentate e non escluse. Il nostro è un invito ad una tranquilla gestione del proprio corpo. Noi personalmente non subiamo il fascino del modello femminile televisivo e nemmeno di quello maschile, a dire il vero, che negli ultimi anni si sta imponendo con più forza rispetto al passato. Il mondo della moda e dello spettacolo insiste con prepotenza su un tipo di bellezza malsano, scheletrico, che porta a degenerazioni, crea patologie e che è praticamente inarrivabile per le ragazze “normali”. Questa canzone è dedicata a tutte le donne che si sentono sovrappeso nonostante siano il ritratto della salute. Noi preferiamo la bellezza italica e crediamo di non essere gli unici. Ci siamo rivolti alle ragazze che si sentono discriminate dai canoni imperanti per far sapere loro che hanno un pubblico che le apprezza, visto che per le magre tifa già il resto del mondo. Niente obesità, che è una malattia grave della nostra società, ma una sana rotondità. Noi invitiamo anche a dire basta ai fast food e a tornare ai sapori mediterranei. La genuinità è ricerca delle cose più semplici e per questo più vere».
Ai passaggi radiofonici di “Bella ciccia”, per ora soprattutto nell’ambito laziale, il pubblico risponde telefonando e inviando sms nelle redazioni, per ringraziare la band e tirare un sospiro di sollievo dopo avere scoperto che esistono ancora uomini dal gusto “casareccio”: «Evidentemente è il suono della riscossa per chi ha un po’ di ciccia, che arriva a soffrire di lievi problemi psicologici, piccole paranoie, indotti dal giudizio degli altri. In alcuni tristi casi questo non allineamento al modello preponderante diventa motivo per malattie gravi come l’anoressia. La nostra canzone è tutta in dialetto romanesco, ma il fenomeno non conosce regionalismi. Stiamo facendo concerti in tutta Italia e in molti si riconoscono nel nostro testo altrove. C’è chi per mettersi il costume quando viene la stagione estiva perde il lume della ragione, noi diciamo: “Attenti, che insieme alla ciccia, rischiate di perdere anche l’allegria”».
Pensiero personale: è da tanto che sbandiero che le donne in carne sono le migliori e nessuna mi crede, pensano sempre che le prendo in giro. Ma ora prendiamo la ragazza magra e quella un pò rotondetta. Abbracciamola.
Quella magra ho sempre la sensazione he mi si rompe tra le mani, che se stringo troppo va in pezzi. E poi le vai a contare le ossa.
Invece quella un pò in carne è un bel stringere, non c'è rischio di romperla, non conti le ossa ... non c'è paragone.
E comunque la Dove è da un pò che fa pubblicità con donne in carne ...
Scena svoltasi una quindicina d'anni fa. Io poggiato con la schiena a un muro, con un piede in terra e l'altro a P sul muro stesso, intento a rollarmi una sigaretta (si una volta fumavo). Il mio amico seduto in terra a gustarsi un sigarillo, il capo coperto da un basco, occhiali a specchio. Rumore di passi strascicati, alzo gli occhi quel tanto che basta per sbirciare al di sopra dei Rayban.
Io: Ohi, chi è quella che sta arrivando che sembra che stia camminando con le pattine sul marciapiede ?
Lui: Ma chi, quella con la cinta da cattiva e gli zoccoli da troia ?
Io: Si, quella pischelletta li. Mai vista prima d'ora nel quartiere
Lui: E' la sorella del roscio. Ha scoperto che in casa hanno gli specchi, ce s'è rimirata, ha scoperto che le stanno spuntando le tette e ora va in giro a farsi vedere quanto è figa. Ha già la bocca piena di parole a base di cazzi, ma non ne ha mai visto uno neanche in fotografia
"quella con la cinta da cattiva e gli zoccoli da troia" è una frase che m'è rimasta impressa in mente. Una frase che mi riaffiora ogni volta che arriva la primavera, che sbocciano nuovi fiorellini, piccole donne che crescono. E se fino a qualche mese fa le vedevi in giro nascoste sotto giubbotti, cappelli a tubo di stufa calati in testa, jeans a cavallo extra large, con i primi caldi si trasformano. Magliettine corte, pancia (in qualche caso trippa) di fuori, gonne ascellari oppure pantaloni bianchi attillati. Ma non solo le adolescenti, anche le ventenni, le trentenni e qualche cinquantenne il cui cervello ha avuto un blocco motorio e s'è rimesso a girare all'indietro. Negli anni.
E quando vedo questo fiorire di fanciulle, di qualsiasi età esse siano, la frase mi viene in mente mentre sul viso mi si dipinge un sorriso.
P.S.: La sorella del roscio ha preso i voti (le stranezze della vita), l' amico di cui sopra gira per il quartiere parlando con persone immaginarie. Entrò in un brutto giro, iniziò a pippare la coca e alla fine s'è bruciato il cervello.
Contingenti di truppe in Iraq per paese di provenienza. Per i mujaheidin: per cortesia non attaccare i convogli identificati con la dicitura eserciti di pace.
Stati Uniti d’America (130.000 uomini). Esercito di guerra con a capo il Presidente G.W.Bush. Noto ex-alcolizzato, Mr. Bush dice di aver smesso di bere quando ha incontrato Gesù, che gli avrebbe dato un messaggio da dare al mondo (in verità era sbronzo perso ed aveva incontrato un postino che gli aveva consegnato una raccomandata). Questo esercito ha invaso l’Iraq dichiarandosi non imperialista. Suoi stretti alleati in tale azione sono stati l’Inghilterra e la Spagna (quando ti dichiari non imperialista l’Inghilterra e la Spagna sono sicuramente gli alleati migliori con cui stare).
Regno unito (9.000 uomini). Esercito di guerra capitanato da Tony Blair, esponente della sinistra europea al quale sfugge la differenza tra socialismo e nazionalsocialismo. I componenti dell’esercito inglese sono famosi per il loro savoir-faire e cortesia, che li distingue dai colleghi americani. Infatti a differenza dei marines quando fanno irruzione nelle case civili irachene, donne e bambini presenti, non dicono “US Army! Hands up and fuck you Iraqi fucks! Where are the terrorists?”, ma utilizzano la seguente forma più cortese: “British Army! Hands up and fuck you Iraqi fucks! Where are the terrorists? Please”
Albania (70 uomini) Esercito di scafisti capace di coprire la tratta Durazzo-Bari in soli 35 minuti grazie alla loro potente flotta di gommoni da 3,5 mt che montano 3 motori fuoribordo da 1350 cavalli l’uno (apparentemente sono anche capaci di volare).
Australia (800 uomini) Esercito insignificante. Gli australiani hanno una paura tremenda di essere invasi dall’Indonesia o qualunque altro paese asiatico per cui ubbidiscono ciecamente ad ogni cazzata che dicono a Washington. Pare che George Bush abbia detto “Io ho un ottimo rapporto con il primo ministro australiano, appena mi vede scodinzola e si mette ad abbaiare. E’ solo una rottura doverlo portare al parco per fargli fare la pipì ma per il resto è una persona affidabile”
Azerbaijan (150 uomini) Esercito né carne né pesce. Quando gli americani parlano con i suoi soldati la prima cosa che gli chiedono è “Arzebaijan? Dove cazzo è?” cosa che tiene incredibilmente su il morale delle truppe che vengono spesso viste girovagare ubriache fradice per Baghdad gridando “E io che cavolo ne so!”
Bulgaria (480 uomini) Esercito famoso la sua efficienza ed assoluta mancanza di burocrazia. Ha dovuto temporaneamente sospendere le operazioni militari in quanto ha terminato i moduli AB1 (richiesta di rispondere al fuoco) e B6 (richiesta per chiedere “Che diavolo ci facciamo qui ragazzi?”).
Canada (31 uomini) Esercito di dementi. Ufficialmente il Canada si è dichiarato contrario all’intervento USA e non ha inviato truppe. Tuttavia, ufficiosamente, i soldati canadesi sono in Iraq perché fanno parte di un programma di addestramento con l’esercito britannico. Gli è stato detto che sarebbero partiti con mansioni di osservatori internazionali presso il quartiere “Forcella” di Napoli durante le festività di capodanno per cui se sentivano qualche botto non dovevano preoccuparsi. Si riconoscono subito in quanto viaggiano sempre in gruppo, guida turistica di Napoli alla mano, e chiedono ai malcapitati che capitano sulla loro strada “Excuse me! Where is a pizzeria?”
Danimarca (420 uomini), Norvegia (179 uomini) – Eserciti scandinavi dotati di un forte senso di autoironia. Se ci sono sparatorie si buttano a terra e si irrigidiscono fingendosi morti. Quando i comandanti americani gli chiedono “Che diavolo state facendo?” rispondono “lo stoccafisso!”.
Estonia (31 uomini) Esercito di poveracci. Non sanno perché sono in Iraq. Dicono che il primo ministro Estone gli abbia dato una pacca sulle spalle ed abbia detto “Allora ragazzi – chi di voi vuole andare in spiaggia quest’estate?”. Il loro livello di confusione è evidente perché quando si muovono nel deserto viaggiano equipaggiati di paletta, secchiello, ombrellone e sedia a sdraio.
Filippine (80 uomini) Esercito di colf.
Georgia (70) Esercito di disperati. Quando gli hanno detto che sarebbero andati in Iraq per esportare la “democrazia” hanno replicato “Che bello! Potremmo averne un po’ anche noi?”
Giappone (240 uomini). Esercito asiatico aggressivo e ribelle. Quando hanno detto ai soldati giapponesi che avrebbero dovuto sparare ai Kamikaze hanno risposto “Ehi! Nessuno ci ha detto che dovevamo sparare ai nostri!”.
Honduras (369 uomini) El Salvador (361 uomini) Repubblica Dominicana (302 uomini). Eserciti caraibici allegri e solari famosi per le loro terribili danze di guerra quali “Salsa”, “Merengue”, “Cia-Cia-Cia” e “Calipso”. Sono in grandiosa sintonia. Due di loro hanno sparato una volta sola a Najaf e si sono cagati addosso tutti quanti.
Italia (3000 uomini) Esercito di pace formato da truppe di elite. Il prossimo avvicendamento prevede la sostituzione dei Bersaglieri con le famose Truppe Alpine della Brigata Taurinense composte all’80% da elementi provenienti da una nota regione montagnosa italiana conosciuta come “Puglia” e ricca di importanti stazioni sciistiche invernali quali Trani, Molfetta ed Otranto.
Kazakistan (25 uomini) – Esercito di emigranti. In Kazakistan si sta talmente male che quando hanno detto ai soldati “Qualcuno vuole la carta verde degli Stati Uniti?” i soldati hanno capito che sarebbero emigrati negli USA. Al loro arrivo in Iraq hanno avuto una doppia razione di carta igienica di colore verde prodotta da una famosa azienda americana.
Lettonia (120 uomini), Lituania (118 uomini) - vedi quanto detto per l’Estonia.
Macedonia (37 uomini) Esercito estremamente dolce e leggero, generalmente servito dopo un abbondante primo o secondo, e accompagnato con maraschino o gelato alla crema.
Moldavia (50 uomini) Vedi quanto detto per il Kazakistan.
Mongolia (160 uomini). Esercito di uomini estremamente astuti denominati “Mongoli” dal cui nome deriva l’espressione “Mongolino d’Oro” premio dato a chi dei loro comandanti si distingue meglio sul campo. Sono quelli che si annunciano durante le perquisizioni nelle case di Baghdad con la famosa frase “Postino! Apra la porta per favore”.
Olanda (1100 uomini) Esercito esperto nella guerra chimica e psicologica. Dispone di un potente arsenale bellico contrassegnato da nomi in codice quali : Skunk, Libanese, Pakistano, etc. A Baghdad i soldati olandesi si trovano spesso in locali utilizzati per servizi di intelligence che camuffano abilmente con il nome di “Coffee Shop”.
Polonia (2460 uomini) Esercito di rompiballe. La Polonia non perde l’occasione di rompere i marroni in ogni benedetta situazione. Non solo ha mandato all’aria il progetto di costituzione europea (fatevi una risata non erano ancora dentro l’Unione Europea quando l’hanno fatto) ma ha anche chiesto di poter avere potere di veto sul progetto di costituzione irachena. Quando gli americani gli hanno chiesto “Perché?” il governo polacco ha replicato “E perché no?”.
Portogallo (128 uomini). Esercito di scrocconi. I soldati portoghesi pattugliano da soli le strade di Baghdad chiedendo alla popolazione civile: “Ehi amico! Hai mica una moneta per un panino?”.
Repubblica Ceca (80 uomini) Esercito di buontemponi. A Baghdad parcheggiano sempre le loro jeep nelle aree riservate ai disabili lasciando un biglietto con scritto “Ceco alla guida.”
Romania (700 uomini) – Esercito di Rom che fornisce servizi essenziali per la popolazione civile irachena quali lettura di tarocchi e addestramento nel borseggio e furto con scasso.
Slovacchia (102 uomini) Formato principalmente da un contingente di 82 ingegneri che non trovando lavoro nel loro paese sono andati in Iraq per fare quello per cui hanno studiato. Risultato: in Iraq non funziona un cazzo e manca ad intervalli regolari l’acqua potabile e l’elettricità.
Spagna (1300 uomini) Esercito di confusionari, attualmente in fuga dall’Iraq. Prima erano un esercito di guerra e sparavano all’impazzata gridando “Te gusta la democracia? Toma!”. Dopo un paio di bombe in qualche stazione ferroviaria in Spagna sembra che vadano in giro per Najaf distribuendo petali di rosa e cantando “We are the world….we are the children….”
Tailandia (440 uomini) Esercito esperto in arti marziali quali Thai Box, Ju-Jitsu, Tae-Won-Do, Kung Fu, Judo, Aikido e nell’uso di armi bianche quali sciabola, coltello, shuriken, nunchaku, bastone, catene. Dopo aver partecipato ad uno scontro a fuoco ha chiesto di essere riassegnato a missioni umanitarie nell’attesa di ricevere dei fucili.
Ungheria (300 uomini) Esercito di magiari. L’ultima volta che ha vinto una guerra è stato nel 453 a.c. e sta disperatamente tentando di rifarsi.
"Dal mare eterno egli sorge creando eserciti su ambedue le sponde mettendo l'uomo contro suo fratello finchè gli uomini non esistono più"
Il sesto giorno del sesto mese del sesto anno. Curioso. Proprio in questo giorno ho a che fare con la Chiesa, per la procedura di annullamento matrimoniale.
Io e la Chiesa raramente andiamo d'accordo, con i sacramenti sono molto indietro. Eppure ogni volta che entro dentro un'abbazia, un duomo o una semplce cappelletta, mi sento un fuoco dentro, un calore che si sprigiona dal mio corpo, vampate endogene che mi avvolgono mentre, come da sempre è stato e sempre lo sarà, il mio sguardo volge verso la volta, a studiarne le rappresentazioni pittoriche, le scene in esse rappresentate, il disegno degli archi e delle colonne. Nel silenzio più assoluto. Raramente mi inginocchio a pregare, spesso mi fermo ad osservare le pie vecchiette che sgranano il rosario battendosi la mano sul petto, i turisti incuranti dei divieti che entrano in pantaloncini corti e fotografono a tutto spiano usando il flash, il pianto di un bimbetto di pochi mesi che in quel silenzio di tomba tuona amplificato in ogni dove.
666: il numero della Bestia, l'anticristo, l'apocalisse ma anche Bill Gates, William Walker Bush jr, Berlusconi. La fantasia umana non ha limiti ad analizzare ogni quanto possa trovare, a giocare con numeri e formule algebriche al fine di tirar fuori il 666. Esiste anche un 66.6 Mhz e i 666 Khz, le frequenze dove in particolari ore della notte si possono captare delle onde anomale; laBestia ha anche la macchina, non è che gira a piedi: la BMW 666i. Il suo computer è un i66686, usa il Word 6.66 e ci si può anche parlare. basta chiamarlo al numero verde 800.666.666. Il tutto per i cultori e per i fanatici del genere, gente che per me non ha un cazzo da fare nella vita che ad andare a cercare il male ovunque. Un pò come ai tempi della guerra fredda che gli americani vedevano i russi anche sotto i loro letti.
Ricordo che tempo addietro avevo messo su ICQ un nick particolare: Lord Virus 666. ICQ, essendo un tipo di messaggistica a livello internazionale, ha i suoi database sparsi ovunque. Ebbene nei giorni successivi fui inondato da messaggi in ogni lingua, da chi aveva fondato sette esoteriche sia da chi combatteva il male, invitandomi in ogni caso a pentirmi, a espiare i miei peccati e, in molti casi, a versare sostanziosi oboli di pentimento su questa o quell'altra setta. Alla fine non ce la facevo più a meter gente negli indesiderati, nelle black list, dovetti cambiare nick. Ma il guaio di ICQ è che se anche cambi il nick c'è un numerello che ti identifica e ti marchia a vita. E allora cambia anche il numerello e butta tutto.
Martedi 6/6/06 ... non è un buon giorno per nascere, ma neanche da buttar via del tutto.
Ave Caesar, morigerati te salutant: dallo studio di un ricercatore australiano dell’Università di Sydney, Alastair Blanshard, veniamo a saper che il libertinaggio e i costumi licenziosi di Roma antica sono soltanto una favola da sfatare. Insomma, a sentire l’autorevole storico, le sole orge che la città eterna abbia conosciuto sono quelle sulla metropolitana nell’ora di punta. I tanto rinomati festini a base di sesso nelle case dei patrizi erano soltanto delle grandi abbuffate di cibo e vino. Non erano molto dissimili da un qualunque pranzo di nozze dei giorni nostri, dove il massimo della licenziosità è rappresentata da zio Giacomo che, senza giacca, il nodo della cravatta ormai sfatto e la cinta dei pantaloni allentata di un buco, lancia l’implacabile grido “Bacio bacio bacio!”.
Blanshard afferma che non ci sono prove storiche della lussuria degli antichi romani, benché in molti siti archeologici vi siano sculture e dipinti espliciti, con una quantità di falli superiore a quelli riscontrabili in Roma-Juventus. Il revisionismo storico va recentemente molto di moda, ma in questo caso ci tocca nell’intimo, è il caso di dirlo. Di questo passo, verrà fuori che Messalina e Poppea erano due assistenti sociali che uscivano la notte per portare conforto ai bisognosi, Cicerone in fatto di oratoria era l’Aldo Biscardi dell’epoca e i gladiatori, in realtà, combinavano gli scontri nell’arena, come risulterebbe dal De Bello Interceptationis , che nel primo secolo d.C. suscitò un grande scandalo.
Come si è potuta dunque diffondere la convinzione che i romani fossero un popolo lascivo e dedito ai baccanali? E come siamo arrivati a Briatore e Lapo Elkann, se questo non è vero? Misteri della Storia, o forse la colpa è dei mass-media del tempo, cioè i mass-miti. Può anche darsi che il carattere degli abitanti della Città Eterna sin da allora fosse incline alla spacconata, al racconto simpaticamente vanaglorioso: “Aò, ’sto fine settimana sono stato a casa del senatore Quinto Publicio … m’ha presentato due barbare da paura … e poi, avessi visto le ancelle … nun me fa parlà … va bè, vieni qui che ti racconto…”.
Se la rivoluzionaria ipotesi di Blanshard trovasse ulteriori conferme, sarà necessario riscrivere molte pagine dei libri di Storia e soprattutto i versi di quasi tutte le osterie, tipico repertorio romanesco. Le conclusioni cui è giunto lo studioso australiano ci spiazzano: eravamo assolutamente convinti della spregiudicatezza dei costumi dei nostri antenati. Ma, a dirla tutta, eravamo anche convinti della regolarità del campionato di calcio e del fatto che l’inflazione non sarebbe salita sopra il 2%. Nella vita bisogna sempre essere pronti a ricredersi. La sola cosa nascosta e capace di suscitare un interesse morboso a Roma sembrano essere stati i calcoli renali del sindaco Veltroni.
Possiamo quindi ricostruire la reputazione degli antichi, con la stessa sicurezza con cui è lecito mettere in dubbio quella dei nostri contemporanei. Dopo il riscatto dei pellerossa, che ora nei film americani sono quasi sempre buoni, nelle future pellicole ambientate nell’Urbe vedremo agire imperatori casti, senatori illibati e torme di schiave pudiche. Insomma, come antichità un po’ licenziosa a Roma rischia di rimanere solo Franco Califano.
Un uomo senza pancia
è come un cielo senza stelle!